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Sicurezza sul lavoro: cosa nasconde il business FAD?


In Internet spuntano come funghi le società che vendono attestati on line per la sicurezza sul lavoro: l’inchiesta di Enzo di Frenna.

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Brescia, 24 Giu - Come già denunciato da PuntoSicuro in numerosi occasioni, il problema della vendita di attestati online che “certificano” la formazione in materia di sicurezza sul lavoro è ormai diffuso in rete, tanto da poterlo ormai considerare un business a tutti gli effetti.
 
Cercando in rete si trovano numerosi siti che garantiscono la validità della formazione con frasi tipo “I Corsi sono progettati e validati da Ente Bilaterale Nazionale” oppure  “Gli attestati rilasciati sono validi a tutti gli effetti di legge” etc...
 
Ma l’efficacia formativa di questi corsi spesso non è validata in realtà da alcuno e ancora più spesso assolutamente assente e il risultato può essere quindi che gli attestati non abbiano alcuna validità di legge: quello che conta è infatti l’effettività della formazione.
 
Ricordiamo le parole di Rocco Vitale, Presidente Aifos:
“A fronte di pochi e seri operatori che hanno contribuito a tenere alto il valore della formazione a distanza si sono scatenati furbi e furbastri, commercianti ed imbroglioni, che vendono attestati e spacciano per formazione a distanza le mail o un CD.
 
Una fantomatica associazione per la sicurezza pubblicizza, acquistando intere pagine sui quotidiani nazionali, l’imbroglio all’adempimento formativo “vendendo” l’attestato contrassegno.”
 
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La formazione a distanza è una metodologia di formazione ormai ampiamente sperimentata ed affermata in diverse nazioni, ricordiamo a questo proposito alcuni articoli pubblicati su PuntoSicuro:
 
 
Ma il problema non è ancora stato risolto, e il giornalista investigativo Enzo di Frenna, ha recentemente pubblicato la prima parte della sua inchiesta “Sicurezza sul lavoro: cosa nasconde il business FAD?”. Il video è disponibile online:
 
 
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: Luigi Matteo Meroni24/06/2011 (09:27:51)
FINALMENTE! Quanto affermato nell’articolo è condivisibile e lo scrivo in qualità di operatore della sicurezza che da oltre 20 anni si occupa di formazione.
Il fatto che in Italia esistano dei soggetti che TRUFFINO vendendo degli attestati on-line non è però corretto che venga collegato al concetto di FAD. La formazione in e-learning esiste e si può fare in modo assolutamente serio e rigorso. La vendita di attestati è una TRUFFA, I CORSI ON-LINE, SE FATTI BENE POSSO ESSERE ANCHE PIU’ EFFICACI DEI CORSI IN AULA. Attenzione alla confusione. Quello che servirebbe sono delle verifiche da parte delle autorità, Ministero del lavoro e ASL coadiuvati dalle Forze dell’ordine, che impediscano ai soggetti che truffano spacciando per corsi quelli che corsi non sono, di continuare con la propria attività illecita. Ma la cosa va avanti da anni senza che nessuno dica o faccia nulla. Continuate così! L’Italia ha bisogno di una diffusa cultura dlela sicurezza che oggi manca ed è ostacolata anche da questo nuovo tipo di truffa ai danni, soprattutto, dei lavoratori che non vengono formati e quindi rischiano di più quando lavorano ma anche delle aziende che, pensando di fare una furbata pagando poco un attestato, rischiano che, in caso di infortunio, a seguito di indagini, subiscano condanne molto più gravi per non avere adempiuto ai propri obblighi di formazione.
Ricordo che gli infortuni sul lavoro in Italia sono circa UN MILIONE ogni anno e la possibilità di trovarsi coinvolti sia come lavoratori che aziende non è quindi così remota…

Luigi Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro
Rispondi Autore: Paolo B.24/06/2011 (12:52:10)
Trovo questa inchiesta sulle FAD molto interessante. Vorrei però fare una piccola nota.
Io ero presente al 1° convegno nazionale sui formatori della sicurezza organizzato dal FIRAS-SPP e devo dire che ne sono rimasto molto deluso. Si parla di formatore certificato ossia colui che, dietro un iter promosso da società private (qualificate come ente terzo), possa essere inserito in questo elenco nazionale dei formatori quando secondo il mio umile parere un formatore dovrebbe essere autorizzato da enti come INAIL ecc..
Al di la di questo, si predica bene ma si razzola male. Perché dico questo, lo dico in quanto al suddetto convegno era presente e interveniva uno dei famosi “signor X” di cui parla il video.
Io mi chiedo se la diffusione della cultura della sicurezza possa passare per fantomatici corsi svenduti e assolutamente privi di ogni controllo, come tanti che ne girano per il web. Rimango sempre più inorridito da quello che gira intorno alla prevenzione e sicurezza.
Se chi promuove la sicurezza sul lavoro non la sente anche come missione morale ma solo esclusivamente per business deve essere rimosso assolutamente.
Spero vivamente che si possa arrivare ad una vera regolamentazione di tutto ciò ne più breve tempo possibile.

Rispondi Autore: Carmelo G. Catanoso24/06/2011 (17:31:44)
Per la sicurezza sul lavoro, bisogna domandarsi "Più che quanta gente ci muore .... quanta gente ci campa>>.

Tra quelli che ci campano ci sono quelli che lo fanno con etica professionale e quelli che l'etica l'hamno messa da parte da molto tempo.
Personalmente sono dell'idea che la "certificazione del formatore", lascia il tempo che trova.
Questo perchè appena si annusa un business, si materializzano subito i furbi con tanto di "certificato".
Personalmente, poi, più che chiamarla FAD, la chiameri IAD (Informazione A Distanza).
Chi ha un minimo di competenza in materia, sa che si sta parlando solo del primo gradino del processo formativo.
La IAD la puoi fare tranquillamente a distanza rispettando un minimo di requisiti in grado di dare evidenza dei parametri tipici (registrazione tempo dedicato, valutazione apprendimento, ecc.).
Per gli altri due livelli, essenziali per parlare realmente di un processo formativo che, come noto, dovrebbe mirare alla modifica degli atteggiamenti per favorire il cambiamento dei comportamenti, ci vuole altro.
Rispondi Autore: Carmelo G. Catanoso24/06/2011 (20:03:31)
Per la sicurezza sul lavoro, bisogna domandarsi "Più che quanta gente ci muore .... quanta gente ci campa>>.

Tra quelli che ci campano ci sono quelli che lo fanno con etica professionale e quelli che l'etica l'hamno messa da parte da molto tempo.
Personalmente sono dell'idea che la "certificazione del formatore", lascia il tempo che trova.
Questo perchè appena si annusa un business, si materializzano subito i furbi con tanto di "certificato".
Personalmente, poi, più che chiamarla FAD, la chiameri IAD (Informazione A Distanza).
Chi ha un minimo di competenza in materia, sa che si sta parlando solo del primo gradino del processo formativo.
La IAD la puoi fare tranquillamente a distanza rispettando un minimo di requisiti in grado di dare evidenza dei parametri tipici (registrazione tempo dedicato, valutazione apprendimento, ecc.).
Per gli altri due livelli, essenziali per parlare realmente di un processo formativo che, come noto, dovrebbe mirare alla modifica degli atteggiamenti per favorire il cambiamento dei comportamenti, ci vuole altro.
Rispondi Autore: Giuseppe P.25/06/2011 (12:28:17)
Io vorrei spezzare una lancia a favore della formazione a distanza. Se fatta bene è un utile strumento che evita inutili sprechi di tempo. Sappiamo benissimo cosa accade nella formazione di presenza dove spesso si firma solamente e si assiste passivamente al corso. Lo standard SCORM ultima versione parla chiaro ed equipara la formazione a distanza a quella di presenza laddove è consentito per legge. Piuttosto che dare indicazioni genere mi aspetterei un censimento o una indagine sui furbi oppure un elenco di quei furbi di cui si parla. Spiegate bene a chi legge cosa si intende per FAD e cosa no così potranno evitare di farsi imbrogliare.
Rispondi Autore: Gerry Di Masi26/06/2011 (12:39:39)
Formazione a distanza
francamente mi ha sempre perplesso la formazione a distanza, fatte le dovute distinzioni. come mi perplimono le varie associazioni di categoria, formate da persone che discettano ex cathedra, senza possedere una conoscenza reale del mondo industriale. Ottimi teorici da convegno, pessimi maestri nella realtà. La maggior parte si è lanciata nel business e ci prospera alla grande. Svolgendo attività di consulenza, ormai da molti anni, ne vedo in giro che al confronto, i protagonisti di "Io speriamo che me la cavo", appaiono docenti universitari. Rammento subito dopo la promulgazione del d. lgs. 626, alcuni studi di contabilità che aggiungevano, con un timbro sulla loro carta intestata LEGGE 626 e giù fornendo consulenza in campi di cui non avevano la minima conoscenza. Personaggi che se si fossero recati in una realtà produttiva industriale, avrebbero allegramente confuso, la macchinetta del caffè con un trapano verticale. Inutile dire che tuttalpiù dispensavano ai loro ignari clienti inutili ceck list. In molti casi è stata dura convincere i clienti che un ottimo professionista nel ramo contabilità non è per forza un ottimo tecnico della Prevenzione. Prevenzione parola ostica a parecchi nel mondo del lavoro. DdL che confondono il consulente per la Sicurezza e Igiene del Lavoro per un "consigliori" che li aiuti ad eludere le leggi. Recentemente un mio cliente mi ha interpellato perchè gli avevano offerto un corso on line per addetti al primo soccorso. La mia risposta è stata, se si sarebbe fatto curare on line. In sua presenza ho telefonato alla società che dispensava i corsi stessi ed una gentile operatrice mi ha risposto che era tutto regolare, i corsi venivano tenuti da un medico competente. Alla mia richiesta come si sarebbe bypassata la questione delle quattro ore di pratica (era un corso base), mi rispondeva che le quattro ore le doveva tenere il Medico Competente dell'azienda. Ora, tralasciando il particolare che il Medico Competente avrebbe potuto non esserci in azienda, che dello svolgimento (obbligatorio) della parte pratica non veniva fatta menzione alcuna nel depliant illustrativo e anche se ci fosse stata qualcuno dovrebbe indicarmi dovre trovare un MC che si assume la responsabilità di certificare anche le otto ore svolte on line.
Ma potrei citarne altri di esempi, mi è capiatat tra le mani, una dichiarazione attestante che la ditta aveva provveduto alla formazione per addetti all'antincendio, all'evacuazione del personale nonché a quella degli addetti al primo soccorso, sotto la quale apparivano timbra e firmo di un laureato iscritto all'Albo di un ordine tecnico. (Piacevolmente sorpreso tanto da conservarne fotocopia,a futura memoria).
Rispondi Autore: lui che sa21/08/2015 (17:02:18)
La formazione la fanno i preposti, perchè sono i primi a sapere come evitare di farsi male in quanto conoscono meglio di qualsiasi RSPP i rischi sul lavoro.
Rispondi Autore: Gerry di Masi22/08/2015 (12:14:46)
I preposti sanno più degli R.S.P.P...si vede che Lei non ha mai avuto il piacere o il dispiacere, a seconda dei casi, di valutare le conoscenze di un preposto, Mi riferisco a quelli che vanno per la maggiore. Mi occupo di sicurezza sul lavoro dal giugno 1970, le posso assicurare che non nè ho ancora visto uno, dei Suoi preposti. Si vede che Lei è più fortunato di me. Auguri a Lei e ai Suoi preposti.
Cordialmente, mi creda,
Rispondi Autore: Flavio Dassenno22/10/2015 (18:45:12)
Vi ricordo che il serial Mafia 5 dato in TV seno 15 o 20 anni fa terminava con gente in doppiopetto che in perfetto italiano e sorridente brindava al fatto che con le future legislazioni avrebbero conquistato i gangli vitali di qualsiasi organizzazione

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