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18 febbraio 2008 - Cat: Industria
  

La situazione infortunistica nell’industria dei metalli


Un approfondimento per conoscere i diversi dati relativi agli infortuni denunciati nell’industria dei metalli: ripetitività degli infortuni, rapporto tra lavoro notturno e incidenti e tra fattori di rischio e dimensione dell’azienda.

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Il primo numero del 2008 di DatiInail si occupa in buona parte dell’industria dei metalli che – come indica nel primo articolo di Federica Cipolloni – riveste “un ruolo di primaria importanza nello sviluppo dei Paesi industrializzati” e nell’economia italiana in particolare.
Se le 150.000 aziende e gli 850.000 addetti del settore si concentrano per lo più a Nord, nel comparto siderurgico molti dei grandi impianti si trovano a Centro Sud con una conseguente alta percentuale (il 45%) degli infortuni denunciati nel settore, malgrado il calo percentuale nel 2006 (-10%) rispetto al 2005.
 
Da un lato nel quinquennio 2002/2006 è innegabile che l’industria dei metalli abbia ridotto gli infortuni, sia “nella Lavorazione dei prodotti in metallo (-7%), quanto nelle produzioni pesanti della Metallurgia (-9%)”. Tuttavia il dato assoluto di infortuni, mortali (circa 85 casi l’anno) e non, è ancora troppo alto per poter affermare che questa attività produttiva non sia caratterizzata da un elevato livello di rischio per i lavoratori.
 
Riguardo alla casistica degli infortuni e in relazione al Decreto Legislativo 66/2003, che definisce lavoro notturno quello “effettuato nell’arco temporale di 7 ore consecutive che comprenda il periodo che va dalla mezzanotte alle cinque del mattino”, è Liana Veronico a rivelare uno dei fattori di rischio nel settore metallurgico.
 
In Italia, secondo i dati del 2002 Eurostat, il lavoro notturno interessa quasi 2,5 milioni di persone, con una maggioranza di lavoratori occasionali rispetto ai lavoratori abituali. Sappiamo anche i cambiamenti del rapporto tra sonno e veglia possono portare a disturbi del sonno, all’isolamento, ad un maggiore affaticamento e a eventuali disturbi dell’apparato gastro-enterici e psicologici.
 
Se nel settore dell’Industria e Servizi l’8% degli infortuni si verifica nella fascia oraria notturna, nella metallurgia la percentuale sale al 20,6%!
Si tratta, in genere, di infortuni in ”grandi imprese che si occupano non solo di siderurgia, ma anche di trasformazione del ferro e dell’acciaio, produzione di metalli di base e fusione di ghisa e acciaio”.
 
 


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L’ultimo articolo di DatiInail – a cura, in questo caso, di Franco D’Amico – riporta i dati di uno studio Inail sugli infortuni nelle aziende dell’Industria e Servizi.
Da questi dati risulta che su 3,74 milioni di aziende assicurate, “ben 3,46 milioni, pari al 92,4%, non subiscono alcun infortunio nel corso dell’anno”. Almeno un infortunio è dichiarato dal 7,6% del totale e solo lo 0,48% dichiara di subire 5 o più infortuni.
 
Il fenomeno – ricorda l’articolo - è influenzato dalla dimensione dell’azienda: se il 94,7 % delle piccole aziende, fino a 15 addetti, non hanno infortuni in un anno, la percentuale scende al 4,6% per le grandi imprese, con oltre 250 addetti.
 
Torniamo all’industria dei metalli. In questo settore si trova la percentuale più bassa di aziende “virtuose” senza infortuni (“83,2% contro la media generale di 92,4%”).
 
Qui “la probabilità di subire almeno un infortunio è significativamente superiore alla media: in particolare, la probabilità che si verifichi un infortunio è doppia rispetto alla media (10,23% contro 5,39%); per quanto riguarda l’evento di 2, 3, 4 o 5 infortuni ed oltre, la probabilità è addirittura tripla”.
 
Tra i fattori di aumento del rischio, come abbiamo già visto, la dimensione aziendale, ma anche la forte presenza di aziende che operano a ciclo continuo, come acciaierie e fonderie.
 
È possibile consultare on-line la pubblicazione DatiInail di Gennaio 2008 (formato PDF, 65 kb) corredata di numerose tabelle esplicative.
 
 
 
 

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