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Sicurezza sul lavoro: l’indagine "Donna P.E.R.LA."


I risultati dell'indagine condotta in Piemonte sulle condizioni di salute e sicurezza delle donne lavoratrici in alcuni comparti ad elevata occupazione femminile.

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In Italia l’occupazione femminile è tra i più bassi dell’Unione Europea (con un tasso di 46.1% rispetto al 58.2% di riferimento della UE 27). Il nostro paese, tuttavia, è tra gli stati europei dove tale occupazione è cresciuta di più, salendo di circa sette punti percentuali negli ultimi dieci anni (dati EUROSTAT 2010). Secondo i dati, inoltre, vi sono differenze di genere nella tipologia d’impiego; ad esempio le donne sono occupate soprattutto in lavori part-time e sono meno rappresentate in ruoli decisionali elevati e meglio retribuiti; le gerarchie sono chiaramente dominate dagli uomini, che occupano il 60/70% delle posizioni più elevate.
La letteratura presenta diversi studi epidemiologici che evidenziano rischi più elevati per le donne, rispetto agli uomini, di sviluppare alcune patologie correlate al lavoro, tra cui soprattutto malattie muscolo-scheletriche, disturbi mentali, asma.
 
L’indagine regionale “Donna P.E.R.LA., – Prevenzione e Rischi sul Lavoro” nasce nel 2009 proprio dall’esigenza di esplorare le criticità emergenti del lavoro femminile e di indagare, a livello territoriale, le condizioni di lavoro, i rischi in azienda e lo stato di salute di lavoratori occupati, in Piemonte, in settori a elevata occupazione femminile.
 


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SINTESI DEI RISULTATI
Secondo i risultati dello studio, i lavoratori intervistati presentano in generale un profilo di esposizione a fattori ergonomici e psicosociali più sfavorevole di quello dei lavoratori occupati in altri settori.
Le donne risultano esposte in proporzioni superiori a quelle degli uomini a molti fattori ergonomici e psicosociali, tra cui:
o movimenti ripetuti,
o posture incongrue,
o ritmi di lavoro intensi,
o scarsa autorità decisionale,
o bassa possibilità di utilizzo delle proprie abilità tecniche,
o mancanza di supporto da parte dei supervisori,
o ingiustizia nella risoluzione dei conflitti e nella distribuzione dei carichi di lavoro,
o conflitti casa-lavoro e prepotenze subite da supervisori e colleghi.
 
Anche l’esposizione a inquinanti fisico-chimici nell’ambiente di lavoro e a condizioni microclimatiche sfavorevoli appare più diffusa di quella rilevata da altre indagini italiane.
A questo riguardo, un terzo dei soggetti esposti ad alte concentrazioni di polveri, vapori di solventi o fumi afferma che nella propria principale postazione di lavoro non sono presenti sistemi di aspirazione localizzata efficienti o accesi regolarmente.
Un’alta percentuale di lavoratrici e lavoratori, tra il 30 e il 50%, a seconda dell’aspetto considerato, si lamenta dell’esposizione a temperature elevate in estate, basse in inverno e di elevata umidità e scarso ricambio d’aria negli ambienti di lavoro.
Lo studio ha anche evidenziato una prevalenza elevata di problemi di salute correlati al lavoro, in particolare:
o lombalgia (29%),
o disturbi muscolo-scheletrici dell’arto superiore (55%),
o riduzione dell’udito (25%),
o depressione (8%),
o problemi cutanei (25%),
o asma bronchiale (20%)
o bronchite cronica (18%).
 
Depressione, lombalgia e disturbi muscolo-scheletrici dell’arto superiore sono, inoltre, molto più diffusi tra le donne, rispetto agli uomini.
Solo il 65% dei lavoratori si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, rispetto al 76% dei lavoratori italiani intervistati nell’ultima indagine europea disponibile (Parent-Thirion et al., 2007).
 
 
DONNA P.E.R.LA:
 
Risultati dell’indagine (formato pdf, 3.37 MB).
 
 
 
 
 
 

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