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Anno 12 - numero 2374 di martedì 13 aprile 2010

Imparare dagli errori: quando si sottovaluta il rischio di inciampare


Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: gli infortuni nei diversi comparti possono essere dovuti anche ad un inciampo o ad una scivolata. Le dinamiche degli incidenti e alcuni elementi di prevenzione per i cantieri.

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Qualche giorno fa PuntoSicuro ha pubblicato un articolo di presentazione di diversi documenti sulla prevenzione delle cadute nei luoghi di lavoro. Non delle cadute dall’alto - di cui “Imparare dagli errori” si è lungamente occupata in passato - ma delle cadute in piano che rappresentano la causa di un grande numero di infortuni professionali e che spesso sembrano “sottovalutate” da lavoratori e aziende.
 


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Per occuparci di cadute in piano ci rivolgiamo, come sempre, all’archivio di INFOR.MO. - strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi - e raccogliamo, in questa ed altre puntate, una carrellata di incidenti esemplificativi del rischio caduta nei diversi comparti.
Non sempre gli incidenti che vedremo sono determinati dalla sola caduta, spesso nell’ambiente di lavoro ci sono altre carenze che portano la caduta ad avere conseguenze più gravi del solito. Tuttavia le cadute raramente sono dettate dal destino, dalla fatalità: in una gran parte di casi potevano essere evitate o rese meno “pericolose” con qualche attenzione in più e con qualche misura di prevenzione idonea.

I casi
Il primo caso è del 2006, siamo nel comparto agricolo e abbiamo un lavoratore che si sta occupando del “convogliamento del fieno dal locale attiguo al fienile a quest’ultimo tramite un potente aspiratore ad elica alimentato a motore”.
Il lavoratore cerca di raccogliere il fieno sparso a terra in un mucchio vicino all’aspiratore, “procedendo all’indietro e raccogliendolo con il forcone”.
Ad un certo punto inciampa o scivola sul fieno che era sparso sul pavimento e cade a terra all’indietro verso la macchina aspirante.
L’elica è priva di adeguate protezioni e lo scontro con la macchina causa il decesso per frattura del cranio.
È evidente che il fattore determinante dell’infortunio mortale sia la ventola di aspirazione priva di adeguate protezioni, ma siamo sicuri che il rischio di caduta era stato sufficientemente valutato? Che non ci fossero procedure di lavoro a minor rischio?

Il secondo caso è relativo all’installazione di impianti in un fabbricato.
Il lavoratore è intento al “fissaggio di staffe per la posa di impianti su una parete esterna perpendicolare al solaio di copertura di un edificio scolastico, a circa 5 metri dal suolo”.
Sul solaio, nelle vicinanze della zona in cui opera il lavoratore, si trova “un’apertura di circa un metro quadro coperta da ‘cupolino’ in plexiglass facente da lucernaio del sottostante locale”. Probabilmente il lavoratore inciampa o si appoggia sul cupolino non portante, comunque quella che poteva essere una caduta in piano senza grandi conseguenze diventa una caduta dall’alto. Il cupolino si sfonda e il lavoratore precipita sul pavimento del sottostante locale, battendo la testa e decedendo sul colpo.
I rilievi successivi all’incidente riportano che sul solaio “erano presenti una serie di cupolini, alcuni riportanti una targhetta attestante la “non calpestabilità”, e tutti privi di protezione anti sfondamento”.

Al comparto edile è dedicato il terzo breve caso del 2008.
Siamo su un balcone di un appartamento da demolire.
Un lavoratore sta raggiungendo dei tecnici sul balcone, ma inciampa su materiali sparsi e scivola verso la ringhiera; ringhiera che è costituita da un pannello di materiale cementizio piuttosto fragile: con l'urto si rompe e il lavoratore cade dal balcone.

Un ultimo caso, tratto dall’archivio di INFOR.MO. 2004/2006, sempre nel comparto edile e in particolare in attività di intonacatura di murature interne nell'ambito delle operazioni di restauro e risanamento conservativo di un manufatto colonico.
Il lavoratore trasporta una carriola piena di malta dal ponte di carico fino all'interno dell'abitazione. Per farlo procede all'indietro in quanto, “considerato l'esiguità degli spazi”, deve “effettuare una manovra di 90 gradi”.
Nel farla, inciampa su una tubazione sporgente dell'impianto idrico: questo provoca lo sbilanciamento del carico della carriola che si rovescia, trascina con sé l'infortunato e lo fa cadere “nel piano sottostante attraverso un'apertura sul pavimento priva di protezioni predisposta per l'alloggiamento di una scala”.
Anche in questo alla caduta si aggiungono altri fattori che ne aggravano le conseguenze:
- l'infortunato non indossava casco di protezione;
- c’è un’apertura sul pavimento priva di protezioni e non segnalata;
- il lavoratore si trova a operare in spazi angusti che rendono complicata e più rischiosa la movimentazione.

La prevenzione
Nello spazio che ci rimane per dare indicazioni di prevenzione, riprendiamo alcuni suggerimenti tratti dalla lista di controllo – prodotta da Suva - “Basta con le cadute sui cantieri”, rimandando le indicazioni generali e normative alle prossime puntate di “Imparare dagli errori”:

- “oltre ai DPI necessari, ai lavoratori si mettono a disposizione anche le calzature adatte”?
- “i lavoratori hanno compreso l’importanza di identificare e rimuovere le trappole che possono provocare una caduta? Occorre informare tutti che inciampare o scivolare sono le cause d’infortunio più frequenti. Infortuni che non solo provocano gravi sofferenze ma anche tempi di assenza e costi molto elevati per l’azienda”;
- “si delimitano e si attrezzano in modo opportuno i percorsi provvisori sui cantieri? Occorre evitare che i lavoratori si muovano a casaccio sui cantieri”;
- “i cavi e le tubature (per la corrente, l’acqua, l’aria ecc.) sono posati in modo che non rappresentino un ostacolo sulle vie di circolazione? Se non è possibile farlo, si provvede a segnalarli in modo chiaro e visibile?”;
– “le scale fisse sul cantiere sono dotate di una protezione laterale?”
- “è possibile accedere in modo sicuro al luogo di lavoro? Per esempio tramite scale fisse o portatili”;
 - “per quanto piccole, le aperture nel pavimento vengono coperte o transennate”?
- “le vie di accesso e circolazione sono sgombre da ostacoli”?
- “è stata designata un “persona responsabile di eseguire i controlli e i lavori di manutenzione per le vie di circolazione, gli accessi sul cantiere e in magazzino”?
- “i superiori sono stati incaricati di individuare e rimuovere le trappole che possono provocare cadute”?

Riguardo a quest’ultimo punto, le “trappole” in cui si può finire per inciampare o scivolare, la lista di controllo sottolinea che difficile riuscire a identificare i dislivelli e consiglia di renderli ben visibili o di adottare opportune misure edili.
 

Per consultare direttamente la presentazione dell’infortunio di cui ci siamo occupati, collegarsi a questa pagina del sito web di INFOR.MO. per visualizzare le schede numero 138, 1610 e 1900 (archivio incidenti 2005/2008) e a questa pagina per visualizzare la scheda 2050 (archivio incidenti 2002/2004)
 

Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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