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Raffaele Guariniello: un commento su Thyssenkrupp e Darwin


PuntoSicuro intervista il sostituto procuratore Raffaele Guariniello. La sentenza d’appello Thyssenkrupp. Il processo Darwin e i problemi di sicurezza della scuola italiana, la Procura che manca e le carenze relative al rischio stress.

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Torino, 4 Giu – Dopo aver presentato le motivazioni della sentenza del 28 febbraio 2013 con cui la Corte d'assise d'appello di Torino illustra i motivi di riduzione delle condanne per i fatti relativi all’ incidente alla Thyssenkrupp (6 dicembre 2007), abbiamo chiesto al sostituto procuratore  Raffaele Guariniello - coordinatore del pool di magistrati della Procura di Torino specializzato nei problemi relativi alla sicurezza sul lavoro e alla tutela del consumatore – un commento.
 
Un commento che non solo ha affrontato gli elementi qualificanti della sentenza d’appello, delle conseguenze e del ricorso in Cassazione, ma ha spaziato al 360° su altri processi, indagini e problematiche.
Si è parlato del processo Darwin (relativo al crollo avvenuto nel Liceo Darwin di Rivoli che è costato la vita al 17enne Vito Scafidi), dei problemi strutturali della scuola italiana. Senza dimenticare le indagini svolte dal pool sulle carenze delle valutazioni del rischio stress lavoro correlato in alcune aziende e il problema della necessità nel nostro paese di una Procura nazionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
 
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di leggere l'intervista trascritta o di ascoltarla.
 
 

 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
 
Le 346 pagine delle motivazioni della sentenza ThyssenKrupp della Corte d'assise d'appello di Torino sono state depositate pochi giorni fa. Sono le motivazioni che si aspettava rispetto a una sentenza che ha ridotto le pene degli imputati e che è passata dal reato da omicidio volontario con dolo eventuale al meno grave omicidio colposo con colpa cosciente?
 
Raffaele Guariniello: Dato il dispositivo era immaginabile una sentenza di questo tipo. Il mio pensiero è che è una sentenza di eccezionale rilievo perché praticamente accoglie in pieno l’impianto accusatorio che avevamo allestito, condanna tutti gli imputati, condanna la società come ente in base alla responsabilità amministrativa, mette in luce la riconducibilità di questa tragedia alle scelte strategiche di fondo, cioè alla politica della sicurezza dell’azienda. Quindi costituisce un grande ammonimento per tutte le imprese. Dire che riduce le pene in rapporto a una sentenza che condanna l’imputato principale a dieci anni di reclusione, mi sembra persino un po’ ridicolo.
 
Mi pare che nella sentenza si parli della logica di carattere economico, logica che era uno dei punti fondanti dell’impianto accusatorio... La sentenza presenta dunque molti aspetti interessanti...
 
RG:È riduttivo dire che ha degli aspetti interessanti... È una sentenza eccezionalmente importante. È una sentenza che costituisce un ottimo coronamento di tutto il lavoro che è stato fatto. I punti a cui poi si fa riferimento, del dolo eventuale e del concorso tra reati, sono punti su cui è in atto una grande discussione anche nella giurisprudenza e sono punti a cui naturalmente noi teniamo. Non tanto e soltanto in rapporto a questo caso, ma in rapporto al futuro della giurisprudenza. E quindi saranno punti su cui noi chiederemo alla Corte di Cassazione di dare il suo pensiero al riguardo. Ma tutto ciò non toglie che non si era mai vista in Italia e al mondo una condanna a 10 anni di reclusione per la materia della sicurezza sul lavoro. E trovo che un imputato che riceva una condanna a dieci anni di reclusione abbia poco di cui rallegrarsi...
 
Ma secondo lei questo passaggio da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo con colpa cosciente potrebbe essere un precedente per futuri processi? Potrebbe avere conseguenze?
 
RG: No, penso che sia un po’ prematuro dirlo. Il confine tra dolo eventuale e colpa cosciente è un confine molto sottile. Quindi è un confine che si presta poi a molte discussioni, divergenze d’opinioni. Proprio per questo ritengo che sia indispensabile chiamare in causa la Corte di Cassazione perché ci dia un indirizzo che possa poi costituire la base di tutti i successivi casi, nei quali naturalmente non è che ci sia sempre e necessariamente il dolo eventuale. Insomma io credo che questa sentenza che all’80% è un’ottima sentenza sul punto del dolo eventuale e del concorso tra reati è una sentenza che si presta ad essere impugnata.
 
Dunque farete  ricorso in Cassazione...
 
RG:Questo è certo. Anzi lo stiamo già scrivendo. Anzi, devo dire, che su questi punti mi sembra anche piuttosto facile scrivere il ricorso per Cassazione...
 
I tempi quali saranno?
 
RG: Quarantacinque giorni dal deposito della sentenza. Poi io credo che tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 avremo il pronunciamento della Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione è molto, molto attenta ai tempi. Quindi non credo che passerà molto tempo.
 
Nel giornale avevamo rimarcato il passaggio della sentenza che dice “essi agirono nella convinzione che gli eventi sarebbero stati evitati”.  È in questa frase il senso del passaggio dal dolo eventuale all’omicidio colposo?
 
RG:Li ci sono probabilmente alcuni passaggi significativi su cui si appunta la nostra attenzione. Uno è quello che essendo l’imputato principale un soggetto che pensa solo ai soldi è difficile immaginarsi che abbia accettato un evento che gli sarebbe costato all’azienda molto di più. Questo è un passaggio che noi porremo all’attenzione della Corte di Cassazione. Così come un altro passaggio sulla ragionevole speranza che l’evento non si verificasse che viene basato sul fatto che in precedenza gli operai erano quasi sempre riusciti a spegnere gli incendi che si erano verificati... A nostro parere questo è in contraddizione con l’80% della sentenza precedente in cui si descrive questo stabilimento come uno stabilimento che al momento della tragedia era profondamente diverso dallo stabilimento del passato. Cioè uno stabilimento in cui i lavoratori non erano più formati, si erano perse le professionalità. Cioè uno stabilimento, come dice la sentenza, che non era più quello di prima. La nostra attenzione e l’attenzione della Corte di Cassazione, su nostra richiesta, sarà puntata su questo fatto: come si fa a dire che si poteva avere una ragionevole speranza quando si sapeva quali erano le condizioni attuali dello stabilimento.
 

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Lei ha recentemente depositato l’appello per la sentenza Darwin...
 
RG:Domani mattina (3 giugno, ndr) discuterò la questione del Darwin...
 
Cambiando argomento, torniamo all’auspicabile istituzione di una Procura Nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro... Secondo lei non si è ancora fatta per un problema di volontà politica o un problema di costi e risorse?
RG:E’ un problema di volontà. In realtà non determinerebbe dei costi particolari. Quello che farebbe lo toglierebbe alle oltre 120 Procure della Repubblica. Si tratterebbe solo di fare delle spese in modo più razionale...
 
È solo l’opinione pubblica che può “spingere” le istituzioni verso la Procura nazionale?
 
RG:Sicuramente siete voi che potete riuscire a ottenere questo risultato. Io vedo che c’è una diffusa sensibilità su questo argomento, un attenzione eccezionale dappertutto nel nostro paese. Dovunque vado mi chiedono quando finalmente si realizzerà questa Procura. (...) Quella sarebbe la mia eredità per il futuro...
 
Le chiedo due ultime cose. La prima è relativa alle inadempienze riguardo alle valutazioni sul rischio stress lavoro correlato. So che lei se ne occupato in merito ad alcune aziende torinesi. Ci può dire qualche cosa? In qualche caso si arriverà a processo?
 
RG:Essendo delle violazioni contravvenzionali, questi casi sono oggetto di prescrizione da parte dell’organo di vigilanza oltre che di notizia di reato al pubblico ministero. Quindi le stiamo gestendo spingendo le imprese a modificare i loro documenti di valutazione. Una volta poi che è avvenuta questa valutazione corretta, nella maggior parte dei casi c’è la domanda di oblazione da parte delle aziende che viene recepita. Quindi il tutto funziona sul piano delle violazioni contravvenzionali. Finora non ci sono casi in cui l’impresa non ha attivato i meccanismi della eliminazione della violazione.
 
Voi nelle vostre indagini avete trovato aziende che non contemplavano quella tipologia di rischio o che lo valutavano male?
 
RG:Veniva valutato in modo inadeguato. Questo per lo meno nelle aziende di maggiore dimensione che noi abbiamo preso in considerazione. Dove il problema dello stress lavoro correlato ha una maggiore rilevanza. Devo dire che non è che mancasse la valutazione del rischio. A detta dei nostri esperti, dei nostri consulenti tecnici era una valutazione non adeguata. Sono state impartite delle prescrizioni a cui gradualmente le imprese vedo che si stanno adeguando...
 
L’ultima cosa che le chiediamo riguarda il liceo Darwin. Noi abbiamo un patrimonio molto in crisi da un punto di vista strutturale. Non c’è anche una difficoltà del dirigente scolastico nell’avere i poteri decisionali e le risorse necessarie per affrontare queste problematiche. Cosa dovrebbe cambiare nelle scuole per poter affrontare e risolvere, una volta individuati, i problemi strutturali?
 
RG:La scuola mi sembra che sia al momento attuale un nodo di diversi problemi che toccano diverse istituzioni. Lascio da parte, al momento, tutto il settore delle scuole private, che pure è importante. Anche lì purtroppo abbiamo avuto una carenza gravissima. Lì però, in un certo qual modo, il problema da un punto di vista giuridico è più semplice. Perché lì c’è un imprenditore, un datore di lavoro privato che quindi deve adeguarsi. Il problema più denso di difficoltà è nella scuola pubblica, dove non c’è un datore di lavoro che ci guadagna, che svolge un’attività economica privata. E’ un datore di lavoro che svolge un servizio pubblico che non si può far cessare. In questo caso vengono fuori un insieme di problemi. La sicurezza della scuole è la risultante di una duplice posizione di garanzia che è quella della scuola, da una parte, ma dall’altra dell’ente proprietario della scuola. Che non è la scuola stessa, ma può essere la Provincia, il Comune e altri enti pubblici. Ora l’indicazione che ci dà la legge è molto netta: sia tu Provincia, sia tu scuola dovete valutare tutti i rischi per vedere quali sono gli interventi strutturali di manutenzione che devono essere eseguiti. Questo ognuno di propria iniziativa. Poi tu scuola, una volta che fai questa valutazione, ti liberi dagli obblighi degli interventi strutturali di manutenzione facendo una segnalazione di questa necessità all’ente proprietario. Dall’altra poi l’ente proprietario che già per conto suo deve valutare i rischi, poi deve far conto anche di questa segnalazione.
Questo è un po’ il sistema, così come è costruito dal nostro legislatore.
Con due avvertenze. La prima è che la Provincia, o altro ente proprietario, ha in questo momento grandi problemi di natura economica. Non sempre ha le risorse economiche necessarie per far fronte ai problemi. Contemporaneamente ha problemi che noi vediamo sono molto diffusi. E che non ci sono solo in questa specifica scuola (il liceo Darwin, ndr).
Dall’altra abbiamo una scuola e un dirigente scolastico che a sua volta è un datore di lavoro un po’ per modo di dire, perché non ha autonomi poteri decisionali di spesa.
Tuttavia deve anche tener conto che se non ha questi poteri di spesa ha dei poteri che possono arrivare ad esempio all’interdizione dall’uso di determinati locali nella stessa scuola, in accordo naturalmente con le istituzioni scolastiche e le altre istituzioni pubbliche.
Questo quadro fa emergere quante criticità ci siano in questo momento. Queste criticità non devono far dimenticare che in questo momento in Italia nelle nostre scuole mandiamo i nostri ragazzi in condizioni di non acclarata sicurezza.
Questo dovrebbe indurre il Governo ad affrontare un problema che, a mio avviso, è un problema di emergenza nazionale che impone degli investimenti seri. Poi bisogna che gli enti sappiano investire in modo adeguato, senza fare sprechi. E’ ovvio tutto questo. Ma è indubbio che questo è un problema da affrontare non solo e non tanto sul piano giudiziario, cosa che noi facciamo. Deve essere affrontato come problema sociale che le forze politiche e il Governo devono affrontare con le loro armi. Armi che non ha naturalmente l’autorità giudiziaria.
Il problema è che noi individuiamo le responsabilità, ma ci rendiamo anche conto che a volte i problemi sono legati alle scelte strategiche che non sono semplici. Né per l’ente proprietario della scuola, né per la scuola. È un problema che ho più volte segnalato al Ministro della Pubblica Istruzione proprio perché mi rendevo conto che magari l’Ente proprietario della scuola non ha tutte le risorse necessarie. Adesso so che sono arrivati alcuni fondi ma sono sempre non forse sufficienti. Quello che noi vediamo è che ogni tanto ci sono degli incidenti che sono la spia di una situazione che deve essere assolutamente governata.
 
 


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Rispondi Autore: Pier Giorgio Confente04/06/2013 (11:15:07)
purtroppo nel nostro paese il problema della sicurezza sul lavoro è considerato in primis un problema penale e poi forse un problema gestionale, tecnico, scientifico.
Non è un caso che per avere dati tecnici sull'argomento si deve spesso far riferimento alla letteratura straniera.
Gli enti preposti alla sicurezza sono fortemente sbilanciati sul piano giuridico - formale e questo, nel momento in cui sono risolte le problematiche principali mentre rimane il nocciolo duro culturale, politico ed amministrativo, blocca il progresso della sicurezza.
E' strano nella intervista il diverso taglio del Procuratore per reati compiuti dai privati e quelli compiuti dagli enti locali per i quali considera scusante la mancanza di fondi.
In realtà, in base alla mia esperienza professionale, quasi ogni scuola pubblica pericolosa è stata costruita in passato con notevole spesa e con il massimo sprezzo per le norme tecniche e per la scienza delle costruzioni.
Potrei portare una infinità di esempi vissuti di cattivo impiego delle risorse e di ampio ricorso al sottogoverno.
La soluzione per migliorare la sicurezza del lavoro è a mio giudizio cin primis culturale, poi tecnica e gestionale e solo residualmente penale.
Distinti saluti
Pier Giorgio ing. Confente

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