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Anno 11 - numero 2272 di lunedì 02 novembre 2009

Direttiva ATEX: le lacune della normativa europea


Un confronto fra le metodologie di prevenzione del rischio esplosione applicate in Europa e in Nord America. Orientamenti, criticità, incidenti e proposte. Il problema delle polveri e la mancanza di gestione di tutte le polveri esplosive.

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Abbiamo presentato nei giorni scorsi gli atti del seminario “Direttiva ATEX 94/9/CE per atmosfere esplosive - Confronto con le normative extraeuropee - Classificazione delle zone pericolose - Materiali e idee per le ispezioni di sicurezza-esplosioni”; un seminario promosso da Tiger-Vac Europa che si è tenuto il 12 giugno 2009, in occasione della manifestazione Ambiente Lavoro.


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Dopo aver segnalato, in un precedente articolo, un intervento che focalizzava gli obblighi del datore di lavoro in merito alle direttive ATEX – le direttive che fissano i requisiti da soddisfare per garantire la sicurezza dei prodotti e dei lavoratori in ambienti ove è presente il rischio di atmosfere potenzialmente esplosive - ci soffermiamo ora su un intervento relativo al “Confronto normative Europee ed Extraeuropee”.

Può essere infatti molto utile affrontare le metodologie di prevenzione applicate in Nord America nei luoghi di lavoro con rischio di esplosione in presenza di polveri e esalazioni.

Alla luce delle esperienze passate, l’Amministrazione della Salute e della Sicurezza sul Lavoro Americana (OSHA) – da non confondere con l’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro (EU-OSHA) – “raccomanda l’adozione di metodologie appropriate di prevenzione ordinaria, che prevengono il sollevamento della polvere od esalazione pericolosa in modo da non esporre gli operatori ad elevati livelli di inalazione o assorbimento”.
Inoltre  “l’acqua o il solvente utilizzati per la pulizia dovranno essere trattati per lo smaltimento come sostanze pericolose”.
Gli autori indicano che un parametro utilizzato per le procedure di ispezione dell’OSHA è questo: “più di 0,8 millimetri di polvere su di un’area equivalente al 5% della superficie di una stanza rappresenta una significativa fonte di rischio di esplosione”.
Tra l’altro la pulizia con aria compressa è considerata “controproducente e non raccomandabile”: “i metodi di pulizia originerebbero un aumento del livello di esposizione delle polveri pericolose in sospensione nell’aria”.

Ultimamente recenti incidenti causati da polveri esplosive “hanno aumentato l'attenzione sulla pericolosità, da tempo riconosciuta, attribuita a tali polveri”.
Lo US Chemical Safety Board (CSB) “ha individuato 281 incendi ed esplosioni provocate da polveri combustibili, avvenuti a partire dal 1980, i quali hanno causato circa mille morti o feriti gravi. Gli incidenti si sono verificati in 44 Stati, per lo più in impianti di trasformazione di prodotti alimentari o in impianti in cui avviene la formazione di polveri da carta o da legno”.
E le stesse regolamentazioni OSHA “sono risultate insufficienti, non offrendo una regolamentazione adeguata per polveri non legate alla lavorazione cerealicola”.
Lo standard OSHA per strutture che lavorano cereali è stato invece “efficace nella riduzione del numero e della gravità delle esplosioni causate da polveri di cereali (grano) per più di 20 anni e costituisce un esempio da seguire per affrontare la questione negli altri settori”.

In questa situazione il Congresso tenta di “accelerare l'adozione di una regolamentazione fast-track, cioè di immediata definizione, riconoscibilità e gestione di tutte le polveri esplosive”.
Si ricorda che nel manuale del National Fire Protection Association (NFPA) è scritto che “ogni processo industriale che riduce un materiale esplosivo e alcuni materiali normalmente non esplosivi ad uno stato di divisione in particelle molto fini, presenta un potenziale di serio rischio di incendio o esplosione”.
 
Riguardo alle direttive europee gli autori scrivono che l’ANNEX 1 e VIII della direttiva 94/9/CE “con il ricorso all’autocertificazione dei macchinari ha generato confusione, in particolare nella corretta interpretazione del termine ‘Zona’, dedicato alla classificazione degli ambienti e del termine ‘Categoria’, designato alla scelta di macchinari”.
“Ciò ha creato notevoli difficoltà al Comitato di sorveglianza delle merci in libera circolazione all’interno del Mercato Europeo nella garanzia di un’adeguata prevenzione nell’utilizzo di macchinari certificati ‘Categoria 3’”.

Insomma in Europanon c'è una chiara normativa che si occupi in particolare del contenimento di polveri o liquidi esalanti gas, a differenza di USA e Canada, dove questo esiste e fa parte delle normative nordamericane: CLASS 161801 e 161881”.
Inoltre ad oggi “sono molte le strumentazioni Certificate ATEX categoria 3 e vendute sul mercato CE che spesso risultano strumentazioni convenzionali munite di una dichiarazione facente riferimento alla direttiva ATEX 94/9 allegato 8  ‘Controllo di fabbricazione interno’. L'autocertificazione permette a queste strumentazioni convenzionali di essere un pericolo grave per la sicurezza e la salute al lavoro di chi ne fa uso”.

Riguardo all’orientamento e all’evoluzione futura delle direttive europee Tiger-Vac Europa propone alcune soluzioni:
- l’istituzione di un Forum sul sito www.safetyworkingareas.org per un confronto comune sulla normativa ATEX e sulle possibili proposte di aggiornamento;
- gettare in questo modo le basi per “linee guida per l’interpretazione delle categorie di rischio permettendo la creazione di uno strumento gratuito di consulenza ed informazione telematica in materia di sicurezza”;
- la “presa in carica delle autocertificazioni ATEX da parte degli Enti notificati”.



Confronto normative Europee ed Extraeuropee”, Ing. A. Panico, Dott. O. Serio (formato PDF, 385 kB).


Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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