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30 agosto 2010 - Cat: Altro
  

Tremonti: “Robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci”


Dichiarazioni sconcertanti per gli operatori del settore della sicurezza sul lavoro. Il commento di Luigi Matteo Meroni, direttore di PuntoSicuro.

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Il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in occasione di un suo intervento alla festa della Lega a Bergamo, ha pronunciato delle affermazioni che lasciano sconcertati gli operatori della Sicurezza nei luoghi di lavoro.
Queste le affermazioni di Tremonti riportate da un comunicato ANSA: "Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare".
"Robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l'Unione Europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo".


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Dato che le reazioni di critica a queste parole sono state immediate, il Ministro dell'Economia ha fatto uscire subito un comunicato di precisazione:

TREMONTI: POLEMICA ECCESSIVA SU CINQUE PAROLE
Cinque parole cinque dette a Bergamo alle undici di sera nel corso di una festa, - "come ad esempio la 626" - , hanno fornito occasione per una polemica che mi sembra un po' eccessiva .
Cerco di esprimere, a questo punto usando più di cinque parole, il mio pensiero.
Civiltà e stupidità. La sicurezza sul lavoro è un'irrinunciabile conquista della civiltà occidentale.
L'eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità.
In Europa è sempre più evidente il problema dell'eccesso di burocrazia imposto in questi anni alle imprese.
È per questo che sta iniziando un ciclo opposto: stop regulation, less regulation e better regulation.
La legge 626 non fa eccezione.
Nel caso della 626, che peraltro è stata assorbita in un nuovo Testo Unico, si deve distinguere tra effettiva tutela della sicurezza sul lavoro, che e' fondamentale, ed eccessiva burocrazia che è quasi demenziale.
Le regole pensate in Europa per la grande industria sono fondamentali ed inviolabili.
Ma un conto è la grande industria, un conto è la piccola minima individuale impresa caratteristica dell' economia italiana.
È qui che l'applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell'assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma, di sanzioni erratiche. Ciò che è stato paradossale in Italia è l'estensione parossistica alla minima impresa di regole che poco o niente hanno a che vedere con la sicurezza sul lavoro nel loro proprio contesto di funzionamento. Forse, anzi senza forse, di questo tipo di regole - costi si può fare a meno senza mettere in discussione la vita e la sicurezza dei lavoratori. Anzi tutelandoli ancora meglio, separando ciò che è serio da ciò che è assurdo. La concorrenza con la Cina non si fa certo sulla vita e sulla sicurezza dei lavoratori, ma evitando, dove è possibile, di farci del male da soli. Tra l'altro, si ripete, un conto è la grande industria dove avvengono i grandi, tragici incidenti, un conto è il laboratorio di un artigiano, che magari lavora da solo senza neanche un'apprendista, costretto a diventare matto con la burocrazia. È anche perché non capisce tutto questo, che la sinistra si allontana progressivamente e fatalmente dalla realtà.
Su questi temi sarei comunque felice di una discussione con Tiziano Treu che e' stato mio professore di diritto del lavoro e con Cesare Damiano per la sua esperienza di governo. Mi permetto di suggerire anche una sede per il dibattito: quella degli artigiani di Mestre.

Ci permettiamo di sottolineare che, nonostante la precisazione, non riteniamo accettabile una posizione di questo tipo da parte di chi si occupa dell'economia dello stato italiano.
È noto a tutti il costo sociale degli infortuni sul lavoro, stimato in oltre 40 miliardi di euro all'anno.
È noto a tutti quali drammi umani sono legati agli infortuni sul lavoro.
È noto a tutti che l'Italia è fra gli stati europei con il maggior numero di infortuni sul lavoro.
Possiamo certamente condividere lo sfogo di Tremonti rispetto all'eccessiva burocrazia della sicurezza sul lavoro nel nostro paese e, aggiungiamo, sul fatto che proprio per questo la gran parte delle risorse sono state spese dalle aziende più sulla forma che sulla sostanza. Molto potrebbe essere fatto dal governo per semplificare, rendere più efficiente il sistema e consentire controlli più estesi, anche grazie alle tecnologie dell'informazione. E questo sia per la grande che per la piccola impresa.

Ma ritenere che la sicurezza sul lavoro sia un lusso che l'Italia non può permettersi NO.

È un lusso che DEVE permettersi e che deve impegnarsi a migliorare giorno per giorno per il bene dei suoi cittadini.

Luigi Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro


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