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Uso di sigarette elettroniche sul lavoro: le responsabilità del DDL


Permesso o divieto di utilizzare le sigarette elettroniche nei luoghi di lavoro: è il datore di lavoro che deve assumersi la responsabilità nel concederne o meno l’uso? Il quadro della situazione.

 
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Ospitiamo un articolo tratto da  PdE, rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente, che analizza il quadro della normativa che, di fatto, sancisce la sostanziale proibizione dell’utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi di lavoro.

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FUMO NEGLI OCCHI
 
L’art. 51 della L.3 del gennaio 2003 (legge Sirchia) aveva stabilito il divieto di fumo nei luoghi chiusi, per la tutela della salute dei non fumatori, in applicazione della normativa europea (2001/37/CE) concernente il tabacco e la difesa dal fumo passivo.
Per quanto riguarda la sigaretta elettronica (e-cig), in un primo tempo (decreto “Iva Lavoro”, Decreto Legge n.76 del giugno 2013, che aggiunge un comma “10 bis” alla legge Sirchia) è stata approvata una norma che la equiparava alla sigaretta tradizionale (t-cig), facendo un riferimento esplicito ai luoghi pubblici e alle scuole; in un secondo tempo (L. 128 del 8/11/2013, di conversione del decreto legge) la norma è stata abolita per quanto riguarda i luoghi pubblici (il divieto permane nelle scuole).
 
L’Istituto Superiore di Sanità il 26/09/2012 ha espresso il parere che le sigarette elettroniche, non utilizzando tabacco, non rientrino nel campo di applicazione della normativa europea.
A molti è venuto conseguentemente il dubbio che il divieto sia decaduto anche per quel che riguarda i luoghi di lavoro.
 
In questo senso si è mossa l’Associazione Bancaria Italiana, che ha posto un quesito (“Interpello”) all’apposita Commissione per gli Interpelli del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali prevista dal D.Lgs. 81/2008, e quindi in relazione ai luoghi di lavoro, chiedendo se ai sensi della norma del 2003, il divieto di fumo della legge Sirchia debba essere esteso anche ai dispositivi elettronici.
La Commissione ha dato una risposta (Interpello n. 15 del 24/10/2013 ) che prende atto del parere dell’Istituto Superiore di Sanità, afferma che non c’è più una normativa di divieto e “scarica” sul Datore di Lavoro ogni responsabilità sul dare o meno il permesso di utilizzare la sigaretta elettronica nel luogo di lavoro. “Ferma restando la possibilità del Datore di Lavoro, nell’ambito della propria organizzazione, di vietare l’uso della sigaretta elettronica in azienda, nel caso ciò non avvenga, ne potrà essere consentito l’uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti. La suddetta valutazione dovrà tener conto del rischio cui l’utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in ragione delle sostanze che possono essere inalate, a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina e sostanze associate)”.
Ossia, se il Datore di Lavoro non decide di vietare l’uso della sigaretta elettronica, oggi permessa nei luoghi aperti al pubblico, deve dimostrare con la valutazione dei rischi che non c’è pericolo per i lavoratori.
 
Prendiamo ad esempio un piccolo ristorante in cui ci sia un dipendente. In quanto luogo aperto al pubblico, i clienti possono utilizzare la sigaretta elettronica, visto le disposizioni recenti. Immaginiamo che il Datore di Lavoro abbia effettivamente clienti che fumano e-cig. In quanto luogo di lavoro, cosa fa il Datore di Lavoro rispetto alla salute del suo dipendente? O vieta a tutti di fumare, oppure fa la valutazione dei rischi (sulla cui complessità torneremo dopo) per dimostrare che non c'è rischio per il lavoratore.
E' evidente che questa è una strada senza via di uscita in moltissime situazioni.
La valutazione deve prendere in esame tutti i pericoli, per stimare il rischio.
 
In proposito, c'è un contributo illuminante da richiamare, rappresentato da una lettera aperta del 03/12/2013 a cura di 4 società scientifiche di sanità pubblica quali AIE (associazione italiana di epidemiologia), SITI (società Italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica) FIP (Federazione italiana della pneumologia) e SITAB (Società italiana di tabaccologia). Sottolineamo alcune affermazioni:
“la ricerca scientifica sugli effetti della e-cig è solo in fase iniziale, tuttavia si conosce che:
la e-cig caricata con nicotina, confrontata alla t-cig, è meno dannosa perché non contiene prodotti di combustione, portatori di tutta la carica cancerogena dei prodotti del tabacco;
l’assorbimento di nicotina dalle e-cig comporta comunque un aumento del rischio di eventi cardiovascolari, uno dei rischi rilevanti per la salute legati al tabacco, anche per inalazione passiva nei luoghi chiusi;
anche se si può presumere che i rischi legati all’uso della e-cig non siano comparabili a quelli della combustione del tabacco, non sappiamo quale sia l’effetto dell’esposizione alle componenti non nicotiniche delle e-cig (in particolare anche se il consumo orale di glicole propilenico è considerato non dannoso, devono essere ancora valutati i possibili rischi associati alla sua inalazione prolungata)”.
 
L'eventuale valutazione del rischio che un Datore di Lavoro deve fare riguarda certamente l'esposizione passiva a nicotina, perché, come indicato dalla Lettera aperta, è possibile un rischio cardiovascolare per le persone presenti nell'ambiente, tanto più se non è nota la carica di nicotina che il fumatore e-cig / i fumatori e-cig utilizzano.
Gli altri componenti allo stato attuale non solo sono poco noti (glicole propilenico, metalli, aromi), ma sono molto variabili, a quel che si conosce, a seconda del produttore e delle opzioni possibili.
Rispetto a un processo produttivo, la produzione di “fumo”, legato alla presenza di uno o più fumatori e-cig, di uno o più episodi, crea una variabilità di condizioni ambientali che rendono impossibile qualunque assennata valutazione anche sotto il profilo quantitativo.
Ne deduciamo che il Datore di Lavoro non ha vie di uscita, se non quella di proibire.
 
Questo ragionamento però non inficia alcuni pregi delle sigarette elettroniche.
Usciamo dagli ambienti chiusi, nei quali entrano in gioco il problema dell’esposizione passiva di altri, che hanno diritto di essere preservati da ogni possibile rischio, e in particolare usciamo dagli ambienti di lavoro, dove la valutazione dei rischi è a nostro avviso improponibile.
E' possibile che il fumo delle e-cig sia meno nocivo del fumo di tabacco, perché non contiene tutti i prodotti di combustione che sono responsabili dei danni a carico dell'apparato respiratorio (tumore polmonare e bronchite cronica da prodotti della combustione) e del cuore (limitatamente al rischio d’infarto legato alla presenza di ossido di carbonio). Per un accanito fumatore, il danno globale da e-cig potrebbe essere inferiore a quello derivante dall'uso di t-cig. Quindi, se fuma all'aperto, dove non fa danni ad altri, per lui potrebbe essere meglio.
La composizione del vapore tuttavia non è omogenea né verificata da organismi imparziali e competenti in tema di sanità. Questa preoccupazione nasce anche da una segnalazione del Fud and Drug Administration statunitense, che ha rintracciato in alcuni campioni di cartucce insieme al dietilenglicole, composti cancerogeni come le nitrosamine. Non essendo un prodotto sottoposto a controlli, può succedere di tutto.
Ancora, i firmatari della lettera aperta sopra ricordata affermano che “ il primo studio rigoroso recentemente pubblicato mette in dubbio che la e-cig possa essere un presidio efficace per smettere di fumare”.
C'è inoltre la preoccupazione che la sigaretta elettronica possa essere un’iniziazione ai giovani rispetto al fumo di tabacco. E' notorio che la nicotina crea dipendenza, ed è su questa base che si sviluppa la preoccupazione del possibile passaggio alla dipendenza dal tabacco. Tuttavia anche questo non è ancora stato studiato a sufficienza, perché questo tipo di studi richiede anni di follow up e l’introduzione della e-cig è ancora recente.
 
In conclusione, l'introduzione della e-cig è troppo recente per avere studi scientifici su vantaggi e svantaggi. La mancanza di norme e controlli (ricordiamo che non c'è nessuna scheda tecnica di prodotto) sulla composizione rende problematica la certezza dei rischi attesi da studiare. Il riflesso socio-educativo è ancora completamente ignoto, forse ancora di più della incerta composizione chimica. Come affermare un principio di prudenza senza ostacolare il percorso di chi utilizza la e-cig perché ha (già) deciso di smettere di fumare?
A mio avviso deve tornare a valere la regola del divieto di utilizzo negli ambienti chiusi.
 
 
Emanuela Bellotto
Medico specialista in medicina del lavoro
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: gianluca.angelini72@gmail.com27/02/2014 (09:54:48)
ESATTO!!!
Rispondi Autore: Giovanni Tripodi27/02/2014 (11:45:32)
Una marea di cazzate, preconcetti e IGNORANZA. Ci sono tanti studi sulla e-cig e se voi non li conoscete è perchè siete ignoranti da competizione. Solo la conoscenza rende liberi.
Infatti, in base allo studio Nicotine & Health, che è stato pubblicato dall'American Council on Science and Health (Acsh), è il fumare tabacco che provoca cancro e morte e non la nicotina. Per cui, conclude lo studio, chi passa alla sigaretta elettronica riduce l'inalazione delle sostanze tossiche di circa il 99%.

Sigaretta elettronica: finalmente la verità sulla salute!

Sebbene non sia ancora chiaro quale sarà la sorte della tassa sulla sigaretta elettronica, questo studio porta nuovamente una ventata di ottimismo fra i tanti sostenitori dell'e-cig.
Lo studio fa notare anche che il fumo passivo della sigaretta elettronica è pressoché innocuo, per cui l'esposizione al vapore di un'e-cig in luoghi pubblici o affollati non presenta rischi per la salute. La sigaretta elettronica rilascia solo tre mcg di nicotina per metro cubo di aria... praticamente quasi nulla.

E per concludere, l'Acsh ha fatto presente che l'ipotesi che dalla sigaretta elettronica si passi a quella tradizionale (portando al vizio) è inferiore allo 0,5%.

Sigaretta elettronica: e ora come la mettiamo?

Ci si chiede come reagiranno tutti coloro che fino ad oggi hanno demonizzato l'uso della sigaretta elettronica affermando che poteva essere più nociva di quella tradizionale e ci si chiede anche come lo Stato possa avere ancora il coraggio di distruggere il mercato della sigaretta elettronica imponendo una tassa fuori misura, tenuto conto che è un'alternativa valida per la salute del cittadino.
Rispondi Autore: Luciano Brunelli27/02/2014 (12:16:45)
Giovanni Tripodi ha fatto centro!

Nel particolare lo studio si esprime anche sull’esposizione passiva al vapore delle e-cig, affermando esplicitamente che l’uso di sigarette elettroniche in mezzi pubblici o contesti affollati non ha effetti rischiosi per la salute – benché possa dare fastidio a chi si trova vicino - poiché una sigaretta elettronica rilascia solo 0,000003 grammi di nicotina (3 mcg) per metro cubo di aria, quantità rintracciabile solo da apparecchiature di laboratorio.

L’Acsh ha affermato inoltre che è pressoché vicino allo zero anche il rischio che lo “svapo” porti al vizio del fumo di sigaretta: meno dello 0,5% di chi non ha mai fumato utilizza sigarette elettroniche e una percentuale ancora inferiore è passata dalle e-cig alle sigarette vere.

Le ricerche che non vengono fatte nel nostro bel paese, vengono fatte altrove.
Rispondi Autore: Armando Baldini27/02/2014 (16:53:44)
Mi pare che l'articolo riporti considerazioni ed estratti di atti ufficiali quali interpelli, ecc. pertanto lo ritengo utile ai fini di cultura generale e sullo stato attuale del tema delle e-cig.

Quindi direi che il sig. Tripodi non solo NON ha fatto centro, ma ha dimostrato una enorme maleducazione nei confronti di chi mette il proprio impegno a disposizione degli altri.
Quello che viene citato dal sig. Tripodi è solo UNO degli studi effettuati, ma va anche detto che l'articolo conferma che le sigarette elettroniche non sembrano comportare rischi cancerogeni (ma eventualmente solo cardiovascolari per la presenza di nicotina, seppure in quantità limitata).
Il fatto che il Datore di Lavoro debba valutare i rischi per i propri dipendenti è assodato e, in tale contesto, potrebbe anche decidere per il divieto di fumo elettronico anche per motivi differenti (allergie, ecc.).
Spero che interventi futuri siano caratterizzati da maggiore senso di condivisione e, soprattutto da maggior buona educazione.
Rispondi Autore: Luciano Brunelli28/02/2014 (09:49:33)
Il sig. Tripodi non solo HA FATTO CENTRO, ma è anche stato OTTIMISTA, definendo il tutto come conseguenza esclusiva dell'IGNORANZA.

Personalmente ci vedo molto di più, sia nell'articolo, si nelle persone che difendono certe OPINIONI, ci vedo una bella voluta MALIGNITà, perchè di ricerche sulle e-cig nel mondo se ne fanno già da diverso tempo.

Qui in ITALIA non è un problema di "fa' male non fa' male", qui i Italia è un problema di FISCO, di ECONOMIA, di LOBBY è inutile tirare fuori il discorso della salute, quando sul pacchetto di sigarette venduto dal monopolio di stato, ci si trova scritto IL FUMO UCCIDE, si parla del nulla, pura ipocrisia, semplici stronzate.

I rischi della e-cig sono già tutti disponibili DATI ALLA MANO, nella ricerca menzionata e in quelle precedentemente effettuate dal altri paesi (in qualche caso anche da ricerche italiane), se una cosa non la si vuol vedere, non è nemmeno questione di ignoranza.

Quindi caro sig. Baldini SI INFORMI prima di parlare di "non sembrano", come la dottoressa Bellotto si dovrebbe informare meglio prima di dire:

"anche se si può PRESUMERE che i rischi legati all’uso della e-cig non siano comparabili.."

"è POSSIBILE un rischio cardiovascolare per le persone presenti nell'ambiente.."

"il problema dell’esposizione passiva di altri, che hanno diritto di essere preservati da ogni POSSIBILE RISCHIO.."

"E' POSSIBILE che il fumo delle e-cig sia meno nocivo del fumo di tabacco.."

"Per un accanito fumatore, il danno globale da e-cig POTREBBE essere inferiore a quello derivante dall'uso di t-cig.."

"il primo studio rigoroso recentemente pubblicato mette in DUBBIO che la e-cig possa essere un presidio efficace per smettere di fumare"

"E' notorio che la nicotina crea dipendenza, ed è su questa base che si sviluppa la preoccupazione del POSSIBILE passaggio alla dipendenza dal tabacco"

mi hanno insegnato che la ricerca si contesta con DATI ALLA MANO e non con MERE SUPPOSIZIONI.

Cordiali saluti
Rispondi Autore: redazione28/02/2014 (10:05:06)
Invitiamo cortesemente i lettori a non scrivere commenti offensivi rispetto a chicchessia, a moderare il linguaggio, ed evitare di usare il maiuscolo (su internet significa GRIDARE)
E sopra ogni cosa a non dimenticare l'educazione.
La redazione
Rispondi Autore: Luciano Brunelli28/02/2014 (10:30:46)
Gentile redazione

Chiedo scusa per il maiuscolo, nessuna intenzione di gridare, purtroppo non avendo la possibilità di poter sottolineare/evidenziare/mettere in grassetto determinate parole nel quadro commenti, sono stato come dire "costretto", poichè a mio avviso certe cose vanno evidenziate.

Per il resto il termine "ignoranza" è semplice italiano "la mancanza di conoscenza" e mi hanno insegnato un'informazione sbagliata è assai peggio di un'informazione assente.

Cordiali saluti

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