continuano
ad avvenire con una frequenza preoccupante. In questi spazi si muore spesso perché
non sono correttamente valutati i rischi e/o perché un lavoratore non li
percepisce. E si muore anche perché chi viene in soccorso non ha la
preparazione necessaria di un soccorritore.
.
Ad esempio un incidente, con un morto e due feriti, a causa della caduta di un
operaio in una cisterna profonda sette metri nelle campagne di
e i tentativi di due operai di soccorrerlo. Un altro incidente
a
Per questo motivo “Imparare dagli errori” ritorna a occuparsi di spazi
confinati con riferimento al documento, pubblicato da
Assogastecnici,
“
Pericoli
relativi ai gas inerti e alla carenza di ossigeno”.
Di questo documento abbiamo già raccontato alcuni incidenti avvenuti, in ambienti
confinati, per la presenza di
gas
inerti e mancanza di
ossigeno.
Ne riportiamo altri, integrandoli con materiale proveniente dall’archivio di
INFOR.MO.
-
strumento
per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al
sistema
di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
I casi
Alcuni dei casi riportati nel documento di
Assogastecnici
sono brevi, non danno esaurienti informazioni riguardo alle attività svolte o
alle particolari circostanze dell’infortunio, ma servono a far comprendere la
pericolosità delle attività in spazi ristretti.
E il caso ad esempio di un addetto che sta collaudando con l’
azoto
una nuova
conduttura in un cunicolo.
Entra nel cunicolo per determinare le cause di una fuga di gas udibile, ma
viene sopraffatto dal
gas
e muore.
Un altro incidente mortale è causato dall’entrata di una persona in un
serbatoio in acciaio che era rimasto
chiuso per alcuni anni. L’aria all’interno del serbatoio non era più adatta a
sostenere la vita in quanto l’ossigeno era stato consumato dall’ossidazione
dell’acciaio.
Un
terzo caso è relativo ad
attività di manutenzione delle superfici interne ed esterne di un
serbatoio
dell’acqua.
Durante la manutenzione (pulizia e verniciatura), un operatore soffre di
anossia (mancanza di
ossigeno)
“a causa dell’
azoto
impiegato, al posto dell’aria, per bonificare il serbatoio”. Due dipendenti
cercano di recuperare la vittima e svengono. I due soccorritori, portati in
ospedale per le cure di emergenza, si salvano, ma il primo operatore muore.
Un
quarto caso è relativo alla morte
per
asfissia
di due lavoratori .
I due lavoratori muoiono asfissiati presso il sito di un cliente mentre cercano
di
sbloccare una tubazione usando
argon in uno spazio confinato. “L’uso del gas argon a questi scopi non è ammesso”.
L’incidente si è svolto “in una fossa a 2 m sotto terra, usata per il drenaggio
dell’acqua da una fossa adiacente”.
Un
quinto caso lo prendiamo invece
dall’archivio di
INFOR.MO.
e ci racconta quanto sia pericoloso anche lavorare all’imbocco degli spazi
confinati.
Il lavoratore, che lavorava per
aziende
vitivinicole, “doveva selezionare le raspe dagli acini di uva da fermentare”.
Mentre pulisce l'orlo della bocca di accesso della vasca, cade al suo 'interno e
si procura lo sfondamento del torace.
All'interno della vasca “era già presente del materiale in fermentazione i cui
vapori avevano generato nel lavoratore, come dimostrato dall'esame autoptico,
uno stato di ipossia associato ad una saturazione ambientale”.
L'
ipossia, che si può definire come
una condizione patologica determinata da una carenza di ossigeno, porta ad uno
stato di confusione, di spaesamento (stati paragonabili a quelli conseguenti
all’assunzione di sostanze alcoliche), uno stato difficilmente percepibile da
chi ne soffre.
L'infortunio è avvenuto, in questo caso, per la “mancanza di idonea
ventilazione dell'ambiente in cui erano allocate le vasche” e per il “mancato
utilizzo di idonei DPI (maschera di protezione delle vie respiratorie e
cinture
di sicurezza munite di fune di trattenuta ancorate a funi di guardia)
necessarie per il rischio specifico”.
Prevenzione
Ricordiamo che ogni
spazio
confinato, come indicato da Assogastecnici, “deve essere adeguatamente
ventilato e il tenore di ossigeno deve essere misurato periodicamente prima e
durante la fase di accesso”. Inoltre se l’atmosfera interna non è respirabile,
“deve essere incaricata del lavoro una persona qualificata, che deve utilizzare
un dispositivo di respirazione”.
Per favorire la prevenzione in questi ambienti riportiamo alcune indicazioni
tratte dalla “
Nota
informativa sintetica per l’applicazione delle misure di prevenzione e
protezione nei lavori in ambienti sospetti di inquinamento”, una
nota
della regione Lazio che evidenzia diversi elementi di prevenzione.
Il documento ricorda che l’
analisi delle
cause e delle dinamiche di molti incidenti avvenuti in
luoghi
confinati evidenzia, “in maniera inequivocabile, la scarsa consapevolezza
del rischio da parte delle persone coinvolte, associata generalmente
all’insufficiente conoscenza dei fenomeni e delle possibili misure di
protezione, nonché all’incapacità di mettere in atto appropriate procedure di
intervento in caso di
emergenza.
La carenza si manifesta prevalentemente nell’ambito delle micro e piccole
realtà imprenditoriali e nelle attività occasionali (manutenzioni, lavori in
appalto)”.
In particolare si indica che “il datore di lavoro deve
valutare preliminarmente il rischio chimico in ambienti confinati e
l’accesso ai luoghi di lavoro deve avvenire soltanto dopo aver adottato le
necessarie misure di prevenzione e protezione collettive ed individuali”.
In particolare, se possibile, il “principio generale di tutela a cui attenersi
è quello di operare dall’esterno dell’ambiente pericoloso (attrezzature
manovrate a distanza per l’ispezione, la bonifica e il controllo dello spazio
confinato)”.
In ogni caso l’esito della valutazione del rischio deve portare a “
misure di prevenzione e protezione
specifiche che vengono indicate nelle procedure di lavoro sicuro”.
Procedure che “devono essere scritte, precise e dettagliate per ogni fase
lavorativa indicando le criticità e i corretti modi di operare (individuazione
delle persone e delle competenze,
identificazione
dei rischi in ogni fase lavorativa, e le modalità di lavoro sicuro nonché i
dispositivi collettivi di prevenzione e protezione, i DPI, la segnaletica,
compresa quella per la delimitazione dell’area, le procedure per gestire
l’emergenza)”.
In particolare è necessario che la “squadra addetta alle operazioni sia di
consistenza numerica adeguata, e comunque composta di almeno 2 persone. I
lavoratori individuati devono essere fisicamente idonei e con capacità
psico-attitudinali adeguate e possedere sufficiente esperienza lavorativa per
quel tipo di attività (addestramento, informazione e formazione)”.
Nel documento, presente nella
Banca Dati di
PuntoSicuro, sono indicate anche altre misure di prevenzione che vi
invitiamo a visionare direttamente.
In particolare riguardo ai
DPI respiratori si ricorda che i lavoratori
dovranno indossare i dispositivi “previsti dalla
valutazione
dei rischi, relativa allo specifico lavoro e al luogo in cui viene svolto”.
In caso di “concentrazioni di ossigeno inferiori al 20%, o in presenza di
inquinanti con concentrazioni superiori ad un decimo del valore limite e
comunque superiori alla capacità filtrante del filtro della maschera, o in
presenza di agenti cancerogeni, o qualora non sia nota la concentrazione degli
inquinanti – e quindi non sia possibile valutare la durata effettiva dei filtri
- i lavoratori devono essere dotati di
DPI
respiratori isolanti alimentati ad aria compressa e dotati di sufficiente
autonomia a svolgere le lavorazioni”.
Assogastecnici, EIGA, “
Pericoli
relativi ai gas inerti e alla carenza di ossigeno”, traduzione e
adattamento del Documento EIGA Doc ICG 44/09/E, revisione del Doc ICG 44/00
(formato PDF, 1.10 MB).
Per consultare direttamente il caso tratto dal sito web di INFOR.MO. collegarsi
a
questa pagina
e successivamente visualizzare la scheda
numero
1766 (archivio incidenti
2002/2004).
Tiziano Menduto