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17 marzo 2016 - Cat: Security
  

Che significa “smart borders”?


Siamo davanti ad una iniziativa europea, che mira a rendere più snello e più sicuro il passaggio alle frontiere. Questa iniziativa combina aspetti tecnologici gestionali assai avanzati. Di Adalberto Biasiotti.

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Per dare una idea del problema, cui ci si trova davanti, i passeggeri controllati ai varchi di frontiera, negli aeroporti, sono stati pari a 400.000.000 nel 2009 e si prevede che arriveranno a 720.000.000 nel 2030. Se non si interviene in maniera drammatica sulla attuale struttura dei punti di controllo, si creeranno delle file lunghissime e il livello di insoddisfazione dei passeggeri aumenterà in misura significativa. Questa è la ragione per la quale la commissione europea ha deciso di lanciare questo progetto, che tende a migliorare e rendere nel contempo più semplice e più rapido il transito ai punti di controllo aeroportuale.
Allo stato attuale, il trattato di Schengen impone un accurato controllo di tutti i viaggiatori che vogliono entrare in Europa e non vi è alcuna flessibilità incorporata nel sistema. Gli stessi controlli vengono effettuati su un passeggero, quale che sia il paese di origine, quale che sia il livello di rischio associato al suo paese e quale che sia la frequenza dei viaggi.
Un altro aspetto negativo è legato al fatto che non vi è alcun sistema per incrociare i dati di arrivo con i dati di partenza, per verificare possibili superamenti del limite massimo di permanenza nella unione europea.
Oggi l’unico sistema è quello di confrontare  la data timbrata sul passaporto all’arrivo, con la data di partenza. Si tratta di un’operazione piuttosto lunga, che ritarda in modo significativo i transiti ai varchi.
Nel programma smart Borders sono stati inseriti due diversi programmi migliorativi.
 

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Il programma europeo per i viaggiatori registrati.
Questo programma renderà più snello il passaggio alla frontiera per viaggiatori, provenienti da paesi terzi, che viaggiano con frequenza e che si sono assoggettati ad un controllo preventivo.
Grazie a questo programma, sarà possibile utilizzare i varchi automatizzati, presenti alle frontiere di diversi paesi europei, accelerando il transito. Il programma funzionerà come segue:
-al passeggero verrà consegnata una tessera, leggibile automaticamente e dotata di un identificatore unico per tutta Europa. Attraversando il varco automatizzato e utilizzando questa tessera, il passeggero può registrare automaticamente i suoi movimenti, che verranno confrontati con dati storici, archiviati in un data base centrale europeo. Sarà così possibile effettuare, in forma automatizzata, il controllo incrociato fra la data di partenza e la data di arrivo.
Se passeggero è dotato di un visto, viene anche  verificata la validità del visto stesso.
Se, durante l’operazione automatizzata, si verificano problemi, un addetto alla polizia di frontiera sarà pronto a dare assistenza.
Per essere iscritto in questo programma, qualsiasi passeggero, di età superiore ai 12 anni, potrà rivolgersi al consolato di un qualunque Stato dell’unione europea o addirittura al punto di frontiera. È stato già stabilito il costo massimo dell’operazione, fissato a 20 euro. Questo costo dovrà in parte coprire i significativi investimenti, connessi alla attivazione di un data base centralizzato e di apparecchiature automatiche presso i varchi non presidiati.
La commissione europea si è preoccupata di tutelare in modo incisivo i dati personali di passeggeri, garantendo per essi la adozione di misure particolarmente restrittive.
Tutte le misure afferenti alla protezione dei dati personali saranno controllate dal supervisore europeo sulla protezione dei dati, che verificherà anche come le istituzioni europee utilizzano questi dati.
 
Il costo del sistema
La commissione europea ha già stanziato 513.000.000 per il programma di controllo automatico delle entrate ed uscite ed altri 587.000.000 per le operazioni di registrazione dei passeggeri frequenti.
I 20 euro che vengono pagati per ogni processo andranno in parte coprire queste spese.
L’analisi sviluppata dalla commissione europea mette in evidenza che gli Stati membri potranno ottenere significativi risparmi dall’adozione di questo nuovo programma, in quanto l’intervento della polizia di frontiera  avrà carattere eccezionale e non sistematico.
 
Quando il sistema sarà a regime, saranno disponibili dati statistici estremamente utili per adattare le politiche di ingresso di soggetti, proveniente da paesi terzi, alle effettive esigenze operative del paese d’ingresso.
Per quanto riguarda le preoccupazioni di alcuni specialisti, circa il fatto che così si abbiano a duplicare delle funzioni già esistenti, la commissione ha fatto presente che ad oggi esistono due procedure, vale a dire lo Schengen information system – SIS, e il Visa information system – VIS; nessuno dei due programmi è  in grado tuttavia di registrare il transito alle frontiere e calcolare automaticamente il tempo di soggiorno nell’Europa.
Infatti il SIS viene utilizzato soprattutto per attività investigative, a fronte di possibili atti criminali, mentre l’obiettivo del sistema VIS è quello di verificare la validità dei visti. Inoltre questo sistema è applicabile solamente a viaggiatori, che provengano da un paese per il quale si richiede il visto per entrare in Europa.
Al proposito, ricordo che oggi sono 42 i paesi al mondo, i cui cittadini possono entrare in Europa senza un visto. È possibile che questo elenco si ampli a breve, per l’aggiunta di 16 nazioni dei Caraibi e delle isole del Pacifico.
 
 
Adalberto Biasiotti




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