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La psicologia e la cultura della sicurezza come strumenti di prevenzione


L’importanza della cultura della sicurezza: come diffonderla? Come svilupparla? Come aumentarne la percezione? Come misurare il clima di sicurezza? Riflessioni sulla “psicologia della sicurezza” a cura di Massimo Servadio.

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La Cultura della sicurezza, come ricordato spesso nel lavoro del Prof. Carlo Galimberti,  direttore del Centro Studi e ricerche di Psicologia della comunicazione (CSRPC), non può essere ridotta ad un elenco di principi astratti, ma deve invece essere considerata come “l’insieme dei processi organizzativi e delle pratiche professionali, delle norme scritte e delle convenzioni informali, dei linguaggi, dei modi di pensare, di percepire e di rappresentare il rischio in azienda” [1].

La Cultura dovrebbe essere considerata un generatore di valore per l’impresa. Ma come si costruisce una solida cultura della sicurezza?

Per esempio, attraverso il passaggio dalla “comunicazione dei contenuti” alla “condivisione dei comportamenti” in campo della Sicurezza, anche attraverso:

- “l’elaborazione di strategie di pensiero;

- la gestione della comunicazione;

- il controllo dei comportamenti;

- lo sviluppo delle relazioni interne ed esterne” [2].

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Ma come si diffonde la Cultura della sicurezza?
Innanzitutto quando un’azienda, nei processi di governance passa dal mero adempimento alle Leggi, ad un approccio più ampio e condiviso verso il significato comune del lavorare in sicurezza, tenendo conto della produttività e contemporaneamente del benessere delle persone.
 
In primis, una delle credenze da “smontare” è quella dell’assioma SICUREZZA = GRANDI INVESTIMENTI ECONOMICI.
 
Spesso sono sufficienti importanti e mirati investimenti: ad esempio sull’ottimizzazione delle modalità gestionali, in particolare sui capi, sui coordinatori, sui ruoli di responsabilità e sulle relazioni tra i lavoratori.
 
Come sviluppare una Cultura della Sicurezza?
Appare quantomeno necessario:
- agire sui comportamenti;
- smontare le cattivi abitudini e favorire le buone prassi;
- stimolare la motivazione alla sicurezza.
 
Tutto questo anche attraverso:
- la formazione partecipata e periodica a tutti i livelli;
- il buon esempio dal punto di vista comportamentale, a partire dall’autorevolezza dei responsabili;
- una comunicazione formale ed informale coerente;
- un sistema efficace di premi e punizioni.
 
Ma soprattutto è necessario che dai livelli gerarchici superiori ci sia un’effettiva sensibilità alla tematica, un lavoro di prevenzione e di attenzione e la reale volontà di favorire il benessere dei propri collaboratori. La mancanza di queste premesse genera incoerenza tra il contenuto dei messaggi espressi nei corsi o dai dettami di legge ed il comportamento effettivo dei responsabili, incurante delle norme e dell’importanza della prevenzione.
Ovviamente l’incoerenza diventa la conferma, per i lavoratori, che l’interesse dell’azienda verso questo tema è basso, generando l’alibi a non occuparsene e indirizzando il comportamento verso le soluzioni più comode, non quelle più sicure.
 
Una ricerca (Cox e Cheyne, 2000), evidenzia come una misurazione del clima di Sicurezza possa dipendere da:
 
1. L’impegno del management;
 
2. La priorità che, nell’organizzazione, viene attribuita alla Sicurezza;
 
3. La comunicazione;
 
4. Le regole di Sicurezza;
 
5. Il supporto e l’incoraggiamento dell’ambiente sociale ai comportamenti sicuri;
 
6. Il coinvolgimento nella Sicurezza;
 
7. La priorità personale attribuita alla Sicurezza;
 
8. Le credenze e le percezioni circa il rischio;
 
9. L’ambiente di lavoro.
 
E’ ormai documentato che: la mera informazione non genera cambiamento nelle prospettive personali (così come in questo caso nella “ cultura della sicurezza”); l’applicazione di sanzioni disciplinari come atto legittimo per condannare chi sfugge dalla normativa (in questo caso che procura incidente) senza un investimento sulla cultura della sicurezza, è altrettanto non foriera di cambiamento e pertanto risulterà essere inadatta e non pertinente.
 
La percezione della cultura della sicurezza può essere ottenuta solo quando:
 
- i lavoratori ritengano la direzione aziendale credibile;
 
- le parole della politica di sicurezza siano vissute nella quotidianità;
 
- le misure retributive previste stimolano i dirigenti e i preposti a livelli soddisfacenti d'impegno;
 
- i lavoratori hanno un ruolo nella risoluzione dei problemi e nel prendere decisioni;
 
- vi è un alto grado di fiducia reciproca tra dirigenti e lavoratori;
 
- vi sono comunicazioni efficaci;
 
- i lavoratori ricevono un riconoscimento positivo per il loro lavoro.
 
Per aumentare la quota di assunzione della propria responsabilità, bisogna che l’organizzazione fornisca innanzitutto senso e significato all’agire lavorativo e quindi al:
 
- lavoro;
 
- alle mansioni;
 
- agli obiettivi e in generale a ciò che accade nella vita organizzativa.
 
L’appropriazione di un corretto concetto e modo di vivere la sicurezza da parte di tutti i lavoratori rappresenta l’obiettivo organizzativo a cui tendere.
 
In tal senso è necessario contrastare quelle convinzioni irrazionali che portano le persona ad una percezione non corretta del rischio, anche attraverso interventi formativi centrati sul fattore umano, che favoriscano una presa di coscienza di questi meccanismi.
 
 
 
 
Massimo Servadio
Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
 


[1] “Sicurezza: competitività, organizzazione, comunicazione”, intervento di M. Frey, F. Bacchini, C. Galimberti, road show “Sviluppo Imprese in Sicurezza”
[2] "Sicurezza è cultura… se è comunicazione. Riflessioni sull'opportunità di una cultura della sicurezza d'impresa", articolo di Carlo Galimberti pubblicato su “Quaderni di economia del lavoro”, 2014, vol. 2014/101, issue 101, pages 91-112
“Sicurezza: competitività, organizzazione, comunicazione”, intervento di M. Frey, F. Bacchini, C. Galimberti, road show “Sviluppo Imprese in Sicurezza”

 
 
 
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Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti25/11/2014 (07:39:10)
Bel tema.
Buona presentazione.
Ottimi principi.
Ho provato a pensare che il tema non fosse tanto la SICUREZZA ma la "politica del nostro paese" ...funzionerebbe tutto perfettamente se i nostri "Datori di Lavoro al Governo" si com portassero (ed anche noi cittadini - lavoratori) come suggerisce l'articolo.
Funziona anche se applicato in famiglia!
Bravi
Rispondi Autore: Massimo Caccin26/11/2014 (09:44:45)
Mi trovo completamente in linea con quanto riportato nell'articolo.
Complimenti a chi l'ha scritto con così tanta semplicità e chiarezza.
E' da più di dieci anni che nel mio lavoro di ASPP porto avanti gli stessi pensieri, valori e convinzioni.
Penso che chi si trova in posizioni apicali abbia una grande responsabilità nel senso che da molto tempo mi sto rendendo conto quanto fondamentale sia avere e creare MOTIVAZIONE anche nell'ambito della sicurezza.
Quando la motivazione arriva dall'alto è diverso da quando arriva dal basso, questo è indubbio, spesso non viene ascoltata.
Quindi è di estrema importanza (con azioni dirette ai i ruoli apicali) trovare modalità per farla nascere, mantenerla alta e tradurla in azioni concrete. Diversamente non se ne esce. Penso che anche da un punto di vista formativo ci sia la necessità di trovare modalità diverse ed innovative per far nascere motivazione alla sicurezza.
Il lavoratore ancor prima di essere "risorsa umana" è persona ed individuo che "sente" oltre a "fare".
Al di là delle complicazioni (ormai quasi insostenibili)che le leggi introducono continuamente penso che ci sia ancora molto lavoro da fare in tal senso.
Massimo Caccin
ASPP
Counsellor Accreditato e Formatore Autorizzato
Rispondi Autore: Carmelo Giannì26/11/2014 (12:39:41)
Complimenti al dott. Servadio per avere espresso con tanta chiarezza e semplicità concetti basilari nella struttura di una società di qualsiasi forma e dimensione. Sarò contento di sottoporre alcuni momenti di riflessione tratti da questo articolo nei miei incontri, specie in quelli che coinvolgono i dirigenti delle aziende. Sono anche d'accordo che i commenti che mi precedono. Grazie per gli interessanti spunti.
Rispondi Autore: mauro tripiciano27/11/2014 (16:07:31)
E' un piacere leggere queste opinioni. Mi occupo da 15 anni di BBS, quindi analisi dei comportamenti a tutti i livelli. Quelli più importanti e più efficaci ai fini della sicurezza sono quelli dei Managers, che influenzano la cultura, la credibilità dell'impegno ecc.
Nelle nostre applicazioni BBS misuriamo periodicamente la percezione dell'impegno del management per la sicurezza, da parte dei lavoratori.
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti13/12/2014 (11:41:15)
Bel tema.
Buona presentazione.
Ottimi principi.
Ho provato a pensare che il tema non fosse tanto la SICUREZZA ma la "politica del nostro paese" ...funzionerebbe tutto perfettamente se i nostri "Datori di Lavoro al Governo" si com portassero (ed anche noi cittadini - lavoratori) come suggerisce l'articolo.
Funziona anche se applicato in famiglia!
Bravi

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