|
|
|
|
 |
|
Dal 1999 quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro per RSPP, RLS, tecnici della prevenzione, esperti 81/08, consulenti e addetti alla sicurezza. |
|
|
|
Anno 11 - numero 2282 di lunedì 16 novembre 2009
Campi elettromagnetici: conoscere i campi, i rischi e le sorgenti Un focus di PuntoSicuro in quattro puntate per favorire la conoscenza dei campi elettromagnetici, la percezione e valutazione del rischio e l’adozione di misure preventive. Cosa è un CEM, quali sono i rischi e quali le sorgenti. Prima parte.
google_ad_client
Il 29 settembre 2009 si è tenuto a Modena il seminario “Rischi
da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Progetto
Camelet) e dall’Azienda
USL di Modena in collaborazione con Organizzazione Sindacali e
Associazioni.
Durante l’incontro si è ricordato che nelle aziende la valutazione
e la prevenzione dei rischi, associati all’esposizione di campi
elettromagnetici, sono spesso trascurate e le informazioni sui fattori di
rischio limitate.
Per questo motivo PuntoSicuro ha deciso di dedicare al tema, utilizzando atti e
materiali del convegno presentati nei giorni scorsi, un focus in quattro parti: innanzitutto dando indicazioni sul rischio
e sulle sorgenti di campi
elettromagnetici nei luoghi di lavoro (prima parte), successivamente
indicando gli effetti su salute e sicurezza (seconda parte), poi presentando le
normative di riferimento (terza parte) e, infine, informando sulle misure di
prevenzione possibili (quarta parte).
---- L'articolo continua dopo la pubblicità ----

Per iniziare, prendiamo spunto da un intervento al seminario dal titolo “Un
po’ di fisica per capirsi: campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”,
a cura della Dott.ssa Annamaria
Vandelli. L’autrice, con un linguaggio di facile comprensione, ci aiuta a
comprendere gli elementi di conoscenza di base per poi addentrarsi nel mondo
del rischio
elettromagnetico.
Cosa è un campo elettrico?
“Si definisce campo elettrico il fenomeno fisico che conferisce ad un
oggetto dotato di carica elettrica la proprietà di attrarre o respingere altre
cariche elettriche. Un campo elettrico si può generare strofinando una penna su
un maglione oppure si può avere un idea di un campo elettrico statico quando
pettinandosi si ‘elettrizzano’ i capelli. Un campo elettrico non si può vedere
né toccare, ma è sempre presente nei dintorni di apparecchiature
elettriche tra le più comuni, anche se spente ma collegate alla rete.
L’unità di misura del campo elettrico più comunemente impiegata è il Volt/metro
(V/m)”.
Cosa è un campo magnetico?
“Il campo magnetico, a differenza di quello elettrico, è caratterizzato
dalle cariche in movimento, in particolare dalle correnti elettriche che
scorrono nei conduttori (corpi che si lasciano attraversare da un flusso di
cariche elettriche). Il campo
magnetico si definisce come la proprietà, che si manifesta nello spazio, di
una carica elettrica in movimento di produrre una forza su una qualsiasi altra
carica in movimento. Le calamite, sorgenti di campi magnetici permanenti, sono
caratterizzate da correnti che scorrono permanentemente al loro interno; il
nostro stesso pianeta è dotato di un campo magnetico i cui poli (positivo e
negativo) sono localizzati nelle vicinanze del Polo Nord e del Polo Sud.
L’unità di misura del campo magnetico è l’Ampère/metro, ma per comodità si
misura il flusso di induzione magnetica che si esprime in Tesla e nei suoi
sottomultipli”, come il microtesla μT e millitesla mT.
E i campi elettromagnetici (CEM)?
Questi campi “hanno origine dalle cariche elettriche e dal movimento delle
cariche stesse (es. corrente elettrica). Infatti
l’oscillazione delle cariche elettriche, per esempio in un’antenna o in un
conduttore percorso da corrente, produce campi elettrici e magnetici che si
propagano nello spazio sotto forma di onde. Le onde elettromagnetiche sono una
forma di propagazione dell’energia nello spazio e, a differenza delle onde
meccaniche (es. onde sonore) per le quali c’è bisogno di un mezzo, si possono
propagare anche nel vuoto”.
Attenzione però non si può parlare di campi elettromagnetici in generale:
“occorre specificare a che ‘tipo di radiazione’ ci si riferisce, poiché sono
sensibilmente diverse al variare della frequenza, con effetti sulla materia
altrettanto diversi”.
Continuiamo ora a parlare di CEM attraverso “Rischi
da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo”, un documento
divulgativo distribuito ai partecipanti del seminario.
Di quale tipologia di rischio stiamo
parlando?
“Il rischio da campi
elettromagnetici (CEM) è un rischio che appartiene alle "Radiazioni
non Ionizzanti" (che comprendono anche le radiazioni
ottiche e cioè i raggi ultravioletti, le radiazioni del visibile, i raggi
infrarossi) e viene considerato dal DLgs.81/2008
tra gli "Agenti Fisici" al Titolo VIII e in particolare dal Capo IV”.
In particolare i CEM “comprendono le radiofrequenze (RF), le microonde (MO), le
cosiddette ELF (radiazioni a frequenze estremamente basse) e i campi elettrici
e magnetici statici”.
Non comprendono invece “i rischi da contatto con parti in tensione che sono
oggetto di altra normativa”.
Quali sono le sorgenti dei CEM?
Sono diverse le attività lavorative che possono comportare “esposizioni a
campi elettromagnetici, cioè nell’intervallo di frequenza da 0 Hz fino a 300
GHz” (a livelli di campo sensibilmente più elevati di quelli in gioco nelle
tipiche esposizioni della popolazione), ad esempio possiamo avere:
- sorgenti di campi elettrici e
magnetici statici: praticamente “ovunque vi siano apparecchiature
alimentate da tensione continua o linee percorse da elevate correnti continue”.
Concentrando l’attenzione sul solo campo magnetico, “possono risultare esposti
a livelli di gran lunga superiori al fondo naturale (in media circa 50 μT di
induzione magnetica), i lavoratori addetti a processi di elettrolisi” e “coloro
che operano nel comparto ferroviario su trasporti alimentati in corrente
continua”. Ma “elevati livelli di campi statici sono riscontrabili anche presso
macchinari per la produzione di grandi elettrodi per archi voltaici” e “in
prossimità dei tomografi a Risonanza
Magnetica Nucleare”;
- campi elettrici e magnetici ELF negli
ambienti industriali: “l’esposizione degli addetti alle centrali
elettriche, è stata stimata attorno a 40 μT come valore medio, con picchi
sensibilmente più elevati, specie per gli addetti alla manutenzione delle
linee. Molti sono peraltro gli impianti industriali dotati di sottostazione
autonoma per l’alimentazione elettrica, con esposizioni parimenti
significative”. Anche in relazione ai diversi processi industriali, “ogni
apparecchiatura alimentata con correnti elevate costituisce una potenziale
sorgente. Nei vari tipi di forni elettrici e nelle fonderie
(fusione e trattamento dell’acciaio e altri metalli) i lavoratori possono
risultare esposti con continuità a campi magnetici tra 100 μT e 10 mT, con
picchi superiori ai 100 mT nel caso dei saldatori,
che sembrano costituire la categoria potenzialmente esposta ai livelli più
elevati. Esposizioni significative sono inoltre riscontrabili nei processi di
smerigliatura a mano (fino 300 μT), e nella produzione di magneti permanenti
(500 μT)”;
- riscaldatori industriali a
radiofrequenza e microonde: queste macchine, che si basano sulla
“trasformazione in calore dell’energia elettromagnetica assorbita dal materiale
oggetto di trattamento”, sono tradizionalmente suddivisi in tre categorie in
base al principio e alle modalità di funzionamento: a perdite dielettriche, a
induzione magnetica e a microonde. Nel caso degli apparecchi per riscaldamento
a perdite dielettriche, che “vengono impiegati nell’industria
del legno (incollaggio e piegatura), per la saldatura e stampaggio di
manufatti in plastica (PVC in primo luogo) e nell’industria tessile
(essiccamento delle fibre)”, ”l’esposizione degli operatori avviene in zona di
campo vicino, e quindi è necessario a rigore misurare separatamente i campi
elettrico e magnetico, anche se la sola misura del campo elettrico si dimostra
conservativa in molti casi, in considerazione del principio di funzionamento
dell’applicatore, che è in pratica un condensatore a facce piane e parallele in
grado di generare intensi campi elettrici al suo interno (decine di kV/m). Gli
apparecchi per riscaldamento a induzione sono usati invece nel trattamento dei
materiali metallici (saldatura, indurimento, tempera, fusione, etc.), e
nell’industria elettronica. “Come per i riscaldatori a perdite dielettriche,
l’esposizione degli operatori avviene in zona di campo vicino, e quindi è
necessario a rigore misurare separatamente i campi elettrico e magnetico, ma il
maggior interesse è naturalmente questa volta concentrato sulla componente
magnetica. I livelli di esposizione possono risultare tra i più elevati, con
campi magnetici fino a 20 A/m e campi elettrici fino a 8 kV/m, in assenza delle
opportune misure di protezione e contenimento, dipendendo sempre in modo
critico, oltre che dalla potenza della macchina, dal tipo e configurazione
degli induttori, dalla posizione del lavoratore rispetto ad essi, dalla
presenza di altri oggetti metallici, e dalle procedure di impiego della
macchina”;
- apparecchiature biomediche: in numerose indagini sperimentali effettuate
nelle strutture sanitarie presso apparecchiature emittenti radiazioni non
ionizzanti si sono evidenziate “situazioni di esposizione rilevante e talvolta
elevati rischi per la salute e la sicurezza di operatori e pazienti, con
notevoli carenze strutturali, organizzative e procedurali, dovute anche
all’assenza di specifiche normative di prevenzione e protezione in materia,
eccezion fatta per la Risonanza
Magnetica Nucleare”. Nel documento originale - che vi invitiamo a visionare
– è presenta una tabella con le apparecchiature con aspetti di interesse ai
fini della tutela della salute di pazienti e lavoratori;
- apparati per telecomunicazioni:
rappresentano il contributo più significativo per l’esposizione della
popolazione alle radiofrequenze e microonde, ma “numerose categorie
professionali possono comunque risultare esposte a livelli notevolmente
elevati”. Ad esempio “gli operatori la cui mansione comporta l’ascesa su torri
e tralicci,
per l’installazione o la manutenzione di sistemi radio FM” o televisivi
“possono essere esposti a campi elettrici fino a 1000 V/m e magnetici fino a 5
A/m”. “Esposizioni più contenute e non
superiori a 0,1 W/m2, sono in genere associate alla vicinanza a sistemi radar
per il controllo del traffico aereo”;
- varchi magnetici e sistemi
antitaccheggio: queste apparecchiature “sono sorgenti di esposizione per la
popolazione e per i lavoratori di largo e crescente impiego presso centri
commerciali, supermercati, negozi, banche, aeroporti ecc.”. Tali sistemi
“possono produrre esposizioni croniche per i lavoratori con postazioni di
lavoro fisse in prossimità dei varchi, come è il caso degli addetti alle casse
nei supermercati, che possono risultare esposti continuativamente per l’intero
turno lavorativo a livelli di campo non trascurabili”;
- sistemi di identificazione a
radiofrequenza (RFID): sono “dispositivi che consentono la rapida
identificazione di persone o merci mediante la lettura a distanza di apposite
etichette magnetizzate”. “I problemi posti da questi sistemi sono simili a
quelli dei varchi elettromagnetici o dei dispositivi antitaccheggio”.
Nei prossimi giorni pubblicheremo la seconda parte di questo focus dedicata a
individuare gli effetti dell’interazione dei campi elettrici e magnetici con i
tessuti biologici.
Atti del convegno “Rischi da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo”, intervento
“Un
po’ di fisica per capirsi: campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”,
Dott.ssa Annamaria Vandelli, Az. USL di
Modena (formato PDF, 393 kB).
“Rischi
da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo”, materiale divulgativo
relativo al convegno omonimo; fonti: ISPESL,
ISS, ELETTRA2000, ASL di Siena, Az.USL di Modena Coordinamento Tecnico per la
sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province aut. (formato
PDF, 231 kB).
Tiziano Menduto
Commenti alla pagina.
Nessun commento attualmente presente.
Ultimi documenti inseriti nella banca dati normativa di PuntoSicuro sulla sicurezza sul lavoro. |
|
NEWSLETTER
|
Ricevi ogni giorno le principali notizie sulla sicurezza sul lavoro. Inserisci il tuo indirizzo e-mail:
|
|
|
Copyright © All Rights reserved 1999-2012 - PuntoSicuro è la testata giornalistica di
Mega Italia Media.
I contenuti degli articoli possono contenere pareri personali degli autori. Non si risponde per interpretazioni che dovessero risultare inesatte o erronee.
È la rivista ufficiale Aifos - Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro È sito segnalato dai servizi di documentazione INAIL e ISPESL come fonte di informazioni di particolare interesse/attualità.
Registrazione presso il Tribunale di Brescia, n. 56/2000 del 14.11.2000 - Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n. 16562 Direttore responsabile: Luigi Meroni. Redazione: Pietro de' Castiglioni, Federica Gozzini, Tiziano Menduto (contattaci) - Privacy Policy
Unsubscribe: per cancellarsi dalla newsletter PuntoSicuro cliccare qui, per modificare l'e-mail di iscrizione alla newsletter cliccare qui
Mega Italia Media srl, via Roncadelle 70A, Castel Mella (BS), C.F./P.IVA 03556360174, Tel. 0305531825 produce corsi multimediali e in e-learning per la formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Realizzato con il content management system DynDevice WCMS |
|
|
|