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Anno 11 - numero 2293 di martedì 01 dicembre 2009
Imparare dagli errori: la manutenzione dei carrelli elevatori Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: incidenti dovuti a cattiva o carente manutenzione dei carrelli elevatori. La dinamica dei fatti, le cause e le modalità idonee per programmare e realizzare interventi di manutenzione sui carrelli elevatori.
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È un po’ di mesi che non ce ne occupiamo, ma gli incidenti
relativi all’uso dei carrelli elevatori continuano a essere in Italia molto
numerosi. Incidenti
che dipendono da fattori molto diversi: velocità eccessiva, pavimenti
accidentati, carichi mal sistemati, cattiva o carente manutenzione, …
Con l’aiuto di INFOR.MO.,
lo strumento
per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio contenuti nell'archivio del sistema
di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi che spesso PuntoSicuro
consulta, vogliamo evidenziare in questa puntata alcuni esempi di incidenti
che si sono svolti proprio in relazione all’ultimo fattore individuato: una cattiva o carente manutenzione dei carrelli
elevatori.
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I casi
Il primo caso è relativo ad un infortunio ad un lavoratore interinale
impegnato in attività di confezionamento,
imballaggio e spedizione di articoli di abbigliamento intimo.
La dinamica è abbastanza chiara.
L’infortunato è impegnato nel caricare, con il muletto
elettrico e su un furgone, dei bancali.
Terminata l’operazione di carico si dirige, sempre con il muletto, nel luogo
seminterrato destinato al deposito e ricarica del carrello.
Mentre percorre lo scivolo di discesa nel seminterrato, si accorge che i freni
non funzionano e per “non finire contro il muro dello scivolo” sterza
bruscamente a sinistra con il conseguente ribaltamento del carrello elevatore
sul lato destro.
Il lavoratore rimane all’interno della cabina di guida, ma “ruotato di 180°” in
modo tale che le gambe sono schiacciate dalla struttura di protezione del
carrello.
È evidente che il fattore determinante dell’incidente è il non funzionamento dei freni. Non funzionamento sicuramente dovuto
ad una carente
manutenzione della macchina.
Ma c’è anche altro. Si è rilevata anche un’assenza di sistemi
di ritenuta come cinture di sicurezza.
Un altro caso è invece relativo ad un incidente accaduto a un socio-titolare addetto alla direzione e alle vendite
di un’azienda.
L’infortunato, “in un giorno di chiusura dell’azienda, secondo la dichiarazione
del fratello”, si trova nel magazzino con “l’intenzione di smontare e di
sostituire il tubo idraulico di acciaio che collega i due cilindri” di un carrello
elevatore perché risulta usurato e c’è “una piccola perdita di olio dal
circuito”.
Per effettuare la sostituzione solleva la piastra portaforche ad un’altezza di
circa 50-80 centimetri e incomincia a “svitare i raccordi idraulici che
permettono il fissaggio del tubo ai cilindri”.
Il sollevamento delle forche avviene per raggiungere la zona del tubo “senza
preoccuparsi di fissarlo in qualche modo per evitare che cadesse nel momento in
cui incominciava a svitare i raccordi idraulici”. Inoltre nelle vicinanze non
si trova nessun dispositivo “in grado di trattenere il gruppo forche in alto”.
In questa situazione e a causa di una fuoriuscita di olio in pressione
all’interno dei due cilindri, “la piastra portaforche e delle forche (del peso
di circa 300 chilogrammi)” cadono sull’infortunato schiacciandolo e provocando
uno shock cardiogeno irreversibile con conseguente morte dell’infortunato sul
colpo.
Anche in questo caso i motivi dell’incidente mortale sono chiari: anziché
rivolgersi alla ditta incaricata dell’assistenza, il lavoratore “aveva deciso di
procedere con la sostituzione del tubo da solo” in quanto “aveva osservato in
precedenza lo svolgimento di operazioni simili da parte del personale
specializzato all’assistenza”.
Tra l’altro “nel libretto d’uso e manutenzione del carrello elevatore” era
segnalato che “nei casi di manutenzione straordinaria, come la sostituzione del
tubo idraulico, dovevano intervenire tecnici specializzati”.
La prevenzione
La prevenzione degli infortuni con queste macchine
elevatrici passa attraverso un’adeguata
formazione degli operatori ed una manutenzione regolare: una manutenzione che
possa mantenerle efficienti e quindi renderle più sicure.
Ad esempio è necessario controllare il carrello, i freni, il dispositivo di
guida (sterzo), il dispositivo di sollevamento, i dispositivi di sicurezza e il
restante equipaggiamento.
Tutto deve essere in perfetto stato di funzionamento.
Ma, attenzione, la manutenzione/riparazione di un muletto,
ad esempio con sostituzione o riparazione di parti usurate o danneggiate (come
la sostituzione di tubi idraulici guasti) deve
essere svolta da personale
qualificato.
Per dare qualche informazione in più sul processo
di manutenzione di un carrello elevatore, facciamo riferimento al documento
“Manutenzione
dei carrelli elevatori” – già presentato da PuntoSicuro - e in particolare
ai cinque passi da seguire per una
manutenzione efficace:
- 1° passo: definire gli interventi di manutenzione elencando tutti i carrelli
elevatori presenti in azienda;
- 2° passo: raccogliere la documentazione (ad esempio procurarsi le istruzioni
per l'uso e la manutenzione dei carrelli e dei relativi accessori);
- 3° passo: definire le competenze (ricordando che la manutenzione deve essere
affidata a personale specializzato con una formazione adeguata e nel piano di
manutenzione devono essere indicati i nomi degli addetti);
- 4° passo: stabilire un calendario dei lavori (nel piano devono essere segnati
gli intervalli di manutenzione tenendo conto delle condizioni d'esercizio);
- 5° passo: controllare e documentare la manutenzione.
Nelle prossime puntate di “Imparare dagli errori” torneremo sui carrelli
elevatori facendo riferimento ad altre cause di incidenti
e alle disposizioni concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro contenute
nel Decreto
legislativo n. 81 del 9 aprile 2008.
Per consultare direttamente la presentazione dell’infortunio di cui ci siamo
occupati, collegarsi a questa
pagina del sito web di INFOR.MO.
e successivamente visualizzare la schede numero 8 e 1935.
Tiziano Menduto
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