In tale contenitore persero la
vita 4 operai, Guglielmo Mangano, di 44 anni, e, nel tentativo di salvarlo, i
colleghi Michele Tasca, di 19, Luigi Farinola, di 37, l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore
(dipendente di una società di trasporti che lì custodiva i mezzi), di 24, e Vincenzo Altomare, di 64 anni,
amministratore della stessa Truck Center; unico superstite, ferito, fu Cosimo
Ventrella. Secondo l'accusa, fu un'intossicazione acuta da acido solfidrico a
provocare la morte dei lavoratori e di Altomare che si calarono nella cisterna l'uno
per salvare l'altro.
Concorso in omicidio colposo
plurimo e lesioni colpose gravi con violazione delle norme di prevenzione
infortuni (artt. 589 e 590 del codice penale), per cui sono stati condannate
le persone ritenute responsabili a 4
anni di reclusione e 5 di interdizione «dall’esercizio dell’ufficio di
amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto
alla redazione di documenti societari nonché di ogni altro ufficio con potere
di rappresentanza di persone giuridiche».
Condanne a pene pecuniarie
correlate alla colpa organizzativa di cui al D.Lgs. n. 231/2008 (responsabilità
amministrativa dell'ente) per le 3 società imputate: 1milione e 400mila euro
per la Fs Logistics; 400mila ciascuno per la Cinque Bio Trans e la Truck Center
Sas.
Il dettaglio dell’incidente ricostruito dalle indagini e le fasi del
processo nel dettaglio
Il dibattimento si era aperto il
28 marzo 2009 con una sola certezza: era stato l’acido solfidrico o idrogeno
solforato (H2S) presente nella cisterna
giunta nella zona Asi per la bonifica a causare i decessi.
Sul banco degli imputati per
omicidio colposo plurimo aggravato dalla violazione delle norme di prevenzione
infortuni, ai sensi dell'artcolo 589 del codice penale, comma 2, si sono
seduti in cinque: Mario Castaldo
(rappresentante legale di Fs Logistica), Alessandro Buonopane (responsabile
trasferimento zolfo di Fs Logistica), Pasquale Campanile (committente del
trasporto della cisterna e Dirigente de La Cinque Biotrans), poi condannati, e
Filippo Abbinante (autista de La Cinque Biotrans che ha condotto la cisterna da
Bari a Molfetta).
Imputate per responsabilità
amministrativa, e poi condannate, la stessa Truck Center, la Fs Logistica e La
Cinque Biotrans.
La Procura della Repubblica era
rappresentata dal Pubblico Ministero dott. Giuseppe Maralfa.
Il giudice monocratico dott.
Lorenzo Gadaleta aveva fissato un calendario di udienze fittissimo, con
dibattimenti per tutto il mese di giugno e luglio, con l'obiettivo di arrivare alla sentenza in
tempi brevissimi.
Nella seconda udienza vi era
stata la testimonianza dell’unico superstite, Cosimo Ventrella, il quale ha
dichiarato che già alle 15.30, mezz’ora
prima della tragedia, all’interno dell’autorimessa fortissimo era l’odore di
zolfo, probabile indizio dell’apertura del portellone della cisterna-killer.
L'indagine ha messo in luce
gravissime carenze per quel che riguarda le condizioni
di sicurezza sul lavoro e la formazione (omessa) degli operai. Gli interrogativi
si addensano anche sulla composizione chimica del contenuto della
cisterna-killer. A livello industriale il metodo più efficiente per produrre lo
zolfo sfrutta l’acido solfidrico, uno scarto della lavorazione del petrolio,
trasformato in zolfo liquido (con eliminazione di acqua) e immagazzinato per il
trasporto in cisterne. Una certa percentuale di acido è inevitabile in un
carico di zolfo, ma non può superare precisi limiti, il cui rispetto è un obbligo
fondamentale di natura tecnica a tutela della sicurezza degli operatori.. Sarà
proprio la questione della composizione chimica dell'atmosfera della cisterna
killer a costituire uno degli elementi
principali dell’intero procedimento, che nel frattempo viene spostato a Trani a
causa della mancanza di spazio nell’aula della sezione di Molfetta.
La ricerca della verità su quanto
accaduto passa attraverso precisa ricostruzione di tutte le fasi del trasporto
dello zolfo, che avviene durante l'udienza del 9 giugno: dallo scalo
intermodale Ferruccio di Bari le cisterne si dirigevano, su gomma, allo
stabilimento Eni di Taranto, dove avveniva il caricamento con lo zolfo liquido.
Successivamente ritornavano nel capoluogo barese e, caricate su un mezzo
ferroviario, partivano alla volta di Scarlino, un comune della provincia di
Grosseto, dirette alla Nuova Solmine, un’ex azienda mineraria del Gruppo Eni in
seguito privatizzata, leader in Italia nella produzione di acido solforico da
zolfo.
Questo il percorso abituale dei
serbatoi verdi carichi di zolfo, mantenuto allo stato liquido da una
temperatura che oscilla tra i 110 i 130 gradi centigradi. La Truck Center di
Molfetta si inserisce in questo ciclo quando la Cargo Chemical (società poi
confluita nella Fs Logistica) del gruppo Ferrovie dello Stato stipula un
contratto con la Timac di Barletta per il trasporto di acido solfidrico. Per
ripulire le cisterne dello zolfo si affida a La Cinque Biotrans che a sua volta
commissiona l’azienda molfettese Truck Center.
Emerge successivamente un secondo
elemento fondante la responsabilità poi accertata in giudizio: si tratta della scheda
di sicurezza dei prodotti pericolosi prevista dalle direttive comunitarie e
dalla legislazione italiana, la "scheda a sedici punti", che avrebbe dovuto indicare la
pericolosità del prodotto trasportato e che l’Eni avrebbe dovuto rilasciare o
avrebbe rilasciato ai conducenti. Di detta scheda non si è mai trovata traccia
nella ditta di Molfetta Truck Center.
Due dubbi fondamentali alimentano
la ricerca della verità processuale, quelli sulla effettiva (e pericolosa)
composizione chimica e sulla (mai rintracciata) scheda di sicurezza, che non
sono dissipati dalle deposizioni, condite da molti «non ricordo», «non me ne
occupavo io» e «che io sappia, no»: il giudice Gadaleta decide di far tornare
in aula i testi dell’Eni e della Nuova Solmine.
L’unica certezza è rappresentata
dalle procedure
di sicurezza. Modificate dopo il marzo 2008, giorno del dramma. La domanda
spontanea è quindi: se erano inadeguate, perché sono state modificate solo dopo
la tragedia? Quel che si è fatto dopo, non poteva farsi prima? La sentenza di
condanna, evidentemente, si fonda su una simile considerazione.
Altri testi e consulenti vengono
ascoltati alla metà di giugno. Secondo quando dichiarato in aula, l’impianto
molfettese Truck Center era privo di autorizzazioni per la bonifica della
cisterna, le cisterne prima che procedesse alla immissione di zolfo liquido non venivano controllate e il piano di
sicurezza della Truck Center era stato richiesto, e riguardava solo, per autoparco e autolavaggio, ma non per la
pericolosa zona di bonifica industriale.
Nel frattempo le indagini della
Procura si erano intensificate, disponendo sequestri e acquisizioni di
documenti e materiale informatico delle aziende coinvolte nel processo penale e
in quello per la responsabilità amministrativa ex D.Lgs.
n. 231/2001. Al centro dei controlli le schede di rischio che accompagnano
il trasporto di zolfo liquido in tutto il territorio nazionale e la percentuale
di acido solfidrico contenuta nella sostanza. Come detto, queste sono le due
questioni cruciali intorno alle quali si è incardinato il processo.
I legali rappresentanti delle
aziende Nuova Solmine ed Eni vengono anche ascoltati su una presunta richiesta
di risarcimento danni avanzata nei confronti del colosso petrolchimico Eni, a
causa della presenza nello zolfo di acido solfidrico in quantità tale da poter
forse provocare dei danni all’impianto di lavorazione. Dalle testimonianze
emerge che la Nuova Solmine aveva bloccato pagamenti all’Eni per circa 1,6
milioni di euro, una cifra pari ai danni avanzati nella richiesta poi fatta
decadere. In più, la stessa Eni non avrebbe percepito altri 1,4 milioni quale
premio di qualità finché appunto la qualità della fornitura non fosse stata
dimostrata.
Su questi punti i testimoni non
riescono a fornire risposte chiare e convincenti al giudice che procede
all'escussione, e per tale motivo le loro deposizioni sono state trasmesse alla
procura per una eventuale incriminazione per falsa testimonianza.
L’attenzione del magistrato si
sofferma anche sulla costruzione nel petrolchimico tarantino, proprio in
concomitanza delle contestazioni processuali per la strage, di un nuovo
impianto per la produzione di zolfo stavolta allo stato solido, sottoforma di
perline, per evitare la presenza di acido solfidrico.
Gli eventi si intrecciano, i
tempi inevitabilmente si allungano. Dopo una seduta-fiume in cui vengono
ascoltati i consulenti tecnici delle parti in causa, il dibattimento è
aggiornato a ottobre 2009.
Le emergenze dibattimentali,
quanto emerge dalle udienze, getta ombre pesanti sulla gestione corretta e
sicura del settore del trasporto di sostanze
chimiche pericolose, ed in particolare su quelle che vengono chiamate "esternalizzazioni",
outsourcing, regolate dall'articolo 26 del D.Lgs. n. 81/2008, il testo unico di
sicurezza del lavoro: i passaggi
concatenati di subappalti
e contratti a terzi. Si tratta di un tema che richiama alla mente la strage
alla stazione di Viareggio, anche in quel caso la causa scatenante fu una
cisterna.
Per il Pubblico Ministero
Giuseppe Maralfa tutti gli imputati, ad eccezione di Abbinante, l’autista, sono
colpevoli di omicidio colposo plurimo aggravato dalla violazione delle norme di
prevenzione infortuni e: il 5 ottobre 2009 chiede la condanna alla pena di
cinque anni di reclusione e l'interdizione dalla professione. Sanzioni
amministrative ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 sono state richieste per le
società coinvolte nella tragedia: la "Fs Logistica" (1,120 milioni di
euro), "La Cinque Biotrans" (640mila euro) e la stessa Truck Center
(400mila euro).
La sentenza del 26 ottobre 2009 del Tribunale di
Trani – giudice monocratico Lorenzo Gadaleta – accoglie in pieno l’impianto accusatorio del pubblico ministero Giuseppe
Maralfa, anche in ordine al verosimile processo «Truck Center Bis».
Quello che si profila non già
alla luce dell’appello preannunciato dai difensori dei condannati ma per
ulteriori aspetti d’indagine ravvisati dal Tribunale e che il pm aveva già in
serbo per far luce anche sulle posizioni, e dunque su presunte responsabilità,
dell’Eni Spa e della Nuova Solmine Spa, rispettivamente produttrice ed
acquirente della fatale partita di zolfo, nonché della società bitontina Meleam
Puglia che curò il protocollo di sicurezza della Truck Center. Di qui la
trasmissione degli atti in Procura, come richiesto dalla Pubblica Accusa, alla
luce di alcune circostanze emerse nel corso del dibattimento ma che le parti
civili avevano immediatamente ravvisato. Tant’è che a giugno 2009 ci furono
perquisizioni, sequestri ed acquisizioni che interessarono anche la divisione
commerciale romana dell’Eni e le sue raffinerie di Taranto e Livorno.
Il pm dovrà, inoltre, valutare
anche eventuali reati di falsa testimonianza per alcune deposizioni rese a
dibattimento da testimoni-operatori di Eni e Nuova Solmine.
Il pubblico ministero Giuseppe
Maralfa si è detto “soddisfatto del lavoro svolto e del fatto che l'impianto
accusatorio abbia retto subito dopo la lettura della sentenza”. Inoltre, ha
aggiunto, “nel corso del processo sono emerse circostanze interessanti. Ora
attendiamo le motivazioni del giudice per eventuali decisioni o provvedimenti”.
(motivazioni entro 90 giorni)
«Era una sentenza prevedibile ma
questo non vuol dire che ci piaccia» ha dichiarato il legale della Truck
Center, Maurizio Altomare.
Deluse invece le famiglie delle
vittime. “E' poco quello che abbiamo ottenuto”, ha commentato la vedova di
Luigi Farinola, uno degli operai uccisi. “Spero che il carcere per quelle
persone sia vero e non che dopo poco pagano ed escono. Loro hanno condannato a
morte cinque persone”. Anche la madre di Michele Tasca, 20 anni, ha commentato
con le lacrime agli occhi: «Sono delusa, mi aspettavo di meglio da questa
sentenza». Secondo il padre di Biagio Sciancalepore, inoltre “ci sono altre
persone che devono ancora pagare”.
Di seguito, una dichiarazione
dell’assessore al Lavoro, Michele Losappio,all’indomani della sentenza del
Tribunale di Trani, sulla vicenda del Truck Center di Molfetta:
“La sentenza del Tribunale,
rigorosa nella individuazione delle responsabilità penali e nelle sue
motivazioni, va apprezzata dalla pubblica opinione.
“Non sempre si trovano magistrati
in grado di aggredire le cause strutturali delle stragi di lavoro piuttosto che
limitarsi a stigmatizzare le disattenzioni dei lavoratori.
“Ad essi va dunque il plauso ed
il sostegno della Regione.
“Va poi evidenziata la scelta di
trasmettere gli atti alla Procura per accertare eventuali nuove responsabilità
di colossi societari come ENI e Nuova Solmine.
“A loro più che ad altri spetta,
per il rilievo e la solidità dei Gruppi, assumere misure e procedure di lavoro
che tutelino la vita e la salute delle maestranze.
“Se questo non è accaduto occorre
accertarne le cause e le responsabilità.”