Applicabile sia alle situazioni di lavoro in interni (industria di trasformazione delle carni, depositi frigoriferi nella catena dei trasporti), sia in esterni (industria delle costruzioni, manutenzione di linee elettriche e di condotte di gas, sistemi stradali, agricoltura, industria della pesca) – con l’eccezione dei lavori svolti in acqua - questa norma fornisce una strategia ed uno strumento pratico per valutare e gestire il rischio nei posti di lavoro al freddo.
Il documento comprende:
- “modelli e metodi per la valutazione e la gestione del rischio al freddo;
- un elenco di controlli per identificare i problemi legati al lavoro al freddo;
- un modello, un metodo ed un questionario utilizzabili dai medici del lavoro per identificare coloro che presentano sintomi tali da aumentare la sensibilità al freddo e, col supporto di tale identificazione, offrire la guida e le istruzioni per la protezione individuale contro il freddo;
- linee guida sull’applicazione delle norme sugli ambienti termici e altri metodi scientifici validati per la valutazione dei rischi legati al freddo;
- un esempio pratico di lavoro in condizioni di freddo”.
In questa circolare non solo si ricorda che l’influenza è una delle principali cause di assenza dal lavoro e da scuola e la terza causa di morte in Italia per patologia infettiva, ma si stima che “l’influenza stagionale causi ogni anno circa 8.000 decessi in eccesso, di cui 1000 per polmonite ed influenza, ed altri 7000 per altre cause”.
Una seria profilassi dell’
influenza passa sia attraverso diverse
misure di prevenzione.
Ad esempio misure di igiene e protezione individuale come:
- il lavaggio delle mani (il contagio avviene spesso per via indiretta attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie);
- una buona igiene respiratoria: coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani;
- l’isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specialmente in fase iniziale;
- uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologie influenzali, quando si trovano in ambienti sanitari.
A parte gli antivirali che rappresentano un presidio per il trattamento e la chemioprofilassi dell’influenza, comunque la “migliore strategia per la prevenzione delle complicanze delle infezioni da virus influenzali” è data dalla vaccinazione.
Il vaccino , la cui composizione viene aggiornata di anno in anno, viene in particolare consigliato per alcune categorie di persone con offerta attiva e gratuita di
vaccinazione da parte dei servizi territoriali di prevenzione, direttamente o attraverso servizi collegati (medici di famiglia, ospedali, datori di lavoro).
Oltre agli anziani di età pari o superiore a 65 anni, ai bambini di età superiore ai 6 mesi, ai ragazzi e adulti affetti da specifiche patologie, alle donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, ai familiari di soggetti ad alto rischio, la vaccinazione viene consigliata a particolari tipologie di lavoratori.
Ad esempio ai medici e al personale sanitario di assistenza a causa:
- del continuo contatto con soggetti ammalati di forme respiratorie e di influenza specie nei periodi di diffusione epidemica dei virus;
- del rischio di assenteismo dal lavoro per influenza proprio nel periodo in cui vi è maggiore richiesta di assistenza da parte della popolazione;
- del rischio di diventare trasmettitore di infezione da virus influenzali nei luoghi di lavoro (ospedale, strutture per lungodegenti, ...).
La vaccinazione viene offerta gratuitamente anche ai soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e a specifiche categorie di lavoratori:
- forze di polizia e vigili del fuoco, considerato il ruolo essenziale svolto nell’ambito della sicurezza ed emergenza;
- personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani: allevatori,
addetti all’attività di allevamento, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori e veterinari.
Inoltre le singole Regioni e Pubbliche Amministrazioni possono individuare altre categorie di lavoratori destinatari dell’offerta attiva e gratuita della vaccinazione.
Offerta che normalmente un datore di lavoro fa anche ai propri lavoratori “particolarmente esposti per l’attività svolta e al fine di contenere ricadute negative sulla produttività”.