L’intervento che presentiamo oggi - dal titolo “
Impiego
di
rifiuti recuperabili nel comparto laterizi e costruzioni in Piemonte:
valutazione del rischio lavorativo” e a cura di G. Rubbonello,
G. Fois, B. Fubini, F.
Grendene e M. Gullo - presenta i dati di uno studio effettuato
sull’utilizzo
dei rifiuti recuperabili nei comparti laterizio e
costruzioni
della regione Piemonte.
L’obiettivo è quello di “valutare il
rischio
lavorativo introdotto dall’uso di questi materiali oltreché di
fornire, sul
piano metodologico, nuovi elementi di conoscenza per una più completa
valutazione
dei
rischi lavorativi”.
Gli autori ricordano che i problemi relativi al necessario risparmio
energetico
ed alla tutela ambientale “hanno incoraggiato, nell’ultimo ventennio, la
ricerca sull’impiego e sulle tecniche di
riciclaggio
dei rifiuti”. Individuazione e impiego regolamentato da norme che
dettano
“modalità e criteri di utilizzo con l’obiettivo della tutela dell’uomo e
dell’ambiente”.
Le norme privilegiano e incentivano il “riutilizzo e reimpiego dei
rifiuti
nelle loro funzioni originarie o il recupero finalizzato all’ottenimento
di
materia prima” e il
comparto produttivo
dei laterizi “ben si è presta ad introdurre nella propria filiera
produttiva l’impiego di materiali di scarto (rifiuti) di diversa
composizione e
provenienza”.
Tuttavia questi rifiuti possono aumentare i rischi lavorativi a causa
della
loro particolare composizione chimica, legata al ciclo produttivo di
provenienza, “che può introdurre nella lavorazione dei laterizi e anche
delle
costruzioni
elementi e sostanze potenzialmente dannose”.
Tra l’altro agli autori non risulta che questo “potenziale rischio
lavorativo”
dovuto all’impiego dei rifiuti in questi comparti sia mai stato
valutato.
Nel 2008 in Piemonte erano attive 26
fornaci
produttrici di laterizi, ma di queste 20 non impiegavano rifiuti nel
proprio ciclo produttivo, in linea con una propria politica aziendale
legata
alla qualità dei manufatti prodotti.
Altre 5 hanno impiegato questi rifiuti in passato abbandonandone poi
l’impiego.
Dunque nel 2008 una sola fornace utilizzava ancora rifiuti; rifiuti
provenienti
dalle
lavorazioni
metallurgiche, in particolare “dal trattamento superficiale degli
acciai,
caratterizzati dalla presenza di metalli di forte interesse igienistico
industriale quali piombo, cadmio,
cromo
VI, arsenico, manganese, nichel e rame”.
I campioni prelevati nell’azienda sono stati analizzati dal laboratorio
della
CONTARP Centrale e sebbene le quantità determinate dei
metalli
“consentono di continuare a classificare il rifiuto come non pericoloso,
è
evidente che
la presenza dei metalli
determinati costituisce un fattore di rischio lavorativo da valutare”.
L’
esposizione
al
rischio è relativo all’esposizione a particolato aerodisperso
derivante:
- dalla comminuzione meccanica, dalla rottura in più frammenti del
rifiuto per
il comparto laterizio;
- dalla “lavorazione con utensili da taglio dei mattoni per la loro posa
per il
comparto
costruzioni”.
Riguardo al
comparto
costruzioni la
valutazione del
rischio si è infatti concentrata sulla lavorazione di taglio del
laterizio,
ricordando tuttavia che un’ulteriore fonte di esposizione “può
ravvisarsi nelle
operazioni di demolizione di tramezzi e solai, realizzati con blocchi
contenenti il rifiuto”.
Per valutare l’esposizione alle
polveri
aerodisperse, “generate sia dall’impiego di strumenti da taglio sul
laterizio contenente il rifiuto che da operazioni di demolizione”, gli
autori
hanno effettuato un approccio di tipo simulato, allestendo “un ipotetico
cantiere edile all’aperto” e “dando corso ad operazioni di taglio a
secco
mediante disco flessibile”.
Sono stati utilizzati i
test di
spin-trapping che “consentono di individuare la capacita di alcuni
materiali di rilasciare specie radicaliche, alla base del danno
cellulare”.
Attraverso specifiche metodiche messe a punto dal
Centro “G. Scansetti”
dell’Università di Torino, “sono stati sottoposti a questi test
campioni
costituiti da laterizio realizzato senza rifiuto, laterizio realizzato
con il
rifiuto e il rifiuto tal quale”.
Ed è stata evidenziata una diversa risposta tra il laterizio realizzato
senza
rifiuto ed il
laterizio
realizzato
con il rifiuto, con una “maggiore reattività di quest’ultimo sia
rispetto al laterizio senza rifiuto sia rispetto al rifiuto tal quale”.
I risultati mostrano – come evidenziato nelle tabelle presenti nel
documento
originale che vi invitiamo a visionare – che
piombo e nichel
sono presenti nelle polveri inalabili in concentrazioni
superiori ai TLV (
Threshold
Limit
Value, la massima concentrazione atmosferica di una sostanza alla
quale si può essere esposti ripetutamente, nell'arco della giornata
lavorativa,
senza effetti negativi per la salute).
Per il manganese, invece, “la concentrazione aerodispersa, pur non
superando il
relativo TLV, si è rivelata superiore al livello d’azione”.
Risulta dunque evidente, in conclusione, che l’utilizzo di questa
tipologia di
rifiuto nella produzione dei laterizi può introdurre “sostanziali ed
ulteriori
fattori di rischio nel comparto laterizi e
costruzioni”.
Sarebbe dunque opportuno che i “laterizi così prodotti, venissero dotati
di un
contrassegno per consentire una adeguata
valutazione
del
rischio”.
“
Impiego
di
rifiuti recuperabili nel comparto laterizi e costruzioni in piemonte:
valutazione del rischio lavorativo” di
G. Rubbonello, G. Fois e M. Gullo (INAIL – Direzione Regionale Piemonte
- Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione), B. Fubini e F.
Grendene (Università degli studi di Torino, Centro Interdipartimentale
“G.
Scansetti” per lo studio degli amianti e di altri particolati nocivi),
tratto
dagli atti del sesto seminario di aggiornamento dei professionisti
Contarp
(formato PDF, 201 kB).
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