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Un confronto fra le metodologie di prevenzione del rischio esplosione applicate in Europa e in Nord America. Orientamenti, criticità, incidenti e proposte. Il problema delle polveri e la mancanza di gestione di tutte le polveri esplosive.
Dopo aver segnalato, in un precedente
articolo, un intervento che focalizzava gli obblighi del datore di lavoro
in merito alle direttive
ATEX – le direttive che fissano i requisiti da soddisfare per garantire la
sicurezza dei prodotti e dei lavoratori in ambienti ove è presente il rischio
di atmosfere potenzialmente esplosive
- ci soffermiamo ora su un intervento relativo al “Confronto
normative Europee ed Extraeuropee”.
Può essere infatti molto utile affrontare le metodologie di prevenzione applicate in Nord America nei luoghi di
lavoro con rischio
di esplosione in presenza di polveri e esalazioni.
Alla luce delle esperienze passate, l’Amministrazione
della Salute e della Sicurezza sul Lavoro Americana (OSHA) – da non
confondere con l’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro (EU-OSHA) – “raccomanda l’adozione di
metodologie appropriate di prevenzione ordinaria, che prevengono il
sollevamento della polvere
od esalazione pericolosa in modo da non esporre gli operatori ad elevati
livelli di inalazione o assorbimento”.
Inoltre “l’acqua o il solvente
utilizzati per la pulizia dovranno essere trattati per lo smaltimento come sostanze
pericolose”.
Gli autori indicano che un parametro utilizzato per le procedure di ispezione
dell’OSHA è questo: “più di 0,8 millimetri di polvere su di un’area equivalente
al 5% della superficie di una stanza rappresenta una significativa fonte di rischio
di esplosione”.
Tra l’altro la pulizia con aria compressa è considerata “controproducente e non
raccomandabile”: “i metodi di pulizia originerebbero un aumento del livello di
esposizione delle polveri pericolose in sospensione nell’aria”.
Ultimamente recenti incidenti causati da polveri esplosive “hanno aumentato
l'attenzione sulla pericolosità, da tempo riconosciuta, attribuita a tali
polveri”.
Lo US Chemical Safety Board (CSB) “ha
individuato 281 incendi ed esplosioni
provocate da polveri combustibili, avvenuti a partire dal 1980, i quali hanno
causato circa mille morti o feriti gravi. Gli incidenti si sono verificati
in 44 Stati, per lo più in impianti di trasformazione di prodotti alimentari o
in impianti in cui avviene la formazione di polveri da carta o da legno”.
E le stesse regolamentazioni OSHA “sono risultate insufficienti, non offrendo
una regolamentazione adeguata per polveri non legate alla lavorazione
cerealicola”.
Lo standard OSHA per strutture che lavorano cereali è stato invece “efficace
nella riduzione del numero e della gravità delle esplosioni
causate da polveri di cereali (grano) per più di 20 anni e costituisce un
esempio da seguire per affrontare la questione negli altri settori”.
In questa situazione il Congresso tenta di “accelerare l'adozione di una regolamentazione fast-track, cioè di immediata
definizione, riconoscibilità e gestione di tutte le polveri esplosive”.
Si ricorda che nel manuale del National Fire Protection Association (NFPA) è scritto che “ogni processo industriale
che riduce un materiale
esplosivo e alcuni materiali normalmente non esplosivi ad uno stato di
divisione in particelle molto fini, presenta un potenziale di serio rischio
di incendio o esplosione”.
Riguardo alle direttive europee gli
autori scrivono che l’ANNEX 1 e VIII della direttiva 94/9/CE
“con il ricorso all’autocertificazione dei macchinari ha generato confusione, in particolare nella corretta interpretazione
del termine ‘Zona’, dedicato alla classificazione degli ambienti e del termine
‘Categoria’, designato alla scelta di macchinari”.
“Ciò ha creato notevoli difficoltà al Comitato di sorveglianza delle merci in
libera circolazione all’interno del Mercato Europeo nella garanzia di
un’adeguata prevenzione nell’utilizzo di macchinari certificati ‘Categoria 3’”.
Insomma in Europa “non c'è una chiara normativa che si occupi
in particolare del contenimento di polveri o liquidi esalanti gas, a differenza
di USA e Canada, dove questo esiste e fa parte delle normative nordamericane:
CLASS 161801 e 161881”.
Inoltre ad oggi “sono molte le strumentazioni Certificate ATEX categoria 3 e
vendute sul mercato CE che spesso risultano strumentazioni convenzionali munite
di una dichiarazione facente riferimento alla direttiva
ATEX 94/9 allegato 8 ‘Controllo di
fabbricazione interno’. L'autocertificazione permette a queste strumentazioni
convenzionali di essere un pericolo grave per la sicurezza e la salute al
lavoro di chi ne fa uso”.
Riguardo all’orientamento e all’evoluzione futura delle direttive europee Tiger-Vac Europa propone alcune soluzioni:
- l’istituzione di un Forum sul sito
www.safetyworkingareas.org per un confronto comune sulla normativa ATEX e sulle
possibili proposte di aggiornamento;
- gettare in questo modo le basi per “linee guida per l’interpretazione delle
categorie di rischio permettendo la creazione di uno strumento gratuito di
consulenza ed informazione telematica in materia di sicurezza”;
- la “presa in carica delle autocertificazioni ATEX da parte degli Enti
notificati”.