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Ora ci soffermiamo sulle protezioni dinamiche o attive.
La protezione dinamica consiste:
- “nelle azioni del
personale addetto alle emergenze;
- nelle attrezzature
di lotta agli incendi;
- nei sistemi
antincendio”.
Con
personale addetto
alla gestione dell’emergenza in genere e dell’emergenza all’incendio in
particolare, si intendono quei lavoratori che, designati dal datore di lavoro
(art. 18 del
Decreto
legislativo 81/2008) risultano adeguatamente formati e che sono “in grado
di far fronte al verificarsi di una emergenza nei luoghi di lavoro”.
Vi rimandiamo ai precedenti articoli di PuntoSicuro che si
sono soffermati sulle attività e sulla
formazione
di questi
addetti.
Veniamo alle attrezzature
di lotta agli incendi.
Gli estintori
Sono dei “mezzi mobili di estinzione incendi da utilizzare
su di un
principio
d’incendio” e con un “agente estinguente che viene indirizzato verso le
fiamme, sotto l’azione di una pressione interna”. Pressione che “può essere
fornita da una compressione preliminare permanente, da una reazione chimica ovvero
dalla liberazione di un gas ausiliario (generalmente azoto, anidride carbonica
od aria)”.
- portatili: “concepiti
per essere trasportati ed utilizzati a mano da una sola persona, con massa non
superiore a 20 Kg”;
- carrellati:
“concepiti per essere trasportati e utilizzati su ruote generalmente da due
persone, con massa compresa tra 20 Kg e 150 Kg”.
Un’altra differenziazione è relativa all’agente estinguente:
estintori a polvere, ad anidride carbonica, ad idrocarburi alogenati, a schiuma e ad acqua (“molto diffusi in passato, ma oggi poco utilizzati”).
Tutti gli estintori devono essere:
- omologati dal Ministero dell’interno secondo i dettami del
Decreto
7 gennaio 2005. L’omologazione ha validità per 5 anni, ed è rinnovabile, su
istanza del produttore ad ogni scadenza per un ulteriore periodo di 5 anni;
- revisionati, con cadenze variabili, a seconda della
tipologia dell’estinguente;
- verificati almeno una volta ogni 6 mesi da ditta
specializzata (ed accompagnati con il relativo cartellino di manutenzione);
- accompagnati da segnaletica conforme alla normativa vigente;
- installati in posizione chiaramente visibile ed
accessibile;
- di capacità adeguata all’uso ed istallati ed utilizzati
solo nei luoghi ove il prodotto estinguente è compatibile con le sostanze, le
lavorazioni e le apparecchiature presenti;
- installati in prossimità di scale, ascensori, accessi ed
in genere in tutte le
aree
a rischio d’incendio, come ad esempio: centrali termiche, archivi,
magazzini ecc.;
- preferibilmente fissati a muro a mezzo di idonee staffe
(estintori portatili);
- utilizzati da operatori adeguatamente addestrati.
E tenendo conto della classificazione dei fuochi, secondo
quanto indicato dal Comitato Europeo di Normalizzazione (CEN), in base alle classi d’incendio deve essere
scelto l’estinguente più adatto.
Il documento Ispesl indica che il punto 5.2 dell’allegato V
del DM 10/3/98 prescrive che la scelta
degli estintori deve essere “determinata in funzione del livello di rischio
di incendio del luogo di lavoro, ed il numero e la capacità estinguente deve
rispondere:
- ai valori indicati in una tabella presente sul decreto
(riportata nel documento Ispesl che vi invitiamo a visionare), per quanto
attiene gli incendi di classe “A” e “B”;
- al numero dei piani dell’edificio (almeno 1 estintore per
piano);
- alla distanza che una persona deve percorrere per
raggiungere un estintore (non > a 30 m).
Gli idranti
Si intende per idrante un attacco unificato (norma UNI
10779/98), “dotato di valvola di intercettazione ad apertura manuale collegato
a una rete di alimentazione idrica”.
L’idrante può essere “a muro, a colonna soprasuolo oppure
sottosuolo”; inoltre gli idranti sono divisi in due gruppi “a seconda se
vengono mantenuti o meno sotto la continua pressione d’acqua”.
Il documento indica che l’
alimentazione idrica di una
rete
di idranti “può provenire da idonee riserve d’acqua appositamente
realizzate per l’antincendio, ovvero direttamente dall’acquedotto, e deve
fornire costantemente all’intero sistema una adeguata:
- quantità d’acqua per un tempo sufficiente alle prevedibili
necessità;
- pressione affinché possano essere raggiunti anche i piani
più elevati degli edifici da proteggere, e per questo è necessario verificare
periodicamente l’idoneità della pressione idrica, controllandola sempre nei
punti giudicati più sfavorevoli”.
Infine è necessario che l’idrante:
- “sia chiaramente visibile e facilmente accessibile”;
- sia “munito di apposita
segnaletica
conforme alla normativa vigente;
- “non sia danneggiato in nessuno dei suoi componenti e non
vi siano punti di corrosione o perdite;
- se del tipo a parete, presenti ‘la cassetta porta idrante’
installata in posizione stabile e sicura e gli sportelli di questa si aprano
agevolmente o che lo sportello sia munito di lastra ‘safe crash’ (rottura di
sicurezza);
- disponga di un sistema di fissaggio della tubazione
adeguato all’uso e che assicuri totale tenuta;
- disponga di una idonea tubazione flessibile, che risulti
costantemente priva di screpolature, deformazioni e danneggiamenti”.
Attacco di mandata
per autopompa
È un dispositivo “costituito da una valvola di
intercettazione ed una di non ritorno, dotato di uno o più attacchi unificati
per tubazione flessibile
antincendio.
Serve come alimentazione idrica sussidiaria”.
Altre attrezzaturedi lotta agli incendi
Ad esempio i “mezzi sussidiari di intervento manuale, che
possono essere installati nei luoghi di lavoro:
- “il secchiello di sabbia;
- il picozzino;
- la coperta antifiamma;
- la lampada di emergenza autoalimentata;
Nel prossimo articolo affronteremo l’ultimo capitolo
relativo alla protezione dinamica, i sistemi
antincendio.
Ispesl, ‘
Formazione
antincendio”, redatto dal Dr. arch. Marcello Tambone e a cura del Servizio
Prevenzione Protezione (formato PDF, 2.10 MB).
Tiziano Menduto
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