Inoltre l’art. 181 del D.Lgs 81/2008 indica che “il datore di lavoro
valuta
tutti i rischi derivanti da esposizione ad
agenti
fisici” e per
agenti
fisici si intendono (art. 180) “il rumore, gli ultrasuoni, gli
infrasuoni,
le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni
ottiche di
origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che
possono
comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.
Quindi
come ci si regola praticamente
per la
valutazione?
Poiché la normativa nazionale è “carente dal punto di vista tecnico” (il
Testo
Unico “afferma unicamente che deve essere garantita agli operatori una
situazione di benessere termico”), ci si “deve basare sulle indicazioni
scientifiche e sulle normative tecniche”; queste ultime propongono
alcuni
indici microclimatici di comfort e/o di
stress,
indici che permettono di interpretare le condizioni microclimatiche
ambientali
integrate con il tipo di attività svolta dagli addetti.
Il documento descrive tali
indici e
le
norme tecniche di riferimento. Ne
riportiamo alcune:
- UNI-EN-ISO 7730 1997 (determinazione degli indici PMV e PPD e
specifiche per
le condizioni di benessere termico);
- ISO CD7730, ISO/TC159/SC5 N201 Ott.2001 (ambienti termici moderati e
discomfort locali); - UNI EN 27243
29/02/96 (valutazione dello stress termico per l’uomo negli ambienti di
lavoro,
basata sull’indice WBGT).
Vi rimandiamo al documento originale per la lettura delle altre norme
tecniche
e delle indicazioni e formule relative all’energia metabolica, al
bilancio
termico, alla resistenza termica e permeabilità al vapore dell’
abbigliamento
e a diversi strumenti di misura (anemometro, sonde a filo e a coppe,
termometri, igrometri, centralina microclimatica, …).
Nella seconda parte del documento agli atti si affronta il
comfort
termico definito come
quello
stato psico-fisico in cui il soggetto esprime soddisfazione nei riguardi
del
microclima oppure come
la condizione
in cui il soggetto non ha né sensazione di caldo né sensazione di freddo.
In particolare perché ci sia
comfort
termico globale “una condizione necessaria è che l’energia interna
del
corpo umano non aumenti né diminuisca, ovvero che nell’equazione di
bilancio
termico il termine accumulo sia nullo”.
L’autore riporta alcuni
indici di
discomfort globale :
- PMV (Predicted Mean Vote) indice di sensazione;
- ET (New Effective Temperature), indice di temperatura;
- PPD (Predicted Percentage Dissatisfied), indice che rappresenta la
percentuale
prevista di insoddisfatti.
Inoltre ricorda che affinché l’ambiente sia termicamente accettato, deve
essere
nullo anche il
discomfort
locale (relativo ad esempio alla presenza di correnti d’aria, di
un’elevata
asimmetria media radiante, di un pavimento troppo
caldo
o
freddo,
…).
Dunque un ambiente può essere ritenuto accettabile, dal punto di vista
termico,
quando sono contemporaneamente verificate le condizioni di comfort
globale
(corpo intero) e locale (alcune zone del corpo).
Anche in questo caso invitiamo i nostri lettori a leggere la parte
relativa
agli strumenti, alle metodologie e alle criticità della misurazione del
comfort
termico.
Il documento tuttavia non affronta solo gli
ambienti
termicamente moderati, ma anche gli
ambienti
termicamente severi.
Per ambienti severi “si intendono quelli nei quali, non essendo
perseguibile il
comfort termoigrometrico, bisogna occuparsi della salvaguardia della
salute”.
Si distinguono in
ambienti
caldi e freddi.
L’autore indica alcune attività dell’
industria
alimentare che, in relazione a diversi fattori (catena del freddo,
prolungamento della conservazione, mantenimento dei caratteri
organolettici,
…), si svolgono in
ambienti
freddi. Ad esempio attività ortofrutticole e attività in relazione a
paste
fresche, salumi, carni e pesci, latticini, surgelati, congelati, gelati,
...
In queste attività il mantenimento del
bilancio
termico si ottiene:
- “con la regolazione vasomotoria ed utilizzando alcuni artifici”;
- con “la variazione della postura del corpo (per modificare l’area
della
superficie corporea offerta allo scambio termico)”;
- con “la scelta di un
abbigliamento
opportuno”.
Dopo aver presentato l’indice IREQ, per la valutazione dell’isolamento
termico
dell’abbigliamento, l’autore ricorda che gli indumenti in
ambiente
freddo devono essere di spessore adeguato. Inoltre devono essere
comodi,
devono poter avere almeno 3 strati sovrapposti e devono essere
permeabili al
vapor d'acqua.
Infine si ricorda che per evitare
discomfort, decadimento delle prestazioni mentali e fisiche e danni da
freddo, bisogna fare particolare attenzione all’eventuale raffreddamento
di tre
parti del corpo:
mani,
piedi e testa.
“
Microclima
Termico”, a cura del Dr. Francesco Tapparo, consulente in tecnologie
di
monitoraggio ambientale, Agenzia per il Triveneto LSI LASTEM SRL,
intervento al
seminario dal titolo “Microclima e
stress termico da temperatura” (formato PDF, 5.84 MB).