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Rischi da stress lavoro-correlato: l’importanza dell’organizzazione


Un documento di Olympus presenta gli atti di un convegno sulla prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Focus sull’organizzazione del lavoro: il luogo ideale dove trovare i rischi e lo strumento idoneo per prevenirli e fronteggiarli.

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Urbino, 01 Ago – L’8 novembre 2013 all’Università degli studi di Urbino si è tenuto il convegno di studi “La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Profili normativi e metodiche di valutazione”, un convegno organizzato da Olympus - l’Osservatorio per il monitoraggio permanente della legislazione e giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro, istituito presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Urbino Carlo Bo - e dal Centro ricerca e formazione di psicologia giuridica, istituito presso il Dipartimento di Scienze dell’uomo.
 
Gli interventi del convegno, che ha esaminato il fenomeno dello stress lavoro-correlato con un approccio interdisciplinare, sono stati raccolti e pubblicati, a cura di Luciano Angelini (Professore aggregato di Diritto del lavoro nell’Università di Urbino Carlo Bo), tra i “Working Papers di Olympus” - una raccolta di saggi dedicati al Diritto della salute e sicurezza sul lavoro – con il titolo “La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Profili normativi e metodiche di valutazione - Atti del Convegno Urbino - 8 novembre 2013”.
 
Prima di presentare - nel nostro ruolo di media partner della campagna europea “ Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlati” – le varie relazioni, ci soffermiamo oggi su alcune considerazioni contenute negli interventi di presentazione del convegno.
 
In “Indirizzi di saluto” di Antonella Onofri (Direttore regionale INAIL Marche) si ricorda, ad esempio, la “particolare fase congiunturale che vive attualmente l’Italia e, più in generale, l’Europa”, una fase certamente caratterizzata da “profondi mutamenti all’interno del mondo del lavoro che, riguardando la stessa composizione della popolazione attiva e le forme di occupazione”. Mutamenti che comportano una reinterpretazione del tradizionale concetto di prevenzione, alle prese con rischi nuovi ed emergenti, “correlati da un lato, alle innovazioni tecnologiche e alle recenti acquisizioni scientifiche, dall’altro, alla profonda crisi economica e sociale, che si porta appresso paure e tensioni nei riguardi del futuro”.
E questi mutamenti, insieme ad una “sempre più articolata organizzazione del lavoro”, può determinare “un incremento di cause di malattie, stress e depressione”.
 
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Ed è per questo motivo che la strategia comunitaria europea in materia di salute e sicurezza ha avvertito “la necessità di integrare, tra i nuovi rischi emergenti, lo stress lavoro-correlato, ponendo particolare attenzione alla dimensione di genere”.
 
Saltando i riferimenti del dirigente Inail alla normativa vigente e al ruolo dell’Inail nella valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato, passiamo direttamente all’intervento introduttivo al convegno di Paolo Pascucci (Professore ordinario di Diritto del lavoro e Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza-DiGiur dell’Università di Urbino Carlo Bo).
 
Il Professor Pascucci sottolinea che lo stress lavoro-correlato è spesso un “fenomeno sfuggente” su cui ci sono “ancora molti fraintendimenti, malintesi e imprecisioni”.
E per fare chiarezza segnala un aspetto centrale: “la particolare attenzione che la nostra più recente disciplina legislativa della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, vale a dire il d.lgs. n. 81/2008, più volte e non sempre in modo opportuno modificato nel corso degli anni, pone sul concetto di ‘organizzazione’”.
 
In questo senso l’organizzazione può essere considerata la vera “nozione chiave” attorno a cui “ruota tutta la nuova filosofia della prevenzione che il d.lgs. n. 81/2008, seppur in una linea di ideale continuità, sviluppa rispetto alla disciplina precedente del d.lgs. n. 626/1994”.
 
È infatti evidente che quando si affronta il fenomeno dello stress lavoro-correlato necessariamente si viene e i conti con il tema dell’organizzazione.
E viene ricordata a questo proposito la circolare INAIL del 17 dicembre 2003, n. 71 “Disturbi psichici da costrittività organizzativa sul lavoro. Rischio tutelato e diagnosi di malattia professionale. Modalità di trattazione delle pratiche” (con riferimento alle conseguenze di particolari anomalie e incongruenze organizzative) e il contenzioso giudiziario-amministrativo seguito alla circolare.
 
In ogni caso l’ analisi dello stress lavoro-correlato “non può essere affrontata disgiuntamente dal profilo relativo all’organizzazione, su cui in particolare incide la nuova definizione di lavoratore dell’art. 2 del d.lgs. n. 81/2008, secondo la quale, a prescindere dalla tipologia del contratto di lavoro, è ‘lavoratore’ colui che presta la propria attività nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro in quanto fonte essa stessa di rischi, dove per organizzazione di un datore di lavoro deve intendersi innanzitutto l’organizzazione del lavoro”.
 
Insomma – continua Pascucci - se l’organizzazione del lavoro aziendale è il luogo ideale dove andare a “snidare” i rischi, è anche lo “strumento per prevenirli e per fronteggiarli”.
Ed è questo un punto “su cui soprattutto i giuristi del lavoro dovrebbero concentrare la loro attenzione, anche nel rispetto di quanto dispone l’art. 41, comma 2, Cost. là dove subordina l’iniziativa economica privata ai principi della sicurezza, della libertà e della dignità, probabilmente introducendo un limite all’agire imprenditoriale molto penetrante e che incide significativamente sul modo di fare impresa”.
 
Non è dunque possibile continuare ad accettare un concetto di prevenzione “che si limiti a proteggere i lavoratori dai rischi rispetto ad una organizzazione data; l’organizzazione deve mettere al centro l’uomo, la persona, non essendo altrimenti possibile mettere in campo un’adeguata prevenzione primaria”.
 
Concludiamo questa breve presentazione del Working Paper 31/2014 segnalando le relazioni e gli interventi contenuti nel documento:
 
- “Indirizzi di saluto” di Antonella Onofri;
- “Introduzione” di Paolo Pascucci;
- “Prevenzione dello stress lavoro-correlato e responsabilità datoriali: nuove prospettive per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” di Roberta Nunin;
- Stress organizzativo: rischio o opportunità di Giuseppe Favretto e Serena Cubico;
- “Introduzione. Lo stress da lavoro-correlato: la sfida di un approccio interdisciplinare” di Daniela Pajardi;
- “Stress e mobbing: aspetti teorici e metodologici sulla valutazione” di Monia Vagni;
- “Benessere al lavoro, produttività dell’impresa, partecipazione dei lavoratori in tempo di crisi”
di Piera Campanella;
- “Lo stato di applicazione delle Indicazioni della Commissione consultiva permanente in tema di valutazione dello stress lavoro-correlato” di Cinzia Frascheri;
- “Dalle species al genus (o viceversa). Note sull'obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato e di rischi psico-sociali” di Luciano Angelini;
- “Il rapporto tra stress lavoro-correlato e rischi psicosociali nelle fonti uni-europee e interne”
di Marco Peruzzi;
- “Effetti dello stress sui sistemi biologici. Possiamo misurarli?” di Andrea Minelli e Roberta De Bellis;
- “ ‘Live in balance’: dallo stress lavoro-correlato al benessere organizzativo” di Daniela Pirro;
- “Stress lavoro correlato. Il Medico Competente: ruolo, compiti e opportunità” di Lucia Isolani;
- “Il ruolo dell’organo di vigilanza nella prevenzione e gestione dello stress lavoro-correlato” di Maria Pia Cancellieri;
- “Stress lavoro-correlato: un approccio statistico” di Cinzia Franceschini;
- “Conclusioni” di Pietro Lambertucci.
 
Olympus - Osservatorio per il monitoraggio permanente della legislazione e giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro, “ La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato. Profili normativi e metodiche di valutazione - Atti del Convegno Urbino - 8 novembre 2013”, a cura di Luciano Angelini (Professore aggregato di Diritto del lavoro nell’Università di Urbino Carlo Bo e Condirettore di Olympus), Working Paper di Olympus 31/2014 inserito nel sito di Olympus il 6 marzo 2014 (formato PDF, 978 kB).
 
 
Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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Rispondi Autore: Alessandro C. Orefice11/02/2015 (10:42:51)
valutare tutti i i rischi: "Il classico paradosso della nomina del Medico Competente in relazione alla
valutazione dei rischi si ripropone quindi e si accentua in occasione dello stress lavoro-correlato, dove di più e meglio del RSPP, il Medico Competente possiede gli strumenti culturali per analizzare, valutare, gestire e controllare tale rischio. Si
ripropone pertanto la necessità che il Medico Competente sia nominato in primis
ai fini della valutazione del rischio per la salute e la sicurezza dei lavori e solo
successivamente, se del caso eventualmente, per l’effettuazione della sorveglianza
sanitaria. " L'articolista del paper mi sembra chiaro. La collaborazione VR è necessaria per la valutazione della variabile organizzativa, quale misura di prevenzione primaria e per giudicare della sua consistenza. Che se pure bassa è giudicabile fonte di pericolo in re ipsa per la salute, come definita dall'Art.2 TU. . Il datore di lavoro ha discrezionalità da esercitare sulle misura? Certo, ma 'de jure condito' risponde delle misure adottate o meno per contrastare l'esposizione a rischio 'di altri' ai sensi del combinato disposto dell'articolo citato con l'art. 2087 c.c.. E questo vale anche per la variabile organizzativa StressL-C. Tutte le variabili organizzative e altre ancora implicite o esplicita fondate sulle "differenze", personalizzanti enumerate dell'art.28 risentono della medesima necessità di riflessione valutativa. Considerare che il mondo della prassi gestionale sia satura di diverse euristiche e scorciatoie escogitate per ovviare alle dissonanze determinate dal fatto che salute sia anche 'organizzazione' è elemento ultroneo e rischia di essere fuorviante a mio parere.

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