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17 gennaio 2006 - Cat: Criminalità
  

SICUREZZA: QUESTIONE NAZIONALE


"Il problema della criminalità organizzata è una questione nazionale''. Le dichiarazioni a margine dell'assemblea straordinaria del Forum italiano per la sicurezza urbana, svoltasi a Lamezia Terme.

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“Il problema della criminalità organizzata è una questione nazionale''. Lo ha detto, a margine dell'assemblea straordinaria del Forum italiano per la sicurezza urbana, svoltosi a Lamezia Terme il 12 e 13 gennaio.

Il Forum italiano per la sicurezza urbana è un’associazione, attiva dal 1996, di oltre novanta Città, Province e Regioni italiane il cui obiettivo è quello di promuovere nuove politiche di sicurezza urbana. Il Forum italiano riconosce il ruolo centrale delle Città nello sviluppo di queste nuove politiche ed opera, fin dalla sua costituzione, per costruire un punto di vista unitario delle Città, delle Regioni e delle Province sulle politiche di sicurezza urbana.

Il presidente della Regione Emilia Romagna, ha dichiarato che la criminalità organizzata va combattuta ''anche attraverso una rete di enti locali, di regioni, capaci di affermare tutte le pratiche relative alla trasparenza, al governo del territorio, alla Funzione pubblica, in modo da rendere sempre più difficile, alla criminalità organizzata di agire. È quindi necessaria una collaborazione e cooperazione che deve vedere Stato centrale, Regioni, Autonomie locali lavorare insieme”.

L’incontro di Lamezia Terme è stato anche l’occasione per firmare un protocollo di collaborazione per lo scambio ed il trasferimento di conoscenze e buone pratiche, firmato dai presidenti delle Regioni Calabria ed Emilia Romagna.

La linea del Presidente della Conferenza delle Regioni è stata condivisa dal Presidente della Regione Campania: "La battaglia contro la grande criminalità organizzata deve essere fatta dal Paese nel suo insieme, dallo stato centrale”. Inoltre, per combattere meglio il crimine "bisogna rendere più incisiva la confisca dei beni. Da tutti noi dipende anche il far diventare la lotta alla criminalità organizzata una questione nazionale”. E si combatte anche con il polso fermo dello Stato, con la certezza della pena, con la giustizia nelle aule dei tribunali, nel Parlamento, nelle istituzioni, dimostrando che la democrazia è più utile al Mezzogiorno dei falsi favori che fa la mafia. In tutto questo servono anche i convegni, gli incontri, i forum, che sono uno dei modi per combattere la criminalità".

Anche la Toscana intende mettere a disposizione del governo regionale della Calabria la sua esperienza maturata in questi anni sul terreno della sicurezza e della legalità, a partire da quanto e' stato raggiunto dal 2000 a oggi con le iniziative del progetto speciale. “Una Toscana  più sicura”, ma anche con leggi quali quella sulla trasparenza dell'attività politica e amministrativa e con realtà quali l'Osservatorio sugli appalti.

Per il presidente della Regione Calabria, nella lotta alla criminalità organizzata quello che le istituzioni possono fare “è dare un taglio di qualità sul piano della prevenzione, inserendo nei cicli scolastici il ripudio della criminalità come stato parallelo che non fa crescere il territorio e che ne comprime lo sviluppo”. “È con la concertazione di questi elementi uniti alla repressione che potremo battere la criminalità”.

“Il Presidente della Giunta regionale del Lazio ha ricordato come la giunta, per la prima volta, si è costituita parte civile in un processo contro persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso.

 


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