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Genova,
23 Gen – L’incidente che ha coinvolto la
nave
Costa Concordia, che nella notte del 13 gennaio si è scontrata con uno
scoglio dell’Isola del Giglio è ancora, a distanza di una settimana, la
principale notizia per molti giornali e televisioni. Dell’evento vengono
raccolti tutti i particolari, vengono presentati tutti i documenti audio e
tutti i filmati, vengono messe a confronto le opinioni dei
marittimi,
dei passeggeri e del personale della Costa Concordia, vengono raccolte anche
voci, impressioni e sospetti. Il rischio di questa immensa raccolta di
informazioni, di questa confusione tra racconti personali, inchieste e denunce,
è che l’opinione pubblica faccia fatica a riuscire a cogliere i fatti
sostanziali di quanto avvenuto. Specialmente in relazione alla necessità che
incidenti, naufragi come questi non si possano più ripetere.
Per
farlo abbiamo contattato e intervistato
Dario
Domenighini, uno dei pochi formatori marittimi italiani con autorizzazione
ministeriale. È stato anche redattore
del libro “Attività di lotta antincendio a bordo” e ha collaborato nella redazione
di altri libri relativi, ad esempio, al
comportamento da adottare
sulle navi.
Con
lui abbiamo cercato di chiarire quali siano i riferimenti normativi relativi
alla
sicurezza in
mare, le responsabilità dei comandanti delle navi, quale sia la
gestione
delle emergenze con un occhio attento a quanto successo sulla Costa
Concordia il 13 gennaio.
Come
sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di leggere l'intervista
trascritta o di ascoltarla.
Parliamo con Dario
Domenighini, formatore marittimo, di sicurezza e gestione delle emergenze sulle
navi, un tema centrale dopo quanto è successo alla nave Costa Concordia. Partiamo
dalle basi e cerchiamo di capire quale sia il riferimento normativo vigente per
la sicurezza sulle navi…
Dario Domenighini: Innanzitutto
bisogna dire che nel settore marittimo non è come nel terrestre, dove le cose
sono ancora un po’ evanescenti. Ci sono delle normative a livello
internazionale - ad esempio STCW 78 e 95 che riguarda lo Standard di
addestramento, Certificazione e Tenuta della Guardia per i Marittimi, le norme
IMO (International Maritime Organization, ndr), insieme a tante altre – che
praticamente non fanno altro che standardizzare tutte le operazioni che a bordo
si devono fare.
Ora
io non voglio entrare in merito a ciò che è successo sulla Costa (…), però
quello che mi permetto di dire che la Costa è una società a livello mondiale
che è conosciuta da tutti per la professionalità anche nella preparazione dei
marittimi (…). Sono tutte norme scritte. Non si va a caso. Si fa tutto scritto,
perché la normativa lo vuole.
Qual
è il rapporto fra il decreto 81 e la sicurezza che vige sulle navi?
D.D.: Il decreto 81 non
è niente rispetto alle norme che riguardano il mare. Il Testo Unico non è
niente in confronto. Sulla emergenza il Testo Unico dà delle indicazioni di
massima, ma sulla nave sono tutte standardizzate. (…) Ad esempio anche in
relazione alla comprensione degli ordini che devono essere dati, in relazione
ai segnali di emergenza, sugli incendi, sull’uomo mare, sull’abbandono nave,
sulla collisione, …
Sono
tutte norme scritte con segnali che tutti sanno come sono (…)…
C’è un obbligo
sanzionabile per tutte le navi che solcano i mari di rispettare queste norme?
D.D.: Questo
sicuramente. (…) Partendo dal comandante fino all’ultimo uomo che c’è a
bordo tutti devono rispettare queste
cose (…).
Io
non voglio entrare in merito a ciò che è stato fatto, sarà la magistratura che
andrà a valutare le cose, però sicuramente tutti sapevano a bordo che è il
comandante che deve dare le istruzioni. Forse è questa la cosa che ha messo
tutti in subbuglio, perché i segnali di emergenza sono stati dati (…).
Ci
sono poi dei corsi specifici che vengono fatti (per i marittimi, ndr). E qui
forse è anche la differenza tra chi lavora nel campo terrestre e chi lavora nel
campo marittimo, nel campo terrestre i corsi li fanno quando sono obbligati,
non li fanno mai all’inizio del lavoro; magari fanno un’informazione. Ma a
livello navale chi sale a bordo deve obbligatoriamente aver fatto i corsi (…).
Questi corsi vengono fatti anche con il controllo delle capitanerie che ci sono
in tutta Italia (…).
Ci sono sulle navi
i corrispettivi di figure come il Responsabile del Servizio di Prevenzione e
Protezione o il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza? O anche in
questo caso siamo in un mondo diverso da quello terrestre?
D.D.: Sicuramente quello
delle navi è tutto un altro mondo. È meno
flessibile ed è tutto scritto. Per esempio c’è la Master list (…), cioè una
lista di tutti i compiti che devono avere in caso di emergenza tutte le persone
a bordo. Tutti gli ufficiali devono rispettare queste cose.
C’è differenza
nelle normative tra marina mercantile (che comprende anche le navi da crociera)
e marina militare. O le normative valgono per tutte le navi…
D.D.: Mediamente la
normativa vale per tutte le navi, poi ci sarà qualche paese che avrà le proprie
normative. Ma ormai le norme IMO, le norme STCW sono accettate da tutti.
Riguardo
ai corsi ci sono in Italia dei DPR che li modificano (…).
Da
noi ci sono dei corsi che sono anche più lunghi come tempi, rispetto a quelli
che fanno in alcuni altri paesi (…). Da noi viene applicata la norma ma in
alcuni casi è corretta da decreti che addirittura la migliorano. Ecco perché i
comandanti, gli ufficiali italiani sono messi in parecchie navi che ci sono in
giro per il mondo: proprio per la loro preparazione (…).
Quali sono le
responsabilità di un comandante di una nave crociera in merito alla sicurezza?
D.D.: Io non voglio
entrare in merito. Però sono tantissime le responsabilità. (…).
In
una nave la struttura è piramidale, il comandante è quello che decide tutto,
non può fare quello che vuole e ha sicuramente delle regole da rispettare. (…)
Io non so quello che è passato per la mente di questa persona (il comandante
della nave Concordia, ndr), però sicuramente ha fatto delle cose che non doveva
fare…
Veniamo
all’incidente. Riguardo alla gestione delle emergenze uno dei punti da capire -
per comprendere se si è fatto tutto quello che si doveva fare - è questo tempo
trascorso tra la collisione e il segnale di evacuazione della nave… Un’ora può
sembrare tanto… Secondo la sua esperienza è un tempo normale o eccessivo?
D.D.: Quello che sembra
molto strano è la rotta che non è stata seguita (…). Sicuramente è passato
parecchio tempo, anche se poi, non so per quale manovra, la nave è stata
comunque avvicinata alla costa. E questo, grazie anche al mare fermo, ha
facilitato l’evacuazione. Immaginiamoci una situazione del genere con mare
grosso o una situazione in cui la nave poteva inabissarsi.(…)
Qualche ufficiale
ha parlato delle difficoltà di comunicazione all’interno della nave durante
l’emergenza. Questo aspetto è trattato nella normativa internazionale?
D.D.: Io so che Costa, riguardo
alla formazione (…), sulla comunicazione fa dei corsi apposta. E non solo per
la comunicazione che puoi fare via radio o con altri sistemi, ma anche le
comunicazioni verbali, etc.(…). Le navi sono dotate di tutti i sistemi possibili
e immaginabili. Quindi è una cosa inconcepibile quella che può essere avvenuta.
Immagino che poi
esistano precisi piani di emergenza anche sulle navi…
D.D.: Assolutamente sì.
E vengono verificati periodicamente. Costa Crociere fa anche dei corsi aggiuntivi
che non sono neanche obbligatori (…). Veramente è inconcepibile quello che è
avvenuto…
Però dovremo prima
o poi concepirlo. Per capire le responsabilità e anche apprendere dagli errori
fatti, sarà necessario concepire che errori ci sono stati…
D.D.: Questo deve fare
riflettere. Effettivamente nella sicurezza non c’è mai il rischio zero. Deve
far riflettere come in una nave come questa, con tutte le attrezzature
possibili e immaginabili (…) possa avvenire una cosa del genere …
Ieri
abbiamo visto un incidente in cui un camionista si è assopito un attimo sul
camion, è andato contro una macchina e ha ucciso cinque ragazzi dai 20 ai 26
anni. (…) Statisticamente il rischio a bordo nave è quasi zero rispetto a
quanto avviene su una strada…
Spesso si sente
parlare sui giornali del Codice della Navigazione…
D.D.: I codici sono
tantissimi. Le liste delle organizzazioni che le navi devono rispettare sono
enormi. Lei immagini di prendere un paese di 4/5000 abitanti e di metterlo a
bordo nave, su una nave che è lunga 300, 400 metri. E dove tutto funziona
perfettamente (…). Ci sono diverse organizzazioni e codici, dall’IMO
(Organizzazione internazionale marittima), il Codice Internazionale della
Sicurezza, ai Sistemi generali di Sicurezza per le navi, al Codice
internazionale per security per navi e porti (…), le STCW, le SOLAS, la
convenzione per la salvaguardia della vita umana in mare, … E vengono
rispettate. Tutti i materiali a bordo tra l’altro sono certificati (…)
Lei ci sta
rassicurando riguardo alla sicurezza nelle navi.
D.D.: Si, sicuramente.
Diciamo che io sto parlando di Costa. Io non conosco tutti. Conoscerli tutti è
un po’ difficile…
Da quello che noi
che sappiamo riguardo all’incidente della Costa, cosa possiamo imparare?
D.D.: Beh, ce l’hanno
sempre insegnato, quando c’è un’emergenza bisogna cercare di dare il più
rapidamente possibile l’attivazione degli allarmi per consentire il rapido
deflusso delle persone. Sia a livello terrestre che marittimo. Probabilmente
dovevano fare questo e il comandante, in questo caso, può avere delle colpe.
Probabilmente questa procedura non è stata rispettata. Sarà la magistratura a
verificare come realmente sono andate le cose.
In definitiva qual
è la sua impressione di quanto accaduto alla Costa Concordia rispetto alla sua
esperienza del mondo marittimo…
D.D.: Malgrado
l’eccellenza e la preparazione del proprio equipaggio e la professionalità
nell’applicazione delle norme, la sicurezza deve essere sempre un punto
fondamentale per tutti.
Ci
siamo resi conto, con questo incidente, che purtroppo qualcosa comunque può
sempre avvenire. Quindi dobbiamo sempre stare all’erta e cercare di applicare
le norme senza pensare che non succeda mai niente. Dobbiamo tenerle come norme
non solo da leggere ma anche da applicare e da osservare, perché qualcosa può
succedere sempre anche nel massimo della preparazione.
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto