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Negli atti del convegno – pubblicati sul sito della
SNOP (Società Nazionale Operatori della
Prevenzione) – un documento affronta i
nuovi scenari delineati dalle
indicazioni normative del
Testo
Unico e dalla progressiva professionalizzazione degli operatori presenti
all’interno dei Servizi Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle
ASL
In “
Il
Medico del Lavoro e le attività di prevenzione”, a cura di Giorgio Di
Leone (Presidente della SNOP), si ricorda che “nonostante le difficoltà di
ordine organizzativo, politico ed economico all’interno dei servizi ASL si sono
andate nel tempo affermando
qualificate
professionalità, che si sono specializzate nelle differenti linee
operative”.
L’esempio più eclatante – continua l’autore – è “quello dei Tecnici della prevenzione, i quali, in
virtù anche di un corso di studi maggiormente qualificante e di un migliore
inquadramento normativo, hanno potuto valorizzare le proprie competenze tecniche
e hanno cominciato a rivendicare (anche a giusta ragione) nuove e più
gratificanti prospettive di carriera”.
In questo nuovo scenario i medici del lavoro inseriti nei
servizi
ASL devono “rileggere la propria operatività riportandola progressivamente
nel suo alveo più naturale: la
tutela
della salute dei lavoratori”. È pertanto “necessario rivalorizzare le
attività previste dalle normative di settore, puntate non solo alla pura e
semplice
vigilanza
(ambito nel quale rimane pur sempre necessaria la professionalità dei medici del
lavoro) quanto, se non soprattutto, alle attività di assistenza e di
informazione /formazione (declinate nelle differenti sfaccettature)”.
Un importante contributo da parte della componente sanitaria dei servizi è necessario in molte attività già codificate e avviate. Ad
esempio:
- “l’utilizzo ‘critico’ dei flussi informativi Inail –
Ispesl – Regioni, finalizzato ad una migliore conoscenza delle problematiche
del territorio e ad una programmazione per obiettivi delle attività dei
servizi;
- l’implementazione dei
flussi
informativi, integrando i dati forniti dal sistema nazionale” con quelli provenienti
dalla conoscenza del territorio e dall’attività dei servizi;
- “valorizzazione del rapporto con le singole realtà
produttive territoriali, attraverso confronti con gli imprenditori e le figure
della sicurezza aziendali (RLS,
RSPP,
Medici
competenti) finalizzati alla definizione di obiettivi e di modalità
operative condivisi, con l’obiettivo di elevare la qualità degli interventi;
- vigilanza e controllo sulle attività dei
medici competenti e comunque sul rispetto dei requisiti di sicurezza ai
fini della tutela della salute dei lavoratori”.
Deve essere modificato “l’approccio prevenzionistico
programmato dai servizi”, cercando di impostare un nuovo livello di confronto
con il mondo imprenditoriale”.
Ma “come si colloca la
figura del medico del lavoro dei Servizi ASL in questo nuovo modo di
operare, posto che la tradizionale attività di vigilanza nei luoghi di lavoro è
ormai stata quasi del tutto assorbita dalla professionalità dei Tecnici di
Prevenzione”? “Ha ancora senso questa professionalità all’interno dei servizi”?
La risposta a questi quesiti “può essere ricercata nella tipologia di prestazioni che i medici
del lavoro hanno fino ad ora espletato all’interno dei servizi” e nei nuovi
scenari “disponibili con l’emergere delle nuove professionalità che hanno
affrancato i medici da alcune incombenze di carattere più tecnico”.
Rimandando i nostri lettori alla lettura del documento
originale, riassumiamo alcune delle indicazioni dell’autore relative alle
diverse attività:
- vigilanza nei
luoghi di lavoro: “è necessario ribadire il valore interdisciplinare di
questa attività, che trae evidente giovamento dal confluire di esperienze
diversificate che consentano una più genuina interpretazione dei rischi
presenti in azienda”. Per non limitarsi “all’elencazione degli eventuali rischi
aziendali (o delle possibili norme non rispettate), necessita una “adeguata e
specifica formazione e di un’esperienza che soltanto il lavoro sul campo può
assicurare”;
-
indagini malattie
professionali: “anche in questo caso si rendono indispensabili fini
conoscenze in campo sanitario, così come la capacità di muoversi all’interno
della copiosa letteratura scientifica per assicurare un livello di conoscenze
sempre aggiornato alle ultime frontiere”. Interessanti prospettive “in termini
di valorizzazione della professionalità dei medici del lavoro possono essere
fornite dal
progetto
MalProf (Ispesl e Regioni), la cui attivazione è divenuta obiettivo
strategico delle Regioni in virtù del Patto per la Salute”;
- i
ndagini infortuni
mortali e gravi: anche in questo caso è bene “ribadire il valore di un
approccio interdisciplinare che aiuti a comprendere meglio la dinamica degli
infortuni
partendo anche dalla conoscenza della possibile incidenza sull’evento dello
stato di salute pregresso dell’infortunato o della possibile influenza sul suo
stato di coscienza del contatto con
agenti
nocivi presenti (a vario titolo) negli ambienti di lavoro”;
-
Sistema Informativo
Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro: per il costituendo
SINP
“assume particolare valore la professionalità dei medici del lavoro nei servizi
Asl, che possono consentire una più accurata implementazione di questa
banca
dati e una proficua analisi degli elementi utili ai fini della
programmazione dei servizi”;
-
piani mirati di
prevenzione: come già indicato, “l’utilizzo corretto dei dati forniti dal
nuovo sistema dei
flussi
informativi” implementato dai dati prodotti dall’attività dei servizi “garantisce
elementi di conoscenza che consentono la programmazione delle attività in
funzione delle esigenze di ciascuna ASL”. La gestione e elaborazione di questi dati e la predisposizione dei piani
mirati di intervento “possono rappresentare una significativa sfida per il
personale sanitario, maggiormente predisposto all’analisi dei dati disponibili
in una logica statistico – epidemiologica”;
- promozione della
salute: è una linea di attività di cui “si sta forse abusando, spesse volte
non supportandola con linee progettuali che definiscano chiaramente obiettivi,
tempistica, strumenti e criteri di verifica di efficacia. Ciononostante, è evidente come vi siano
significativi margini di intervento per il personale sanitario dei servizi Asl”;
-
attività di ricerca:
se il mandato principale dei servizi Asl non contempla “la possibilità di fare
ricerca”, tuttavia i servizi Asl “dispongono di una conoscenza del territorio
di pertinenza e di competenze tecniche difficilmente rintracciabili altrove”.
Potrebbero dunque assicurare un “adeguato supporto in attività di ricerca sul
campo, nella logica della valorizzazione delle sinergie tra Enti e
Amministrazioni
pubbliche o private”;
-
confronto con gli
attori della prevenzione nelle aziende: i servizi “rivestono un importante
ruolo di supporto nei confronti degli RLS (in primis), degli RSPP e dei
Medici
competenti” e particolare attenzione “può essere dedicata a quest’ultima
figura, anche in funzione della comunanza formativa”. Ad esempio i medici del
lavoro dei servizi “possono sviluppare iniziative che coinvolgano i colleghi
medici
competenti in programmi di verifica della loro operatività”. Un tipo di approccio
che passa “necessariamente attraverso un confronto di tipo paritario”, con “disponibilità ad un sereno scambio di
esperienze e di conoscenze e alla condivisione di obiettivi”;
-
effettuazione di
visite mediche: in relazione alle visite mediche nell’ambito della
prevenzione “è evidente la competenza dei medici del lavoro dei servizi, anche
da più parti viene sollevata “l’opportunità di una valutazione in termini di
evidenze
scientifiche e di efficacia delle visite previste (
EBP)
anche al fine dell’ottimizzazione delle risorse”. Rimandiamo alla lettura del
documento originale in relazione allo “spinoso tema dell’incompatibilità
dell’attività libero professionale (su tutto il territorio nazionale) per i
medici del lavoro che operino in servizi che effettuano attività di vigilanza”.
L’autore conclude il suo intervento indicando che i nuovi
scenari delineati dalle nuove normative e professionalità degli operatori
presenti all’interno dei servizi, “lungi dal rappresentare una limitazione
dell’operatività dei medici del lavoro pubblici, possono invece essere colti come un’occasione di valorizzazione delle
competenze esclusive di questi professionisti”.
E sarà “compito di ciascun servizio, e di ciascun medico del
lavoro, individuare linee operative che definiscano gli ambiti nei quali
sviluppare la ricchezza professionale di cui sono dotati”.
NB: Il documento è precedente all’emanazione del D.Lgs. 106/2009
“
Il
Medico del Lavoro e le attività di prevenzione”, a cura di Giorgio Di Leone
- Presidente della Società Nazionale Operatori della Prevenzione, intervento al
convegno nazionale “Prospettive per il miglioramento della tutela della salute
dei lavoratori” (formato PDF, 131 kB).
Tiziano Menduto
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