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L’intervento parte
con una semplice domanda: la sorveglianza
sanitaria può contribuire al contenimento degli infortuni?
Le risposte fornite
sono relative all’analisi dei risultati di quindici anni di
sorveglianza
sanitaria in una popolazione di lavoratori edili della provincia di Bergamo
e su una popolazione di autisti
(studio iniziato
2007).
Dopo aver fatto una
breve disamina sulla multi fattorialità degli
infortuni di lavoro - con riferimento alle azioni non sicure (es. DPI
forniti ma non usati), alle condizioni insicure (es. dispositivi inefficaci),
ad una cattiva organizzazione/formazione aziendale e alle condizioni psichiche
e fisiche del lavoratore - l’autore si
sofferma sulle problematiche del comparto
costruzioni.
In edilizia “la mortalità per infortunio è circa il
doppio rispetto agli altri settori”, il rischio infortunistico è una
“specificità del settore” edile!
- “mantenere un
elevato grado di prevenzione e sicurezza e di rispetto delle ‘norme’ di tutela
della salute!;
- conoscere l'entità
reale dei rischi occupazionali!
- svolgere attività
di controllo”.
In provincia di
Bergamo si sono avuti 110 infortuni mortali (1999 - 2007):
cadute
dall'alto (34% con 37 casi), movimentazione materiali con mezzi
sollevamento e trasporto (26% con 29 casi). Se la carenza di adeguati
sistemi
di sicurezza è un tema centrale in edilizia, che ruolo hanno tuttavia i
fattori
umani?
Condizione di Salute e Infortuni
L’autore fa
riferimento, nell’intervento, ad alcune tabelle (che vi invitiamo a visionare
nel documento originale).
In relazione a 291 giudizi di idoneità con limitazioni (su
1480 edili), le limitazioni hanno riguardato:
- “non uso di strumenti
vibranti (8%);
- non sforzi fisici (18%);
- non sovraccarico arti
superiori (17%);
- non lavori di impermeabilizzazione
con guaine bituminose (1%);
- non sovraccarico colonna
vertebrale (43%)”.
In particolare tra
le patologie che hanno determinato una limitazione dei
lavori
in altezza, abbiamo: disturbi equilibrio (20), ipertensione arteriosa (14),
Neuropatie (4), Patologie psichiatriche (2), Deficit della funzione visiva (2),
Tossicodipendenza (1), etilisti cronici (4).
Dopo aver elencato
le patologie che hanno determinato invece un
giudizio di non idoneità (apparato osteoarticolare, apparato
cardiovascolare, epatopatie, neuropatie, …), l’autore riporta in una tabella i
risultati della
sorveglianza
sanitaria 2007 (campione di 1314 edili) con riferimento alla sordità (4.5%
Classe 3-5), alla funzione visiva (patologie importanti con limitazioni per l’1.2%
e prescrizioni di lenti o occhiali per il 4,5%), alle malattie psichiatriche e all’assunzione
di farmaci.
Abitudini di vita e infortuni
Un indagine anonima
e volontaria (UOOML BG - 2006) relativa all’alcol su aria espirata in 142 edili ha dato come risultati:
- in ambulatorio (66
lavoratori) 1 positivo e 1 rifiutato consenso;
- in cantiere (76
lavoratori) 10 positivi e 7 rifiutato consenso (“2 fortemente sospetti!”).
L’autore a questo
proposito riporta alcune tabelle relative alla relazione fra infortuni e
consumo
di alcol tra lavoratori italiani (UOOML Bergamo 2007), alla relazione tra
consumo di alcol ed assenteismo (104 edili – anno 2006) e tra consumo e
giudizi
di idoneità con limitazioni (2003-2006).
Vengono riportati
anche alcuni dati relativi all’assunzione di
sostanze stupefacenti (campione di 100 lavoratori edili). Ad
esempio la determinazione su saliva con metodo Cozart DDS ha dato come responso
93 test negativi e 7 positivi (2
cocaina,
1 oppiacei e 4 benzodiazepine)
Si ricorda inoltre
che anche l’alimentazione errata può favorire gli infortuni: l’obesità porta
infatti ad un aumento del rischio per “ridotta mobilità”.
Stanchezza e infortuni
Ad esempio
stanchezza data da carico di lavoro eccessivo, da ritmi di lavoro intensi, da
orari di lavoro (45-50 ore settimanali), cottimo, ... Anche in questo caso sono
presenti diverse tabelle.
Fattori culturali, sociali e psicosociali e
infortuni
Sempre in relazione
ai dati UOMML Bergamo emerge, nel 33% dei casi, che lo stato psicofisico del
lavoratore influenza la sua percezione del rischio.
- “l'esperienza
lavorativa sembra avere un ruolo marginale rispetto al grado di pericolosità
percepita;
- l'infortunio
cambia solo l'atteggiamento verso quel tipo di rischio e solo per chi l'ha
subito;
- gli artigiani
hanno una più bassa percezione del rischio;
- la fretta è
percepita come causa principale dell'infortunio tra quelle organizzative;
- peso rilevante ha
la pressione del gruppo (consumo di alcol e uso dei DPI)”.
Alla fine
dell’intervento l’autore fornisce anche alcuni dati relativi all’autotrasporto.
Vengono riportati i
riscontri relativi alle malattie professionali, il 4,2% (ad esempio sei casi di
ipoacusia, due casi di spondilodiscopatia), e alle malattie non professionali (ad
es. 9 casi di ipertensione arteriosa, 4 casi di diabete mellito ignoti, …)
Il 47.6% delle
limitazioni date dal giudizio di idoneità sono state “formulate a causa di
patologie dell’apparato muscoloscheletrico. Seguono per rilevanza (23.8%) le
patologie cardiovascolari”.
Anche in relazione a
questo
comparto l’autore riporta tabelle e dati sui problemi
relativi agli stili di vita e ai fattori di
stress.
L’intervento si
conclude ricordando che “lo studio condotto sino ad oggi ha messo in luce
l'importanza di un'azione di sorveglianza
sanitaria integrata che si prenda cura del lavoratore in tutta la sua
complessità”.
Infatti “lo
stato
di salute, la fatica ed alcune abitudini voluttuarie...
potrebbero ‘favorire’ gli infortuni in edilizia e nel settore degli autotrasporti”: “
una idonea sorveglianza sanitaria può aiutare a contenere il fenomeno”.
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