960x90 WKI settembre ISL
LOGO - Home Page
Dal 1999 il quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro
Iscriviti alla Newsletter
Ricevi ogni giorno le principali notizie sulla sicurezza nei luoghi di lavoro!
Iscriviti alla newsletter di PuntoSicuro
Accedi alla Banca Dati
Accedi alla Banca Dati di PuntoSicuro Nuovo utente?
X
Condividi
questa pagina sul Social Network a cui sei già loggato!
social-login social-login social-login

18 febbraio 2008 - Cat: Industria
  

La situazione infortunistica nell’industria dei metalli


Un approfondimento per conoscere i diversi dati relativi agli infortuni denunciati nell’industria dei metalli: ripetitività degli infortuni, rapporto tra lavoro notturno e incidenti e tra fattori di rischio e dimensione dell’azienda.

Pubblicità
google_ad_client
 
 
Il primo numero del 2008 di DatiInail si occupa in buona parte dell’industria dei metalli che – come indica nel primo articolo di Federica Cipolloni – riveste “un ruolo di primaria importanza nello sviluppo dei Paesi industrializzati” e nell’economia italiana in particolare.
Se le 150.000 aziende e gli 850.000 addetti del settore si concentrano per lo più a Nord, nel comparto siderurgico molti dei grandi impianti si trovano a Centro Sud con una conseguente alta percentuale (il 45%) degli infortuni denunciati nel settore, malgrado il calo percentuale nel 2006 (-10%) rispetto al 2005.
 
Da un lato nel quinquennio 2002/2006 è innegabile che l’industria dei metalli abbia ridotto gli infortuni, sia “nella Lavorazione dei prodotti in metallo (-7%), quanto nelle produzioni pesanti della Metallurgia (-9%)”. Tuttavia il dato assoluto di infortuni, mortali (circa 85 casi l’anno) e non, è ancora troppo alto per poter affermare che questa attività produttiva non sia caratterizzata da un elevato livello di rischio per i lavoratori.
 
Riguardo alla casistica degli infortuni e in relazione al Decreto Legislativo 66/2003, che definisce lavoro notturno quello “effettuato nell’arco temporale di 7 ore consecutive che comprenda il periodo che va dalla mezzanotte alle cinque del mattino”, è Liana Veronico a rivelare uno dei fattori di rischio nel settore metallurgico.
 
In Italia, secondo i dati del 2002 Eurostat, il lavoro notturno interessa quasi 2,5 milioni di persone, con una maggioranza di lavoratori occasionali rispetto ai lavoratori abituali. Sappiamo anche i cambiamenti del rapporto tra sonno e veglia possono portare a disturbi del sonno, all’isolamento, ad un maggiore affaticamento e a eventuali disturbi dell’apparato gastro-enterici e psicologici.
 
Se nel settore dell’Industria e Servizi l’8% degli infortuni si verifica nella fascia oraria notturna, nella metallurgia la percentuale sale al 20,6%!
Si tratta, in genere, di infortuni in ”grandi imprese che si occupano non solo di siderurgia, ma anche di trasformazione del ferro e dell’acciaio, produzione di metalli di base e fusione di ghisa e acciaio”.
 
 


---- L'articolo continua dopo la pubblicità ----





L’ultimo articolo di DatiInail – a cura, in questo caso, di Franco D’Amico – riporta i dati di uno studio Inail sugli infortuni nelle aziende dell’Industria e Servizi.
Da questi dati risulta che su 3,74 milioni di aziende assicurate, “ben 3,46 milioni, pari al 92,4%, non subiscono alcun infortunio nel corso dell’anno”. Almeno un infortunio è dichiarato dal 7,6% del totale e solo lo 0,48% dichiara di subire 5 o più infortuni.
 
Il fenomeno – ricorda l’articolo - è influenzato dalla dimensione dell’azienda: se il 94,7 % delle piccole aziende, fino a 15 addetti, non hanno infortuni in un anno, la percentuale scende al 4,6% per le grandi imprese, con oltre 250 addetti.
 
Torniamo all’industria dei metalli. In questo settore si trova la percentuale più bassa di aziende “virtuose” senza infortuni (“83,2% contro la media generale di 92,4%”).
 
Qui “la probabilità di subire almeno un infortunio è significativamente superiore alla media: in particolare, la probabilità che si verifichi un infortunio è doppia rispetto alla media (10,23% contro 5,39%); per quanto riguarda l’evento di 2, 3, 4 o 5 infortuni ed oltre, la probabilità è addirittura tripla”.
 
Tra i fattori di aumento del rischio, come abbiamo già visto, la dimensione aziendale, ma anche la forte presenza di aziende che operano a ciclo continuo, come acciaierie e fonderie.
 
È possibile consultare on-line la pubblicazione DatiInail di Gennaio 2008 (formato PDF, 65 kb) corredata di numerose tabelle esplicative.
 
 
 
 

Creative Commons License
Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


Commenta questo articolo!


Nessun commento è ancora presente.
FBEsegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bacheca
GPEsegui il login tramite Google+!
GPEsegui il login tramite Twitter!
Nome e cognome:
(obbligatorio)
E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)
Inserisci il tuo commento: