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Anno 12 - numero 2407 di venerdì 28 maggio 2010
A rischio l'esistenza dell’ISPESL L’ISPESL, unico Ente di ricerca del nostro Paese con vastissime competenze nel settore della prevenzione e della sicurezza dei lavoratori, risulterebbe soppresso nell’ambito della manovra finanziaria varata dal Consiglio dei Ministri.
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Comunicato stampa dell'ISPESL
In relazione alle notizie di stampa si apprende che l’Ispesl (Istituto
Superiore per la prevenzione e la sicurezza del Lavoro), unico Ente di ricerca
del nostro Paese con vastissime competenze nel settore della prevenzione
e della sicurezza dei lavoratori, nell’ambito della manovra finanziaria
varata dal Consiglio dei Ministri del 25 maggio, risulterebbe soppresso.
Rimaniamo stupiti dalle notizie della soppressione e della definizione di ente
inutile per l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro
(ISPESL).
L’etichetta, da alcuni attribuita, all’istituto di “Ente inutile” è offensiva
per tutti i lavoratori, oltreché priva di fondamento.
L’Ispesl non solo non è
ente inutile, ma nel silenzio del suo trentennale
lavoro quotidiano, attraverso l’impegno e il sacrificio delle molteplici
professionalità (ingegneri, medici, chimici, fisici, biologi, ecc) pur
nella
scarsità di mezzi, garantisce un apporto insostituibile di conoscenze,
esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel
delicato
settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fornendo
un know
how, patrimonio per l’Italia, apprezzato e riconosciuto non solo in
ambito
scientifico nazionale e internazionale ma da tutte le organizzazioni
datoriali
e sindacali.
Se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200
(per
parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a
tutte le
innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo
personale.
L’Ente che soffre dall’anno 2000 una costante e vertiginosa riduzione di
fondi,
dimezzati nel corso di questi anni, da 110 a 58 milioni di euro, oltre
ad un
altrettanto drastica riduzione del personale per raggiunti limiti di età
(senza
possibilità di un fisiologico turn over, per il blocco delle
assunzioni), non
ha mai ridotto il proprio impegno per la tutela della sicurezza e della
salute
dei lavoratori. Nonostante ciò l’Istituto si è costantemente adoperato
nel
corso di questi anni per avere mezzi e disponibilità per esercitare al
meglio
le proprie funzioni.
L’Istituto ha, infatti, accresciuto e ampliato tutti i possibili servizi
che la
legge gli consente di fare, riuscendo persino ad incrementare
notevolmente le
entrate proprie.
L’Istituto oggi è in grado di autofinanziarsi (35 milioni di euro) per
più del
60 % dello stanziamento che perviene dallo Stato.
E questo lo si può considerare un “ente inutile”?
Chi si è impegnato e chi si impegna per conto del Governo e delle
Autorità
territoriali, per le aree di Taranto,
Civitavecchia, Casale Monferrato, ovvero per i gravissimi problemi del
terremoto a l’Aquila, in Abruzzo?
Chi è intervenuto per la sicurezza degli insediamenti a rischio
di
incidente rilevante o degli impianti energetici più complessi?
Chi ha fronteggiato le emergenze nazionali al fianco delle istituzioni
territoriali e nazionali (incidente Monte Bianco, nave G. Montari, Gran
Sasso,
ThyssenKrupp, camere iperbariche, ecc...)?
Riteniamo in conclusione che non solo l’Ispesl non sia “ente inutile”,
ma che
sia “utilissimo” per il nostro sistema produttivo che si finanzia per
gran
parte da solo.
A questo punto sarebbe utile sapere in quale logica e con quali
procedure sia
stata disposta la “soppressione” dell’Ispesl con lo “scioglimento”
nell’Inail.
Aspettiamo una risposta.
Il personale dell’Ispesl la chiede. Lo chiedono anche i lavoratori e i
familiari delle vittime sul lavoro.
Fonte: Ispesl.
Commenti alla pagina.
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