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Anno 12 - numero 2354 di lunedì 15 marzo 2010 - 15/03/2010
Rischi psicosociali nel settore del credito
Un documento dedicato ai rischi psicosociali e alla partecipazione attiva dei lavoratori relativo al settore del credito. I problemi del settore bancario, gli stati di malessere, il rischio rapina e l’organizzazione lavorativa.
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L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl), che da sempre è attento alle nuove
domande di salute e sicurezza nel mondo del lavoro, ha reso disponibile sul suo
sito un documento dal titolo "Rischi
psicosociali, partecipazione attiva e prevenzione. Ricerca nazionale nel
settore del credito", realizzato da Ispesl - Dipartimento di
Medicina del Lavoro.
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Il documento parte dalla premessa che in questi anni, con l’uso sempre
più
massiccio di nuove tecnologie e la trasformazione sociale del lavoro, il
significato attribuito alla sicurezza
sul lavoro è cambiato. Ora si va oltre la sola considerazione dei
fattori
di rischio di natura igienico-ambientale, si comprendono anche i fattori
di rischio
psicosociale e si insiste più che mai sugli aspetti
organizzativi
del lavoro e soprattutto sul coinvolgimento attivo e sulla
partecipazione del lavoratore stesso.
Infatti i recenti modelli teorici di una buona organizzazione
del lavoro considerano prioritaria l’integrazione
del Sistema
di
Gestione della Salute e Sicurezza all’interno dei processi
aziendali e
considerano, appunto, basilare il coinvolgimento
sia dei lavoratori che dei loro rappresentanti.
Tra l’altro “le aziende, in genere e soprattutto quelle che operano nel settore
del
credito, attualmente vivono una fase
di profondi e rapidi cambiamenti”: continue trasformazioni,
innovazioni,
acquisizioni e fusioni. A queste problematiche si aggiungono altri
elementi di
complessità legati, ad esempio, alle differenze dimensionali
(compresenza sia
di grandi gruppi bancari che di piccole
realtà
locali) e alla frammentarietà operativa tra le diverse aziende.
Inoltre il settore “ha subito nel corso degli ultimi anni differenti
tipi di
trasformazione”:
- “l’introduzione di nuove tecnologie informatiche, che pur velocizzando
l’operatività hanno modificato l’organizzazione del lavoro”;
- la nuova ottica di “essere banca” ha “sviluppato e incrementato nuove
attività quali la vendita di prodotti finanziari e assicurativi”;
- “le fusioni e gli accorpamenti tra aziende diverse hanno richiesto
modifiche
dell’organizzazione del lavoro e un adeguamento delle professionalità”.
Per analizzare questa complessità e le conseguenze in termini di problematiche
psicosociali, il documento raccoglie studi
e ricerche effettuate nel settore bancario nell’ultimo decennio (per
ciascuna è presente uno schema riassuntivo) e riporta i risultati di un’indagine sui rischi psicosociali e sulla
partecipazione attiva del lavoratore del credito. Una ricerca che
“mira a
studiare le diverse rappresentazioni che l’operatore ha del proprio
lavoro in
una fase di transizione, ed in particolare, quali atteggiamenti e
comportamenti
prevalgono come strategie di adeguamento al processo di cambiamento
organizzativo”.
Nelle conclusioni del documento si sottolinea che in ambito bancario ci
si
trova davanti a continui “processi di
ristrutturazione che determinano cambiamenti nei modelli
organizzativi e
procedurali”, a “carichi di lavoro impegnativi” e a “forti pressioni
esercitate
sui lavoratori per il raggiungimento degli obiettivi di budget”.
Inserito in un “sistema di valutazione del personale basato
prioritariamente
sull’operatività e sul numero dei clienti gestiti”, il lavoratore vive
dunque
un “forte stress da performance”.
Inoltre sono presenti stati
di
malessere che dipendono anche da:
- conflitti di ruolo determinati dalla “distanza tra gli interessi
aziendali a
volte in contrasto con l’esigenze del cliente”;
- relazioni insoddisfacenti con i superiori: “unitamente ad uno stile di
leadership poco orientato alla soddisfazione dei bisogni dei
collaboratori”,
determina un “clima poco partecipativo all’interno dell’azienda”.
Nella ricerca il grado più alto di
malessere, rispetto agli altri, è riscontrato nel profilo Employees,
“rappresentato dalla maggior parte del campione con mansione di front
office
che prevede il maneggio di denaro, con un’elevata anzianità lavorativa,
con un contratto
lavorativo a tempo indeterminato e un grado medio/alto di
responsabilità”.
In particolare lo stress
correlato
al lavoro è associato soprattutto a problematiche legate alla
particolare natura del lavoro ed alla “monotonia dei vari compiti, che
risultano poco stimolanti seppure con ritmi sostenibili”.
Alla fine della giornata la pressione
lavorativa si manifesta attraverso la fatica
mentale causata da mansioni simili: come indicato da altri studi,
“nei
compiti ripetitivi la prestazione scende velocemente a causa della
saturazione
psichica, che conduce l’individuo a deconcentrarsi e a distogliere le
energie
che il compito richiede”.
Uno degli elementi più rilevanti studiati è il fattore “rischio
rapina” per “l’alto numero di soggetti che, nella loro
esperienza lavorativa, ha vissuto tale evento”: un fattore critico, “sia
in
relazione ai rischi specifici vissuti durante l’attività lavorativa, sia
quale
fattore oggettivo di timore e preoccupazione”.
Se la correlazione tra “evento
rapina” e gli effetti sulla salute è attualmente oggetto di numerosi
studi
a livello nazionale ed internazionale, in Italia “questa correlazione
assume
una rilevanza particolare per l’alto tasso di rapine
in banca, decisamente superiore alla media europea”.
Alcune ricerche hanno messo in rilievo che l’evento
rapina porta a un vissuto
stressogeno, con una paura ed un disagio che si riverbera anche
nella vita
privata.
Tutto ciò mostra “l’esistenza di una condizione di allarme che incide
sul senso
di sicurezza dei lavoratori; è importante considerare infatti che il
senso di
sicurezza è una dimensione psicoemotiva influenzata dalla percezione
soggettiva
del contesto, la quale solo parzialmente dipende dalla realtà
oggettiva”.
In questo senso il “forte senso
d’insicurezza vissuto dal bancario supera spesso il rischio reale,
ossia l’eventualità
di subire un danno”.
La ricerca ha messo in rilievo che spesso il
lavoratore percepisce di “non essere coinvolto in nessuna delle fasi del
SSL
e di non contribuire, se non marginalmente, alle politiche della
prevenzione
dell’azienda”.
La partecipazione attiva del lavoratore è risultata, infatti, “carente
nelle
attività di promozione e di attuazione della sicurezza e del benessere
individuale
e collettivo” e comunque l’ ambiente di lavoro tende ad una
“scarsa considerazione della partecipazione come obiettivo esplicito nel
sistema di gestione della sicurezza e salute”.
Si conclude ricordando che il
“coinvolgimento attivo del lavoratore deve essere un elemento cardine soprattutto
nei
periodi in cui le organizzazioni sono soggette a continue
trasformazioni e
cambiamenti”.
Il ruolo attivo del lavoratore rende “efficace l’interazione tra le
parti
interessate attraverso scambi e circolazione dell’informazione”.
In questo modo diventano “centrali tutte le attività di sostegno come
l’informazione, la formazione,
il miglioramento dei saperi - sapere, saper fare e saper essere - al
fine di
realizzare un’attività lavorativa con una ben radicata cultura della
salute e
sicurezza”.
Indice del documento:
PRIMA PARTE
1. Premessa
2. Rischi psicosociali e partecipazione attiva dei lavoratori bancari
2.1 Sicurezza e benessere psicofisico: rischi psicosociali
2.2 Partecipazione attiva e responsabilità sociale d’impresa
2.3 Partecipazione attiva nell’ottica sindacale
2.4 Settore del credito: salute, sicurezza e partecipazione
3. Raccolta di studi e ricerche effettuate nel settore bancario
SECONDA PARTE
4. Indagine sui rischi psicosociali nel settore del credito: la
partecipazione
attiva quale strumento di prevenzione
4.1 Premessa
4.2 Obiettivo
4.3 Metodologia e strumenti d’indagine utilizzati
4.4 Analisi statistiche
5. Risultati delle aree tematiche
6. Risultati dell’analisi delle corrispondenze multiple
CONCLUSIONI
APPENDICE
App. A: Linee operative per i rischi psicosociali stress lavoro
correlato per
gli operatori bancari
App. B: Esempi di promozione della salute nel settore del Credito
App. C: Questionario sulla partecipazione attiva del lavoratore nella
prevenzione dei rischi psicosociali
App. D: Accordo europeo sullo stress sul lavoro (8/10/2004)
Ispesl - Dipartimento di Medicina del Lavoro, “Rischi
psicosociali,
partecipazione attiva e prevenzione. Ricerca nazionale nel
settore del credito”, a cura di Lucia Macciocu, Ilaria Rossi,
Christian
Nardella, Mario Stella e Loris Brizio (formato PDF, 920 kB).
Tiziano Menduto
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