Il documento - per il momento disponibile solo in inglese, francese e tedesco - rappresenta un lavoro di raccolta e di analisi che si è concluso verso la fine del 2008 comprendendo i dati europei disponibili in quella data, cioè fino al 2005.
Ricordiamo che recentemente sono stati pubblicati da
Eurostat i dati relativi al 2006, dati a cui si fa riferimento anche nel
rapporto annuale INAIL 2008 e di cui indichiamo, a conclusione dell’articolo, alcuni link di approfondimento.
Il rapporto della Commissione Europea presenta un’analisi dettagliata delle cause e delle circostanze degli incidenti sul lavoro nell’Unione Europea e consta di due sezioni diverse:
- "
Statistical analysis of ESAW Phase III data": in questa prima parte viene descritta la situazione degli infortuni sul lavoro attraverso i dati statistici forniti dalla
rilevazione europea ESAW (la rete per il monitoraggio degli infortuni professionali), con particolare riferimento ai dati ESAW Phase III;
- "
Implications on preventive measures": in questa seconda parte sono invece proposte considerazioni e suggerimenti sulle possibili misure che potrebbero migliorare la prevenzione degli
infortuni.
Entrando brevemente nel dettaglio del documento si mostra come nel decennio compreso tra il 1995 e il 2005 nell'Unione Europea a 15 Paesi membri il tasso di incidenza degli infortuni non fatali sul lavoro è calato del 27,4%.
Se l’andamento positivo vale per molti settori di attività, come quello dei
trasporti (-36,2%) e delle
costruzioni (- 33,2%), vi sono anche particolari settori che hanno registrato un aumento degli incidenti, come quello relativo alla “produzione e distribuzione di elettricità, gas e acqua”.
Inoltre si rileva che la diminuzione del tasso di incidenza degli incidenti non mortali è risultato meno marcato tra le lavoratrici che tra i lavoratori.
Un altro dato che emerge è relativo al rapporto tra incidenti e dimensione aziendale: tra il 1995 e il 2005 le unità locali che impiegavano da 50 a 249 lavoratori hanno registrato il più alto tasso di incidenza di infortuni, in relazione agli infortuni non mortali.
Mentre le aziende più piccole hanno registrato i dati più alti, riguardo al tasso d’incidenza, per gli
incidenti mortali.
Il documento fa un confronto dei dati anche
in relazione all’età e all’esperienza professionale: se nel 1995 gli occupati in età compresa tra i 18 e i 24 anni erano coinvolti in
infortuni professionali quasi il doppio dei colleghi più anziani, nel corso degli anni questa distanza è andata riducendosi progressivamente.
Riguardo agli incidenti mortali la proporzione è invertita e ad oggi sono più a rischio i lavoratori dai 55 ai 64 anni rispetto a quelli dai 18 ai 24 anni.
Se poi un buon indicatore della gravità degli infortuni è relativo alle giornate di lavoro perse si può affermare che dal 1996 ad oggi il numero di incidenti con più di tre giorni di assenza è costantemente diminuito.
Riguardo poi alla causa degli infortuni il documento indica che il 26,2% dipendono da una perdita di controllo, totale o parziale, di macchinari, mezzi di trasporto o per l'errato utilizzo delle apparecchiature. Ancora molte le cadute accidentali che rappresentano il 22,5% dei casi.
Riguardo agli
incidenti mortali nel 41,1 % dei casi la causa dell’incidente è dovuta ad una “perdita di controllo”.
Dopo le analisi e i suggerimenti riguardo alle misure di prevenzione, il documento si conclude ricordando che se al centro degli interessi di aziende e lavoratori sarà sempre più presente la prevenzione dei rischi professionali si potrà creare e mantenere un ambiente di lavoro armonioso, in grado di migliorare la produttività e rafforzare l’immagine dell’azienda.
Eurostat dati 2006:
Tiziano Menduto
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