LOGO - Home Page
Dal 1999 il quotidiano sulla sicurezza sul lavoro, ambiente, security
Condividi
questa pagina sul Social Network a cui sei già loggato!

  

Come si fa una prova di evacuazione


I consigli da seguire e gli errori da evitare per organizzare una prova di evacuazione efficace: preparazione, briefing, simulazione e punti critici.

Pubblicità

 
 
Ogni anno organizzazioni come aziende ed enti pubblici sono tenute ad effettuare le prove di evacuazione (o “prove di esodo”) del personale lavoratore, allo scopo di testare le procedure da seguire in caso di emergenza dovuta alle più svariate cause (incendio, terremoto, perfino atti di terrorismo). Molto spesso, però, queste prove si riducono ad una banale formalità, presa come un gioco da parte di molti lavoratori, che ne approfittano per “prendersi una pausa” dal lavoro (partecipando distrattamente) o, peggio, ignorandole completamente e restando al proprio posto in quanto, dicono, hanno “cose più urgenti da fare”. Ma posso assicurarvi che non si tratta, ovviamente, di un gioco o di una perdita di tempo.
Le prove di evacuazione possono essere effettuate in modo estremamente efficace ed accurato, con benefici reali percepiti da parte di tutti (lavoratori, addetti alle emergenze e datore di lavoro), che va ben oltre alla sola ottemperanza agli obblighi di legge. Ma occorre sapere come eseguirle nel modo corretto, prevenendo i problemi e massimizzando il risultato. Facciamo però prima un passo indietro: perchè si fanno le prove di evacuazione?
 


Pubblicità
Emergenza e piano di evacuazione - Versione AziendaVideocorsi in DVD - Emergenza e piano di evacuazione - Versione Azienda
Per la formazione dei lavoratori e degli addetti alla squadra di emergenza

 
Gli obblighi di legge
Non mi dilungo più di tanto, ricordando solo che la prova di evacuazione è un obbligo introdotto dal D.M. del 10/03/98 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” e che l’art. 18 del D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza e Salute dei lavoratori) ha sottolineato che il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure per la gestione del rischio in caso di emergenza e per la tutela dei lavoratori in caso di grave e imminente pericolo, affinché possano abbandonare il posto di lavoro in sicurezza. Da questo obbligo deriva la necessità di avere un piano di emergenza aziendale, di cui la prova di evacuazione diventa parte integrante. Nelle aziende in cui ricorre l‘obbligo della redazione del piano di emergenza connesso con la valutazione dei rischi, la prova deve essere effettuata almeno una volta l’anno.
In ogni caso, oltre all’adempimento agli obblighi di legge, le prove di evacuazione hanno anche lo scopo di verificare l’efficacia delle procedure aziendali ed “allenare” tutto il personale coinvolto a fronteggiare una situazione di emergenza, in modo da rendere “automatico” e quanto più sicuro possibile il comportamento di ciascuno in caso di reale situazione di pericolo.
 
Il caso pratico: la prova di evacuazione di un grande edificio occupato da uffici.
Analizziamo ora i problemi che si possono riscontrare in un caso reale, considerando una situazione relativa a strutture complesse, costituite da edifici destinati ad uso ufficio, di dimensione medio-grande (es. fino a 20 piani ed oltre) e con presenza media di 300-400 persone, tra lavoratori fissi e visitatori. Tipicamente, si riscontra una situazione del genere presso le sedi principali di Enti Pubblici o grosse aziende del settore terziario.
 
Gli attori
I principali “attori” coinvolti nell’esecuzione di prova di evacuazione di questo tipo sono:
  • i membri del servizio di prevenzione e protezione;
  • gli addetti alle emergenze;
  • gli addetti al primo soccorso;
  • il personale di segreteria;
  • il personale in portineria;
  • gli addetti alla manutenzione degli impianti;
  • gli addetti alla vigilanza;
  • e, ovviamente, il personale presente (lavoratori e visitatori).
 
La preparazione
Le prove sono normalmente precedute, nei giorni immediatamente precedenti, da un paio di incontri che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) ed i suoi collaboratori (ASPP) tengono con gli addetti alle emergenze e con i dipendenti tutti, allo scopo di richiamare i principali aspetti del piano di emergenza ed i compiti relativi ad ogni figura della sicurezza (addetti alle emergenze, addetti al primo soccorso, personale di portineria e vigilanza, ecc.) in ognuno dei momenti chiave di una emergenza (es. segnalazione di incendio, allarme di piano, allarme generale, evacuazione totale, ecc.).
 
Il briefing
Nel giorno scelto per l’effettuazione della prova si fa precedere la simulazione da una breve riunione di briefing con gli addetti, che non deve comunque prevedere la definizione concordata dello scenario di emergenza da simulare (es. tipo di emergenza, localizzazione dell’evento, ecc.).
È altamente opportuno che, oltre ai membri del Servizio di Prevenzione e Protezione ed agli addetti alle emergenze designati dal datore di lavoro, nella preparazione della prova siano coinvolti anche gli addetti alla portineria, alla vigilanza, alla manutenzione degli impianti di allarme ed alle segreterie (il cui ruolo risulta di fondamentale importanza per sapere con certezza chi si trova in ogni momento nell’edificio, compresi i visitatori).
 
La simulazione dell’emergenza
La simulazione parte in un momento ed in un luogo definiti poco prima dai soli membri del Servizio di Prevenzione e Protezione. Spesso, per simulare un principio di incendio ed il corretto funzionamento dei rilevatori di fumo, si procede con l’”eccitazione” di uno di tali rilevatori con appositi strumenti. In contemporanea, presso la postazione di controllo (normalmente collocata presso la portineria), il sistema di segnalazione riporta in automatico la segnalazione di un possibile principio di incendio, con indicazione del punto in cui è stato rilevato (piano e stanza).
Occorre evidenziare che, in questa fase, non è scattato ancora nessun allarme all’interno dell’edificio (e tantomeno nessuna evacuazione!), ma è arrivata solo una segnalazione automatica presso il punto di controllo. Tuttavia, si tratta di una fase fondamentale, durante la quale è di primaria importanza la comunicazione che deve instaurarsi tra chi riceve la segnalazione al punto di controllo e gli addetti all’emergenza che si trovano al piano da cui proviene la segnalazione, che al momento sono ancora ignari dell’evento. Questa fase può presentare diverse criticità, dovute in particolare alla possibilità (spesso concreta) che la portineria non riesca a contattare gli addetti all’emergenza di piano dei quali ha i riferimenti (in portineria non si sa infatti se tali addetti sono presenti, in quel giorno ed in quel momento, sul luogo di lavoro).
 
Il preallarme
Se la comunicazione tra portineria ed addetti di piano non dovesse andare a buon fine,in molti casi è previsto che si attivi in automatico un allarme ottico ed acustico al piano coinvolto, dopo un tempo predefinito (es. 2’) a partire dalla prima segnalazione automatica. A questo punto, il personale del piano (anche in caso di assenza degli addetti all’emergenza), deve necessariamente mettersi in contatto con la portineria per scambiare le informazioni del caso. A tale scopo si hanno in molti casi apposite linee telefoniche di emergenza di tipo analogico, che possono funzionare anche in caso di assenza di corrente elettrica.
 
Anche in questo caso si possono avere problemi di comunicazione, in quanto può capitare, banalmente, che la linea telefonica di emergenza sia occupata a causa delle numerose chiamate che possono partire dai lavoratori presenti agli altri piani che, percependo l’allarme acustico, chiamano al punto di controllo per avere informazioni. In caso di linea occupata i lavoratori in questione  dovrebbero  ritentare più volte la chiamata (ma sempre entro un tempo relativamente ridotto), in modo da assicurare la comunicazione con il punto di controllo, il quale – a sua volta – dovrebbe cercare di scambiare le informazioni con i vari piani in modo completo ma molto rapido, per tenere libera la linea di emergenza.
Se gli addetti all’emergenza del piano coinvolto riescono a gestire il principio di incendio, ne danno comunicazione in portineria, che provvede poi a spegnere il segnale di allarme.
 
L’ordine di evacuazione
Se invece gli addetti all’emergenza del piano interessato dall’evento comunicano in portineria che l’incendio non è gestibile, dalla portineria si attiva l’allarme per l’evacuazione generale dell’intero edificio. Tale allarme generale può partire anche in automatico – senza cioè alcun intervento da parte della portineria – dopo che sia trascorso un certo intervallo di tempo dall’attivazione dell’allarme di piano. La portineria inoltre avvisa i Vigili del Fuoco (o simula la telefonata).
 
Durante la fase di evacuazione, ad ogni piano gli addetti si attivano per coordinare correttamente la fase di abbandono degli uffici, verificando che per ogni stanza non resti nessuno (fase di “spazzolamento”). Molte criticità si possono nascondere in questa fase, in particolare con riferimento alle persone che non possono abbandonare il piano (es. disabili impossibilitati ad usare le scale), a quelle che risultano introvabili, a quelle presenti in locali normalmente non occupati (es. sale riunioni) ed ai visitatori occasionali.
Riguardo alle persone che non  possono abbandonare il piano, ricordando che vige il divieto di usare l’ascensore per scendere al piano terra, occorre assicurarsi che siano condotte in “luogo calmo” e che con loro si fermi un accompagnatore (nessuno deve quindi restare da solo!). Tale informazione andrà poi comunicata al coordinatore dell’emergenza, che avrà nel frattempo preso posto in portineria (trattasi normalmente del primo addetto che raggiunge la portineria, e che assume di conseguenza il ruolo di coordinatore dell’emergenza).
Per quanto riguarda i lavoratori che non si trovano al piano, occorre comunicare al coordinatore dell’emergenza le informazioni in merito, in modo da sapere con certezza quali e quante persone sono “da rintracciare”. In questa operazione è fondamentale il contributo degli addetti alle segreterie, che devono essere in grado di fornire un elenco il più possibile accurato delle persone (interni e visitatori) presenti negli uffici nel giorno in questione.
Per quanto riguarda i visitatori, ignari sia delle procedure che, spesso, della stessa notizia della prova di esodo, è necessario che questi non vengano lasciati soli e che vengano accompagnati nell’evacuazione da parte del personale del piano. Valgono le considerazioni precedenti in caso di persone con disabilità impossibilitate a scendere per le scale.
Infine, occorre che qualcuno degli addetti si faccia carico del controllo delle persone eventualmente presenti in locali o piani normalmente non utilizzati, come ad esempio sale riunioni collocate in piani interrati o situazioni analoghe.
Durante l’evacuazione il coordinatore dell’emergenza deve avere il quadro completo, piano per piano, delle persone presenti, evacuate, rimaste al piano o disperse. Tale riscontro avviene attraverso la consegna da parte degli addetti di specifici moduli con le informazioni in questione, che avviene dopo aver condotto i lavoratori di cui si ha la responsabilità presso il punto di raccolta individuato all’esterno dell’edificio.
Alla fine dell’esodo il coordinatore dichiara conclusa la prova, chiedendo agli addetti alla manutenzione lo spegnimento dell’allarme, ai lavoratori il rientro negli uffici ed agli addetti alle emergenze di riunirsi per un breve incontro di riesame dell’accaduto.
 
Le criticità
Come emerso da quanto detto, le criticità principali possono riassumersi come segue:
  • difficoltà di comunicazione tra portineria ed addetti alle emergenze al momento della segnalazione automatica;
  • errata o lacunosa conoscenza da parte delle figure della sicurezza del funzionamento dell’impianto di allarme (tempi di allarme, segnali ottici ed acustici, ecc.);
  • disorientamento, durante la fase di allarme, da parte dei lavoratori in caso di assenza degli addetti all’emergenza del loro piano;
  • “spazzolamento” incompleto da parte degli addetti all’emergenza;
  • mancata assistenza ai visitatori;
  • lacunosa gestione degli elenchi dei presenti da parte delle segreterie;
  • lacunosa gestione delle informazioni relative a presenti, evacuati, rimasti al piano e dispersi.
 
Questi punti sono quelli su cui occorre fare molta attenzione durante le prove di esodo, e se qualcosa non funziona come dovrebbe occorre poi adeguare il piano di emergenza per prevenire i problemi emersi e che potrebbero poi ripresentarsi in caso di emergenza reale, con grave pericolo per le persone.
 
Conclusioni
Quanto sopra deriva dalla mia personale osservazione in occasione di numerose prove di esodo effettuate su luoghi di lavoro del tipo descritto (edifici che ospitano uffici e locali destinati ad incontri e riunioni), aventi una certa complessità. In generale, ogni singola realtà lavorativa presenta le sue specifiche caratteristiche e problematiche, e deve quindi prevedersi, per essa, una procedura studiata ad hoc. Occorre quindi, pur tenendo ben presente le tipologie delle criticità sopra descritte (che si ripresentano peraltro molto spesso), ragionare su di esse con riferimento al proprio specifico caso, individuando i problemi nascosti e studiando le soluzioni più adatte per prevenirli.
E comunque, in ogni caso, è fondamentale per la riuscita delle prove di evacuazione avere serietà e responsabilità da parte di tutti: datore di lavoro, figure della sicurezza e lavoratori. Come già detto, non si tratta certo di momenti di gioco, come tuttavia, in molti luoghi, capita purtroppo ancora di vedere.
 
Marco De Mitri
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


Commenta questo articolo!


Nessun commento è ancora presente.
FBEsegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bacheca
GPEsegui il login tramite Google+!
GPEsegui il login tramite Twitter!
Nome e cognome:
(obbligatorio)
E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)
Inserisci il tuo commento: