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Esclusivo – Il pm Guariniello indaga sui corsi di formazione


La Procura di Torino indaga su alcuni soggetti che erogano formazione per la sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è accertare la violazione dell’obbligo dell’effettivo apprendimento. E l'inchiesta potrebbe allargarsi alla "finta Fad". Di Enzo Di Frenna.

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ROMA 22 Mar - Il giudice Raffaele Guariniello sta indagando sui corsi di formazione per la sicurezza sul lavoro. «Ho situazioni che sono sotto attenzione. Quindi non posso esprimermi nel dettaglio», conferma a PuntoSicuro il pm della Procura di Torino. Si apre dunque un filone d’inchiesta che potrebbe portare a interessanti sviluppi. Il magistrato vuole accertare se la galassia di sigle e società che erogano corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro abbia predisposto strumenti e metodologie che possano provare l’ avvenuto apprendimento da parte di imprenditori e lavoratori. Spiega Guariniello: «Ci stiamo occupando del problema perché ci sono state alcune sentenze della Cassazione dove si afferma che la formazione dei lavoratori e dei datori sia un’attività che abbia carattere effettivo, quindi è necessaria la verifica dell’apprendimento. Andremo dunque a controllare i risultati concreti di chi opera nel settore. Se la formazione non ha previsto un’effettiva verifica dell’apprendimento riteniamo che ci sia la violazione dell’obbligo prevista dalla normativa in vigore».

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Dopo il tecnostress, i tumori professionali e i danni provocati alla salute dalla polvere di amianto, il pm della Procura di Torino – che guida un pool di nove magistrati specializzati nella sicurezza sul lavoro – vuole approfondire un tema che potrebbe riservare sorprese. La formazione nei luoghi di lavoro, prevista dal Testo Unico D.Lgs. 81 del 2008, è fondamentale per prevenire incidenti e infortuni mortali. Inoltre, deve essere svolta in collaborazione con gli enti paritetici, cioè organizzazioni che rappresentano confederazioni di imprese e lavoratori. Ma il settore della formazione è diventato un business che muove ogni anno milioni di euro e – accanto ad operatori seri e qualificati che offrono servizi di qualità – si muovono società di consulenza che erogano una formazione superficiale e poco attendibile, che danneggia imprese e lavoratori. Un esempio? La mancanza di apprendimento delle norme antincendio, o degli interventi di primo soccorso, può favorire l’insorgere di rischi per la salute dei lavoratori con risvolti penali qualora si verificasse un incidente mortale. Il pool di magistrati coordinati da Guariniello, quindi, andrà a caccia dei soggetti che vendono “attestati facili” che non garantiscono il reale apprendimento delle normative per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Il lavoro di indagine della Procura di Torino si intreccerà necessariamente anche con la formazione a distanza – la cosiddetta FAD – erogata attraverso l’uso delle nuove tecnologie informatiche, incluso Internet. In questo settore è più facile vendere corsi di formazione in modalità e-learning che possono risultare molto discutibili, rilasciando attestati che sono poi spediti in contrassegno postale. In alcuni casi è possibile accedere ai questionari on line dopo appena 24 o 48 ore dalla registrazione, per cui il datore di lavoro o il lavoratore avrebbero a disposizione 1-2 giorni per studiare i manuali accessibili sulle piattaforme informatiche. In questi casi l’apprendimento può risultare inesistente ad una semplice verifica in aula. Ecco, allora, che può scattare il reato di violazione dell’obbligo.
 
«Nel settore della formazione ci sono operatori seri e qualificati – spiega Rocco Vitale, presidente dell’ Aifos (Associazione nazionale formatori della sicurezza) – quindi non bisogna demonizzare la Fad, che risponde alle moderne esigenze di snellire i processi formativi attraverso l’impiego dell’informatica. Ma occorre utilizzare metodi che dimostrino l’apprendimento delle varie tematiche che sono oggetto della formazione. Aifos ha denunciato più volte l’uso di procedure discutibili da parte di alcuni operatori del settore, che vendono corsi on line con troppa facilità. Quindi ben venga un’indagine che faccia emergere i furbi».
 
Sul tema della formazione la posizione dell’Aifos è particolarmente rigida e negli anni passati non ha esitato ad espellere alcuni soggetti che utilizzavano pratiche discutibili ed approcci scorretti. L’obiettivo, infatti, è garantire l’alto livello dei formatori, che sono poi coloro che tengono i corsi alle aziende e ai lavoratori. «L’indagine del procuratore Guariniello sulla formazione – prosegue Vitale - è quanto mai utile e necessaria a fronte di veri e propri abusi. Una effettività della formazione on line si può fare se alla base ci sono presupposti formativi e non esclusivamente di carattere commerciale. In questo senso è molto importante che le verifiche e le indagini devono riguardare i soggetti formatori, che devono possedere le caratteristiche affinché possano erogare la formazione. La confusione dei soggetti, le vere o false bilateralità o gli pseudo accordi sindacali, creano disorientamento nel mondo della formazione della sicurezza sul lavoro che deve, pur sempre, necessariamente ed obbligatoriamente, porsi il compito della prevenzione della salute dei lavoratori».
 
Nei prossimi anni la formazione sui temi della sicurezza sul lavoro verrà erogata sempre di più in modalità e-learning. Cioè attraverso l’uso di Internet, a cui ormai accendono milioni di dispositivi mobili (iPad, iPhone, Blackberry, notebook, ecc). «L'ultimo Accordo Stato Regioni del 21 dicembre 2011 – spiega ancora il presidente di Aifos - enuncia chiaramente i principi di una buona formazione on line. Lo stesso accordo abolisce il termine FAD, cioè Formazione a Distanza, e la sostituisce con il termine e-Learning. Non è solamente un cambio di sigle, ma di comportamenti». In pratica e-Learning è un’interazione totale di apprendimento collaborativo e si differenza della FAD, basata invece su un’interazione one to one (apprendimento isolato). Inoltre l'e-Learning prevede sempre la figura del tutor che deve seguire il partecipante, che è il suo docente non tanto virtuale ma reale.
 
Sulla formazione a distanza relativa alla sicurezza sul lavoro il deputato Antonio Boccuzzi (Pd), unico superstite del tragico incendio avvenuto alla ThyssenKrupp nel 2007, ha presentato ad ottobre scorso una prima interrogazione al Ministero del Lavoro e ne sta preparando una seconda insieme a un nutrito gruppo di deputati. «Ci sono aziende che erogano formazione a distanza che contemporaneamente progettano i moduli on line, vendono gli attestati e li convalidano attraverso enti paritetici che riconducono agli stessi soggetti che vendono i corsi. Ritengo che questo meccanismo sia censurabile, poiché la sovrapposizione di ruoli e interessi è un serio limite per la credibilità della formazione che riguardi la sicurezza sul lavoro. Per quanto mi riguarda, andrò avanti per fare chiarezza in questo settore. E se necessario, metterò a disposizione dei magistrati torinesi la mia esperienza», spiega Boccuzzi a PuntoSicuro.
 
 
Enzo Di Frenna
 


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Rispondi Autore: Paolo Alemani22/03/2012 (08:46:40)
Ci troviamo sempre e solo con la solita zuppa italica di confusione tecnologica e censure preventive. Ma vi rendete conto che si sostiene che la FAD sarebbe un supporto poco valido perchè ci sono soggetti che furbescamente mettono in condivisione spazzatura e poi erogano attestati a "soli" due giorni dall'iscrizione? Poi mi dovete spiegare perchè l'E-learning è meglio della FAD quando sostanzialmente si parla della stessa cosa? (a meno che per FAD non si intendano i corsi per corrispondenza degli anni 60, in tal caso datevi un'aggiornata!).
E' una cosa che mi ha sempre fatto imbufalire, nei paesi civili non importa con che media vengano veicolate le informazioni, l'importante che a seguito di verifica si attestino la capacità e le conoscenze dell'allievo. Penso che a qualsiasi RSPP tocchi subire i corsi di formazione, anche in aula, con contenuti tecnologicamente e scientificamente molto discutibili, inoltre supportati da materiali (video, slides, etc.) vecchi e didatticamente da "suicidio" tanto sono stimolanti e coinvolgenti. Poi la perla della sovrapposizione di ruoli del Deputato Boccuzzi che rimanda alla solita finta preoccupazione di prevenzione dei comportamenti Italici....Ma che problema c'è se chi fa il corso è anche quello che definisce i criteri di promozione? Sopratutto se questi sono blindati in un sistema informatico e quindi uguali per tutti? Io ho paura del sistema "ad personam" dove la furbizia Italica trova la sua massima espressione. Ma ovviamente un corso in aula lo posso fare pagare molto di più rispetto ad uno erogato via internet....giusto? Non fa niente se gli utenti devono perdere giornate in viaggi, soggiorni per ascoltare degli incompetenti faccia a faccia. Benvenuti nel medioevo.
Rispondi Autore: Aldo Di Giandomenico22/03/2012 (09:31:40)
ma Sig. Alemani lei le spara ma le scrive pure ma per favore non faccia il buon Samaritano
Rispondi Autore: Ambrogio Galli22/03/2012 (09:54:53)
Concordo con quanto detto da Paolo Alemanni.
Mi occupo di sicurezza sul lavoro da più di vent'anni. Ho frequentato, e salatamente pagato, corsi di aggiornamento che, per la preparaziopne e capacità di trasmissione di contenutidei docenti e per i contenuti non hano reppresentato alcun valore aggiunto per la mia profesionalità.
A questo punto evviva la FAD.
Il problema, piuttosto, è a monte.
Come possiamo distiguere i prodotti validi dai "corsifici"'
Per ora l'unico parametro a disposizione è il costo dei corsi.nell'incertezza scelgo quelli che costano meno.
ma un'altra domanda sorge spontanea.
Chi si occupa di sicurezza, utilizzando gli strumenti di cui tutti oggi dispongono (internet, siti specializzati, ecc) se è un professionista serio è costantemente aggiornato.
E se non è serio.........
Questo è sempre il paese dei bollini blu come per le banane.

Rispondi Autore: Paolo Alemani22/03/2012 (10:00:11)
Caro Aldo, le sparo, le scrivo, le dico e le pubblico pure nei forum. Qualcosa in contrario? Mi pare che i forum siano occasione di confronto e di scambio di idee. Se si vuole solo allinearsi al pensiero medio è una scelta, come quella di tirare il sasso nello stagno e stimolare (magari ance provocatoriamente una reazione) ma, per carità, che sia una reazione con un contenuto, non una sorta di censura di bassa lega. Non sono per niente religioso e sulle parabole non sono esperto. Ma mi sembra citata anche a caso quella del buon Samaritano.
Rispondi Autore: Paolo Alemani22/03/2012 (10:16:12)
Penso che la sicurezza sul lavoro in Italia sia troppo politicizzata per essere affrontata in modo efficace. Al posto di perdere energie e risorse per giocare al muro contro muro le parti sociali dovrebbero collaborare per definire i programmi e i contenuti della formazione. Non servono leggi, decreti e mostri normativi di migliaia di pagine di vuote parole. Elenchi sintetici, chiari, brevi. Procedure cristalline, in poche parole contenuti e non formalismi. Poi se le informazioni passano attraverso la bocca di un docente, la cassa di un PC o un documentario attraverso la TV è solo un diverso canale comunicativo. "Garbage IN - Garbage OUT" ovvero se metto spazzatura in qualsiasi sistema otterrò sempre e solo spazzatura anche se il sistema è d'oro.
Rispondi Autore: Matteo ianzano22/03/2012 (10:29:47)
Ottimo articolo, ottimo lavoro del Giudice Guariniello, ottimo intervento del Presidente dell'Aifos Rocco VItale. Credo che questa sia la strada giusta per ridurre gli infortuni sul lavoro con conseguente diminuzione spesa sanitaria pubblica. Sono per il Coordinamento Nazionale sulla Prevenzione s sicurezza sul lavoro affidata al giudice Guariniello. Bisogna istituire in ogni Tribunale un gruppo di giudici che si occupi di questo, sopratutto della verifica della formazione.
Rispondi Autore: gianni22/03/2012 (10:42:34)
Ma il vero formatore non è il datore di lavoro? non è lui che attesta l'avvenuta formazione?
Rispondi Autore: michele murro22/03/2012 (11:12:33)
Personalmente sono contrario alla FAD o all'e-learning che dir si voglia. E' la mia modesta esperienza, maturata con la professione, che mi spinge a prendere questa posizione in quanto mi è capitato di vedere attestati di corsi rilasciati da società discutibili per addetti al primo soccorso o addetti antincendio (rischio medio)interamente erogati on-line o addirittura previa consegna di un CD (a 4 soldi). Anche supponendo che sia da parte della società erogatrice che da parte del fruitore ci sia massima serietà e massimo impegno nell'apprendimento e senza considerare neanche le discutibili modalità di verifica finale (infatti il test finale potrebbe essere svolto da un medico o da un pompiere al posto del corsista) qualcuno potrebbe spiegarmi in che modo viene effettuata la prova pratica? forse si soccorre (o si dà fuoco) il monitor del PC?
Michele
Rispondi Autore: andrea22/03/2012 (11:28:35)
io ho visto anche aziende che rilasciavano attestati di corsi in aula senza fare il corso in aula, quindi il problema c'è in ogni caso. Sta alla serierà delle aziende, da entrambe le parti.
Inoltre la FAD non è usata per le prove pratiche, è chiaro che può essere erogata solo la parte teorica, e si completa il corso con una prova partica in azienda.
Rispondi Autore: Giuseppe Agresti22/03/2012 (11:31:47)
Sono daccordo con Paolo e con Ambrogio.
Rispondi Autore: Giuliano Palotto22/03/2012 (11:41:57)
Invece di trovare tutti i modi per fare breccia nei limiti che può avere una legge per non fare le cose, ho farle in modo parziale per aumentare il reddito dell'operazione, perchè non iniziamo a fare semplicemente le cose che richiede lo stato attraverso le leggi? Così, magari, qusti articoli non hanno senso di esistere. Benvenuti nel 2012, dove tanti fanno quello che non sono capaci a fare.
Rispondi Autore: Ambrogio Galli22/03/2012 (11:53:41)
Ho sempre pensato, ma forse sono uno sciocco, che per aumentare il livello della sicurezza sui luoghi di lavoro fosse più utile creare comportamenti che aumentare il numero delle leggi o dei controlli. Ho sempre creduto che occorresse aiutare le ditte ad integrae la sicurezza nella produzione anzichè limitarsi ad aggiungerla.
ora leggo( vedi intervento di Matteo Inzano)che invece la strada giusta sono i tribunali. Potrebbe anche essere, peccato mi ricordi un periodo in cui la chiesa cattolica pensava di combattere le riforme protestanti (che chiamava eresie!!) con i tribunali della Santa Inquisizione con annessi roghi, torture ed autodafè.
Se sostituiamo roghi e quan'altro con processi, sanzioni, ecc, ecc, ci siamo.
Non ricordo che abbia funzionato........
Rispondi Autore: francesco pavone.22/03/2012 (12:17:55)
Ci sono tantissimi studi di consulenza che rilasciano attestati di formazione , pur non svolgendo tale attività, avvalendosi di enti bilaterali.......
Rispondi Autore: Camillo Forcella22/03/2012 (12:25:58)
FAD...e-learning...ancora una volta stiamo a sottilizzare sui termini (l'azzeccagarbugli è un "prodotto a denominazione di origina controllata"!) e mimeraviglio che il Prof. Vitale che parlava proprio di FAD (non già di e-learning) qualche anno fa si presti a simili disquisizioni: il problema è la qualità del prodotto fornito! Ancora una volta in una materia da "Tecnici" non da avvocati o magistrati (mi perdonino...) siano loro quelli che dovranno dire..l'ultima parola. Siamo un paese in mano agli avvocati e ai commercialisti (nell'attuale governo di "tecnici" un solo ingengere la dice lunga secondo me): un magistrato può dire se la formazione è stata fatta secondo i criteri dettati dalle Norme che regolano l'erogazione, non (mi auguro) sul contenuto: invece succederà, e succede, proprio così. Una domanda a tutti: secondo voi l'ultimo Accordo Stato-Regioni sulla formazione è chiaro? tutti hanno compreso tutto? non mi pare tant'è che siamo in attesa di una...linea guida "interpretativa" dal Ministero! Ma non era possibile definire la linea guida con l'Accordo, magari come allegato? nel frattempo è ...la giungla corsi in aula o e-learning che sia, enti paritetici fantasma ecc.
Per concludere sono d'accordissimo con Paolo Alemanni riguardo ai corsi con relatori e materiale discutibile che noi RSPP ci tocca "sorbire": se voglio fare l'RSPP come consulente devo aggiornarmi tutti i giorni altrimenti sparerei un mucchio di fesserie a clienti che "bombarderebbero" di denunce...invece mi tocca fare i...corsi...
Buon lavoro a tutti.
Rispondi Autore: Matteo Agostini22/03/2012 (12:43:54)
Mi chiedo: a prescindere da quale sia il mezzo di comunicazione usato, la serietà di un'attività formativa non dovrebbe essere il primo fattore valutato da chi acquista quella stessa attività? Corsi dagli attestati "facili" e altre iniziative di discutibile valore avranno ragione di esistere finchè noi (e le aziende per cui lavoriamo) le acquistiamo.
Aldilà dei troppi e noiosi formalismi, scegliendo con attenzione i nostri fornitori credo che inizieremmo anche a risolvere il problema.
Rispondi Autore: Matteo ianzano22/03/2012 (14:21:54)
Risposta ad Ambrogio Galli - "... creare comportamenti ..." o meglio modificarli si può. Per fare questo è opportuno che ci sia una formazione vera, e con persone competenti (formatori formati), perchè la formazione è un processo educativo che modifica gli attegiamenti. Questo avviene, nel tempo, con una formazione seria e continuativa (Principio sancito ormai anche dal''UE - Formazione continua in tutti i settori competenze ed ambiti). Tutto questo aiuta il datore di lavoro ad integrare la sicurezza con il ciclo produttivo. Noi in Italia, abbiamo una stragrande maggioranza di piccole e medie imprese, i quali datori di lavoro, purtroppo, sono artigiani, commercianti, grandi lavoratori grande ingegno italiano di cui dobbiamo essere orgogliosi, ma che purtroppo spesso sono mancanti di scolarizzazione o se c'è è scarssissima. Questo pone nelle condizioni, insieme alla pressione fiscale a cui sono sottoposte le imprese, la congiuntura economica, di far percepire, alla stragrande maggioranza di piccoli datori di lavoro, la sicurezza come un costo. Io combatto tutti i giorni con la realtà della provincia di Foggia, ed è così, ma anche nelle regioni limitrofe. Ora se ci troviamo di fronte ad operatori del settore, tecnici, formatori, tutti presunti, perchè fanno solo business, invogliate tra l'altro la una semplice legge di mercato, "bisogna produrre ciò che chiede il mercato", come si fà a fermare tutto questo? In Italia noi non abbiamo soluzioni, pur condividendo il sano principio pedagocico, gli italiani hanno bisogno di essere controlati da controllori che vengano controllati. forse nn l'abbiamo capito il problema italiano qual'è ...



Ho sempre pensato, ma forse sono uno sciocco, che per aumentare il livello della sicurezza sui luoghi di lavoro fosse più utile creare comportamenti che aumentare il numero delle leggi o dei controlli. Ho sempre creduto che occorresse aiutare le ditte ad integrae la sicurezza nella produzione anzichè limitarsi ad aggiungerla.
ora leggo( vedi intervento di Matteo Inzano)che invece la strada giusta sono i tribunali. Potrebbe anche essere, peccato mi ricordi un periodo in cui la chiesa cattolica pensava di combattere le riforme protestanti (che chiamava eresie!!) con i tribunali della Santa Inquisizione con annessi roghi, torture ed autodafè.
Se sostituiamo roghi e quan'altro con processi, sanzioni, ecc, ecc, ci siamo.
Non ricordo che abbia funzionato........
Rispondi Autore: Matteo Agostini22/03/2012 (14:54:01)
Mi chiedo: a prescindere da quale sia il mezzo di comunicazione usato, la serietà di un'attività formativa non dovrebbe essere il primo fattore valutato da chi acquista quella stessa attività? Corsi dagli attestati "facili" e altre iniziative di discutibile valore avranno ragione di esistere finchè noi (e le aziende per cui lavoriamo) le acquistiamo.
Aldilà dei troppi e noiosi formalismi, scegliendo con attenzione i nostri fornitori credo che inizieremmo anche a risolvere il problema.
Rispondi Autore: Paolo Alemani22/03/2012 (15:36:29)
D'accordissimo con Ambrogio, ultimamente la normativa sta assumendo la veste della caccia alle streghe, dopo anni di lassismo e pressapochismo italico ecco arrivare lo tsunami delle sentenze esemplari. Ma vi costa tanto dare un'occhiata a come gestiscono la materia i paesi più virtuosi? Dobbiamo innescare i comportamenti corretti responsabilizzando tutti coloro che lavorano (che ne dite per esempio di non indennizzare chi si fa male perchè ubriaco? e nei cantieri ce ne sono tanti alticci!!). Alcuni interventi poi mi lasciano senza parole.
cito "gli italiani hanno bisogno di essere controlati da controllori che vengano controllati" che vogliamo fare? continuiamo a crogiolarci nell'idea di essere povere pecore idiote? Ma diamoci una scossa, con questo atteggiamento verremo cacciati anche dai paesi in via di sviluppo!! Altro che Europa. Poi....scusa Michele Murro....mi sembra palese in modo imbarazzante che le prove pratiche non possano essere svolte con l'e-learning. Ogni strumento ha uno specifico ambito di utilizzo, ma nessuno ci impedisce di avere più strumenti, o no? eliminare la FAD perchè non mi permette di fare le esercitazioni pratiche mi sembra stupido...
Rispondi Autore: Paolo Alemani22/03/2012 (15:43:26)
ahhh, dimenticavo..ma perchè deve essere l'utente a valutare la serietà degli enti formativi? Che vengano definiti a livello statale gli standard di riferimento per chi vuole organizzare i corsi cioè i contenuti, le modalità di esame e tutto il resto. In questo modo garantiamo che tutti i fornitori di corso adempiano ai requisiti minimi e necessari. La selezione DEVE essere fatta a monte, chi non organizza i requisiti secondo gli standard NON può tenere i corsi! In questo modo la differenza sarà sulla decorazione finale, non sulla presenza o meno della torta!
Rispondi Autore: Giorgio Gallo22/03/2012 (17:31:22)
Il carissimo Guariniello, nelle sue indagini, dovrà pure scoprire che, tristemente, dall'accordo stato regioni del 21/12/2011 per i lavoratori, la formazione base + specifica non necessita di prova finale di apprendimento. Cosa che io sto facendo ugualmente, unitamente al test di ingresso, perchè a mio avviso fondamentale, ma in teoria una formazione eseguita con sola docenza in aula ma senza alcuna prova di apprendimento finale, con il nuovo accordo è possibile per i lavoratori. E' prevista invece per i preposti e se ricordo bene per i dirigenti. Leggere per credere.

Giorgio Gallo
Rispondi Autore: Matteo ianzano22/03/2012 (21:26:13)
Sig. Paolo Alemanni, io non ho capito ancora lei nella vita di cosa si occupa, non mi è chiaro, ma ancora di più in quale parte d'Italia vive. Ma stà scherzando? Ma lo sà che nella stragrande maggioranza dei casi il problema e solo "datore di lavoro"!? Vuole farmi credere, che per risolvere i problemi sulla sicurezza, dobbiamo concentrarci solo nel punire i lavoratori? Ma lo sà che ci sono ispettori corrotti ed impreparati? E lei cosa vorrebe fare? Punire i lavoratori? Vanno corresponsabilizzati ma da qui ... Mah ... Buon proseguimento e commenti ...
Rispondi Autore: Paolo Alemani23/03/2012 (08:36:18)
Carissimo Sig. Ianzano, Cito "Ma lo sà che nella stragrande maggioranza dei casi il problema e solo "datore di lavoro"!?" un'ottima visione degna del peggior sessantottismo. "Tutta la colpa è solo del "Padrone"...L'operaio è santo e intoccabile." Primo: io non ho detto che la colpa è solo degli operatori (ma a volte lo è, comportamenti quali il bere o, per esempio guardate le foto di Puntosicuro di oggi....il soggetto è meritevole del Darwin Award tanto è idiota....un corso di formazione deve anche spiegare al demolitore di non salire sulla struttura da demolire? e il buon senso?).
Secondo: non sono così facilone da semplificare il problema degli infortuni e degli incidenti alla sola meschinità dei Datori di Lavoro (mi chiedo io con chi lei ha a che fare, non tutti i DDL sono spietati aguzzini come lei descrive; alcuni meritano la galera così come gli operatori che stupidamente fanno male a se stessi o agli altri. Ripeto, per esempio, bevendo sul lavoro.). Terzo: Ispettori corrotti....che vadano in galera! Sapete cosa succede nei paesi che si possono definire civili? Chi commette un reato lo PAGA!! (che sia DDL, Lavoratore, o ispettore). Forse in parte il problema è anche nella faciloneria con la quale si affronta una materia così complessa.
Rispondi Autore: cg23/03/2012 (12:02:16)
Rispondo all'inserzione del Sig.Gallo.
Ieri ero ad un seminario sul nuovo accordo Stato-Regioni per la formazione.
Il relatore era un membro della commissione che ha prodotto tale accordo.
A precisa domanda: perchè non c'è il test di apprendimento per i lavoratori?
Risposta: si è pensato che il lavoratore sarebbe già stato in difficoltà solo a stare seduto in aula ad ascoltare un docente, figurarsi a compilare un test....aggiungeva....e se per caso non "passava" il test? Cosa avrebbe fatto il DL?
Ci rendiamo conto che siamo nel paese dei balocchi.
Buona giornata.
Rispondi Autore: Giuseppe De Lorenzo23/03/2012 (12:44:20)
Gentili signori,
scusate l'intromissione ma ritengo che le discussioni su di chi sia la colpa della pessima o buona qualità dei corsi di formazione erogati sia alquanto superflua. Io mi occupo di sicurezza da soli tre anni e faccio fatica a orientarmi nella giungla dei corsi offerti dato che vorrei farli in maniera onesta e concreta (per questioni di responsabilità e coscienza) ma devo scontrarmi con i furbi che fanno concorrenza sleale come da voi ampiamente illustrato oltre che dall'attuale periodo storico di forte recessione e crisi. In questo lasso di tempo ho visto crescere l'incertezza e la giungla delle leggi senza portare ad una soluzione concreta al problema. Eppure per me la soluzione è molto semplice solo che non c'è la volontà da parte dei legislatori ad intervenire in maniera drastica perchè ci sono troppi interessi economici....Faccio un appello ai legislatori: " fate chiarezza al più presto ma fate in modo di far lavorare tutti i professionisti seri formandoli/abilitandoli creando scuole riconosciute dal ministero per i formatori della sicurezza, una leale concorrenza nel settore della formazione con un albo professionale di formatori specifici in ogni settore (come per gli RSPP), e liberateci dagli enti paritetici e bilaterali, ponete delle condizioni affinchè i su detti formatori vengano radiati dall'albo qualora facciano i furbetti. Tanto con gli organi paritetici o bilaterali si potrà sempre fregare l'onesto formatore, tanto vale creare un esercito di formatori accreditati ma liberi". Poi o fad o e learning non ha importanza, infatti anche in aula c'è rischio che il corsista vaghi con la mente e non ti ascolti perchè magari pensa al mutuo o all'amante, è solo un diverso canale di comunicazione ma è palese quanto ovvio che la pratica va fatta sul campo che secondo me vale molto di più dello snocciolare in aula o a distanza soporiferi articoli di legge(c'è gente che non sa neanche la differenza tra estintore a polvere e a co2 e come si toglie la spoletta di sicurezza!!!!!!!)
Meditate gente.
Rispondi Autore: Master Formazione Sicurezza 23/03/2012 (15:02:24)
novità per il modulo giuridico...
Rispondi Autore: Giuseppe De Lorenzo23/03/2012 (17:07:18)
Eccolo lì, subito a piazzare corsi di formazione, neanche cinque ore fa ho finito di dire che le cose devono cambiare con l'istituzione di un albo professionale di formatori, che subito tentano di piazzare corsi che saranno sicuramente validi tecnicamente ma qui bisogna avere il riconoscimento legale! forse non è chiaro!Allora che ne parliamo a Fare? non ho detto che ci vogliono altri corsi di formazione per i formatori, ma l'istituzione a livello ministeriale di un elenco di formatori formati e autorizzati (o albo che dir si voglia) chiaro?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini06/09/2012 (20:56:05)
La formazione deve essere sufficiente e adeguata, qualuque corso di formazione che non risponda a questo requisitio costituisce vio0lazione dell'articolo 37 comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008. Gli Accordi stato regione non possono ovviamente modificare il D.Lgs. n. 81/2008, e quindi vanno interpretati coerentemente all'articolo da qui derivano che impone, a pena di sanzione penale dell'arresto o dell'ammenda a carico di datore di lavoro e dirigente una formazione adeguata e sufficiente, e quindi verificata (e non basta, la cassazione aggiunge poi che si deve vigilare sui lavoratori affinchè rispettino quel che è stato loro insegnato).

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