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Anno 12 - numero 2324 di lunedì 1 febbraio 2010
I rischi professionali nel settore artigiano: l’ergonomia La valutazione del rischio e la mappatura dei rischi professionali nell'artigianato con particolare riferimento all’ergonomia. Le modalità operative, il software e i risultati in tre settori artigianali.
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Sul numero di Luglio/Settembre 2009
del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro
ed Ergonomia è presente un capitolo che può interessare i nostri lettori e
che PuntoSicuro comincia ad approfondire con il presente articolo.
Il tema è relativo alla “Valutazione del
rischio e sorveglianza sanitaria nell'artigianato e nella piccola impresa”,
una piccola
impresa che sappiamo rappresentare l’ossatura fondamentale del sistema
produttivo del nostro paese: quasi il 95% delle imprese italiane ha infatti
meno di 10 addetti. Alla fine del 2007 in questo comparto risultavano impiegati
oltre un milione e mezzo di addetti.
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Fornendo questi dati siamo entrati nel vivo del primo intervento su cui ci
soffermiamo oggi, dal titolo “Ipotesi di tecniche semplificate per
la prima mappatura dei rischi professionali nel settore artigiano. Prima parte:
rischi legati all’ergonomia” e scritto da D. Colombini, G. Di Leone, E.
Occhipinti, L. Montomoli, A. Ruschioni, M. Giambartolomei, S. Ardissone, M.
Fanti, S. Pressiani, M. Placci, M. Cerbai e S. Preite.
Nel documento si ricorda che recentemente la World
Health Organization, per prevenire le patologie lavoro correlate, ha
promosso la realizzazione di strumenti di lavoro (toolkit) per “l’identificazione rapida e complessiva della presenza
di possibili induttori di rischio facilmente utilizzabili da una serie di
eventuali fruitori, tra i quali: operatori della prevenzione, specialisti in
medicina del lavoro, lavoratori e loro rappresentanti sindacali, imprenditori e
operatori dei servizi di vigilanza”.
E durante il recente congresso IEA (International
Ergonomics Association) di Pechino è stato istituito un gruppo di lavoro
internazionale per la messa a punto di un modello capace di interpretare le interazioni
tra fattori di diversa natura nel determinismo delle patologie
muscolo scheletriche (WMSDs)
e dall’altro lato per lo sviluppo di procedure pratiche “per lo studio, la
prevenzione e la gestione dei disturbi
muscolo scheletrici connessi al lavoro”. Ne è nato un progetto
internazionale, “Toolkit for MSD
prevention”, rivolto in particolare a “settori finora trascurati (es.
agricoltura, pesca, artigianato,
piccola edilizia, ecc.)” che, tra l’altro, ben si presta, come abbiamo visto in
apertura dell’articolo, a offrire strumenti adatti - a partire da questo
contributo sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia – alla
grande maggioranza delle nostre imprese.
Al di là di alcune facilitazioni - presenti nella normativa
nazionale sulla sicurezza sul lavoro - relative alla valutazione del rischio nelle piccole imprese, il contributo
sottolinea come la valutazione
non sia solo un atto formale, è “specchio del livello di consapevolezza che datore
di lavoro e lavoratori hanno dei rischi presenti in azienda”. E “la delicatezza
di questa impostazione è facilmente intuibile ed è ampiamente dimostrata anche
dal fatto che il coinvolgimento di un medico
competente (di supporto al datore di lavoro per i rischi di natura
sanitaria) è rinviato alle sole situazioni per le quali sia già stata
preventivamente definita la necessità di un suo intervento”. E la valutazione
del rischio è comunque un’operazione complessa “che richiede un’adeguata
professionalità” e l’attuazione di diverse operazioni tra loro conseguenti.
Le numerose checklist
pubblicate per facilitare i datori di lavoro e consulenti tecnici si sono dimostrate
spesso “scarsamente agevoli in quanto richiedono competenze tecniche già
significativamente sviluppate e entrano da subito in una valutazione
approfondita dei rischi presenti in azienda”.
Scopo del lavoro – continua l’intervento – è dunque quello di “offrire, in
linea anche con il mandato del WHO IEA e con lo standard ISO 11228, una metodologia semplice che consenta, principalmente,
ma non esclusivamente, ai datori di lavoro la redazione della prima mappatura
dei disagi/pericoli (ovvero l’identificazione delle sorgenti di rischio
presenti nel ciclo lavorativo) esistenti nell’impresa artigiana”. Non uno
strumento sostitutivo del processo di valutazione dei rischi, ma un ausilio
allo stesso per “individuare le situazioni di pericolo presenti nell’azienda
per le quali occorra mettere in atto un processo valutativo più approfondito”.
La modalità operativa è suddivisa in
tre livelli di intervento:
- un primo livello in cui “si
effettua una identificazione rapida e complessiva di possibili induttori di
rischio attraverso l’utilizzo di specifiche key enters”. Questo primo livello
deve assicurare “una lettura del posto di lavoro globale e al contempo semplice”
e viene diviso in differenti item per ciascuna delle principali tipologie di
rischio (movimentazione dei carichi, movimenti ripetitivi, rumore, microclima,
agenti chimici, …);
- un secondo livello di intervento in
cui si procede “all’identificazione rapida della assenza di rischio (indicato,
con il tradizionale sistema a semaforo, con il codice verde) o di condizioni
critiche (rischio elevato, codice rosso) attraverso l’utilizzo di quick
evaluation”. Il processo di valutazione potrebbe interrompersi a questo livello:
o perché non risulta presente alcun rischio lavorativo o perché il rischio è “talmente
evidente da richiedere subito un intervento di bonifica senza ulteriori
approfondimenti valutativi”;
- il terzo livello parte quando,
secondo la “quick evaluation”, la postazione “non risulta né a rischio assente
né in condizioni evidentemente critiche” e si procede con la “valutazione
analitica del rischio attraverso l’uso dei modelli
di analisi” proposti dagli standard.
Vediamo ora alcuni risultati preliminari
ottenuti applicando questa modalità operativa in tre realtà artigianali tipicamente
italiane che sono state oggetto di prevalutazione. I risultati sono
accompagnati nel documento originale – che vi invitiamo a visionare – da alcuni
istogrammi (diagrammi) esplicativi.
Produzione manuale di tagliatelle
C’è una prevalenza di “problematiche legate ai movimenti ripetitivi degli
arti superiori e all’esposizione ad inquinanti ambientali (farine vegetali). Significativi
anche i problemi connessi al microclima, di minore rilevanza quelli legati a
posture fisse o incongrue”. Non emergono altre problematiche.
Produzione fisarmoniche (parti
meccaniche)
La prima problematica che emerge è relativa alla movimentazione
manuale di carichi (le fisarmoniche vengono trasportate manualmente da un
banco all’altro). “A seguire i movimenti
ripetitivi degli arti superiori, il microclima e la presenza di inquinanti
ambientali. Di minore rilevanza, ma comunque presenti, i problemi di natura
organizzativa, il rumore, le vibrazioni, le posture incongrue, l’illuminazione,
problematiche legate all’utilizzo di macchinari”.
In questo caso è evidente la necessità di una valutazione
più approfondita, specialmente in merito ai rischi più significativi, “con
l’opportunità di un coinvolgimento, da subito, anche di un medico competente”.
Produzione di Parmigiano reggiano
C’è una grande prevalenza di rischi da sovraccarico
biomeccanico, ma sono presenti anche problematiche legate al microclima e
alla presenza di inquinanti.
Questa prima proposta di metodologia di pre-mappatura si concretizza dunque in
un modello di raccolta delle informazioni che “consente di ottenere una prima
visione generale su tutti i principali descrittori di rischio che possono
presentarsi nel lavoro artigianale e di dare una risposta concreta ai criteri
base dell’ergonomia che propongono la lettura globale degli elementi di
disagio”.
Il documento si conclude ricordando che tale metodo è facilmente utilizzabile
perché già previsto su supporto
informatico, supporto disponibile gratuitamente su alcuni siti.
“Ipotesi
di tecniche semplificate per la prima mappatura dei rischi professionali nel
settore artigiano. Prima parte: rischi legati all’ergonomia”, scritto da D.
Colombini, G. Di Leone, E. Occhipinti, L. Montomoli, A. Ruschioni, M.
Giambartolomei, S. Ardissone, M. Fanti, S. Pressiani, M. Placci, M. Cerbai e S.
Preite, in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXI
n°3, luglio-settembre 2009 (formato PDF, 115 kB).
EPM CEMOC (Clinica del lavoro di Milano) e gruppo A.P.E., Modello
di raccolta per la pre-mappatura dei rischi e pericoli presenti nelle aziende
artigiane (formato XLS, 967 kB).
Tiziano Menduto
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