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25 settembre 2014 - Cat: Interviste e inchieste
  

I dettagli e le informazioni sui nuovi modelli di PSC, POS e PSS


I nuovi modelli semplificati che guidano chi deve elaborarli. Novità, strategie e obiettivi dei nuovi modelli, nelle parole di Fabrizio Lovato, presidente di Federcoordinatori. Dal piano operativo per risalire al piano di sicurezza e coordinamento.

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Varese, 25 Sett – PuntoSicuro ha presentato nei giorni scorsi il  decreto interministeriale 9 settembre 2014 con cui sono stati finalmente individuati i modelli semplificati per la redazione del piano operativo di sicurezza, del piano di sicurezza e di coordinamento, del fascicolo dell'opera e del piano di sicurezza sostitutivo.
 
Non è una novità di poco conto: l’efficacia, la completezza, la chiarezza e semplicità della documentazione correlata ai vari adempimenti richiesti dalla normativa possono fare la netta differenza tra documenti efficaci e specifici nel tutelare la sicurezza e documenti formali e generici.
Per questo motivo torniamo a parlare dei nuovi modelli semplificati – già utilizzabili per lavorazioni piccole e grandi – attraverso le parole di chi alla stesura di questi modelli ha partecipato come esperto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali:  Fabrizio Lovato, presidente di  Federcoordinatori.

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A lui chiediamo molte cose: innanzitutto dettagli sui modelli e sull’impatto che avranno nel mondo del lavoro, partendo anche dal loro nome, “modelli semplificati”.
Perché effettivamente, racconta Lovato, il gruppo di lavoro del Ministero “si è posto il primo dubbio: deve uscire un modello semplificato perché si applica a lavori semplificati? In realtà no, perché questi modelli sono applicabili a qualsiasi tipo di lavoro”.
Esprimiamo poi una preoccupazione: un “modello semplificato” non diminuisce le tutele?
Non mancano, nelle risposte di Lobvato,  i dettagli sull’efficacia e sull'utilizzo pratico dei modelli, sia con riferimento al Piano di Sicurezza e Coordinamento, che al Piano Operativo di Sicurezza, al Piano di Sicurezza Sostitutivo e al Fascicolo dell'opera. E le indicazioni sul percorso dei nuovi modelli: ogni modello “di per sé ti indica un percorso. Già il modello in sé ti indica le fasi che devono essere seguite...”. L’allegato XV del D.Lgs. 81/2008 - relativo ai contenuti minimi dei PSC - “ti dava tutta una serie di informazioni inserite all’interno di tutto un documento. Ma non ti diceva cosa fare prima e cosa fare dopo”.
 
Ci sono state differenze, opinioni contrastanti nella stesura dei nuovi modelli? Qual è stato il rapporto tra PSC e POS? Quale potrà essere l’impatto sul lavoro in cantiere, sul rapporto tra i vari attori della sicurezza e sul ruolo dei coordinatori?
 
A tutte queste domande Fabrizio Lovato ha risposto, con dovizia di particolari, in un intervista che dura poco più di trenta minuti. Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di leggerne una parziale trascrizione o di ascoltarla integralmente.
 
 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
(...)
 
Rispondiamo subito ad una preoccupazione: semplificare questi modelli può togliere qualcosa alle tutele necessarie?
 
Fabrizio Lovato: “Assolutamente no, perché il campo di lavoro che è stato dato dal Decreto del Fare era strettissimo: fate un modello semplificato nel rispetto della normativa in vigore. Oggi quei modelli rispondono esattamente alle indicazioni normative. Tant’è che se in effetti vedi la prima postilla che sta all’interno degli allegati - c’è un asterisco con dei numerini - lì ci sono esattamente tutti i richiami previsti dall’allegato XV.
È chiaro che la costruzione di un modello non ti va a risolverti il problema dell’aridità mentale del soggetto che poi andrà a compilare questi documenti. Ad esempio quando al posto di descrivere il tipo di ponteggio, ti scrivo solo “ponteggio”. Questo non te lo cambia un modello e non te lo cambia un software, non te lo cambia nulla. È questione di aridità mentale del soggetto. Però questi documenti, se sono guardati correttamente per come devono essere visti, hanno delle novità assolute che sembrano dei dettagli banali, in realtà sono delle situazioni radicali che evidenziano le cose da farsi nel rispetto di un decreto”.
 
Veniamo dunque a qualche dettaglio importante dei modelli.
 
FL: “Per prima cosa noi siamo stati portati a ragionare, nella realizzazione dei modelli, su tutte quelle che sono le attività di progetto a partire dal piano di sicurezza e coordinamento e poi nella discesa in un piano operativo.
In realtà qui abbiamo dovuto cambiare radicalmente questo punto di vista. Ossia siamo partiti dal piano operativo per risalire al piano di sicurezza e coordinamento. Perché effettivamente il progetto della sicurezza, quindi il piano di sicurezza e coordinamento, deve essere applicato dalle imprese. Ma per poter essere applicato dalle imprese, deve parlare il linguaggio delle imprese. Per parlare il linguaggio delle imprese non può essere scritto un documento a forma di relazione, come i progettisti sono stati abituati a fare finora. Perché l’impresa non ha tempo di leggere relazioni. L’impresa ha bisogno di schemi, di progetti, di modelli, di check list, se vuoi, ma deve avere qualcosa di concreto, di applicabile nel luogo di lavoro. Quindi abbiamo ribaltato tutto.
Ci siamo fermati nella costruzione del piano di sicurezza e coordinamento. Ci siamo concentrati sul POS e siamo risaliti nella costruzione del PSC, cercando, come si vede, anche di mantenere simile la tipologia del documento in modo tale di riuscire, anche fisicamente, a dare l’impressione - quando si ragiona con la documentazione di cantiere - che ci sia un piano di sicurezza del cantiere che sia la somma del piano di sicurezza e coordinamento e dei POS che dentro ci sono. Perché se in effetti passiamo - che poi è stata la prova del nove - all’integrazione di questi due modelli con il Piano di Sicurezza Sostitutivo, il tutto assume un flusso unico, usando gli stessi documenti.
Non abbiamo scritto qualcosa di nuovo con il Piano di Sicurezza Sostitutivo. Abbiamo integrato, come diceva la norma, il piano di sicurezza e coordinamento, senza i costi della sicurezza, con i contenuti del POS”.
 
Qualche indicazione della capacità dei modelli di semplificare la loro elaborazione...
 
FL: “Intanto il modello di per sé ti indica un percorso. Già il modello in sé ti indica le fasi che devono essere seguite...”.
 
E questa “guida” mancava prima...
 
FL: “Sì, perché comunque l’allegato XV ti dava tutta una serie di informazioni inserite all’interno di tutto un documento. Non ti diceva cosa fare prima e cosa fare dopo. Ti faccio un esempio per tutti che è lampante.
La maggior parte dei sistemi informatici che servono per la costruzione di un piano, quando devono andare a ragionare sul piano di sicurezza e coordinamento, partono nel farti estrapolare le lavorazioni; perché questi sono software prima maniera che ragionano in relazione al momento in cui io faccio una lavorazione. Quando invece io parto dal piano di sicurezza e coordinamento, parto da un ambiente, parto dal contesto, ti dico dove andare a lavorare e solo dopo ti faccio inserire il discorso delle lavorazioni che ci dovranno essere. In questo modo tutto cambia. Perché quella è la differenza che devo andare a farti notare.
Cioè che io faccia un intonaco al piano terra o al quindicesimo piano, cambia. La lavorazione in sé è sempre intonaco. Dove la vado a fare mi cambia radicalmente tutti i ragionamenti organizzativi che devo andare a portare a casa.
Già il modello in sé ti dà la possibilità di seguire un percorso, di seguire un percorso ragionato.
Per costruire la casa non parto prima del tetto, poi salto al solaio, poi faccio i muri e poi le fondazioni. Parto dalla scavo, faccio le fondazioni, costruisco i muri, faccio il primo solaio, poi gli altri muri, etc.
Il modello così strutturato segue un ragionamento logico di questo tipo, poi i modelli sono interconnessi e fanno emergere tutta una serie di informazioni che devono far riflettere chi mi va a compilare il modello sul come effettivamente si andrà a organizzare e gestire la cosa.
Un esempio anche qui, per quanto riguarda il piano operativo.
Il modello del Piano operativo di sicurezza una volta che identifica l’impresa, prima ancora di andare a dire che la l’impresa si chiama X, ti chiede di dire se l’impresa è affidataria o se un’impresa in subaffidamento. E se sei in subaffidamento, in subaffidamento di chi. Comincia già col chiederti di che tipo di persona si tratta, in base al tipo di persona avrò una serie di obblighi diversi.
 
Come è stata l’evoluzione dell’elaborazione dei modelli? Come può migliorare l’attività in cantiere?
 
FL: (...)“Questi modelli vanno a risolvere molti problemi che hanno le imprese, a risolvere molti problemi che hanno i coordinatori, e vanno a rendere un po’ più concreta l’attività di verifica documentale che in questo momento va fatta” (...).
 
Qual è il vostro giudizio e qual è l’opinione degli altri operatori della sicurezza in cantiere...
 
FL: “Io sono molto, molto contento che questi modelli siano usciti” (...). “I documenti ce li siamo inventati da professionisti, (...) ragionando da professionisti: disegno se serve, se no una bella relazione tecnica”. (...) [Riguardo a questi piani in realtà spesso si assiste] a piani di 400, 500, 3000 pagine, perché poi più è grosso il lavoro ovviamente più ti devi far pagare.
Ora sto sentendo dei colleghi che dicono ‘se faccio un piano di 14 pagine, diventa difficile farmi pagare’, ma secondo me con questi modelli la prevenzione ne guadagna tanto.
Perché in 14 pagine stupidate non ne scrivi, in 14 pagine ridondanze normative che non hanno alcun senso nel documento non le scrivi.
Ecco una cosa importante: non hai nessun riferimento normativo all’interno. Non c’è scritto “l’articolo indica che tu devi fare ...”, perché lo diamo per scontato.
E anche questo, se ci pensi, è un passo di innovazione incredibile. Se tu prendi un piano di sicurezza e coordinamento redatto oggi (...) circa il 50% del testo scritto è estratto dalla norma che a poco a che fare con quello che devi andare a fare in quel cantiere. Anche perché dovrebbe essere conosciuta...
(...)
Tutto questo lavoro che abbiamo fatto per elaborare i modelli ci ha permesso di un ragionamento diverso. E, ti giuro, finché non mi sono coordinato con i colleghi, io rimanevo arroccato con l’idea che il mio piano di sicurezza e coordinamento fosse il più bello, il più bravo, il più semplice. E così loro di conseguenza con il loro POS. Ma, come è sempre stato, questi due documenti mandavano a quel paese e l’uno e l’altro. Ora abbiamo due documenti diversi.
Pensiamo il POS, ad esempio per il piccolo lavoretto, il POS per l’intervento per mettere a posto il bagno, per una lavorazione sola. Ora l’imprenditore da solo se lo può compilare.
E mi dà un documento vero e non 50, 60 pagine di aria fritta che non c’entrano niente. Anche per me come tecnico che riceve il documento, un documento semplificato sarà di enorme vantaggio nell’attività di verifica...”.
 
 
 
 
Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 
 


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Rispondi Autore: KO Tecnico25/09/2014 (19:26:46)
Tentare di far passare i modelli di questo decreto Interministeriale (uscito con un anno di ritardo) per un lavoro nuovo (da parte del gruppo di lavoro del Ministero o da altri conta poco) è francamente un grosso azzardo. Chi “cerca” con sapienza in rete e vaglia ciò che trova, aveva già rilevato proposte molto puntuali in questa direzione e oltre. Proposte pubblicate e messe a disposizione della comunità dei coordinatori nel caso dei PSC o dei datori di lavoro nel caso dei POS, proposte a suo tempo inviate pure al Ministero di competenza, così raccontano leggende webiane.
Proposte le cui indicazioni sono evidentemente rintracciabili nel logica del decreto che cerca di seguire l’Allegato XV punto per punto (senza improvvisazioni e salti di palo in frasca tipo swh), nelle richieste di tavole e disegni tecnici esplicativi, ed altro ancora. Proposte che a differenza di queste tabelle usavano strumenti tecnici e “moderni” e non una primitiva tabella word totalmente inutilizzabile (da parte dei destinatari) allo scopo che il Gruppo di lavoro si è prefisso. Al primo tentativo di inserire un disegno, che per definizione deve essere esecutivo cioè leggibile, si ridurranno gli spazi per le altre colonne, ammesso e non concesso che un formato A4 sia sufficiente per una corretta comprensione delle azioni da intraprendere per gestire il cantiere in sicurezza. E’ palese che si è cercato di riassumere i percorsi della comunità dei tecnici, come è palese che si è voluto restare dentro il tomo PSC/POS se si userà questa “formattazione”.
Una nota, questa, semplicemente per rendere noto che il “noi” in questa intervista è riferibile ai diversi percorsi che il “noi comunità tecnici_sicurezza_cantieri” ha intrapreso da tempo studiando e analizzando a fondo le questioni del cantiere ancor prima che la norma lo richiedesse. Insomma una mera questione di imprimatur, di “copyright”, di merito, in questo Paese se n’è perso il senso.

Alcune note dopo una prima lettura:

La prima banale di impaginazione relativa al PSC, sempre che si voglia seguire la logica dell’allegato XV implicitamente, e non poteva essere altrimenti, dichiarata. Sono distrazioni che infastidiscono.

La seconda prende nota che il Punto 2.1.2 lettera c) non è stato preso in considerazione, in caso contrario segnalatemelo che prendo nota del mio errore e mi scuso anticipatamente. Potrei essere d’accordo, è ridondante in parte con il punto seguente, ma sarebbe interessante conoscerne le motivazioni, e soprattutto diventa importante che il Ministero informi i PM e i Giudici di questa variazione.

La terza rileva nella gestione delle interferenze fra le lavorazioni (cioè di quello di cui si interessa il coordinatore) la priorità dello sfasamento spaziale o temporale come unica possibilità, escludendo la possibilità di lavorare in sovrapposizione (x,y,z,t) dopo l’adozione di procedure, misure preventive, di DPI ecc. E’ importante esserne certi in modo tale da spiegare al committente che se i tempi si allungano non è dovuto al coordinatore, che forse avrebbe individuato un’alternativa sicura ma così è stato deciso dal legislatore.

L’ultima riguarda il POS. Nella tabella del nominativo preposto (sotto quella del dirigente) pare che l'indicazione sia dovuto solo da parte dell’impresa affidataria. Se così è significa che l’impresa affidataria deve aver sempre “in cantiere” un preposto? Obbligo che non vale per le imprese esecutrici quindi?

Cordialità

PS La “comunità” in rete dice cose diverse da quanto rilasciato in questa intervista.
Rispondi Autore: carmelo catanoso29/09/2014 (09:14:16)
E' solo un'opera di maquillage .......

Se i contenuti dell'allegato XV e XVI sono "contenuti minimi", a questi non si può derogare.
Quindi, quello che si è fatto, è solo mettere i contenuti dentro delle tabelle.
Nulla di più.

A cantiere semplice corrispondono PSC, POS e FA semplici.

A cantiere complesso corrispondono PSC, POS e FA complessi.

Se avessero voluto semplificare bastava attenersi a quanto previsto dall'art. 3, comma 2 secondo periodo della direttiva 92/57/CEE dove si dice che "Previa consultazione con le parti sociali, gli Stati membri possono derogare al primo comma, tranne nel caso in cui si tratti di lavori che comportano rischi particolari quali sono enumerati all'allegato II".

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