Il documento si “rivolge ai lavoratori e ai loro rappresentanti per la sicurezza con lo scopo di sensibilizzare e coinvolgere tutti nell'attività di prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici: sia attraverso un corretto comportamento individuale, rispettoso della salute propria e altrui, sia per chiedere al datore di lavoro le istruzioni adeguate e le soluzioni di prevenzione ritenute necessarie”.
Una prima lettura dell’indice ci permette di notare la molteplicità e la ricchezza dei temi proposti.
L’introduzione ci ricorda che “quasi il 24% dei lavoratori dell’Unione europea soffre di mal di schiena e il 22% lamenta dolori muscolari”. E inoltre che il “62% dei lavoratori svolge operazioni ripetitive con le mani o le braccia per un quarto dell’orario di lavoro; il 46% lavora in posizioni dolorose o stancanti; il 35% trasporta o movimenta carichi pesanti”.
Se poi guardiamo all’Italia alcune stime epidemiologiche permettono di affermare che “almeno cinque milioni di lavoratori svolgono abitualmente attività lavorative che prevedono la
movimentazione manuale di carichi”. Ed è indubbio che tra questi lavoratori i disturbi e le malattie acute e croniche della schiena siano particolarmente diffusi.
Inoltre – continua l’introduzione - le conseguenze di questi disturbi “sono pesantissime, da un punto di vista sociale ed economico, per i lavoratori, ai quali procurano sofferenza personale e possibile riduzione di reddito; per i datori di lavoro, perché riducono l’efficienza aziendale; per il Paese, perché incidono sulla spesa sanitaria e previdenziale”.
Per evitare queste sofferenze “i datori di lavoro e gli stessi lavoratori possono contribuire a prevenire o comunque a ridurre in buona parte molti di questi problemi applicando ed osservando le norme vigenti in materia di salute e sicurezza e seguendo le indicazioni e le soluzioni disponibili per prassi lavorative corrette che evitino questi rischi”.
Quello che viene proposto è un approccio integrato alla prevenzione.
Intanto è necessario “che i datori di lavoro, i lavoratori, i rappresentanti di entrambi, nonché le istituzioni collaborino per risolvere il problema dei DMS”, poi gli interventi devono tenere in considerazione “l’intero carico esercitato sul corpo”, vale a dire “tutte le forme di tensione a cui è sottoposto il corpo, oltre che i carichi trasportati”.
Infine, laddove possibile, “i datori di lavoro dovrebbero impegnarsi a reinserire i lavoratori affetti da queste patologie in mansioni adeguate”.
Il primo capitolo della pubblicazione è dedicato alla legislazione.
Il secondo capitolo, che PuntoSicuro approfondirà nei prossimi giorni insieme alla parte relativa alla prevenzione, presenta le patologie e i disturbi muscoloscheletrici con riferimento al rachide (collo e schiena), agli arti superiori (spalle, braccia e mani) e a quelli inferiori (gambe e piedi).
Di ogni parte del corpo in questione il documento analizza la struttura e il funzionamento, le alterazioni più comuni e i fattori di rischio in relazione agli ambiti lavorativi.
Il capitolo sulla prevenzione è un ricco prontuario di informazioni pratiche che dovrebbe essere presente in ogni luogo di lavoro a rischio.
In questa parte del documento si ricorda che la prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici deve partire innanzitutto dall’eliminazione delle “cause meccaniche che li determinano, attraverso la meccanizzazione/automazione dei processi”.
Se questo non è possibile si deve ridurre il rischio “attraverso l’utilizzo di opportuni ausili meccanici, l’applicazione dei principi ergonomici alle postazioni e alle procedure di lavoro, un’appropriata organizzazione del lavoro (pause, turnazioni, ecc.), opportune modifiche delle strutture e delle attrezzature”.
Ai lavoratori, inoltre, deve essere fornita “un’appropriata informazione e una specifica formazione sui rischi presenti nell’attività lavorativa”.
Il capitolo sulla prevenzione riporta specifiche indicazioni riguardo a:
- regole generali per evitare danni;
- esempi di corrette posture da adottare in alcune attività lavorative;
- travaso di prodotti liquidi;
- trasporto con carriola;
- lavori a terra;
- uso di attrezzi ed utensili da lavoro;
- prese di oggetti e utensili;
- lavoro con postura fissa in piedi;
- lavoro con postura fissa seduta;
- prevenzione dei disturbi alla schiena nella vita extralavorativa.
Conclude questa parte la presentazione degli esercizi consigliati per mantenere la schiena in buona salute.
Il quarto capitolo si occupa della tutela assicurativa INAIL con informazioni sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali con un esame dettagliato dei documenti da presentare.
L’opuscolo si conclude, infine, con un breve cenno alle prestazioni dell'INAIL per infortuni e malattie professionali e con una raccolta di indirizzi per approfondire gli argomenti trattati.
È disponibile la versione a stampa dell'opuscolo ed è possibile chiederne copia scrivendo a
sbde@iims.it.
Tiziano Menduto
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