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Imparare dagli errori: malattie del rachide e personale sanitario


Dati significativi tratti dal modello MALPROF relativi ai disturbi al rachide. I nessi positivi nel settore sanitario, le attività e le mansioni maggiormente a rischio, gli interventi preventivi e i suggerimenti per la movimentazione manuale dei pazienti.

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Brescia, 9 Feb – È ormai dal 2008 che la rubrica “Imparare dagli errori” presenta casi di infortuni professionali con la convinzione che se attraverso gli insegnamenti teorici i progressi che si possono ottenere sono lenti, quelli ottenuti con degli esempi sono più immediati ed efficaci. L’unico limite della rubrica, che negli anni si è arricchita anche di informazioni sulle normative vigenti e sulla prevenzione, è stato quello di restringere il suo campo per lo più agli incidenti, alla sicurezza.
Infatti parlare si salute, di malattie professionali è più complicato se si vuole farlo partendo da esempi pratici: i documenti disponibili sono ricchi di segnalazioni di patologie correlate alle attività lavorative, sono ricche di dati e confronti, ma poveri di racconti.
Tuttavia, come ricordato sul sito Inail/ex Ispesl, le malattie professionali rivestono nell'ambito della salute nei luoghi di lavoro un interesse sempre più crescente. Anche a causa del continuo cambiamento dei rischi e dell'esposizione correlata all’evoluzione del mercato e dell’organizzazione del lavoro.
In questi anni sono comparse nuove patologie correlate al lavoro, si sono modificate quelle esistenti e i dati dimostrano che c’è ancora molto da fare per ridurre il numero e gravità di tali fenomeni.
 
Per questo motivo “Imparare dagli errori” prova a confrontarsi anche con queste realtà raccogliendo dati significativi o, quando sarà possibile, delle “storie lavorative”, e proponendo poi elementi di prevenzione e riferimenti normativi appropriati.
In particolare utilizziamo i dati tratti dall’ applicativo MAL.PROF.web relativo alle esposizioni delle Malattie Professionali nel decennio 2000-2009 per la Toscana e la Lombardia.
Ricordiamo che il progetto MAL.PROF. mira a costruire un sistema di sorveglianza dellemalattie professionali che evidenzi tempestivamente i rischi lavorativi al fine di attivare efficaci interventi di prevenzione nei luoghi di lavoro. Tale sistema di sorveglianza si basa sulla registrazione delle segnalazioni di patologie correlate al lavoro da parte dei Servizi di prevenzione delle ASL e consente di analizzare, secondo un modello strutturato, la possibile esistenza di nessi causali tra l’attività lavorativa e la patologia riscontrata nel lavoratore.

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I dati
Nel cercare dati significativi ci facciamo guidare oggi  dalla relazione del Dr. Giuseppe Campo (Inail - DPO ex Ispesl) ad un convegno del 2010 dal titolo “ Il Sistema di Sorveglianza Nazionale MALPROF”.
 
Nella relazione, relativa ai risultati e sviluppi del sistema di sorveglianza, il relatore ha sottolineato come sia possibile, tramite il modello MALPROF, analizzare l’esistenza di nessi causali tra le storie lavorative e le patologie riscontrate.
 
Ad esempio vengono proposti alcuni dati relativi ai nessi positivi (con nesso di causa altamente probabile o probabile) per alcune malattie dal 2007 al 2009. Dati MALPROF con riferimento a diverse regioni (Valle D’Aosta, Lombardia, Toscana, Puglia: copertura completa; Liguria, Marche, Lazio, Umbria, Sicilia: copertura parziale).
Questi dati mostrano la presenza di un 34% circa di disturbi muscolo scheletrici:
- malattie del rachide (13,07 %);
- malattie muscoloscheletriche (no rachide e STC) (12,10 %);
- sindrome tunnel carpale (8,34%).
 
Facendo poi un’analisi settoriale delle segnalazioni di malattia con nesso di causa positivo, ad esempio nel settore sanità e altri Servizi sociali in Lombardia e Toscana (2006-2007), si evidenzia un gran numero di disturbi ai dischi intervertebrali (il 45% delle malattie totali).
 
Soffermiamoci ora su tre particolari professioni a rischio, come riportato dal sistema MALPROF:
infermieri professionali; portantino, barelliere, inserviente; addetti all'assistenza personale in istituzioni.
 
Se consultiamo i nessi causali positivi nelle singole attività (triennio 2005/2007) si scopre che tra gli infermieri professionali le malattie della pelle (35%) sono più diffuse delle malattie del rachide (28,3%). Mentre i disturbi al rachide sono le malattie maggiormente presenti tra ‘portantini,barellieri, inservienti’ (il 72% del totale di malattie con nesso causale positivo) e tra gli ‘addetti all’assistenza personale’ (71,8%).
 
La prevenzione
Per trovare elementi di prevenzione delle malattie professionali evidenziate possiamo riprendere una comunicazione presentata al 73° Congresso Nazionale SIMLII dal titolo “ Valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi del personale sanitario addetto d’emergenza” (a cura di A. Silvetti, F. Forzano, R. Russo, A. Ranavolo, C. Conte, A. De Santis, S. Fantini, E. Ranaldi, M. Moppi, F. Draicchio).
Tra le mansioni considerate (estrazione di un paziente da una macchina, sollevamento della barella con il paziente, trasporto del paziente lungo le scale e trasporto del paziente sulla sedia) quella più gravosa dal punto di vista del sovraccarico biomeccanico risulta  l’estrazione del paziente dalla macchina: questa manovra risulta “particolarmente a rischio per il sistema muscolo-scheletrico, oltre che per l’elevato peso sollevato, anche per le condizioni posturali estreme” in cui viene spesso effettuata.
 
Ricordando che l’articolo 169 del Decreto legislativo 81/2008 introduce l’obbligo per il datore di lavoro di “fornire, oltre alla formazione e all’informazione, l’addestramento adeguato in particolare alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi”, ci soffermiamo poi su un intervento dal titolo “ Rischi da movimentazione manuale di pazienti”.
Nell’intervento, pubblicato sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia  e a cura di Giovanna Spatari, Angela Carta, Nicola L’abbate, Antonio Lorusso e Francesco Draicchio – viene proposta una molteplicità di interventi preventivi nei confronti dei rischi da MMP (movimentazione manuale dei pazienti):
 - “interventi multifattoriali: diversi approcci metodologici in associazione (formazione e addestramento, esercizi, fornitura di ausili, gestione dello stress e strategie di coping, riorganizzazione del lavoro, etc.);
-interventi basati sull’ausiliazione: fornitura ausili manuali o meccanici (sollevatori, ausili minori, carrozzine e letti regolabili e costituzione del lifting team);
-interventi preventivi di tipo formativo e addestrativo: interventi formativi e addestramento alle tecniche di movimentazione appropriate incluso il reclutamento delle risorse del paziente;
-interventi basati su programmi di esercizio: stretching e potenziamento della muscolatura paravertebrale e addominale”.      
 
Per finire riproponiamo i comportamenti più efficaci per l’operatore secondo la guida dell’ASL di Brescia dal titolo “ Procedure per contenere il rischio legato alla movimentazione manuale dei pazienti e all’assunzione di posture incongrue”:
- evitare di flettere la schiena, utilizzando la flessione delle ginocchia;
- ampliare la base di appoggio, e quindi le condizioni di equilibrio, allargando e flettendo le gambe , in senso trasversale o longitudinale a seconda della direzione dello spostamento. Nel caso di trasferimenti o spostamenti al letto del paziente, appoggiare un ginocchio sul letto;
- avvicinarsi il più possibile al paziente da spostare;
- garantire una buona presa del paziente prima di iniziare qualsiasi operazione di movimentazione;
- durante la mobilizzazione impartire le indicazioni con parole, frasi e gesti semplici”.
 
 
 
Risultati e sviluppi del sistema di sorveglianza MALPROF” relazione del Dr. Giuseppe Campo (Inail - DPO ex Ispesl) al convegno dal titolo “Il Sistema di Sorveglianza Nazionale MALPROF” (formato PDF, 1020 kB).
 
 
Tiziano Menduto
 
 
 
 


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