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14 gennaio 2016 - Cat: Interviste e inchieste
  

Il discount della formazione e l’assenza di efficacia e qualità


La situazione della formazione con riferimento a normativa e Accordi Stato-Regioni: qualità e inefficacia, soggetti non legittimati e accreditati, conformità alle leggi. Intervista a Giancarlo Bianchi, Norberto Canciani e Arnaldo Zaffanella, CIIP.

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Milano, 14 Gen – Che la situazione della formazione alla sicurezza in Italia sia piena di chiaroscuri - di ottimi ed efficaci esempi formativi, ma anche di grandi carenze, di formazioni qualitativamente inidonee e non conformi alla legge -  è sempre più una percezione diffusa, avvalorata anche dai numeri ancora troppo alti di infortuni e  malattie professionali correlati a comportamenti pericolosi dei lavoratori.
Malgrado questa percezione, tuttavia fa ancora effetto sentir parlare delle criticità del “mercato e business della formazione”, della mancanza di attenzione ai “bisogni formativi”, di corsi e percorsi non accreditati, da parte della  Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione (CIIP), un’associazione che raccoglie alcune tra le più rappresentative associazioni professionali e scientifiche in materia di salute e sicurezza in Italia. Consulta che il mese scorso ha prodotto, proprio per focalizzare l’attenzione su queste criticità, un documento dal titolo “ La formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro: problematiche applicative e proposte”.
 
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Il documento, già presentato nei giorni scorsi da PuntoSicuro, denuncia innanzitutto le “ampie zone di elusione e/o evasione degli obblighi normativi relativi alla formazione, con il frequente ricorso a soluzioni di mera apparenza, il rilascio di attestati formativi di comodo e/o al seguito di procedure meramente burocratiche e prive di contenuti reali, con docenze affidate a formatori non qualificati e la vendita di corsi in ‘formazione a distanza’ privi dei requisiti di legge, spesso anche di contenuti pertinenti, tali da configurare vere fattispecie di truffa ai danni degli utenti”. E presenta una serie di proposte per migliorare la situazione e la qualità della formazione erogata in Italia.
 
Un tema che PuntoSicuro ha deciso di approfondire attraverso una lunga intervista, quasi un breve convegno, a tre degli estensori del documento CIIP: Giancarlo Bianchi (Presidente della Consulta CIIP e dell’associazione AIAS), Norberto Canciani (Vice Presidente di CIIP e Segretario dell’associazione Ambiente e Lavoro) e Arnaldo Zaffanella (Vice Presidente di AIAS e coordinatore del gruppo di lavoro della CIIP sulla formazione).
 
Un intervista che abbiamo poi deciso di suddividere in tre parti, da pubblicare con tre diversi articoli, per il desiderio di mantenere alta nel tempo l’attenzione sulle criticità della formazione sottolineandone al contempo l’importanza: solo una formazione di qualità è un elemento rilevante per il miglioramento reale della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Nella prima parte, che presentiamo oggi, cerchiamo innanzitutto di comprendere, più nel dettaglio, la situazione della formazione in Italia, anche con riferimento alla normativa italiana e, in specifico, agli Accordi Stato-Regioni in materia di formazione...
 
Perché in questi anni il mercato della formazione ha visto l’emergere anche di realtà carenti a livello di qualità ed efficacia? Chi sono i soggetti accreditati ad erogare la formazione? E perché si è diffusa l’abitudine della delega? Con che risultati?
 
Non potevamo poi non soffermarci anche sul tema dei controlli, che sarà ripreso anche nella seconda parte dell’intervista.
 
Cosa può servire per migliorare i controlli sulla formazione alla sicurezza?
Ci sono le capacità, le competenze, le risorse, le linee guida per poter effettivamente vigilare sulla formazione?
 
La prima parte dell’’intervista si sofferma infine anche sulle responsabilità delle aziende che non sempre si rendono conto che una buona formazione è anche un ottimo investimento.
 
Si valutano correttamente i bisogni formativi? Ci sono norme tecniche che possono supportare le aziende, i formatori, i percorsi formativi?
 
Ricordiamo che la seconda e terza parte dell’intervista, che affronteranno nel dettaglio le proposte della Consulta Interassociativa per affrontare le criticità e migliorare l’efficacia della formazione alla sicurezza, saranno pubblicate nei prossimi giorni.
 
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visionare integralmente la prima parte intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.
 
 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
 
Con riferimento al documento prodotto il 10 dicembre dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione, affrontiamo il tema delle criticità della proposta formativa in Italia. Cerchiamo di comprendere la situazione attuale...
 
Giancarlo Bianchi : (...) Oggi l’80% dei problemi che nascono dagli incidenti o dagli infortuni dipendono da non corretti comportamenti degli operatori. Comportamenti che possono dipendere anche da carenze organizzative progettuali.
La formazione è lo strumento essenziale per cambiare i comportamenti. Tuttavia attualmente la formazione viene gestita prevalentemente per cambiare le conoscenze iniziali rispetto alle conoscenze finali, ma non nell’ottica di un cambiamento comportamentale. (...)
 
Affrontiamo più nel dettaglio il tema delle criticità, anche in riferimento alla normativa italiana e, in specifico, agli Accordi Stato-Regioni in materia di formazione...
 
Norberto Canciani: (...) Il problema è questi Accordi Stato-Regioni si sono verificati inefficaci per gli obiettivi per cui erano nati. Probabilmente questo eccesso di definizione - di normazione, direbbe qualcuno - ha portato a stravolgere il senso stesso e gli obiettivi. Cosa è successo?
Intanto probabilmente c’è una scorretta individuazione dei soggetti abilitati ad erogare la formazione. E’ stata fatta una individuazione solamente sulla base di criteri generali senza entrare nel merito delle competenze specifiche. Per fare un esempio, sono stati individuati come soggetti erogatori della formazione anche enti e soggetti che non sono nati per erogare formazione. Mi riferisco, ad esempio, ad alcune associazioni datoriali o sindacali che nascono con un obiettivo diverso, una mission diversa e che però per definizione, per legge, sono abilitati ad erogare formazione.
Cosa è successo dunque in questo periodo?
E’ successo che proprio per l’incapacità di alcuni di questi soggetti ad essere soggetti formatori si è assistito alla delega di funzioni. Per cui molti di questi soggetti che avevano l’autorizzazione per legge a fare formazione, non avendone le competenze, si sono avventurati in una serie di deleghe ad altri soggetti formativi più o meno abilitati. Addirittura, in alcuni casi, arrogandosi anche il diritto di abilitare altri soggetti formativi. Non dimentichiamo che in Italia i soggetti formatori o sono legittimati, autorizzati a monte dalla legge stessa (sono essenzialmente i soggetti istituzionali) o sono accreditati a livello regionale.
In questi anni è successo che molti soggetti che non erano né legittimati né accreditati, si sono avventurati nell’erogare formazione a tutti i livelli. Con le conseguenze del caso. Perché tra tanti soggetti anche competenti si sono annidati personaggi più o meno competenti, più o meno onesti e si è assistito ad un proliferare di attestati, di corsi. E anche di corsi malfatti, fatti da docenti non qualificati, fatti non seguendo i criteri stabiliti dalla norma e, specialmente, fatti senza tener conto dell’efficacia della formazione.
La situazione verificata al momento è abbastanza drammatica, perché la formazione è diventata un business, ma i risultati di questa formazione, in termini di prevenzione,  non si vedono assolutamente. Per questo motivo come CIIP abbiamo definito, a monte, cosa vuol dire formazione, seguendo i canoni della norma… Ma non solo, facendo riferimento anche alle buone prassi relative alla formazione. E quindi abbiamo ritenuto, oltre a definire in un documento più corposo questi aspetti, di cercare di sollecitare i controlli e di presentare un istanza e le proposte che di cui più avanti parliamo...
 
Quali sono altre conseguenze di questa situazione della formazione in Italia?
Arnaldo Zaffanella: (...) Bisogna tener conto anche dei problemi che ha chi fa formazione seriamente, perché chi la fa seriamente si trova in concorrenza delle proposte molto molto veloci e molto poco costose, una sorta di discount della formazione. È chiaro che vendere attestati è qualcosa di diverso dal fare una formazione come si deve. Una formazione che, dobbiamo ricordarci, è di tipo specifico, operativo, comporta anche un addestramento. Non è semplicemente far vedere la normativa. (...)
Quanto diceva Norberto è legato al fatto che la normativa vigente è prevalentemente portata ad avere i crediti, ad avere l’attestato. Ma chi entra però nei contenuti della formazione? Probabilmente c’è qui un aspetto da mettere a fuoco...
Come misurare l’efficacia della formazione?
Si sa che ogni processo - ingegneristico, medico, ...di qualsiasi tipo – ha bisogno di essere erogato, ma poi è necessario misurarne l’efficacia. Come la misuriamo? Con l’attestato? (...)
 
Cosa serve per migliorare i controlli sulla formazione alla sicurezza?
Ci sono le capacità, le competenze, le risorse, le linee guida per poter effettivamente vigilare sulla formazione?
 
Norberto Canciani: (...) Che tipo di controlli chiediamo? Intanto che venga messo in atto un Piano Nazionale dei Controlli sulla formazione. Sono stati fatti Piani nazionali su alcune tipologie di controlli, in materia di sicurezza sul lavoro, e sarebbe opportuno che venga organizzato un piano nazionale sulla formazione. Quando si organizzano questi piani nazionali dei controlli vengono stabiliti delle procedure, dei protocolli operativi, ...
E’ chiaro che il controllo sull’efficacia della formazione non è una cosa semplice. Proprio per questo come CIIP ci stiamo lavorando e abbiamo prodotto un documento.
In sostanza si chiede che i controlli innanzitutto vengano fatti in maniera sistematica. Che vengano fatti non attenendosi solo all’acquisizione dei certificati, degli attestati, di cui abbiamo appena parlato. E chiediamo che i controlli siano fatti entrando nel merito dei progetti formativi organizzati dalle singole aziende, dai singoli enti formatori. Possibilmente facendo controlli anche presso gli enti formatori autorizzati, accreditati, certificati, ... La terminologia varia perché noi nelle nostre proposte siamo un po’ più articolati, come vedremo dopo.
La sostanza è: controlli che puntino non alla verifica dell’esistenza dell’attestato, ma ai contenuti e alle modalità con cui è stata erogata l’attività di formazione. E anche ai risultati.
La partita sui risultati e sull’efficacia è una partita molto complessa. Ma ci sono delle esperienze. Io ho lavorato presso l’Asl di Milano e, per un periodo ho anche coordinato l’attività di controllo. E ho seguito un progetto che doveva ridefinire dei metodi per andare a controllare i risultati della formazione. Ricordo sempre che la norma non dice che il datore di lavoro deve erogare un corso di formazione ai propri lavoratori, ma la norma dice che il datore di lavoro deve realizzare e garantire una formazione adeguata e sufficiente. La norma definisce cosa si intende per formazione. La formazione non è trasferire delle informazioni. E’ un processo educativo che quindi deve portare ad una modifica dei comportamenti. Se questo non avviene, la formazione non si è verificata, la formazione non è avvenuta e il datore di lavoro non ha ottemperato a quanto previsto dall’articolo 37 del decreto 81/2008.
 
Nella lettera e nell’intervista si parla di un “mercato della formazione” che rincorre il minor costo senza alcun riferimento a criteri di qualità ed efficacia... Non c’è anche una responsabilità delle aziende? Secondo voi in Italia ci si rende conto di quanto si potrebbe risparmiare facendo buona formazione?
 
Arnaldo Zaffanella: No, non ci si rende abbastanza conto di questo. Sul tema della formazione c’è un comportamento molto difforme e disomogeneo tra grandi imprese, piccole/medie imprese e professionisti. E qui si apre un dibattito molto ampio...
Sicuramente la domanda di formazione è diversa. Qual è quella giusta?
Dipende dal tipo di sensibilità, dalla tipologia del lavoro, ... Noi non dobbiamo metterci a inventare il modello giusto.
Esistono a livello internazionale, ne ha accennato il presidente Giancarlo Bianchi, delle normative che stabiliscono come si fa formazione professionale, non solo nel campo della prevenzione. Formazione che è distinta dalla formazione che viene chiamata formale. E quando si parla di formazione professionale  si parla di training, non di learning. Training vuol dire anche addestramento, vuol dire preparare le persone a operare in modo diverso.
Ci sono, approvate da anni, dall’UNI, norme che hanno recepito in Italia questo modo di procedere. Ad esempio la norma 29990:2011, che sostanzialmente dice come deve essere fatta la formazione e parla anche di organizzazione dei centri di formazione... Che sia interno o esterno, ci deve essere un’organizzazione, un’analisi dei fabbisogni formativi... (…)
Si parla anche della preparazione del docente, il profilo del docente. Come misurarlo?
Sono cose già scritte, che sono da applicare... Chiaramente non c’è un modello solo, ma bisogna cominciare...
Ultimamente tra l’altro, a livello internazionale, in campo normativo c’è un nuovo approccio. Non è che io sono a posto perché compilo un modulo e sono tutti “si” (...).
Occorre valutare caso per caso cosa serve, soprattutto nel caso della formazione professionale perché è agente correttivo di situazioni critiche... (...)
 
 
 
 
 
 

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Rispondi Autore: Alberto Dal Forno14/01/2016 (15:29:11)
Molto semplice:
così come l'RSPP ed il Coordinatore in cantiere possono essere corresponsabilizzati nel loro incarico, così pure sia previsto che in qualche misura possa essere correponsabilizzato anche chi firma l'attestato e chi organizza il corso. Dal giorno dopo spariscono tutti i docenti improvvisati, i commercianti di attestati e i furboni del busines della formazione. Nessun controllo è efficace quanto l'assunzione di responsbilità, il resto sono chiacchere.
Rispondi Autore: Matteo14/01/2016 (16:20:37)
non è l'ente formatore, ma sono la professionalità del docente e la pragmaticità dell'azienda che dispone tempi e modi per formare i suoi dipendenti a determinare l'efficacia della formazione.
Sono stanco di leggere ovunque di accreditamenti, sistemi certificati, albi, bla bla che sono solo carta, forma, apparenza e un modo per rendere il mercato elitario
Rispondi Autore: alessandro14/01/2016 (19:28:30)
Nella trattazione non si tocca l'accordo stato regioni del 2011 che,a mio parerem,ha solo burocratizzato ulteriormente i passaggi della formazione. non si entra nell'operatività della formazione. ad esempio nel settore agricolo è assurdo obbligare il DL ad erogare un corso di 12 ore (1 guiorno e mezzo) ai lavoratori che dopo 5 giorni cambieranno azienda. perchè quexti corsi non vengono assorbiti dalle ASL, Inail?
Rispondi Autore: giuseppe antonio De Sena15/01/2016 (10:11:04)
La formazione in tema di sicurezza sul lavoro è una vera e propria barzelletta creata dalle istituzioni, nonchè un business per chi la eroga e parlo degli enti bilaterali. Per primo, vorrei trovare una sola azienda, rischi alto, che faccia 16 ore di formazione. Vuol dire fermare l'azienda ed i lavoratori per due giorni!!!!cosa assurda!!!poi mi dite cosa ci danno gli enti bilaterali organismi paritetici ect. ? io mi associo a loro come formatore erogo formazione con mio materiale mie attrezzature mio tempo e poi devo pagare l'attestato a loro?????quindi come vedete andrebbe rivisto tutto l'apparato perchè così è solo ed esclusivamente una BARZELLLETTA. Buona giornata a tutti
Rispondi Autore: alessandro mazzeranghi16/01/2016 (10:35:25)
prima di tutto devo ringraziare la redazione per l'iniziativa di questa intervista

poi vorrei enfatizzare due concetti presenti nella trattazione:
- è davvero scandaloso e deprimente che si approfitti, ancora una volta, di istituti pensati per migliorare la sicurezza dei lavoratori, trasformandoli in occasione di business (e su questo non mi sento di eccepire), ma anche svilendone (azzerandone) il valore prevezionistico
- mi spiace dovere ribadire l'opinione che l'eccesso di regolamentazione ha ancora una volta condotto le aziende (quelle diligenti) a vedere come proprio obiettivo più il rispetto preciso dell'obbligo normativo, piuttosto che il concreto valore della formazione proposta per la salute e la sicurezza; siamo finiti in un circolo vizioso nel quale conta più la carta che non l'efficacia della formazione (proprio l'opposto di quanto si voleva ottenere)
Rispondi Autore: tizio caio19/01/2016 (09:16:57)
tutto bellissimo, tu durante le formazioni parli, spieghi, cerchi di far capire che tutto ciò va della vita dei ragazzi che hai di fronte, ti ingegni per coinvolgerli, poi a fine lezione la risposta è: "ingegnere, tutto bellissimo quello che ci ha detto, ma se lo applicassimo ci metteremmo il triplo del tempo a produrre e perderemmo il posto".
ecco il problema.

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