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Anno 12 - numero 2331 di mercoledì 10 febbraio 2010
I rischi professionali nel settore artigiano: rischi fisici e chimici
La mappatura dei rischi professionali nel settore artigiano con riferimento a rischi fisici, chimici, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche.
Il documento ricorda come l’artigianato
rappresenti uno dei settori portanti dell’economia italiana e introduce anche
alcuni dati relativi alle imprese
artigiane in Europa, malgrado la “difformità nella definizione legale di
artigianato” (in Italia è data dalla legge quadro per l’artigianato n. 433/1985).
Se in Italia le imprese attive sono quasi 1,4 milioni, ne troviamo 607 mila in
Germania e 819 mila in Francia, “da un punto di vista normativo” il paese più
simile all’Italia.
In questo contributo si vuole offrire ai datori di lavoro una metodologia
semplice che consenta “la redazione di
una mappatura dei disagi/pericoli attraverso l’identificazione delle sorgenti
di rischio chimico e fisico presenti nel ciclo lavorativo”; una metodologia
che si concretizza in un “modello di raccolta delle informazioni, che porta gli
interessati ad ottenere una prima visione generale su tutti i principali
descrittori di rischio che possono presentarsi nel lavoro
artigianale”.
Rischio chimico Per individuare le esposizioni potenziali ad agenti
chimici è stata definita una proposta (check) che si articola in più
domande e deve essere compilata dal datore di lavoro o da un delegato.
La redazione di questa mappatura – le cui domande sono visibili sulle tabelle
presenti nel documento originale – “non esaurisce in alcun modo la valutazione
dei rischi ma serve solo ad individuare quali sono le esposizioni
potenziali o meglio i pericoli”.
Si ricorda, inoltre, che il Decreto
legislativo 81/2008 distingue nettamente “tra rischio
chimico correlato alle sostanze pericolose non cancerogene (Titolo IX capo
I Protezione da agenti chimici) e correlato alle sostanze
pericolose cancerogene e/o mutagene (Titolo IX Capo II Protezione da agenti
cancerogeni e mutageni)”: nella fase preliminare di individuazione dei pericoli
“occorre individuare correttamente anche queste ultime sostanze”.
Senza dimenticare che i pericoli possono essere individuati solo se il datore
di lavoro è in possesso delle schede di
sicurezza aggiornate dei prodotti utilizzati.
Per la compilazione della check
molte delle risposte sono di facile reperimento, ad esempio attraverso le schede
di sicurezza: solo alcune domande possono necessitare dell’aiuto di un consulente
esperto o di strutture pubbliche specialistiche.
Alcune sostanze in particolare “non hanno ancora la frase di rischio
obbligatoria e quindi non sono individuabili dalla lettura della scheda di
sicurezza”.
Per individuare gli agenti cancerogeni l’articolo suggerisce alcuni strumenti,
“quali ad esempio i siti web della IARC
(Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e della SIGMA-ALDRICH, la
cui consultazione è possibile tramite il numero CAS della sostanza, rilevabile
dalla scheda di sicurezza”.
Rischio fisico
Per l’individuazione delle esposizioni potenziali a rischio fisico “in questa
prima fase sono stati considerati il rischio
vibrazioni al sistema mano-braccio e al corpo intero, il rischio da radiazioni
elettromagnetiche e il rischio da radiazioni ottiche”.
Anche per questi rischi vengono proposte check di raccolta dati.
In particolare per il rischio vibrazioni
mano-braccio e al corpo intero la “valutazione
dei rischi è previsto che possa essere effettuata senza misurazioni,
qualora siano reperibili dati di esposizione adeguati presso banche dati
dell’ISPESL e delle Regioni o direttamente presso i produttori o fornitori”.
Tuttavia nel caso non siano reperibili “è necessario misurare i livelli di vibrazioni
meccaniche a cui i lavoratori sono esposti”.
Per “stimare preliminarmente il rischio” bisogna “effettuare una ricognizione
dei macchinari utilizzati nelle differenti lavorazioni ed esaminare il valore
di vibrazioni
dichiarato dal produttore e riportato nel libretto di istruzioni ed uso”.
Anche in questo caso possono essere d’ausilio alcune check presenti nel
documento e può essere consultata la Banca
Dati Vibrazioni dell’ISPESL.
Riguardo al rischio da campi
elettromagnetici si ricorda che alla base del D. Lgs. 81/2008 c’è
“l’obbligo di valutare
l’esposizione dei lavoratori facendo riferimento ai livelli d’azione ed ai
valori limite prescritti dalle linee guida ICNIRP”, valori limite fissati al
fine di prevenire gli effetti noti dell’esposizione su soggetti sani.
In realtà anche l’esposizione
a campi elettromagnetici (CEM) di entità inferiore al livello d’azione “può
comportare comunque problemi per persone portatrici di stimolatori cardiaci,
impianti ferromagnetici e dispositivi medicali impiantati, che non sono
protetti dai livelli d’azione, come espressamente richiamato dalla normativa”.
Dunque “è possibile affermare che i lavoratori non esposti (giustificabili)
sono quelli che hanno una esposizione ai campi EM che risulti inferiore ai
limiti considerati di sicurezza per la popolazione e riportati dalla normativa
ICNIRP”.
Anche in questo caso per stimare preliminarmente il rischio si propone di
utilizzare una check “dove sono indicati macchinari
e impianti che comportano potenziale rischio a CEM
e che prevedono sia la valutazione del rischio che l’adozione di misure di
tutela”.
Infine anche per il rischio da
radiazioni ottiche è proposta una check che riporta un “elenco indicativo
di macchinari e impianti che comportano potenziale rischio a radiazioni
ottiche artificiali e prevedono sia la valutazione del rischio che
l’adozione di misure di tutela”.
Ricordando, nelle conclusioni dl documento, che “la compilazione di queste
check non esaurisce in alcun modo la valutazione
dei rischi ma consente di ottenere una prima visione generale dei possibili
pericoli presenti”, si indica che questa metodologia rappresenta un punto di
partenza.
Un punto di partenza per lo sviluppo di programmi
futuri che permettano di:
– “validare e/o creare nuovi strumenti di valutazione del rischio utilizzabili
nel settore della piccola
impresa artigiana attraverso la sperimentazione della metodologia proposta
in un gruppo rappresentativo di aziende;
– creare banche dati, sia sui rischi
chimici che su quelli fisici sulla base di ciò che è già stato prodotto per
le vibrazioni al sistema mano-braccio e al corpo intero”.
“Ipotesi
di tecniche semplificate per la prima mappatura dei rischi professionali nel
settore artigiano. Seconda parte: rischi fisici e chimici” ed è stato
scritto da L. Montomoli e P. Sartorelli (Sezione di Medicina del Lavoro e
Tossicologia Occupazionale, Università degli Studi di Siena), da M.C. Aprea, G.
Sciarra e I. Pinto (Azienda USL 7 di Siena Laboratorio di Sanità Pubblica Area
Vasta Toscana Sud-Est) e da G. Di Leone (Dip.to Prevenzione - Servizio
Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro ASL Bari - SNOP), in Giornale
Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXI n°3, luglio-settembre
2009 (formato PDF, 497 kB).