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2 novembre 2010 - Cat: Medico competente
  

I medici del lavoro e le attività di prevenzione


Il ruolo del medico del lavoro dei Servizi Prevenzione e Sicurezza delle ASL alla luce del Testo Unico e delle professionalità acquisite. I nuovi scenari relativi alle diverse tipologie di prestazione.

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PuntoSicuro ha affrontato in questi mesi temi ed interventi relativi al convegno nazionale “ Prospettive per il miglioramento della tutela della salute dei lavoratori” che si è svolto a Pisa nel maggio dello scorso anno e che si è occupato delle novità del Decreto legislativo 81/2008 in merito al ruolo del Medico del Lavoro e alla sorveglianza sanitaria.
 
Negli atti del convegno – pubblicati sul sito della SNOP (Società Nazionale Operatori della Prevenzione) – un documento  affronta i nuovi scenari delineati dalle indicazioni normative del Testo Unico e dalla progressiva professionalizzazione degli operatori presenti all’interno dei Servizi Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ASL

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Manichino Little AnneAttrezzature e presidi - Manichino Little Anne
Manichino Little Anne per prove pratiche di primo soccorso

 
In “ Il Medico del Lavoro e le attività di prevenzione”, a cura di Giorgio Di Leone (Presidente della SNOP), si ricorda che “nonostante le difficoltà di ordine organizzativo, politico ed economico all’interno dei servizi ASL si sono andate nel tempo affermando qualificate professionalità, che si sono specializzate nelle differenti linee operative”.
L’esempio più eclatante – continua l’autore – è “quello dei Tecnici della prevenzione, i quali, in virtù anche di un corso di studi maggiormente qualificante e di un migliore inquadramento normativo, hanno potuto valorizzare le proprie competenze tecniche e hanno cominciato a rivendicare (anche a giusta ragione) nuove e più gratificanti prospettive di carriera”.
 
In questo nuovo scenario i medici del lavoro inseriti nei servizi ASL devono “rileggere la propria operatività riportandola progressivamente nel suo alveo più naturale: la tutela della salute dei lavoratori”. È pertanto “necessario rivalorizzare le attività previste dalle normative di settore, puntate non solo alla pura e semplice vigilanza (ambito nel quale rimane pur sempre necessaria la professionalità dei medici del lavoro) quanto, se non soprattutto, alle attività di assistenza e di informazione /formazione (declinate nelle differenti sfaccettature)”.
 
Un importante contributo da parte della componente sanitaria dei servizi è necessario in molte attività già codificate e avviate. Ad esempio:
- “l’utilizzo ‘critico’ dei flussi informativi Inail – Ispesl – Regioni, finalizzato ad una migliore conoscenza delle problematiche del territorio e ad una programmazione per obiettivi delle attività dei servizi;
- l’implementazione dei flussi informativi, integrando i dati forniti dal sistema nazionale” con quelli provenienti dalla conoscenza del territorio e dall’attività dei servizi;
- “valorizzazione del rapporto con le singole realtà produttive territoriali, attraverso confronti con gli imprenditori e le figure della sicurezza aziendali (RLS, RSPP, Medici competenti) finalizzati alla definizione di obiettivi e di modalità operative condivisi, con l’obiettivo di elevare la qualità degli interventi;
- vigilanza e controllo sulle attività dei medici competenti e comunque sul rispetto dei requisiti di sicurezza ai fini della tutela della salute dei lavoratori”.
Deve essere modificato “l’approccio prevenzionistico programmato dai servizi”, cercando di impostare un nuovo livello di confronto con il mondo imprenditoriale”.  
 
Ma “come si colloca la figura del medico del lavoro dei Servizi ASL in questo nuovo modo di operare, posto che la tradizionale attività di vigilanza nei luoghi di lavoro è ormai stata quasi del tutto assorbita dalla professionalità dei Tecnici di Prevenzione”? “Ha ancora senso questa professionalità all’interno dei servizi”?
 
La risposta a questi quesiti “può essere ricercata nella tipologia di prestazioni che i medici del lavoro hanno fino ad ora espletato all’interno dei servizi” e nei nuovi scenari “disponibili con l’emergere delle nuove professionalità che hanno affrancato i medici da alcune incombenze di carattere più tecnico”.
 
Rimandando i nostri lettori alla lettura del documento originale, riassumiamo alcune delle indicazioni dell’autore relative alle diverse attività:
 
- vigilanza nei luoghi di lavoro: “è necessario ribadire il valore interdisciplinare di questa attività, che trae evidente giovamento dal confluire di esperienze diversificate che consentano una più genuina interpretazione dei rischi presenti in azienda”. Per non limitarsi “all’elencazione degli eventuali rischi aziendali (o delle possibili norme non rispettate), necessita una “adeguata e specifica formazione e di un’esperienza che soltanto il lavoro sul campo può assicurare”;
 
- indagini malattie professionali: “anche in questo caso si rendono indispensabili fini conoscenze in campo sanitario, così come la capacità di muoversi all’interno della copiosa letteratura scientifica per assicurare un livello di conoscenze sempre aggiornato alle ultime frontiere”. Interessanti prospettive “in termini di valorizzazione della professionalità dei medici del lavoro possono essere fornite dal progetto MalProf (Ispesl e Regioni), la cui attivazione è divenuta obiettivo strategico delle Regioni in virtù del Patto per la Salute”;
 
- indagini infortuni mortali e gravi: anche in questo caso è bene “ribadire il valore di un approccio interdisciplinare che aiuti a comprendere meglio la dinamica degli infortuni partendo anche dalla conoscenza della possibile incidenza sull’evento dello stato di salute pregresso dell’infortunato o della possibile influenza sul suo stato di coscienza del contatto con agenti nocivi presenti (a vario titolo) negli ambienti di lavoro”;
 
- Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro: per il costituendo SINP “assume particolare valore la professionalità dei medici del lavoro nei servizi Asl, che possono consentire una più accurata implementazione di questa banca dati e una proficua analisi degli elementi utili ai fini della programmazione dei servizi”;
 
- piani mirati di prevenzione: come già indicato, “l’utilizzo corretto dei dati forniti dal nuovo sistema dei flussi informativi” implementato dai dati prodotti dall’attività dei servizi “garantisce elementi di conoscenza che consentono la programmazione delle attività in funzione delle esigenze di ciascuna ASL”. La gestione e elaborazione  di questi dati e la predisposizione dei piani mirati di intervento “possono rappresentare una significativa sfida per il personale sanitario, maggiormente predisposto all’analisi dei dati disponibili in una logica statistico – epidemiologica”;
 
- promozione della salute: è una linea di attività di cui “si sta forse abusando, spesse volte non supportandola con linee progettuali che definiscano chiaramente obiettivi, tempistica, strumenti e criteri di verifica di efficacia.  Ciononostante, è evidente come vi siano significativi margini di intervento per il personale sanitario dei servizi Asl”;
 
- attività di ricerca: se il mandato principale dei servizi Asl non contempla “la possibilità di fare ricerca”, tuttavia i servizi Asl “dispongono di una conoscenza del territorio di pertinenza e di competenze tecniche difficilmente rintracciabili altrove”. Potrebbero dunque assicurare un “adeguato supporto in attività di ricerca sul campo, nella logica della valorizzazione delle sinergie tra Enti e Amministrazioni pubbliche o private”;
 
- confronto con gli attori della prevenzione nelle aziende: i servizi “rivestono un importante ruolo di supporto nei confronti degli RLS (in primis), degli RSPP e dei Medici competenti” e particolare attenzione “può essere dedicata a quest’ultima figura, anche in funzione della comunanza formativa”. Ad esempio i medici del lavoro dei servizi “possono sviluppare iniziative che coinvolgano i colleghi medici competenti in programmi di verifica della loro operatività”. Un tipo di approccio che passa “necessariamente attraverso un confronto di tipo paritario”,  con “disponibilità ad un sereno scambio di esperienze e di conoscenze e alla condivisione di obiettivi”;
 
- effettuazione di visite mediche: in relazione alle visite mediche nell’ambito della prevenzione “è evidente la competenza dei medici del lavoro dei servizi, anche da più parti viene sollevata “l’opportunità di una valutazione in termini di evidenze scientifiche e di efficacia delle visite previste ( EBP) anche al fine dell’ottimizzazione delle risorse”. Rimandiamo alla lettura del documento originale in relazione allo “spinoso tema dell’incompatibilità dell’attività libero professionale (su tutto il territorio nazionale) per i medici del lavoro che operino in servizi che effettuano attività di vigilanza”.
 
L’autore conclude il suo intervento indicando che i nuovi scenari delineati dalle nuove normative e professionalità degli operatori presenti all’interno dei servizi, “lungi dal rappresentare una limitazione dell’operatività dei medici del lavoro pubblici, possono invece essere colti come un’occasione di valorizzazione delle competenze esclusive di questi professionisti”.
E sarà “compito di ciascun servizio, e di ciascun medico del lavoro, individuare linee operative che definiscano gli ambiti nei quali sviluppare la ricchezza professionale di cui sono dotati”.
  
 
NB: Il documento è  precedente all’emanazione  del D.Lgs. 106/2009
 
 
 “ Il Medico del Lavoro e le attività di prevenzione”, a cura di Giorgio Di Leone - Presidente della Società Nazionale Operatori della Prevenzione, intervento al convegno nazionale “Prospettive per il miglioramento della tutela della salute dei lavoratori” (formato PDF, 131 kB).
 

Tiziano Menduto

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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Autore: LUIGI03/11/2010 (16:24:01)
Condivido appieno i pensieri sia di Giovanni che di Aldo , ma le invasioni di campo sono oramai all'ordine del giorno ed esagerate specie da parte di alcuni medici ASP-SPISAL, non vi dico poi quando a fare ispezioni celatamente vengono inviati soggetti senza qualifica e competenze (come dice Aldo), i quali si presentano sui cantieri ed ogni altro luogo di lavoro spacciandosi per " ISPETTORI " con fogli prestampati da crocettare circa una celata richiesta documentale controfirmati a monte dal loro Dirigente o altri soggetto con identici poteri e poi ti contestano violazioni. La cosa ancor più strana è che dopo mesi ti vedi arrivare i verbali ecc. ecc., tutto il contrario del 758/94 . Ba pazienza tanto loro hanno il coltello dalla parte del manico . Luigi
Autore: Aldo Corni03/11/2010 (12:39:25)
I concetti riportati nel servizio sono più che sensati. Ogni figura professionale dovrebbe attenersi al proprio ruolo, invece si assiste sempre più frequentemente ad invasioni di campo che "superano" le norme. Come è possibile che anche le assistenti sanitarie si occupino di sicurezza nei cantieri edili sottoscrivendo verbali di prescrizione (ex Dlgs758/94)entrando nel merito di aspetti tecnici? Questa figura non dovrebbe occuparsi di aspetti legati alla salute della persona? Eppure si continua ad abusare dell'ignoranza delle imprese o alla disattenzione delle Procure... Grazie ALDO C.
Autore: Giovanni02/11/2010 (16:31:26)
Personalmente sono del parere che i medici debbano fare il mestiere di medici ed i tecnici della prevenzione altrettanto il loro mestiere. Nelle ASP oramai c'è di tutto e di più, si assiste persino a tantissimi veterenari espletare i compiti di ispettori ASP inviati sui luoghi di lavoro , la cosa mi lascia un tantino perplesso in tutta la sua gestione e qui mi riferisco anche alle cabine di regia circa le nomine ( non sempre limpide e prive forse di potere clientelare ).Il mondo della sicurezza ha soprattutto bisogno di TECNICI che coadiuvati anche da medici si possa rendere un servizio ottimo ma non il contrario.Spesso sul web leggo rivendicazioni assurde da parte dei medici ASP vorrebbero fare tutto e di più, cominciando è utile fare bene quello sulla sorveglianza sanitaria (una delle tantissime situazioni della sicurezza)magari veramente iniziando a controllare l'operato dei medici competenti per resto l'affiancamento ai tecnici di prevenzione viene da se quale utile contributo a tutta la sicurezza .Concludo dicendo e guardando il sopra citato articolo " UN MEDICO PUO' FARE ACCERTAMENTI TECNICI SULLA SICUREZZA QUANTO UN TECNICO PRENDERSI UN BISTURI E PENSARE DI OPERARE ...... " Be a tutto c'è un limite , Grazie a chi ha avuto pazienza a leggere il mio pensiero pur nel rispetto delle competenze. G. R.

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