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Anno 12 - numero 2440 di giovedì 15 luglio 2010
Contratti pubblici: gestione della sicurezza ed esempi di buone pratiche La sicurezza nei contratti pubblici: le criticità della prevenzione, le strutture di coordinamento nazionali e regionali, il piano nazionale edilizia e le azioni di indirizzo e coordinamento attuate da ITACA.
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Nel convegno “Sicurezza
nei contratti pubblici. Problematiche e prospettive applicative” - tenuto il 9 marzo a Roma e organizzato
nell’ambito del Gruppo di Lavoro interregionale “Sicurezza Appalti” costituito
presso ITACA (Istituto per l'innovazione e trasparenza
degli appalti e la compatibilità ambientale) – si sono affrontati diversi temi.
PuntoSicuro si sofferma in particolare su due interventi relativi alla gestione
della sicurezza e alle attività istituzionali di prevenzione.

Il primo intervento, dal titolo “Gestione
della
sicurezza nella esecuzione dei contratti pubblici”, è a cura
dell’Ing. Marco Masi, coordinatore
del Comitato Tecnico Interregionale Conferenza delle Regioni e Province
Autonome.
L’intervento, dopo un breve excursus relativo agli indicatori di salute e
di
danno in Italia, presenta alcune criticità
relative alla prevenzione:
- “contrasto tra l’evoluzione delle tecniche di progetto e di costruzione
e modalità di lavoro non più adeguate;
- qualificazione professionale e tecnologie sempre più complesse;
- parcellizzazione dell’organizzazione aziendale (ricorso sistematico a
subappalti e/o cottimi);
- contratti di lavoro
intermittenti, comando o distaccamento;
- lavoro
irregolare;
- affidamento lavori al massimo ribasso: il ruolo del committente
e del responsabile”.
L’intervento si occupa poi della prevenzione nei luoghi di lavoro in
Italia,
con riferimento al Decreto
legislativo
81/2008, alle diverse strutture
di coordinamento nazionali e regionali e all’attuale sistema
istituzionale
di prevenzione.
Nella normativa vigente si può infatti trovare la “definizione di un
assetto
istituzionale fondato sull’organizzazione e circolazione delle
informazioni,
delle linee guida e delle buone pratiche, anche attraverso il sistema
informativo
nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro che valorizza
le competenze esistenti ed eviti ogni sovrapposizione o duplicazione di
interventi”.
L’intervento si sofferma inoltre sui Piani
Regionali di Prevenzione e sui Comitati
Regionali di Coordinamento.
Questi Comitati - istituiti presso ogni Regione
e Provincia autonoma in accordo al Decreto
del
Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 2007 – hanno la
finalità di “realizzare una programmazione coordinata e uniforme di
interventi
e il necessario raccordo con il Comitato per l’indirizzo e la
valutazione delle
politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di
vigilanza
in materia di salute e sicurezza sul lavoro e con la Commissione
consultiva
permanente per la salute e sicurezza sul lavoro”.
I principali obiettivi dei Comitati
regionali di coordinamento e degli Uffici operativi sono di:
- “migliorare la conoscenza dei livelli di applicazione della normativa e
delle
criticità e, conseguentemente, delle azioni per risolverle;
- implementare la sorveglianza degli infortuni e malattie
professionali;
- migliorare l’efficacia degli interventi definendo e realizzando piani
di
prevenzione e interventi di vigilanza, integrati o congiunti;
- adeguare l’azione di prevenzione, attraverso la emanazione delle linee
guida
e lo sviluppo delle “buone prassi”;
- assicurare il sostegno alle micro ed alle piccole imprese attraverso
il
Sistema della bilateralità”.
Dopo aver brevemente presentato gli organismi
paritetici, l’autore affronta alcuni temi del Testo Unico
relativamente ai
cantieri edili, con particolare riferimento alla nomina dei coordinatori
e
all’importanza di una “corretta progettazione e pianificazione della
sicurezza
durante la costruzione di un’opera”
.
Infine Marco
Masi presenta il piano nazionale
edilizia, partendo da alcuni dati tratti da un’indagine integrata
Inail, Ispesl e Regioni su 2451 infortuni gravi
o mortali:
- “ 90% degli infortuni mortali o gravi per caduta avvengono in imprese
sotto i
9 dipendenti;
- prima causa infortuni
mortali è la caduta
dall’alto”.
Inoltre nel comparto costruzioni tali incidenti avvengono:
- “il 20% nella prima settimana di lavoro;
- il 12% nel primo giorno di lavoro”;
- a lavoratori di 40 nazionalità diverse.
L’autore sottolinea il “coinvolgimento
delle fasce deboli: giovani, extracomunitari,
lavoratori precari o irregolari, anziani ( il 21% di tutti i casi
mortali hanno
riguardato ultrasessantenni e il 12,5% sopra i 64 anni)”.
L’obiettivo del piano nazionale edilizia
è di “raggiungere nel triennio una serie di obiettivi di prevenzione di
sistema, stabilendo dei ‘minimi comuni’ da raggiungere progressivamente e
il
miglioramento della capacità di intervento coordinato con le altre
strutture
territoriali deputate alla vigilanza, quali le DPL, INAIL e INPS”. Un
secondo
obiettivo è di “controllare 50.000 cantieri, ripartiti a livello
regionale
secondo parametri connessi alle specificità del rischio delle specifiche
realtà”.
In relazione al piano nazionale edilizia l’intervento, attraverso anche
diverse
foto che vi invitiamo a visionare , riporta alcune caratteristiche dei cantieri
sotto il “minimo etico di
sicurezza”:
- “lavori sopra i 3 metri in totale assenza di opere provvisionali o con
estese
carenze di protezioni;
- lavori
di
scavo superiore al metro e mezzo, in trincea, o a fronte aperto ma
con
postazioni di lavoro a piè di scavo, senza alcun tipo di prevenzione;
- lavori su superfici “non portanti” (ad es. eternit) senza alcun tipo
di
protezione collettiva od individuale”.
Un breve cenno all’intervento “Azioni
di
indirizzo e coordinamento: esempi di buone pratiche”, a cura
dell’ Ing.
Daniela Scaccia.
In questo intervento si ricorda l’organizzazione di ITACA in tavoli
tecnici con specifico
riferimento al gruppo di lavoro (GdL) “Sicurezza
Appalti”, “partecipato da Regioni e
Province Autonome, Ordini e Collegi Professionali, Associazioni
nazionali di
categoria, Sindacati”.
Il documento raccoglie i riferimenti ad alcuni strumenti nati a
supporto delle stazioni appaltanti. Ad esempio:
- le “Linee guida per il coordinamento della sicurezza nelle Grandi
Opere”: il
loro scopo è migliorare “l'efficacia delle attività di coordinamento per
la
sicurezza poste in essere dal Committente e dalla propria
organizzazione,
nonché di rendere più omogenee tali attività e migliorare i risultati da
esse
conseguiti”;
- le “Linee guida per la stima dei costi della sicurezza nei contratti
pubblici
di forniture o servizi”, con riferimento ai “contratti
pubblici di forniture e servizi per i quali non vi è una norma
consolidata
relativa al calcolo dei costi
contrattuali
della sicurezza”.
L’intervento presenta l’organizzazione del Gdl “Sicurezza appalti” in sottogruppi
di lavoro:
- “Osservatorio permanente
- criticità e aggiornamenti normativi del
Titolo IV
del D.Lgs. 81/08”;
- “Profili di ripartizione ordinamentale nella legislazione in materia
di
sicurezza dei contratti pubblici”;
- “Approfondimento art.26 D.Lgs. 81/08 relativo ai contratti d’appalto,
d’opera
e di somministrazione
- requisiti minimi DUVRI”;
- “Livelli di responsabilità del Titolo IV ed i sistemi di
qualificazione delle
imprese”;
- “Correlazione dell’organizzazione e gestione aziendale con la gestione
della
sicurezza (SGSL)”
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