LOGO - Home Page
Dal 1999 il quotidiano sulla sicurezza sul lavoro, ambiente, security
Condividi
questa pagina sul Social Network a cui sei già loggato!

  

Un software gratuito per calcolare i costi della non sicurezza


Un nuovo supporto per calcolare i costi della non sicurezza e per verificare il risparmio che l’investimento in sicurezza può comportare. Dove trovarlo e come utilizzarlo? Ne parla ai nostri microfoni Maria Ilaria Barra della Contarp dell’Inail.

Pubblicità

Bologna, 27 Nov – La consapevolezza che la sicurezza sia “un investimento prezioso e non un costo superfluo” è qualcosa che si racconta spesso nei convegni più come un auspicio per il futuro che una realtà effettiva per il presente. Anche se in molti imprenditori, come ha ricordato l’avvocato Fabio Pontrandolfi ai nostri microfoni, questa consapevolezza c’è è tuttavia indiscutibile che la strada da percorrere sia ancora molta.
Ed è percorribile specialmente se oltre agli auspici, possono seguire anche dei supporti veri e propri che permettano alle aziende di calcolare innanzitutto gli ingenti costi della non sicurezza e poi di verificare il risparmio che l’investimento in sicurezza può comportare.

Per parlarne e per presentare un nuovo supporto per le aziende, abbiamo intervistato Maria Ilaria Barra (Inail, CONTARP centrale), durante la 16° edizione della manifestazione Ambiente Lavoro che si è tenuta a Bologna nel mese di ottobre e in occasione del workshop Inail “I costi della non sicurezza”. Workshop in cui La Dott.essa Barra interveniva con la relazione dal titolo “Co&Si, il sofware Inail per il calcolo dei costi della non sicurezza” e presentava dunque un nuovo strumento per le aziende.
Co&Si è applicativo che, come ricordato dall’Inail, permette di contabilizzare le spese che l’azienda sostiene per la mancata sicurezza sul lavoro: “dal costo legato alle assenze per malattia di dipendenti e addetti a quelli connessi alle sostituzioni di lavoratori infortunati; dalle spese per il tempo che viene impiegato dal personale per effettuare indagini sull’incidente a quelle derivanti dalla mancata produzione; dagli oneri dovuti a sanzioni penali ai costi assicurativi; dai decrementi legati alla sosta degli impianti alle risorse per la formazione e l’addestramento dei nuovi lavoratori in ingresso e così via, toccando anche i costi legati alla formazione, all’uso dei dispositivi di protezione individuale, alla medicina del lavoro”.
Ma l’applicativo gratuito - che come spiegherà ai nostri microfoni Maria Ilaria Barra, si può trovare nella pagina web dell’Istituto in “accedi ai servizi online” - fa anche di più. Consente anche di stimare il possibile risparmio economico ottenibile gestendo al meglio la salute e sicurezza sul lavoro.
 
La prima domanda che abbiamo rivolto alla rappresentante della CONTARP Inail parte da alcune ricerche che mostrano come il danno economico derivante da infortuni e malattie professionali superi in Italia il 3% del  prodotto interno lordo...
Partendo da questi dati, come definire i costi della non sicurezza? A quali costi va incontro un’azienda se non investe in sicurezza?
E qual è il rapporto tra costi diretti e indiretti?
 
Non potevamo poi non soffermarci sulle specificità del nostro Paese.
Come vengono percepiti in Italia i costi della non sicurezza? L’Italia ha una consapevolezza maggiore o minore degli altri paesi europei? 
E qual è il ritorno economico per le aziende che possono avere gli investimenti in sicurezza?
 
E quanto sono consapevoli le aziende del fatto che investire in sicurezza conviene?
Secondo Maria Ilaria Barra “il messaggio sta incominciando a passare, almeno a livello generale”. Invece “a livello di imprenditore, soprattutto delle piccole e medie aziende, è un messaggio che arriva con difficoltà. È un messaggio che speriamo il software aiuti a veicolare, ma comunque del lavoro da fare ancora c’è...”.
 
Veniamo infine a Co&Si, l’applicativo per la stima dei costi sostenuti dal datore di lavoro per la salute e sicurezza sul lavoro in azienda.
Di cosa si tratta? Come è strutturato? Dove possono reperirlo i nostri lettori?
Come si utilizza praticamente? Come compilare i moduli necessari al calcolo dei costi?
 
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di ascoltare integralmente l’intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.
 
 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
In Italia, secondo alcune ricerche, sembra che il danno economico derivante da infortuni e malattie professionali superi il 3% del  prodotto interno lordo... Cosa sono i costi della non sicurezza? A quali costi va incontro un’azienda se non investe in sicurezza?
 
Maria Ilaria Barra: Il 3% del PIL, che è il 4% calcolato sul Ground domestic Product [1] dall’ILO [2] a livello mondiale – in Italia è intorno al 3% - è il costo complessivo calcolato a livello nazione. Sono delle cifre molto alte anche perché gli eventi infortunistici e le malattie professionali sono presenti, a livello europeo, ancora in numero molto elevato. E questo ha conseguenze pesantissime sia per il lavoratore in primis - e la famiglia che si trova ad affrontare una situazione difficilissima come la riabilitazione, come il reinserimento nel mondo del lavoro – ma anche per l’azienda e per il sistema nazionale.
Ad esempio sul sistema nazionale perche anche i costi di riabilitazione, assicurativi, del Sistema Sanitario Nazionale, sono costi che gravano sul paese.
Sempre una stima dell’ILO sui dati europei traduce queste cifre infortunistiche in 85 milioni di giornate perse per infortuni. È ovvio che a livello di nazione questo ha una ripercussione alta, anche in un momento di crisi economica.
E a livello di azienda c’è una quota molto pesante di costi che si ripercuote sull’azienda stessa. Questa quota è più difficile da stimare perché l’azienda non sempre si rende conto di tutti i costi che girano intorno all’evento infortunistico. Mentre ha più chiaro quali siano i costi per la sicurezza obbligatori per legge (...), non si rende spesso pienamente conto che a seguito dell’evento infortunistico ci sono una serie di costi che deve affrontare e che sono costi sia diretti che indiretti. (...)
 
Facciamo qualche  esempio di costi ...
 
M.I.B.: Diretti sono i costi, anche a seconda dell’Istituto che si prende in considerazione e che li ha classificati, che l’azienda percepisce più facilmente. Per esempio la necessità di sostituire o pagare il lavoratore in malattia oppure un fermo produzione. Indiretti sono i costi che è più difficile conteggiare e di cui spesso l’azienda non ha contezza e che possono essere, ad esempio, un danno di immagine o la minore produttività del lavoratore che non è abituato a svolgere la mansione del lavoratore infortunato... (...)
 
Come vengono percepiti in Italia i costi della non sicurezza? L’Italia ha una consapevolezza di questi costi maggiore o minore degli altri paesi europei?
 
M.I.B.: (...) La Comunità Europea ha dato mandato negli anni 2007-2012 di diffondere la conoscenza di questi costi. È ovvio che non ci siamo mossi tutti allo stesso modo e poi una cosa è il messaggio e una cosa diversa è la percezione che se ne ha a livello aziendale. Considerando che l’Italia è composta soprattutto da piccole e medie aziende, non è facile passare questo messaggio agli imprenditori. Anche se i convegni che affrontano questa tematica sono molti di più e questo vuol dire che anche in Italia si sta veicolando questo messaggio sempre di più... Certo ci sono paesi, ad esempio gli USA, dove questi studi e questa tematica è già consolidata, dove il messaggio è passato prima...
 
Parliamo ora di uno strumento, di un software nuovo. Uno strumento Inail per il calcolo dei costi della non sicurezza a livello aziendale. Di cosa si tratta? E come è strutturato?
 
M.I.B.: È uno strumento che si chiama Co&Si, acronimo di Costi e Sicurezza. Calcola quanto spendono le aziende in prevenzione e quello che può essere il ritorno in prevenzione a livello aziendale. A livello aziendale non è sempre facile calcolarli e allora abbiamo pensato di sviluppare questo software che consente di calcolare i costi aziendali legati alla salute e sicurezza, quindi i costi assicurativi, i costi prevenzionali e infortunistici che costituiscono il costo totale di quanto l’azienda sta spendendo per la salute e sicurezza.
All’interno ci sono degli algoritmi di calcolo che stimano quello che può essere anche il danno di immagine, la minore produttività del lavoratore che deve sostituire l’infortunato, ... Cercano insomma di stimare sia i costi diretti che i costi indiretti della sicurezza.
E poi il software permette un ulteriore passo perché dopo essere arrivati ad una stima, volevamo far passare alle aziende il messaggio che le aziende possono investire in sicurezza avendo un ritorno economico.
Ci siamo chiesti: “come facciamo a veicolare questo messaggio”? E abbiamo deciso di farlo attraverso un applicativo. Abbiamo dunque pensato di calcolare la possibile riduzione dei costi che avrebbe quell’azienda – l’azienda che sta utilizzando il software - se avesse investito in sicurezza. In questo modo abbiamo inserito la riduzione infortunistica (calcolandola con i costi aziendali, non teorici) e la riduzione possibile dell’oscillazione del tasso di tariffa (lo sconto assicurativo) sia per la riduzione degli eventi infortunistici sia, eventualmente, per le misure di prevenzione e protezione adottate. Questi fattori vanno a costituire un risparmio che l’azienda può realisticamente ottenere e può investire in prevenzione.
In questo calcolo non abbiamo messo una riduzione a infortuni zero, ma una riduzione che alcune aziende uguali (dello stesso settore, della stessa Asl, delle stesse dimensioni) hanno già ottenuto. Per esempio adottando un sistema di gestione della salute e sicurezza certificato.
Noi diciamo dunque ad un’azienda che può arrivare quantomeno al numero di infortuni e di malattie dell’azienda omologa che ha investito in sicurezza. E abbiamo calcolato quanto effettivamente l’azienda può investire per fare prevenzione (...).
 
Quanto sono consapevoli le aziende del fatto che investire in sicurezza conviene?
 
M.I.B.: L’auspicio è che questa consapevolezza si concretizzi sempre di più.
L’impressione che io ho è che il messaggio sta incominciando a passare, almeno a livello generale. A livello di imprenditore, soprattutto delle piccole e medie aziende, è un messaggio che arriva con difficoltà. È un messaggio che speriamo il software aiuti a veicolare, ma comunque del lavoro da fare ancora c’è... (...)
 
 
 



[1] Il Ground domestic Product[1] (GDP) è l’indice dello sviluppo economico di un paese (N.d.R)
 
[2] Organizzazione Internazionale del Lavoro (N.d.R)
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Forum PuntoSicuro

QUESITI? proponili nel FORUM

 


Commenta questo articolo!


Nessun commento è ancora presente.
FBEsegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bacheca
GPEsegui il login tramite Google+!
GPEsegui il login tramite Twitter!
Nome e cognome:
(obbligatorio)
E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)
Inserisci il tuo commento: