Newsletter quotidiana PuntoSicuro | |
Statistiche PuntoSicuro | documenti inseriti: 4298 articoli inseriti: 9374 iscritti newsletter: 33230 2009: pagine viste 4.969.936 2009: visite 2.113.678 |
|
 | Novità! E' pubblicamente disponibile il feed RSS degli articoli. |
Anno 12 - numero 2330 di martedì 09 febbraio 2010 - 09/02/2010
Imparare dagli errori: la stanchezza come causa di infortuni sul lavoro
Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: stanchezza, carico di lavoro, distrazione sono spesso causa di un gran numero di incidenti. Alcuni esempi relativi alle attività di autotrasporto e di manutenzione di attrezzature elettriche.
google_ad_client
Nelle ultime puntate di questa rubrica abbiamo parlato di autotrasporto
individuando, laddove possibile, alcune cause di incidenti e infortuni nella conduzione
di veicoli pesanti.
In molti casi abbiamo rilevato un problema legato alla distrazione che, intesa come calo di attenzione alla guida, è una
delle principali cause d’incidente
stradale.
Una distrazione che spesso è legata a doppio filo all’orario di lavoro, ai
tempi di guida e di riposo, ai ritmi di lavoro e alla situazione psicofisica
del conducente.
Certo è facile comprendere quanto sia pericoloso guidare un veicolo in un momento di stanchezza, con il rischio
magari di chiudere gli occhi – bastano pochi istanti – al volante.
Forse non è altrettanto evidente il rischio che la stanchezza
può portare in molte attività lavorative che non si svolgono necessariamente in
strada e alla guida di un automezzo.
Abbiamo dunque deciso di sfogliare l’archivio di INFOR.MO.
- strumento
per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema
di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi – alla ricerca di casi che
mostrino come la stanchezza possa essere un fattore determinante nel provocare
incidenti sul lavoro.
---- L'articolo continua dopo la pubblicità ----

I casi
Partiamo da un primo caso di
incidente sulla strada avvenuto in un cantiere
autostradale di montaggio e posa in opera di cartellonistica a segnalazione
di una piazzola di sosta.
I lavoratori stanno predisponendo l'attrezzatura ed i materiali per il
montaggio della segnaletica: uno di loro è in prossimità del guardrail,
mentre un altro è poco distante, “in prossimità del casone dell'automezzo,
intento a scaricare l'attrezzatura necessaria, dando le spalle alla corsia di
traffico”.
Improvvisamente piomba su di loro una motrice: il conducente del veicolo ne ha
perso il controllo a causa di un colpo
di sonno.
Alcuni lavoratori del cantiere
stradale sono centrati in pieno e uno muore sul colpo.
Le analisi successive rilevano che:
- “l'area ove stavano lavorando i due operai non risultava chiusa al traffico
ed adeguatamente segnalata 150 metri prima del cantiere come previsto dal
codice della strada per lavori in presenza di traffico”;
- il conducente dell'autocarro “aveva iniziato il viaggio all'una di notte,
proseguendolo per 13,5 ore, sebbene con alcune ore di sosta”.
Un secondo caso di stanchezza,
ma in un ambito lavorativo molto diverso: l'installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche.
Un lavoratore viene chiamato per “lavori urgenti straordinari di riparazione e
ripristino di una parte dell'impianto
elettrico relativo al reparto frigorifero di una azienda agroalimentare con
turni di lavorazione a ciclo continuo”.
La riparazione avviene in una piccola stanza, dove sono collocati tutti i quadri elettrici, scarsamente
illuminata.
Mentre il tecnico effettua dei collegamenti
elettrici su “interruttori che erano stati isolati dalla rete in tensione e
che si trovavano nella parte superiore del quadro elettrico”, cade una vite
metallica nella parte bassa del quadro, posta a livello del terreno, che
risulta “ancora collegata alla rete elettrica e per questo era rimasta chiusa
da una portella imbullonata”.
Per scongiurare un cortocircuito il tecnico cerca di recuperare l'oggetto
metallico: svita la portella di protezione e si sporge in avanti “per vedere
meglio e cercare la vite caduta e nascosta dai cavi”. Ma si avvicina troppo alle
parti attive dei terminali: la testa dell'infortunato tocca “due morsetti
creando un ponte con tensione di corrente di 380 volts”: il decesso è immediato.
L’incidente è avvenuto verso le 20: il tecnico, che si trovava da solo, lavorava
da almeno 9 o 10 ore. E dunque la dimenticanza, riguardo al mancato isolamento
dalla rete della parte bassa del quadro elettrico, è probabilmente dovuta alla
stanchezza.
La prevenzione
Parlando di stanchezza
in merito alla guida di un veicolo abbiamo già dato, per altri casi di
infortuni, alcuni elementi di
prevenzione.
Infatti se il sonno e la stanchezza sono tra i nemici più pericolosi per ogni
guidatore, si può cercare di evitarli:
- mettendosi alla guida riposati;
- evitando di guidare per troppo tempo consecutivamente;
- ascoltando i segnali che il nostro corpo ci manda (come la difficoltà nel
tenere aperti gli occhi);
- prendendo specifiche precauzioni: ad esempio evitare di mangiare troppo e di
assumere alcolici.
Di stanchezza
e carico mentale si parla inoltre nella norma
ISO 10075, che recepisce e traduce
alcune norme europee .
La fatica mentale viene definita
nella norma come “alterazione temporanea dell’efficienza funzionale mentale e
fisica, condizionata dall’intensità, durata e andamento temporale dello strain
mentale precedente” ed è da considerare fra i rischi da prevenire sul luogo di
lavoro.
Inoltre si ricorda che una ridotta vigilanza, molto pericolosa specialmente
quando viene accusata da operatori che svolgono attività a rischio elevato, può
dipendere, a livello mentale, da una contraddizione fra richiesta continua di
attenzione (ad es. per cogliere su un monitor eventuali segnali di
malfunzionamento) e la poca variabilità o assenza di eventi che inducono noia,
lentezza e sonnolenza.
Nella norma sono date anche indicazioni per ottimizzare il carico mentale in
ambito lavorativo.
Il progetto di un’attività lavorativa deve partire dalle capacità di chi deve
svolgerla: con “capacità” si intendono non solo conoscenze e competenze, ma
anche il rispetto dei limiti naturali dell’uomo (fisici e mentali).
Inoltre bisogna:
- ricordare che l’intensità dell’impegno richiesto a un lavoratore è
condizionata non solo dal tipo di attività assegnata ma anche dal tipo di
attrezzature in uso e dalla qualità dell’ambiente fisico e organizzativo;
- tener conto della durata dell’esposizione al carico di lavoro.
In particolare per ridurre il carico
mentale la norma indica che bisogna porre l’attenzione su alcuni aspetti:
- “la durata dell’attività lavorativa che chiama in causa la relazione
esponenziale fra numero di ore lavorate e grado di affaticamento; la necessità
di pause adeguate tra turni successivi, per consentire al lavoratore di
recuperare gli effetti dell’affaticamento
psicofisico. Inoltre, il problema delle pause andrà trattato in modo
diverso se il lavoro è diurno piuttosto che notturno;
- i cambiamenti nelle attività lavorative nel senso che con l’automatizzazione
dei compiti più ripetitivi, si può alleggerire il carico mentale con ricadute
paragonabili a quelle che si ottengono attraverso intervalli e pause di
riposo”.
Per consultare direttamente la presentazione dell’infortunio di cui ci siamo
occupati, collegarsi a questa pagina
per visualizzare le schede numero 1033 e
1243 (archivio INFOR.MO. incidenti
2005/2008).
Tiziano Menduto
Ultimo aggiornamento in banca dati. |
|
© All Rights reserved 1999-2009 - PuntoSicuro è la testata giornalistica di Mega Italia Media.
"I contenuti degli articoli possono contenere pareri personali degli autori. Non si risponde per interpretazioni che dovessero risultare inesatte o erronee."
E' la rivista ufficiale
Aifos - Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro E’ sito segnalato dai servizi di documentazione INAIL e ISPESL come fonte di informazioni di particolare interesse/attualità.
Registrazione presso il Tribunale di Brescia, n. 56/2000 del 14.11.2000 - Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n. 16562 Direttore responsabile: L. M. Meroni. Redazione: Pietro de' Castiglioni, Federica Gozzini, Tiziano Menduto (contattaci) - Privacy Policy
Unsubscribe: per cancellarsi dalla mailing list PuntoSicuro cliccare qui, per modificare l'e-mail di iscrizione alla newsletter cliccare qui
Mega Italia Media srl, via Mattei 1, Torbole Casaglia (BS), C.F./P.IVA 03556360174, Tel. 0303505222 produce corsi multimediali e in e-learning per la formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
|