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Dal 3 al 5 marzo 2010 si è tenuto il convegno nazionale “
Rischio biologico, psicosociale e
biomeccanico per i lavoratori della sanità - Attualità scientifiche e
legislative” e nella sua prima sessione diversi relatori hanno affrontato
le problematiche del “
rischio
biomeccanico in sanità”.
Gli autori prendono in esame le
novità normative e ricordano che il
Decreto
legislativo 81/2008 introduce la
definizione
di patologie da sovraccarico biomeccanico, una “definizione che richiama
quella di
biomeccanica”.
E nel settore della movimentazione manuale di pazienti (MMP)
“l’introduzione del concetto di patologie da
sovraccarico
biomeccanico consente una più approfondita analisi dei caratteri cinematici
(analisi del movimento) e cinetici (studio delle forze) delle attività”.
Inoltre l’articolo 169 del Testo Unico introduce l’obbligo
per il datore di lavoro “a fornire, oltre alla
formazione
e all’informazione,
l’addestramento
adeguato in particolare alle corrette manovre e procedure da adottare nella
movimentazione manuale dei carichi”.
Alcuni recenti studi sulla formazione del personale
sanitario e infermieristico hanno tuttavia “dimostrato la limitata efficacia
delle attività di addestramento
svolte nell’ambito della formazione accademica e professionale del personale”.
Tra gli strumenti individuati da alcuni studi per
incrementare l’efficacia degli
interventi formativi vi sono:
- “rendere consapevoli gli allievi della difficoltà di
utilizzare nella pratica le nozioni acquisite”;
- “dare maggiore importanza agli interventi addestrativi
finalizzati a un maggior utilizzo delle tecniche di ausili azione”;
- “riferirsi negli interventi formativi e addestrativi a scenari
reali che richiamino le reali caratteristiche dell’organizzazione del lavoro di
quelle realtà in cui gli infermieri saranno chiamati a operare”;
- “ottenere una adeguata fornitura di ausili”.
Si sottolinea l’introduzione - all’articolo 168 del
D.Lgs.
81/2008 - del riferimento, ove applicabile, alle
norme
tecniche. E, con l’allegato XXXIII, alle
norme della serie ISO 11228. In particolare la norma ISO 11228-1 fa
esplicito riferimento alla movimentazione di esseri animati.
Dopo aver fornito alcune informazioni sulla norma ISO
11228-1, l’intervento si sofferma sull’importanza della valutazione del rischio, indicando un percorso organizzato su più livelli che
prevede l’utilizzo di strumenti e tecniche di diversa complessità e aventi
diversa finalità:
- la
valutazione di
primo livello è finalizzata all’identificazione dei cosiddetti “segnalatori
di rischio”: si tratta ad esempio di identificare le caratteristiche
dell’attività (
reparto
di degenza, divisione chirurgica o struttura riabilitativa, etc.), le
caratteristiche dell’ambiente di lavoro e
la tipologia dei pazienti. Tra i segnalatori di rischio va
“verificata inoltre la disponibilità e usabilità degli ausili compresi i
diversi tipi di sollevatori, gli ausili minori, ma anche le carrozzine o comode
e i letti o le barelle regolabili. Di
fondamentale importanza è anche l’analisi dell’organizzazione del lavoro
(numero degli operatori in relazione al numero dei degenti, turni, etc.)”;
- la
valutazione di
secondo livello “si propone di analizzare, utilizzando
protocolli
standardizzati, i diversi elementi che caratterizzano il rischio e di
giungere attraverso opportune procedure a una valutazione globale del rischio
stesso”;
- i
metodi di terzo
livello “sono da riservarsi a quelle condizioni in cui vi è la necessità di
un approfondimento o a quelle in cui i
metodi
di secondo livello risultano non applicabili o non sufficientemente
sensibili”. Tali metodi “sono stati definiti
dal documento di linee guida della SIMLII come settoriali, cioè rivolti alla
valutazione di singoli parametri correlati con il rischio biomeccanico”.
L’intervento fa riferimento anche alla
sorveglianza sanitaria (
SS),
che “rappresenta l’elemento fondamentale che, unitamente alla valutazione del
rischio, concorre alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori,
anche negli addetti alla MMP”.
In particolare viene ricordato che la “normativa vigente in
tema di
SS
in addetti alla movimentazione dei pazienti lascia autonomia alla
professionalità del
medico
competente sia in tema di periodicità che di contenuto degli
accertamenti”.
Gli autori si soffermano poi sui temi relativi alla
valutazione dell’efficacia della
SS,
agli accertamenti sanitari preventivi e
agli accertamenti sanitari periodici.
Gli autori ricordano che esiste “una molteplicità di interventi preventivi, che è possibile
proporre nei confronti dei rischi da MMP”:
- “
interventi multifattoriali: diversi
approcci metodologici in associazione (formazione e
addestramento,
esercizi, fornitura di ausili, gestione dello
stress
e strategie di coping, riorganizzazione del lavoro, etc.);
- interventi basati
sull’ausiliazione: fornitura ausili manuali o meccanici (sollevatori,
ausili minori, carrozzine e letti regolabili e costituzione del lifting team);
- interventi
preventivi di tipo formativo e addestrativo: interventi formativi e
addestramento alle tecniche di movimentazione appropriate incluso il
reclutamento delle risorse del paziente;
- interventi basati
su programmi di esercizio: stretching e potenziamento della muscolatura
paravertebrale e addominale”.
Riguardo agli
interventi
di tipo formativo e addestrativo “un posto a parte merita, ove le
condizioni cliniche lo consentano, il reclutamento delle
risorse del paziente a supporto delle attività di movimentazione,
anche attraverso l’impiego di dispositivi che facilitino l’utilizzo degli
arti
superiori (l’asta sollevapazienti, munita di un dispositivo definito nelle
diverse regioni italiane come triangolo, capra, balcanica, etc.)”.
La “disponibilità dell’uso degli arti superiori rappresenta,
insieme alla possibilità di cooperare con l’operatore e alla capacità di
controllo del peso, una delle tre caratteristiche del paziente che vengono
utilizzate per definire la scelta del
tipo di sollevatore da utilizzare e la più opportuna strategia di
mobilizzazione”.
Si ricorda che una “tradizionale classificazione dei
sollevatori meccanici li suddivide in sollevatori a corsetto, a barella e a
fascia dorso lombare” e fra i sollevatori a corsetto sono di “particolare
interesse i sistemi che consentono nei trasferimenti, ad esempio dal letto alla
sedia a rotelle, di modificare la posizione nello spazio del paziente”.
Gli autori sottolineano come “l’
impegno
biomeccanico legato all’uso dei sollevatori sia differenziato in relazione
alla tipologia stessa del sollevatore utilizzato e, comunque,
significativamente influenzato dalle modalità di utilizzo da parte degli operatori”.
In definitiva, riguardo all’efficacia degli interventi
preventivi, gli autori sottolineano come “l’approccio multifattoriale rappresenti l’unica strada percorribile
per ottenere risultati positivi”.
“
Rischi
da movimentazione manuale di pazienti”, a cura di Giovanna Spatari (Sezione
di Medicina del Lavoro, Dipartimento di Medicina Sociale del Territorio,
Università degli Studi di Messina), Angela Carta (Sezione di Medicina del
Lavoro e Igiene Industriale, Università degli Studi di Brescia), Francesco
Draicchio (Laboratorio di Fisiologia, Ergonomia, Postura e Movimento, ISPESL,
Roma), Nicola L’abbate e Antonio Lorusso (Sezione di Medicina del Lavoro,
Dipartimento di Scienze Mediche e del Lavoro, Università degli Studi di
Foggia), intervento al convegno nazionale “Rischio biologico, psicosociale e
biomeccanico per i lavoratori della sanità - Attualità scientifiche e
legislative” (formato PDF, 323 kB), in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed
Ergonomia, Volume XXXII - N. 3 – luglio/settembre 2010.
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