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Ricordiamo
che il convegno - organizzato da Inail, Ministero della Salute e Conferenza
delle Regioni e province autonome - si è tenuto a Roma il 25 novembre 2010 e ha
trattato il tema della tecnopatie e del
sistema MALPROF, uno degli
strumenti operativi che concorrono alla costruzione del Sistema informativo
nazionale integrato per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro (
SINP).
L’intervento,
dal titolo “
Lavoro e salute: un rapporto complesso” e a cura del
Prof. Francesco S. Violante, ha affrontato diversi argomenti in relazione alla
medicina del lavoro e alla possibilità di ridurre le eventuali conseguenze
negative del lavoro sulla salute e di favorire invece quelle positive, ad
esempio utilizzando il lavoro come
fattore
di promozione della salute della popolazione.
Riguardo
al rapporto tra lavoro e salute il
relatore ricorda che:
-
“un secolo di studi ha dimostrato che il lavoro può avere sulla salute
conseguenze sia negative che positive;
-
le conseguenze negative sono infortuni,
malattie da lavoro, riduzione della
speranza di vita; - il lavoro ‘sano’,
tuttavia, è un importante fattore di promozione della salute”.
In
questo senso le finalità della medicina
del lavoro, che può essere indicata oggi come “scienza della salute nei
luoghi di lavoro”, sono:
-
“ridurre le possibili conseguenze negative del lavoro sulla salute;
-
promuovere la salute della popolazione per mezzo di una sana e lunga vita
lavorativa;
-
migliorare la produttività del lavoro attraverso il miglioramento della
salute”.
Dopo
aver ricordato i dati relativi a infortuni e
malattie da lavoro e le stime
relative al costo per la comunità nazionale degli infortuni da lavoro, la
relazione sottolinea che - secondo stime che ci arrivano da diversi paesi - il
numero dei morti per malattie collegate al
lavoro sarebbe 8 volte superiore a quello degli infortuni mortali.
Per
gli infortuni sul lavoro esistono poi ampi margini
di miglioramento, anche in relazione al fatto che “se in Italia avessimo la
stessa proporzione di infortuni della Svezia (33.000 casi all’anno, di cui
circa 60 mortali) ci sarebbe solo un quarto degli infortuni attuali”.
Dopo
aver riportato dati relativi ai tassi di infortunio sul lavoro, l’autore si
sofferma sulle
malattie da lavoro attraverso alcuni
dati tratti dal “
Fourth European Working
Conditions Survey, 2005”:
-
“il 35% dei lavoratori europei ritiene che il proprio lavoro sia dannoso per la
salute (Italia 40%)”;
-
questi i disturbi più frequenti: “
mal di schiena 24,7%, dolori
muscolari 22,8%, affaticamento 22,6%, stress 22,3%, mal di testa 15,5%,
irritabilità 10,5%”.
L’autore
si sofferma su altri dati e stime che arrivano da paesi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.
Ad
esempio lo Health and Safety Executive in Gran Bretagna ha stimato la presenza,
nel periodo 2003-2004, di circa 2.223.000 persone affette da malattie con cause
riconducibili al lavoro (5.200
malattie
professionali
ogni 100.000 abitanti e 6.000 morti/anno a causa di malattie dovute a fattori di
rischio presenti sul lavoro).
Negli
Stati Uniti alcuni studi stimano che i decessi legati all’attività lavorativa
costituirebbero “l’
ottava causa di morte
in assoluto precedendo sia i decessi per suicidio sia quelli dovuti agli
incidenti stradali”. Queste stime,
questi studi, mostrano “l’enorme peso (sia in termini di vite umane che di
costi economici) che hanno i decessi per malattie occupazionali o per
infortunio sul lavoro”.
Vengono
riportati poi alcuni dati che mostrano come la
sottorilevazione delle malattie professionali in Italia sia ancora
un
dato importante di cui tener
conto.
Ad
esempio su 100.000 lavoratori assicurati, ogni anno,vengono riconosciute:
-
40 malattie professionali in Germania;
-
86 malattie professionali in Danimarca;
-
109 malattie professionali in Francia;
-
113 malattie professionali in Spagna;
-
128 malattie professionali in Svizzera;
-
143 malattie professionali in Belgio.
-
“causalità multifattoriale (interazione tra fattori lavorativi e non) e
causalità ‘debole’”: nel video, che vi invitiamo a visionare, l’autore fa
alcuni esempi di causalità ‘debole’;
-
“quali conseguenze sulla responsabilità dei nuovi modelli di causalità”? Ad
esempio la causalità considerata probabilistica (dove una causa è un evento che
aumenta la probabilità che un altro evento accada) cosa significa dal punto di
vista della responsabilità?
-
“modelli di tutela impostati al tempo delle
malattie
professionali
“classiche” (silicosi, intossicazioni) sono ancora adeguati”?
Arrivando
ai possibili aspetti positivi del lavoro,
il relatore ricorda che il lavoro può essere utilizzato come fattore di promozione della salute:
-
alcuni dati mostrano come all’aumentare della condizione di precarietà del
rapporto tra la persona e il lavoro aumenta il rischio di mortalità e certe
attività lavorativa sembrano essere collegate a speranze di vita più alte;
-
“è da tempo noto l’effetto ‘lavoratore sano’ per cui lo stato di salute di una
popolazione di lavoratori è in genere migliore di quello di chi non lavora”;
-
“non sono noti con certezza i fattori collegati al lavoro che determinano un
miglioramento dello stato di salute”;
-
alcuni fattori materiali sono: reddito; attività fisica; astensione dal
fumo (in alcuni
settori); controlli medici regolari (forse). Altri immateriali sono: identità,
rapporti sociali, soddisfazione,…
É
possibile migliorare la produttività del
lavoro attraverso la promozione della salute (work-ability). Questi alcuni
dati, riportati dal relatore, relativi all’Unione
Europea:
-
l’Unione Europea è considerata “la nazione più anziana: l’età media salirà
dagli attuali 38 anni a oltre 52 nel 2050” (la stessa cosa ad esempio non varrà
per gli Stati Uniti grazie al flusso migratorio);
-
nello stesso periodo il rapporto lavoratori attivi/in pensione scenderà da 4:1
a 2:1;
-
l’OCSE stima che solo il 39% degli europei tra i 55 e i 64 anni lavori;
-
secondo la Commissione Europea la popolazione in età lavorativa scenderà di 48
milioni tra il 2010 e il 2050 (gli anziani saliranno di 78 milioni);
-
l’Unione Europea è anche la nazione che vanta la popolazione con il livello di
istruzione più elevato nel mondo (e quindi anche la forza lavoro più istruita);
-
studi scientifici in diversi campi dimostrano una forte correlazione tra:
Istruzione, Lavoro, Reddito e Salute.
Viene
poi segnalato che:
-
“la
formazione di un lavoratore
europeo ha costi molto elevati rispetto alle economie emergenti e quindi il suo
‘costo di sostituzione’ è un onere sociale enorme;
-
promuovere la ‘
work-ability’ ovvero
la capacità di
essere produttivi nell’attività
lavorativa è un fondamentale interesse delle società più anziane (Europa,
Giappone) per rimanere competitivi nel mercato globale”.
La
relazione si conclude con un piccolo epilogo
sui fattori psicosociali:
-
“la ricerca scientifica non è solo capace di migliorare la
tecnologia, ma può aiutarci a
comprendere fatti importanti per lo sviluppo della società nel suo complesso,
anche in ambiti particolari;
-
anche aspetti considerati squisitamente appartenenti alla sfera dell’etica,
come ad esempio l’equità (organizzativa), si prestano ad essere indagati
scientificamente …”.
In
conclusione viene infatti presentato un interessante studio in relazione all’avversione
dell’iniquità come spiegazione della cooperazione tra alcune specie di esseri
viventi.
“Lavoro
e salute: un rapporto complesso”, a cura del Prof. Francesco S. Violante
(Medicina del Lavoro - Alma Mater Studiorum Università di Bologna), intervento
al convegno nazionale "Il Sistema di Sorveglianza Nazionale MALPROF",
versione testuale (formato PDF, 260
kB),
versione video (formato WMV).
Tiziano
Menduto
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