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Bologna,
5 Apr – Ritorniamo sul tema della
valutazione
del rischio stress lavoro-correlato nelle aziende attraverso il lavoro
informativo del
Servizio Prevenzione Igiene Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPISAL)
dell
’ULSS 20 di Verona
con specifico riferimento agli interventi che si sono tenuti al convegno dal
titolo “
Valutazione dello stress lavoro
correlato. Esperienze regionali a confronto”.
Concludiamo
la presentazione degli atti soffermandoci
brevemente su tre diversi documenti che riportano alcuni dati relativi alle attività di assistenza e supporto.
Tale
Laboratorio, a componente mista (università, operatori dei servizi PSAL/UOOML,
rappresentanti associazioni datoriali, rappresentanti associazioni sindacali),
svolge attività finalizzate a:
-
“produrre indirizzi operativi a carattere tecnico-scientifico;
-
promuovere interventi preventivi appropriati ed efficaci orientati alla
riduzione del rischio”.
Queste
sono alcune attività specifiche relative alla formazione:
- effettuazione nel 2010 di corsi di base per
gli operatori dei servizi (PSAL, UOOML);
-
effettuazione nel 2011 di corsi formativi ‘avanzati’ per rafforzare le
conoscenze e le capacità di intervento degli operatori sul tema specifico su:
assistenza/promozione, vigilanza/controllo, strumenti e metodi della VdR, stress
lavoro-correlato nel settore sanità”;
-
a livello dei servizi effettuazione negli anni 2010-2011 “di uno o più momenti
formativi per tutti gli operatori”;
-
“catalizzatori di iniziative formative per le associazioni datoriali
(Assolombarda, Confindustria) e sindacali (Cisl, Cgil, Cisl);
-
collaborazione all’attivazione di eventi specifici (es. per medici competenti)”.
Vengono
poi presentati i
corsi di base 2010,
rivolti a operatori dei servizi ASL e AO, corsi che non sono nati solo per
trasferire nozioni, ma che hanno voluto creare un livello di consenso sui punti
qualificanti in materia di
stress
lavoro-correlato e favorire la creazione di “gruppi di riferimento”
all’interno dei servizi.
In
particolare – sottolinea il documento – “senza
comunicazione non può esserci prevenzione”: la competenza comunicativa e relazionale
“è pienamente (e non facoltativamente) un fattore di professionalità di ogni
operatore della prevenzione”.
Queste,
infine, le attività relative alle
associazioni datoriali e sindacali:
-
“incontri con i responsabili/referenti provinciali della sicurezza delle
associazioni datoriali (es. Confindustria);
-
azioni di supporto per favorire: incontri di sensibilizzazione con le aziende
(figure del sistema di prevenzione interna”) sullo
stress
lavoro-correlato e “sulle misure di prevenzione e controllo, incontri a
livello provinciale fra Asl ed aziende appartenenti alle associazioni datoriali
di rilievo sul territorio associazioni sindacali”;
-
“incontri di sensibilizzazione sul tema specifico con gli RLS/RSA-RSU (Cgil,
Cisl, Uil);
-
incontri a livello provinciale fra Asl, associazioni datoriali/aziende ed RLS/RSA-RSU”.
Nel
documento, che vi invitiamo a visionare, sono riportati alcuni elementi critici rilevati.
Ne
vediamo alcuni:
-
“autoreferenzialità;
-
ridondanza dei ‘codici verdi’;
- assenza, irragionevolezza o mancato rispetto dei cronoprogrammi”;
- “mancata esplicitazione dei criteri (metodologia);
- mancata partecipazione dei soggetti individuati nel vero processo valutativo”.
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Nel
documento si ricorda che le
linee di
indirizzo della Regione Toscana derivano dalla bozza finale del documento per
la
valutazione
del rischio psico-sociale nei luoghi di lavoro predisposte dal gruppo di
lavoro dell’Area Vasta Toscana Nord Ovest (Decreto Giunta Regionale n.7626 del
30/12/2005, Allegato A, punto 2.4), riviste dal gruppo di lavoro regionale
istituito ad hoc.
-
“definizione dell’agenzia Europea;
-
analisi delle situazioni solo collettive;
-
procedere per fasi;
-
definizione della partecipazione delle figure aziendali rappresentative;
-
bilanciamento delle varie fonti;
-
tentativo di combinare due approcci” (ricerca e integrazione di indicatori di
tipo oggettivo e di tipo soggettivo).
Sono
indicate poi alcune criticità emerse per
fase lavorativa nelle aziende valutate.
Ad
esempio:
-
il lavoratore non riesce a svolgere il lavoro nel tempo assegnato;
-
vi è esposizione prolungata a rumori fastidiosi;
-
il lavoro dipende da compiti, precedentemente o contemporaneamente svolto da
altri;
-
non sono idonei gli spazi per le riunioni di programmazione;
-
non tutti si impegnano per raggiungere i risultati;
-
non vengono effettuate verifiche circa il raggiungimento degli obiettivi;
-
la fatica mentale è eccessiva”
Questi,
per concludere, i dati di 29 aziende
esaminate:
-
il 41,4% degli esiti delle valutazioni tramite interviste (check list) danno
esito ‘rischio basso’ e il 55,2% ‘rischio medio’;
-
le interviste decidono l'esito della valutazione;
-
il jcq sembra influenzare meno il risultato finale;
-
sembra davvero molto difficile andare a rischio alto;
-
il social support (SS) nel rischio basso è più alto di quello di altri livelli
di rischio”.
“
Il
modello delle linee di indirizzo della Regione Toscana. Esperienze ed
integrazioni alla luce delle indicazioni della Commissione Consultiva
Permanente”, a cura di Dr. R. Buselli, Dr D. Sallese, Dott.ssa F. Fani, Dr
G. Galli, Dr P. Del Guerra, Dr L. Carpentiero, Dr M. Cucini, A. Giomarelli,
relazione al convegno “Valutazione dello stress lavoro correlato. Esperienze
regionali a confronto” (formato PDF,
6.98 MB).
RTM
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