Dal 1999 quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro per RSPP, RLS, tecnici della prevenzione, esperti 81/08, consulenti e addetti alla sicurezza.
Imparare dagli errori: quando si sottovaluta il rischio di inciampare
Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: gli infortuni nei diversi comparti possono essere dovuti anche ad un inciampo o ad una scivolata. Le dinamiche degli incidenti e alcuni elementi di prevenzione per i cantieri.
google_ad_client
Qualche giorno fa PuntoSicuro ha pubblicato un articolo di presentazione di
diversi documenti sulla prevenzione delle cadute nei luoghi di lavoro. Non
delle cadute
dall’alto - di cui “Imparare dagli errori” si è lungamente occupata in
passato - ma delle cadute in piano che rappresentano la causa di un grande
numero di infortuni
professionali e che spesso sembrano “sottovalutate” da lavoratori e
aziende.
---- L'articolo continua dopo la pubblicità ----
Per occuparci di cadute
in piano ci rivolgiamo, come sempre, all’archivio di INFOR.MO.
- strumento
per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema
di
sorveglianza degli infortuni mortali e gravi - e raccogliamo, in
questa
ed altre puntate, una carrellata di incidenti esemplificativi del
rischio
caduta nei diversi comparti.
Non sempre gli incidenti che vedremo sono determinati dalla sola caduta,
spesso nell’ambiente di lavoro ci sono altre carenze che portano la
caduta ad
avere conseguenze più gravi del solito. Tuttavia le cadute raramente
sono
dettate dal destino, dalla fatalità: in una gran parte di casi potevano
essere
evitate o rese meno “pericolose” con qualche attenzione in più e con
qualche misura
di prevenzione idonea.
I casi Il primo caso è del 2006, siamo nel comparto
agricolo e abbiamo un lavoratore che si sta occupando del
“convogliamento
del fieno dal locale attiguo al fienile a quest’ultimo tramite un
potente
aspiratore ad elica alimentato a motore”.
Il lavoratore cerca di raccogliere il fieno sparso a terra in un mucchio
vicino
all’aspiratore, “procedendo all’indietro e raccogliendolo con il
forcone”.
Ad un certo punto inciampa o scivola sul fieno che era sparso sul
pavimento e
cade a terra all’indietro verso la macchina aspirante.
L’elica è priva di adeguate protezioni e lo scontro con la macchina
causa il
decesso per frattura del cranio.
È evidente che il fattore determinante dell’infortunio mortale sia la
ventola
di aspirazione priva di adeguate protezioni, ma siamo sicuri che il
rischio di
caduta era stato sufficientemente valutato? Che non ci fossero procedure
di
lavoro a minor rischio?
Il secondo caso è relativo all’installazione
di impianti in un fabbricato.
Il lavoratore è intento al “fissaggio di staffe per la posa di impianti
su una
parete esterna perpendicolare al solaio di copertura di un edificio
scolastico,
a circa 5 metri dal suolo”.
Sul solaio, nelle vicinanze della zona in cui opera il lavoratore, si
trova
“un’apertura di circa un metro quadro coperta da ‘cupolino’ in
plexiglass
facente da lucernaio del sottostante locale”. Probabilmente il
lavoratore
inciampa o si appoggia sul cupolino non portante, comunque quella che
poteva
essere una caduta in piano senza grandi conseguenze diventa una caduta
dall’alto. Il cupolino si sfonda e il lavoratore precipita sul
pavimento
del sottostante locale, battendo la testa e decedendo sul colpo.
I rilievi successivi all’incidente riportano che sul solaio “erano
presenti una
serie di cupolini, alcuni riportanti una targhetta attestante la “non
calpestabilità”, e tutti privi di protezione anti sfondamento”.
Al comparto edile è dedicato il
terzo breve caso del 2008.
Siamo su un balcone di un appartamento da demolire.
Un lavoratore sta raggiungendo dei tecnici sul balcone, ma inciampa su
materiali sparsi e scivola verso la ringhiera; ringhiera che è
costituita da un
pannello di materiale cementizio piuttosto fragile: con l'urto si rompe e
il
lavoratore cade dal balcone.
Un ultimo caso, tratto dall’archivio di INFOR.MO. 2004/2006, sempre nel comparto
edile e in particolare in attività
di intonacatura di murature interne nell'ambito delle operazioni di
restauro e risanamento conservativo di un manufatto colonico.
Il lavoratore trasporta una carriola piena di malta dal ponte di carico
fino
all'interno dell'abitazione. Per farlo procede all'indietro in quanto,
“considerato l'esiguità degli spazi”, deve “effettuare una manovra di 90
gradi”.
Nel farla, inciampa su una tubazione sporgente dell'impianto idrico:
questo
provoca lo sbilanciamento del carico della carriola che si rovescia,
trascina
con sé l'infortunato e lo fa cadere “nel piano sottostante attraverso
un'apertura sul pavimento priva di protezioni predisposta per
l'alloggiamento
di una scala”.
Anche in questo alla caduta si aggiungono altri
fattori che ne aggravano le conseguenze:
- l'infortunato non indossava casco di protezione;
- c’è un’apertura sul pavimento priva di protezioni e non segnalata;
- il lavoratore si trova a operare in spazi angusti che rendono
complicata e
più rischiosa la movimentazione.
La prevenzione Nello spazio che ci rimane per dare indicazioni di prevenzione,
riprendiamo
alcuni suggerimenti tratti dalla
lista di controllo – prodotta da Suva - “Basta
con
le cadute sui cantieri”, rimandando le indicazioni generali e
normative
alle prossime puntate di “Imparare dagli errori”:
- “oltre ai DPI necessari, ai lavoratori si mettono a disposizione anche
le
calzature adatte”?
- “i lavoratori hanno compreso l’importanza di identificare e rimuovere
le
trappole che possono provocare una caduta?
Occorre informare tutti che inciampare o scivolare sono le cause
d’infortunio
più frequenti. Infortuni che non solo provocano gravi sofferenze ma
anche tempi
di assenza e costi molto elevati per l’azienda”;
- “si delimitano e si attrezzano in modo opportuno i percorsi provvisori
sui cantieri?
Occorre evitare che i lavoratori si muovano a casaccio sui cantieri”;
- “i cavi e le tubature (per la corrente, l’acqua, l’aria ecc.) sono
posati in
modo che non rappresentino un ostacolo sulle vie di circolazione? Se non
è
possibile farlo, si provvede a segnalarli in modo chiaro e visibile?”;
– “le scale fisse sul cantiere
sono dotate di una protezione laterale?”
- “è possibile accedere in modo sicuro al luogo di lavoro? Per esempio
tramite
scale fisse o portatili”;
- “per quanto piccole, le aperture nel
pavimento vengono coperte o transennate”?
- “le vie di accesso e circolazione sono sgombre da ostacoli”?
- “è stata designata un “persona responsabile di eseguire i controlli e i
lavori di manutenzione per le vie di circolazione, gli accessi sul
cantiere e
in magazzino”?
- “i superiori sono stati incaricati di individuare e rimuovere le
trappole che
possono provocare cadute”?
Riguardo a quest’ultimo punto, le “trappole”
in cui si può finire per inciampare o scivolare, la lista di controllo
sottolinea che difficile riuscire a identificare i dislivelli e
consiglia di
renderli ben visibili o di adottare opportune misure edili.
Per consultare direttamente la presentazione dell’infortunio di cui ci
siamo
occupati, collegarsi a questa
pagina
del sito web di INFOR.MO. per visualizzare le schede numero 138, 1610 e 1900 (archivio incidenti
2005/2008) e
a questa
pagina
per visualizzare la scheda 2050 (archivio
incidenti 2002/2004)