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02 febbraio 2016 - Cat: RSPP, ASPP
  

Le difficoltà degli RSPP: le esperienze dei nostri lettori


Pubblichiamo la prima parte dei commenti e contributi, ricevuti dai nostri lettori, sul tema delle difficoltà lavorative che riscontrano i responsabili e gli addetti del servizio di prevenzione e protezione.

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Qualche giorno fa un articolo di Daniele Cavaleiro, dal titolo “ Il servizio di prevenzione e protezione al microscopio” ha presentato su PuntoSicuro alcune riflessioni sul ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Un ruolo che è sicuramente molto importante nel processo di gestione della sicurezza, ma che non è scevro di difficoltà che nascono anche, come indicato nell’articolo, dalla scarsa consapevolezza dei datori di lavoro dell’utilità di avere in azienda “un SPP funzionale e ben organizzato”.   
E poiché le difficoltà e le problematicità di questo ruolo sono vissute in prima persona da molti nostri lettori, il contributo di Cavaleiro ha raccolto in breve tempo una serie di interessanti commenti che hanno fatto luce sulla situazione lavorativa di molti responsabili del  servizio di prevenzione e protezione.
In molte realtà – secondo quanto riportato da alcuni commenti dei lettori – per “il 90% delle volte gli RSPP sono dei semplici impiegati che vengono mal retribuiti e non hanno quasi mai voce in capitolo”. E – riporta un secondo commento – cosa dovrebbe fare un  RSPP dipendente “non ascoltato dal datore di lavoro”? Dimettersi “e perdere quasi sicuramente il posto di lavoro oppure mettere per iscritto i rischi individuati e le proprie proposte e continuare in attesa del primo infortunio”?
 
Proprio per favorire ulteriori riflessioni sulla complessità del  lavoro dell’RSPP/ASPP, partendo però da esperienze reali, abbiamo chiesto ai nostri lettori di raccontare alla nostra redazione ( redazione@puntosicuro.it) le difficoltà nell’attività di RSPP e di raccogliere eventuali proposte per agevolare/migliorare il lavoro del servizio di prevenzione e protezione.
 
Pubblichiamo oggi un primo gruppo di contributi ricevuti dai nostri lettori o inviati, come commento, all’articolo di Daniele Cavaleiro ...

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Contributo M.A.
 
Scrivendo, mi riferisco a quelle realtà medio piccole che costituiscono il tessuto produttivo italiano.
Difficoltà nella gestione dei rapporti con il datore di lavoro/management aziendale:
- scarsa ricettività alle segnalazioni di rischio, compromettendo percorsi di miglioramento e vanificando il processo di gestione dei rischi;
- richieste, più o meno velate, del datore di lavoro, di non essere troppo insistenti o pignoli, con conseguenze simili a quanto sopra scritto;
- scarso coinvolgimento nei processi decisionali e nella gestione dei cambiamenti con impatti sulla sicurezza. Spesso l’RSPP si trova a dover gestire problematiche a modifiche già avvenute, o, peggio, scoprire autonomamente modifiche per le quali non gli è stato comunicato nulla;
- eccessive aspettative rispetto alle competenze tecniche: ci si aspetta che l’RSPP sia preparato per saper gestire e valutare ogni tipo di rischio, da quelli di natura meccanica, a quelli di tipo chimico, elettrico, ecc. E’ difficile far capire al datore di lavoro la complessità della materia, e l’esigenza che alcune valutazioni debbano essere svolte da professionisti qualificati nella specifica materia;
- difficoltà a concordare appuntamenti e sopralluoghi.
 
Come può un RSPP difendersi da accuse di mancata valutazione dei rischi, se incontra situazioni sopra citate? Scrivendo procedure? Un’attività un po’ fine a se stessa, se l’azienda non è culturalmente ed organizzativamente pronta ad accettarle ed applicarle.
 
Ritengo che le problematiche esposte siano comuni ad altre attività professionali.
Aggiungo però che il RSPP si può trovare a dover interagire con autorità pubbliche, con le quali sussistono altre criticità:
- difficoltà di comprensione del ruolo. Cito ad esempio due situazioni che mi sono capitate: in un caso, un ispettore ASL ha commentato come mai il RSPP non controllasse - di persona – se i lavoratori delle aziende appaltatrici che accedono all’azienda fossero in regola; in un secondo come mai il RSPP non avesse verificato – sempre di persona - perché mancasse un dispersore dell’impianto di messa a terra. So che sono cose non pertinenti al ruolo, ma succedono nella realtà;
- difficoltà del RSPP nel gestire le osservazioni/domande/contestazioni degli UPG: il RSPP deve cercare di difendere il proprio operato senza però danneggiare o mettere in difficoltà il proprio datore di lavoro …un po’ contraddittorio. A tal proposito, non mi è mai capitato di incontrare un UPG che domandasse al datore di lavoro se il RSPP fosse supportato, considerato adeguatamente nello svolgimento dei propri compiti.
 
La situazioni sopra citate non si verificano nel caso di ispezioni di tecnici ARPA. Mi è capitato diverse volte di seguire questi UPG durante controlli, ma gli stessi si sono relazionati considerandomi solo e soltanto come persona informata da cui acquisire le informazioni necessarie per verificare l’applicazione dei disposti normativi.
In conclusione, ritengo opportuno che il ruolo del RSPP sia meglio chiarito, non solo tramite sentenze della corte di cassazione, ma anche da linee guida, codici di condotta, promosse e condivise da tutte le parti in gioco.
 

 
Commento C.C.
 
Si considerano le difficoltà che l’RSPP trova nello svolgere il proprio compito, cito ad esempio:
- datori di lavoro non ricettivi alle segnalazioni che compromettono il percorso di miglioramento e gestione dei rischi;
- datori di lavoro che non comunicano/segnalano al RSPP variazioni dell'attività lavorativa (in queste condizioni si deve diventare peggio che UPG...);
- scarsa considerazione da parte delle figure di management;
- forti aspettative da parte del DDL, ovvero che il RSPP deve conoscere e saper fare tutto, dal rischio chimico al rischio elettrico, alla conformità delle macchine...
Queste condizioni sono considerate in sede di responsabilità penali?
 

 
Commento G.
 
Svolgo la funzione di RSPP dal lontano 2001. (...)
Non ho nessun tipo di delega particolare anzi sono inquadrato meno di un semplice operaio neo assunto. Quarto livello impiegato, contratto metalmeccanico, alias conto quanto un due di picche a briscola. (...)
I problemi sono tanti, lo stress è grande. Sono un semplice impiegatucolo che in pratica non se lo fila nessuno (che si occupa inoltre di ambiente e in alcuni casi di portineria)”. (...)
Nel 2005 sono stato già condannato per un infortunio al pari del mio dirigente strapagato e delegato. Che dire ancora.....
Secondo il mio piccolo insignificante punto di vista la nomina ad RSPP dovrebbe essere normata con più attenzione e con precise deleghe. (...)
 
 
 
Contributo L.P.
 
Sono RSPP di un gruppo di aziende di oltre 700 dipendenti.
Questo un elenco di problematiche:
- problema di sconnessione tra normativa in materia di sicurezza e contrattualistica: con il "ruolo di fatto" le aziende si sono schermate dalle lamentele dei lavoratori che si vedevano incaricati al ruolo di preposto e dirigente quando contrattualmente risultavano retribuiti come semplici operai...oggi questa situazione tocca anche gli RSPP, pagati da semplici lavoratori per svolgere attività di altissimo profilo (per la legge) e ad alto rischio; condivido l'importanza del ruolo di fatto, ma ciò deve essere connesso all'inquadramento retributivo (necessario ad operare con l'adeguata serenità e con la possibilità di crearsi delle coperture assicurative qualora insorgessero problemi);
- tutele del RSPP: nel Testo Unico si parla del fatto che il RSPP e l'ASPP non possono subire pregiudizio per l'attività svolta... In realtà a questo divieto non corrisponde alcuna attività di verifica e di tutela, al punto che i rischi di mobbing-burnout siano potenzialmente presenti e aggravanti della salute della persona; inoltre con le recenti riforme del lavoro si è reso il RSPP ancor più esposto a tali "ricatti" in quanto potenzialmente licenziabile senza reimmissione al lavoro... Per chi lavora non a titolo di volontariato mi parrebbe un tassello di assoluta importanza;
- non sono un giurista, ma da quanto appreso in questi anni si desume che per il RSPP era stato previsto un ruolo "free" demarcando una netta differenza con quelli che sono gli incarichi del delegato in materia di sicurezza... Le sentenze mi pare stiano portando ad appiattire tale differenza; peccato che il delegato è probabilmente un dirigente con effettivi poteri, l'RSPP è spesso estraneo all'organizzazione aziendale;
- la carenza di una regolamentazione chiara sul ruolo, e di associazioni di categoria correlate, lascia i tecnici senza alcun supporto e senza alcuna difesa.
 
 
La seconda parte dei contributi e commenti dei lettori, sulle difficoltà degli RSPP/ASPP nelle aziende, sarà pubblicata nei prossimi giorni...
 
 
 
Link all’articolo “Il servizio di prevenzione e protezione al microscopio”
 
Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro su ruolo, compiti e responsabilità di RSPP e ASPP
 
 
 

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Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti02/02/2016 (06:46:58)
Commento fatto anche sull'articolo “Il servizio di prevenzione e protezione al microscopio”:

Sono RSPP dal 1999 in alcune scuole.
Partecipo a bandi per RSPP ed ultimamente per un bando in una scuola professionale (con diverse lavorazioni e laboratori) ha vinto una società che "forniva" un RSPP ma questi stava a ...900 km di distanza !
In compenso la società avrebbe inviato un "collaboratore" del RSPP che a sua volta aveva residenza a 100 km dalla scuola...Ma è possibile ? E' una "delega" del RSPP ?
Poi ho scoperto che questa società con questo RSPP ha vinto bandi in tutta Italia in circa 50 amministrazioni pubbliche...
Secondo Voi è questo il RSPP ?
Rispondi Autore: Gianni Bonikzzi02/02/2016 (08:17:32)
Condivido al 100%quanto detto da tutti gli intervenuti, ed aggiungo, inoltre, per gli
RSPP esterni di piccole realtà aziendali e/o
di pubbliche amministrazioni, dopo impegno e
responsabilità li si paga pochissimo ( al lor
do,figuriamoci cosa resta al netto), naturalme
nte immaginiamoci che servizio viene fornito,
non è più possibile continuare cosi, sia per
gli RSPP profess. esterni sia per gli onorari
dei professionisti/consulenti.Altro che libe-
ro mercato,è una giungla.




Rispondi Autore: Roberto rocchegiani02/02/2016 (08:49:44)
Sono un RSPP ed ho gestito il mio ruolo con una presenza in cantiere a rotazione di 1200 persone censite.
Comprendo benissimo lo stato D animo e la frustrazione dei miei colleghi.
Ricordo anch io notti insonni e la difficile convivenza con il rischio continuo di essere indicato come il capo espiatorio dei problemi di produzione, la difficile lotta tra il miglioramento continuo della prevenzione ed il mantenimento del mio posto di lavoro.
Quello che mi ha aiutato e soprattutto dato conforto è stato il poter contare in un sistema di gestione, nel mio caso l OHSAS 18001, certificato da un ente esterno.
Mi ha permesso di costruire, mattone su mattone, una struttura che negli anni ha dato forza ed autorevolezza al mio incarico, imponendo una condivisione delle responsabilità, ed una chiara esposizione dei risultati.
In bocca al lupo !
Rispondi Autore: Riccardo02/02/2016 (09:29:23)
Qualcuno potrebbe dire tu scrivi, fai presente e metti a conoscenza il DDL e come RSPP sei a posto. A quanto pare no. Deve cambiare qualcosa, oppure fare gli RSPP vorrà dire prendersi grosse responsabilità senza vedersi adeguatamente ricambiati in denaro. Che bella fregatura....
Rispondi Autore: carlo colombo02/02/2016 (18:40:35)
Concordo pienamente con quanto scritto da L.P. in particolare sugli ultimi 2 punti: appiattimento delle responsabilità tra delegato ed RSPP e totale assenza di un'associazione di categoria che tuteli di fatto la professione. Le attuali sono troppo impegnate o ad erogare corsi o a trovare clienti per gli avvocati che fanno parte dei consigli direttivi...
Rispondi Autore: Giulio7403/02/2016 (15:27:12)
E' opportuna un'azione congiunta di tutti gli interessati che si prefigga di far emergere alle sedi opportune (ASL, Tribunali etc. etc), tutte le contraddizioni e le distorsioni presenti nella norma rispetto a questa delicata funzione. Esiste per caso un'associazione di categoria nazionale ? Se non presente, non Vi pare essere giunta l’ora di crearla? Io provo a lanciare il sasso e resto in attesa di riscontri, idee e opinioni .
Giulio Da Domodossola
Rispondi Autore: Giovanni Ricci06/02/2016 (09:14:47)
Sono completamente d'accordo con M.A. Effettivamente anch'io ho avuto le stesse esperienze del collega RSPP. Anch'io sono un consulente esterno con la qualifica di RSPP e mi ritrovo sempre, nei miei sopralluoghi settimanali, a cercare di "riparare" le situazioni di pericolo che puntualmente si creano. Non si finisce di "migliorare" l'ambiente di lavoro che puntualmente te ne creano altri. Nelle riunioni riguardanti la "produzione" non vengo mai invitato. Qui si prendono decisioni che insieme alla produzione, vanno a coinvolgere l'intero sistema gestionale della sicurezza sul lavoro, ma l'ignoranza del datore di lavoro, come pure dei dirigenti, ti obbliga a farti in quattro per riparare le situazioni di pericolo che creano e non ti permettono di mettere in pratica la prevenzione che è lo scopo principale del servizio, appunto, di prevenzione e protezione. Inoltre, grazie alla proliferazione esagerata degli RSPP che non risultano essere ancora in alcun elenco professionale, si è alla presenza di una guerra tra poveri, dove vince il professionista che si "vende" a meno. Siamo in presenza anche di tanti giovani RSPP che non hanno assolutamente idea delle conseguenze sulle responsabilità amministrative derivanti dal d.lgs 231/01.
Rispondi Autore: fugazza mauro19/02/2016 (11:48:48)
il problema VERO è che siamo un paese che non ha cultura ne rispetto per la tutela della salute umana. guardate che legislazione inutile rispetto al ruolo di RSPP una figura che non compare in nessun CCNL!!!!! BRAVE associazioni datoriali e BRAVISSIME OO.SS.
Rispondi Autore: mauro fugazza26/05/2016 (12:19:22)
sono 22 anni che la figura del RSPP è presente nell'ordinamento legislativo italiano e datori di lavoro e sinacati lo hanno sistematicamente IGNORATO!!!! Complimenti!!!!! Finche tale figura non comparirà a PIENO TITOLO nei CCNL saremo sempre nel limbo. GRRRRRRRRRR!!!!!!
Rispondi Autore: Luigi Giliberti 10/06/2016 (09:54:00)
Vengo da una lunga esperienza di campo, come Supervisore di campo in cantieri di grandi opere, poi divenuto Supervisore di Campo,poi Dismantling Supervisor, le esperienze sono state quelle delle grandi costruzioni di raffinerie e di piattaforme petrolifere off-shore, poi come RSPP per le demolizioni nei settori petrolchimici e farmaceutici.La mia esperienza personale mi ha portato ad una conclusione univoca.La sicurezza sul lavoro è uno stile di vita, ed è molto soggettivo il senso di consapevolezza di questo delicato tema,la mancanza di controlli fa il resto.L'evoluzione naturale di questo tema avverrà negli anni a venire, quandosi comprenderà che fare sicurezza non è un costo ma un investimento utile all'intera collettività.Gli infortuni, in particolare quelli mortali, hanno un costo elevato per chi resta.

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