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Il metodo VIS per la valutazione dello stress lavoro correlato
In rete un documento che presenta il metodo VIS per la valutazione dello stress lavoro correlato, adatto anche alle piccole aziende: le caratteristiche, le schede, l’operatività. Come migliorare i processi lavorativi?
In questo documento - che raccoglie i contributi di Franco Sarto, Nicola A. De
Carlo, Alessandra Falco, Liviano Vianello, Donata Zanella, Doriano Magosso,
Giovanni Battista Bartolucci e Laura Dal Corso – si segnala che alcuni dei metodi
di valutazione dei rischi da stress lavoro correlato si basano “sulle
caratteristiche dell’interazione della persona con l’ambiente lavorativo oppure
sui meccanismi psicologici che sono alla base dell’interazione stessa”.
Tuttavia questo tipo di analisi, che avviene somministrando questionari
individuali di percezione dello stress,
richiede generalmente una “elevata preparazione del SPP aziendale oppure di
esperti esterni all’azienda, una partecipazione al processo di tutti o della
maggior parte dei lavoratori e una elaborazione e restituzione dei dati
complessa”.
Un gruppo di professionisti del Servizio Sanitario Regionale e dell’Università
di Padova ha proposto un nuovo strumento d’indagine, il Q-Bo (permette di ottenere una valutazione completa dello stress
percepito), ma questo approccio non può essere applicato a tutte le tipologie
aziendali italiane, per esempio alle piccole o piccolissime imprese.
Nel documento si prende in esame invece un metodo di valutazione
del rischio da stress, elaborato dallo stesso gruppo, denominato VIS (Valutazione indicatori di stress).
Un metodo “preliminare”, che può tuttavia “essere sufficiente in funzione dei
livelli di rischio potenziali e/o rilevati” e che ha alcune caratteristiche interessanti:
- “tempi ridotti rispetto ai metodi maggiormente consolidati;
- applicabile dagli stakeholder aziendali che possono utilizzare le istruzioni
contenute nel metodo stesso;
- flessibile e poco costoso;
- è una valutazione
preliminare di screening e fornisce un’analisi che può risultare sufficiente o
può richiedere un ulteriore livello di approfondimento”.
Vediamo di conoscere meglio il metodo.
Il metodo VIS, adeguato sia alla normativa
vigente che alle esigenze delle imprese, “è utilizzato dagli stakeholder
aziendali e comporta la compilazione di
quattro schede dalla cui elaborazione si ricava la magnitudo del rischio da
stress”.
Secondo il valore di tale magnitudo, la valutazione potrà considerarsi conclusa
o dovrà invece proseguire con la valutazione
completa dello stress (VCS, ottenuta mediante il metodo VIS e la somministrazione
del test Q-Bo):
- “rischio basso - la valutazione
effettuata con il protocollo VIS risulta sufficiente e si può concludere
l’intervento;
- livello di attenzione - bisogna
procedere con l’attuazione di interventi migliorativi seguiti da monitoraggi e
rivalutazioni;
- rischio elevato - è necessario
procedere con la valutazione
completa sullo stress
(VCS), avvalendosi del Q-Bo (o di analoghi strumenti) e attuare i conseguenti
interventi migliorativi, sempre in un contesto di monitoraggio e di costante
rivalutazione”
Gli autori del documento – che comprende anche tabelle, schede e diagrammi e
che vi invitiamo a visionare direttamente – ricordano che per le aziende con rischi particolari (secondo
la tipologia del comma 6, art. 31, Decreto
legislativo 81/2008) si propone di attuare in ogni la VCS.
E alle aziende che vogliano fare comunque una valutazione
approfondita e completa dello stress,
si raccomanda di “associare il metodo VIS al metodo VCS”.
Infatti mentre il test Q-Bo “ha un’ampia applicazione e, dunque, è
caratterizzato da proprietà metriche e di benchmarking consolidate, il metodo
VIS si compone di schede aventi
indicatori oggettivi (da confrontare con standard nazionali o con lo storico
aziendale) e soggettivi, per molti dei quali, però, si dispone di valori già
standardizzati tramite il test Q-Bo”.
Il metodo VIS è “caratterizzato da un basso
costo perché può essere svolto dalle figure già presenti in azienda” ed è
“anche finalizzato a individuare le misure
preventive”.
Infatti da ogni indicatore rilevato e dalle stime effettuate (con una versione
breve del Q-Bo) emergono eventuali criticità con le conseguenti misure di
intervento.
Si ricorda in particolare che la validazione dello strumento “è in corso ed è
condotta secondo i criteri metrici maggiormente consolidati, ai quali devono
rispondere i vari strumenti di misura”.
La “valutazione di indicatori di stress
e la loro correlazione con i dati della valutazione completa (VCS) ottenuti
attraverso il Q-Bo, porterà nel tempo a poter attribuire a ogni indicatore di
rischio la sua specifica magnitudo”.
Il metodo VIS, attraverso le schede, prende in considerazione:
- indicatori oggettivi (assenteismo,
tipologia del lavoro, prevalenza di errori e di non conformità, …);
- indicatori soggettivi che sono
rilevati in due modi: dal giudizio collegiale fornito dal gruppo di attori
aziendali della sicurezza (rappresentante del datore di lavoro, RSPP, RLS o RSU,
medico competente, …) sull’organizzazione o “su sue specifiche aree nell’ambito
di un focus group attraverso la compilazione dello strumento Q-BoShort”
(versione breve del Q-Bo) e dal
risultato della sorveglianza
sanitaria;
- norme di garanzia e aspetti
metodologici: “la valutazione VIS è frutto di un gruppo di lavoro
costituito dal rappresentante del datore di lavoro, meglio il responsabile
delle risorse umane (di norma, è opportuno non far partecipare il datore che
potrebbe condizionare il giudizio del gruppo), il RSPP,
il medico competente, il RLS
o il RSU (se non presente il RLS), eventuali altri specialisti o lavoratori”;
- altri indicatori oggettivi: “la
lista dei sintomi è stata tratta dal questionario sintomi contenuto nel Q-Bo
nella scheda 4 (QBoShort)”. Questi sintomi sono raccolti dal medico
competente durante la sorveglianza sanitaria “in modo sistematico e
standardizzato”.
In conclusione gli autori ricordano che il “metodo VIS è già applicabile e sarà
perfezionato grazie allo studio tutt’ora in corso”.
Infatti già oggi il metodo consente di “attribuire un punteggio (in termini di
peso o magnitudo) a ogni indicatore usato nelle schede 1, 2, 3 e 4 e di trovare
possibili interventi migliorativi”.
In particolare – come già ricordato – la sommatoria dei punteggi di alcune
schede può già indicare in quale fascia di rischio, “seppure in termini
essenzialmente qualitativi”, ci si pone e di conseguenza “se la valutazione sia
sufficiente o se si debba proseguire con la valutazione completa dello stress”.
Convegno regionale “Rischio da stress lavoro-correlato: Il progetto dell'area
vasta Toscana Nord-Ovest”: “Il
metodo VIS per la valutazione dello stress: come si migliorano i processi
lavorativi?”, tratto da Ambiente & Sicurezza del Sole 24 ore, a cura di
Franco Sarto, Liviano Vianello, Donata Zanella, Nicola A. De Carlo, Alessandra
Falco, Laura Dal Corso e Giovanni Battista Bartolucci (formato PDF, 676 kB).