Il rischio di incendio ed esplosione da polveri combustibili
Un intervento relativo alla presenza di polveri combustibili o esplodenti con riferimento alla classificazione dei luoghi pericolosi e alle procedure di sicurezza. La scelta di impianti e componenti elettrici idonei.
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Da alcuni anni l'Osservatorio ISPESL
collabora con la rivista "Ambiente & Sicurezza"
del Sole 24 Ore pubblicando relazioni e documenti che ci permettono di
conoscere il parere dell’Istituto su alcuni degli argomenti di maggiore
attualità nell’ambito della sicurezza sul lavoro.
PuntoSicuro si riserva di segnalare e presentare alcuni di questi documenti sia
in relazione a tematiche attuali, ad esempio relative agli adeguamenti
normative, sia in relazione ad argomenti - pubblicati anche non recentemente –
che tuttavia possono fornire indicazioni tuttora valide per la prevenzione.
L’autore premette che spesso il pericolo
di esplosioni dovute a polveri combustibili viene sottovalutato rispetto a
quello dovuto ai liquidi e gas infiammabili, “sebbene i danni causati
possano essere anche maggiori”.
In particolare le polveri combustibili
che possono dare origine ad esplosioni sono polveri “presenti in una gran parte
delle industrie italiane come quella alimentare, chimica, metallurgica, della lavorazione
del legno, ecc”. Ad esempio sono polveri combustibili le polveri di grano,
cereali, legumi, foraggi, del latte in polvere e dello zucchero.
Il documento affronta le problematiche della scelta degli impianti e componenti
elettrici da utilizzare in queste industrie e della classificazione dei luoghi
pericolosi per presenza di polveri
combustibili all’interno degli ambienti, con particolare riferimento al D.Lgs.
233/03 e alle norme CEI 31-67, CEI 31-66 e CEI 31-56.
Viene indicato che le polveri
combustibili possono dar luogo a “due
tipi di pericolo”:
- “in caso di dispersione in atmosfera possono causare delle esplosioni;
- in caso di deposito in strati su componenti che producono calore possono dare
origine ad incendi”.
In modo specifico si ha il pericolo di
esplosione quando le polveri combustibili, disperse nell’aria, “formano
delle miscele (nubi) di combustibile (polvere) e di comburente (ossigeno
presente nell’aria)”. In questo caso una sorgente di accensione di sufficiente
energia può “formare un’onda di pressione ed un fronte di fiamma con effetti
esplosivi”.
Perché tuttavia questo si verifichi è “necessario che la polvere combustibile
sia presente all’interno della nube in una concentrazione compresa nel campo di
esplodibilità della stessa”.
L’autore inoltre introduce un altro parametro, la granulometria.
Questa “consiste nella misurazione della ripartizione percentuale delle
particelle della polvere
combustibile in questione in funzione del loro diametro”. Se siamo ad
esempio con particelle di polveri combustibili con grandezza superiore a 500 μm
(micrometri, cioè millesimi di millimetro), generalmente queste polveri non
sono in grado di dare origine a nubi esplosive: se “risulta che la polvere in
questione è formata in gran parte da particelle aventi queste dimensioni, si
può fare riferimento al solo pericolo di incendio”.
Tuttavia per “l’effettuazione di questa misura deve essere preso in
considerazione un campione rappresentativo di tale polvere prevedibile
nell’ambiente oggetto di studio nelle peggiori condizioni”.
Il pericolo di incendio è dovuto
invece, “solitamente, al deposito di strati di polvere sulle apparecchiature
elettriche, che ne causano un peggioramento del raffreddamento con un
conseguente aumento della temperatura superficiale”. In particolare questo
pericolo può essere evitato “mantenendo un buon livello di pulizia, che tenga
lo spessore degli strati entro limiti trascurabili”.
Il documento fa poi riferimento alla classificazione
dei luoghi con presenza di polveri combustibili - in relazione alla norma
CEI 31-66, norma che dal 1 luglio 2007 ha sostituito totalmente la norma CEI
31-52 – e ricorda che la procedura per
la sicurezza descritta nelle norme sopraccitate (compresa la norma 31-56)
può essere così riassunta:
- “individuazione e classificazione delle sorgenti di emissione (SE);
- valutazione delle condizioni di ventilazione;
- individuazione delle zone pericolose;
- determinazione dell’estensione delle zone pericolose”.
Riguardo in particolare alle zone
pericolose – con riferimento a norme tecniche e al D.Lgs. 233/03 – si possono fare le seguenti
distinzioni:
- “Zona 20: se l’atmosfera
esplosiva è presente in modo continuo, per lunghi periodi o di frequente;
- Zona 21: se l’atmosfera esplosiva è presente sporadicamente durante il
funzionamento ordinario;
- Zona 22: se l’atmosfera esplosiva non è possibile durante il funzionamento
ordinario o è possibile poco frequentemente e per un breve periodo”.
È evidente che la probabilità di formazione di zone pericolose dipende dalle
caratteristiche del sistema di aspirazione delle polveri e dal grado di
emissione delle SE.
Le sorgenti di emissione (punti o
parti di un sistema di contenimento da cui può essere emessa nell’aria polvere
combustibile in grado di dar luogo ad una atmosfera esplosiva) sono
classificate in questo modo:
- “SE di grado continuo - emissione continua o che può avvenire per lunghi
periodi, oppure per brevi periodi ad intervalli frequenti;
- SE di grado primo - emissione che può avvenire periodicamente o
occasionalmente durante il funzionamento normale;
- SE di grado secondo - emissione che non è prevista durante il funzionamento
normale e, se avviene, è possibile solo poco frequentemente o per brevi
periodi”.
Chiaramente il grado di emissione di uno strato di polvere “dipende dal livello
di mantenimento della pulizia (buono, adeguato, scarso), dal disturbo dello
strato (frequente o poco frequente) e dal grado di emissione della sorgente di
emissione del sistema di contenimento, come causa primaria della formazione
dello strato”.
La valutazione dell’effetto di un sistema
di aspirazione – che può ridurre notevolmente la probabilità di formazione
di zone pericolose – e si effettua considerando il grado di efficacia e le
disponibilità (aspirazione continua, aspirazione adeguata ma con interruzioni,
aspirazione non adeguata,…).
Ricordiamo che per molti di questi parametri il documento – che vi invitiamo a
visionare – riporta, oltre a una descrizione più esauriente, diverse tabelle
esplicative.
Riguardo poi alla scelta degli impianti
e componenti elettrici, per evitare inneschi pericolosi è necessario che:
- “la temperatura delle superfici su cui la polvere può depositarsi o che
potrebbe venire a contatto con una nube di polvere venga mantenuta al di sotto
dei limiti di temperatura accettabili;
- tutte le parti che originano scintille o che hanno temperatura superiore ai
limiti accettabili siano contenute in una custodia che previene in modo
adeguato la penetrazione della polvere o sia limitata l’energia dei circuiti
elettrici così da evitare archi, scintille o temperature in grado di
innescare la polvere;
- venga evitata qualsiasi sorgente di accensione”.
In particolare un metodo di limitazione
degli inneschi è la “scelta delle costruzioni elettriche protette contro l’esplosione”
e queste si dividono in:
- “custodie antipolvere a prova di esplosione
(Ex tD) in grado di impedire la penetrazione di tutte le particelle di polvere
visibili o di consentire la penetrazione di particelle di polvere in quantità
non sufficiente da interferire con il funzionamento sicuro dell’apparecchiatura
evitandone il deposito all’interno di quantità tali da provocare il rischio di
innesco;
- costruzioni protette da incapsulamento (Ex mD) nelle quali le parti in grado
di innescare un’atmosfera mediante scintille o calore sono racchiuse in un
composto in modo tale da evitare l’innesco di uno strato o una nube di polvere;
- costruzioni a sicurezza intrinseca (Ex iD) che si basa sulla limitazione
dell’energia elettrica nei circuiti esposti all’atmosfera potenzialmente
esplosiva fino ad un livello inferiore a quello che potrebbe provocare
l’accensione dovuta agli effetti di scintille e calore;
- custodie a sovrappressione interna (Ex pD) nelle quali l’applicazione di un
gas protettivo all’interno della custodia impedisce la formazione di atmosfere
di polvere esplosive, mantenendo una sovrappressione in rapporto all’atmosfera
circostante”.
Il documento, che dà indicazioni anche relative ai valori limite delle sorgenti
di ultrasuoni e luminose per la limitazione degli inneschi, si conclude
ricordando che in presenza di un pericolo di esplosione dovuto alla presenza di
polveri combustibili è importante la classificazione
della pericolosità del luogo e la scelta delle installazioni: gli impianti
elettrici devono avere “caratteristiche particolari adatte a renderli
sicuri e funzionali in simili atmosfere”.
Oltre a consigliare di seguire le procedure descritte nel documento, si
sottolinea che, “per mantenere gli standard di sicurezza raggiunti, è
fondamentale effettuare delle regolari verifiche
periodiche, a partire da quella iniziale, e una continua supervisione da
parte di personale specializzato”.
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