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29 novembre 2013 - Cat: Interpelli
  

Interpello: la sigaretta elettronica è utilizzabile nei luoghi di lavoro?


È applicabile alle sigarette elettroniche il divieto di fumo previsto dall'articolo 51 della legge n. 3/2003 a tutela della salute dei non fumatori? Al quesito risponde la Commissione per gli interpelli.

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Roma, 29 Nov – Non sono tutte concordi le opinioni sull’utilità o meno della sigaretta elettronica. C’è chi ritiene che l’effetto delle e-cigarette (e-cig) non sia conosciuto completamente e non sia comprovata l’efficacia nel combattere il  vizio del fumo. Ma c’è anche chi – come Umberto Veronesi – sottolinea come le sigarette senza tabacco potrebbero salvare solo in Italia almeno 30.000 vite all’anno: le e-cig non bruciano tabacco e la  forte cancerogenità del fumo è dovuta al tabacco quando raggiunge i 900 gradi.
 
Con opinioni così differenziate anche la normativa non può che essere in continua evoluzione.
È con la conversione in legge (legge n. 128 dell’8 novembre 2013) del decreto legge n. 104 recante “Misure urgenti in materia di Istruzione, Università e Ricerca” che è stato recentemente eliminato il divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici, attraverso lo stralcio di una parte del comma 10-bis dell'articolo 51 della legge 16 gennaio 2003 n. 3.  E-cig che rimane invece vietata nelle scuole.

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E la sigaretta elettronica è utilizzabile nei luoghi di lavoro?
 
Per rispondere a questa domanda, anche senza “scomodare” la normativa più recente, possiamo far riferimento all’Interpello n. 15/2013 del 24 ottobre 2013, pubblicato dalla Commissione per gli interpelli (art. 12, comma 2, DLgs. 81/2008) in risposta ad un quesito dell’ Associazione Bancaria Italiana sull'estensione della normativa sul divieto di fumo anche alle cosiddette sigarette elettroniche.
 
Vediamo il quesito.
 
L'Associazione Bancaria Italiana ha avanzato richiesta di interpello per conoscere se, a parere della Commissione, “la normativa sul divieto di fumo sia estensibile anche alle c.d. ‘sigarette elettroniche’; in particolare si richiede se, alla luce delle informazioni scientifiche disponibili secondo cui le sigarette elettroniche con nicotina presentano potenziali livelli di assunzione per i quali non è possibile escludere rischi per la salute, il divieto di fumo, di cui alla legge n. 3/2003 debba essere esteso anche a tali dispositivi elettronici”.
 
A questo riguardo la Commissione sottolinea che “le sigarette elettroniche risultano essere dispositivi elettronici costituiti da cilindri metallici o in plastica, muniti di un sistema elettronico di vaporizzazione, attraverso cui possono essere assunte dosi variabili di nicotina e che anche con un uso moderato e con prodotti a bassa concentrazione di nicotina, può essere superata la dose quotidiana accettabile, prevista dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare”. In particolare la sigaretta elettronica “è da considerare, secondo le recenti classificazioni, ‘un articolo’ con cartucce sostituibili contenenti miscele di sostanze, tra cui in particolare nicotina. Considerato che non sono riportati effetti univoci certi sull'impatto sulla salute negli ambienti chiusi del particolato inalato con l'uso della sigaretta elettronica, che può contenere oltre alla nicotina, anche in dimensioni nanometriche, altre sostanze, quali: cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro, risultano necessari ulteriori approfondimenti scientifici”.
 
Ciò premesso la Commissione fornisce le seguenti indicazioni.
 
La Commissione, “in analogia all'orientamento europeo esistente - richiamato anche dal parere n. 34955/CSC6 del 26/09/2012 dell'Istituto Superiore di Sanità - di considerare le sigarette elettroniche fuori dal campo di applicazione della direttiva 2001/37/CE in materia di tabacco - in quanto non contenenti tabacco - ritiene che, in mancanza di una specifica previsione normativa, non sia applicabile alle sigarette elettroniche il divieto di fumo previsto dall'articolo 51 della legge n. 3/2003 a tutela della salute dei non fumatori”.
 
L’interpello indica infine che “in ragione delle caratteristiche e dei componenti delle varie tipologie di cartucce in commercio”, ferma restando la possibilità per il “datore di lavoro, nell'ambito della propria organizzazione di vietare l'uso delle sigarette elettroniche in azienda”, nel caso in cui ciò non avvenga, ne potrà essere “consentito l'uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti. La suddetta valutazione dovrà tener conto del rischio cui l'utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in ragione delle sostanze che possono essere inalate, a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina e sostanze associate)”.
 
 
 
 
 
Tiziano Menduto
 
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 
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Rispondi Autore: Roberto Gentilini29/11/2013 (10:09:01)
... "consentito l'uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti. La suddetta valutazione dovrà tener conto del rischio cui l'utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in ragione delle sostanze che possono essere inalate, a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina e sostanze associate".
Certo, molto logico e italiano.
Siccome non è chiaro se la sigaretta elettronica faccia o non faccia male, allora ci pensino le aziende a valutare il rischio!
Siamo alla follia.
Rispondi Autore: Massimiliano Carpene29/11/2013 (11:08:48)
Gioca ma con moderazione ...
Drogati ma che il quantitativo sia per uso personale ...
Fuma ma quelle elettroniche ... Questa storia delle sigarette è lunga: sigarette leggere... sigarette con il filtro ... ed oggi per stare al passo dei tempi abbiamo le sigarette elettroniche. Questo stato invece di educare i propri cittadini cerca di spremerli per averne un utile economico. Per non farci mancare nulla vedo più attenzione nei confronti degli animali che delle persone. A seconda dell'argomento e delle lobby dietro i problemi vengono minimizzati o enfatizzati. Con gli elettrodotti ci hanno rotto i timpani ed oggettivamente il problema è complesso, costoso e dubbioso mentre nel caso del vizio del fumo che francamente mi sembra un non problema siamo qui a disquisire. C'è un dubbio? Vai a fumare fuori. Se sono al ristorante e uno puzza mi da fastidio anche se non corro nessun rischio chimico. Al ristorante vado per mangiare e non per sentire gli odori degli altri. Comunque tutti vogliono parlare e nessuno vuole responsabilità. I Ponzi Pilati in Italia abbondano.
Rispondi Autore: Leonardo Bonini30/11/2013 (12:34:16)
Assurdo!!
Si scarica la decisione e la responsabilità su un'altra figura: il Datore di Lavoro. E le istituzioni... se ne lavano le mani.
Rispondi Autore: roberto rizza30/11/2013 (13:32:59)
"consentito l'uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti. La suddetta valutazione dovrà tener conto del rischio cui l'utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in ragione delle sostanze che possono essere inalate, a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina e sostanze associate".

e ancora: Considerato che non sono riportati effetti univoci certi sull'impatto sulla salute negli ambienti chiusi del particolato inalato con l'uso della sigaretta elettronica, che può contenere oltre alla nicotina, anche in dimensioni nanometriche, altre sostanze, quali: cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro, risultano necessari ulteriori approfondimenti scientifici

provo a fare uno più uno... nessuno sa se sono pericolose ma neppure che non lo siano per mancanza di studi... e ancora, che l'utilizzatore faccia uso di dosi controllate... nel dubbio non valuto il rischio e dico che le sigarette elettroniche, per le ragioni sopra esposte, non si possono vaporare nei luoghi di lavoro
Rispondi Autore: roberto rizza30/11/2013 (14:00:32)
"consentito l'uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti. La suddetta valutazione dovrà tener conto del rischio cui l'utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in ragione delle sostanze che possono essere inalate, a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina e sostanze associate".

e ancora: Considerato che non sono riportati effetti univoci certi sull'impatto sulla salute negli ambienti chiusi del particolato inalato con l'uso della sigaretta elettronica, che può contenere oltre alla nicotina, anche in dimensioni nanometriche, altre sostanze, quali: cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro, risultano necessari ulteriori approfondimenti scientifici

provo a fare uno più uno... nessuno sa se sono pericolose ma neppure che non lo siano per mancanza di studi... e ancora, che l'utilizzatore faccia uso di dosi controllate... nel dubbio non valuto il rischio e dico che le sigarette elettroniche, per le ragioni sopra esposte, non si possono vaporare nei luoghi di lavoro
Rispondi Autore: roberto rizza30/11/2013 (20:06:50)
"consentito l'uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti. La suddetta valutazione dovrà tener conto del rischio cui l'utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in ragione delle sostanze che possono essere inalate, a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina e sostanze associate".

e ancora: Considerato che non sono riportati effetti univoci certi sull'impatto sulla salute negli ambienti chiusi del particolato inalato con l'uso della sigaretta elettronica, che può contenere oltre alla nicotina, anche in dimensioni nanometriche, altre sostanze, quali: cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro, risultano necessari ulteriori approfondimenti scientifici

provo a fare uno più uno... nessuno sa se sono pericolose ma neppure che non lo siano per mancanza di studi... e ancora, che l'utilizzatore faccia uso di dosi controllate... nel dubbio non valuto il rischio e dico che le sigarette elettroniche, per le ragioni sopra esposte, non si possono vaporare nei luoghi di lavoro
Rispondi Autore: Paolo Giuntini30/11/2013 (23:02:08)
Dopo che una delle più azzeccate, applicate e rispettate leggi della repubblica appare consolidata, ecco che si trova l'inizio del processo di aggiramento con una serie di argomentazioni inconsistenti e ridicole, come rinviare alla "valutazione dei rischi", alle sostanze in "dimensioni nanometriche" di cui sono necessari "approfondimenti scientifici".
Possibile che non si vuol capire che fumare e/o vaporizzare può essere sgradevole a chi sta vicino ? Possibile non vedere che fumare tabacco o in qualunque altro modo distrae e distoglie dal lavoro ? Il legislatore si sta comportando da irresponsabile, come spesso avviene. C'è solo da augurarsi che i gestori dei locali pubblici facciano la loro parte e che la sigaretta elettronica faccia un bel flop: i segnali non mancano.
Rispondi Autore: Orgiu Nicola02/12/2013 (17:07:22)
Sono un tecnico di 72 anni, ho iniziato a lavorare in ambito impiantistico nel settembre del 1961, nella mia vita lavorativa ho ricoperto diversi ruoli di coordinamento in aziende leader nell’ambito manifatturiero e alimentare, oggi ricopro il ruolo di “consulente anziano” presso una società che si occupa di “Ambiente – Salute e Sicurezza sul lavoro” che ho generato in collaborazione con due dei miei figli.
La lettura dei diversi commenti portati all’argomento “sigaretta elettronica e lavoro” mi sollecita molteplici riflessioni nelle quali si evidenziano ancor oggi le distanze abissali presenti tra il legislatore e il rispetto dell’uomo, calpestando e ignorando anche il buon senso (personalmente ritengo che queste distanze aumentino con il passare del tempo).
In passato con i D.P.R. degli anni 55 e 56 il legislatore dettava regole rigide e contemporaneamente apriva mille sentieri per raggirarle (vedi artt. 47 - 68 – 75 -D.P.R. 547/55); oggi, dopo 58 anni e l’evoluzione legislativa derivante dalle Direttive Europee, il legislatore italiano delega alla singola realtà lavorativa la possibilità di valutare e decidere sui possibili potenziali “rischi” derivanti dalla vaporizzazione di sostanze non testate scientificamente, aprendo un ulteriore portone all’inventiva del “far da se” tipico dell’indole italiana.
Con piacere apprezzo che i cinque commenti portati all’articolo si esprimono con la stessa voce, il che significa che la base del mondo lavorativo italiano è ancora composto da persone di “buon senso“ e rispettose dell’altrui libertà. Nel contempo mi meraviglio che il legislatore non colga le osservazioni quotidiane che gli pervengono dal mondo del lavoro anche attraverso strumenti derivanti dalla rete, inseguendo invece opportunità politiche e commerciali.
Rispondi Autore: tommaso mapelli23/06/2016 (16:18:22)
in ambienti ad alto rischio di esplosione e infiammabili è legale l'utilizzo della sigaretta elettronica?
il buon senso mi direbbe no ma la legge?

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