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Anno 12 - numero 2335 di martedì 16 febbraio 2010
Un manuale operativo per prevenire le cadute dall’alto Un manuale operativo per le attività in quota in grado di guidare nella scelta tra diverse soluzioni di prevenzione delle cadute dall’alto. Il rischio di caduta dai tetti, il pericolo delle coperture, i parapetti e i dispositivi di protezione individuali.
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Sappiamo che il settore
delle costruzioni è un comparto ad alto rischio di infortuni
sul lavoro e che i lavori
svolti in altezza sono sicuramente uno dei punti critici del comparto.
Nelle attività in quota gli incidenti
sono infatti spesso gravi, se non mortali.
È per questo motivo che è necessario che ogni lavoro
in quota sia prima attentamente pianificato e poi monitorato in corso
d’opera.
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Un documento che può essere utile per pianificare idoneamente attività
in
quota, responsabilizzando tutti i soggetti che intervengono nelle
dinamiche di
prevenzione, è il “Manuale
operativo
per chi lavora in altezza”, pubblicato sul sito trentinosalute.net e
realizzato
dall’Unità operativa Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro
dell'Azienda
provinciale per i servizi sanitari della Provincia
autonoma di Trento.
Il manuale affronta i punti salienti da considerare quando si intende
realizzare opere in altezza e mette in risalto i criteri e gli elementi
critici
che devono guidare nella scelta tra diverse soluzioni. Senza mai
dimenticare
che “a una adeguata progettazione dell’intervento va associata un’idonea
formazione del personale, in particolare sull’uso dei dispositivi di
protezione
personale, che rappresentano non di rado un importante elemento critico
nel
contesto in esame”.
Approfondiamo brevemente alcuni dei temi trattati nel manuale.
Il rischio di caduta dai tetti
Sono indicate come particolarmente pericolose “tutte le attività svolte
su
coperture in funzione dell’altezza, della tipologia costruttiva e
dell’inclinazione” e vengono riportate diverse indicazioni sulle “misure
di
tutela da attuare per lavori da eseguire su tetti non praticabili e
postazioni
di lavoro sopraelevate di fabbricati”.
Posto che la “maggior parte delle coperture,
sia esistenti che in costruzione, non è praticabile in quanto l’accesso e
il
transito su di esse presenta sempre, in qualche modo, il rischio di
caduta”,
per lavorare su di esse è necessario predisporre misure di
sicurezza specifiche, quali:
- “adeguati sistemi
di
accesso (per esempio: scale,
ponti
su
ruote, ponteggi);
- opere
provvisionali (per esempio: ponteggi, camminamenti, reti sicurezza);
- dispositivi di
protezione individuale (DPI)”.
Alcune indicazioni riportate nel
manuale:
- “prima dell’accesso a una copertura non praticabile è indispensabile
accertarsi che il solaio sia portante e che non presenti rischio di
sfondamento
a causa del peso delle persone e di eventuali materiali depositati;
- il transito su coperture (per esempio: eternit, onduline, lucernari)
espone a
elevato rischio di caduta per sfondamento”;
- “per le coperture sostenute da strutture in legno deve essere
accertato, di
volta in volta, lo stato di conservazione del materiale, al fine di
predisporre
le misure
antinfortunistiche più adatte”.
Il documento sottolinea che l’accorgimento di “prestare attenzione”, ad
esempio
camminando sulle travature o sulle strutture reticolari di sostegno di
una
copertura in eternit, non può certo rappresentare una misura di
sicurezza.
Il documento si sofferma in particolare sulle coperture
portanti (con particolare riferimento relazione
all’allestimento di ponteggi
e di parapetti)
e sulle coperture non portanti
(sottopalchi, reti di sicurezza, …).
Ad esempio nella realizzazione di
parapetti sono da prevedere le seguenti fasi:
- “accesso
alla quota di lavoro per la fase di montaggio;
- installazione
dei montanti di altezza adeguata e verifica della loro stabilità;
- installazione
dei correnti e della tavola fermapiede”.
Ricordando che in riferimento alla norma UNI EN 13374, i parapetti
provvisori
sono classificati - in base a resistenza
e condizioni di utilizzo - in tre classi (A, B, C), vediamo altre indicazioni riportate dal manuale
relative all’allestimento di parapetti:
- “una copertura orizzontale o con pendenza inferiore a 10° (circa 18%)
richiede: parapetto normale (minimo classe A), saldamente ancorato alla
struttura del fabbricato, con altezza di almeno 1 m misurato sulla
perpendicolare alla superficie di lavoro;
- una copertura con pendenza fino a 30° (circa 58%) richiede: parapetto
normale
(minimo classe B), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di
almeno 1 m
misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione
del
rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come
indicazione
generale: circa 1,20 m, misurato sul piano di gronda)”;
- “una copertura con pendenza oltre i 30° (circa 58%) richiede:
parapetto
normale (classe C), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di
almeno 1 m
misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione
del
rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come
indicazione
generale: almeno 1,20 m, misurato sul piano di gronda”). In questo
caso, “considerata la forte
inclinazione della copertura si ritiene buona prassi operativa allestire
parapetti pieni”.
Il manuale – che vi invitiamo a visionare - è ricco di immagini
esplicative che
supportano tutti i suggerimenti e le prescrizioni indicate.
Dispositivi di protezione individuale
Il manuale ribadisce che se per evitare le cadute dall’alto “non
siano
utilizzabili misure
di
protezione collettiva, quali parapetti,
impalcati, reti o sottoponti, è necessario impiegare DPI (dispositivi di
protezione individuale) contro le cadute, costituiti da:
- imbracatura
destinata a essere indossata dal lavoratore;
- sistema
di trattenuta e di arresto della caduta;
- dispositivo
di ancoraggio a parti stabili”.
I DPI
utilizzabili nei lavori in quota per le cadute dall’alto possono poi
essere
suddivisi in tre categorie:
- “DPI per il posizionamento sul lavoro:
sono destinati a sostenere e trattenere gli addetti nella posizione di
lavoro
consentendo di operare con le mani libere. Non sono destinati
all’arresto delle
cadute;
- DPI contro le cadute dall’alto:
sono destinati ad arrestare le cadute, costituiti da una imbracatura del
corpo,
un assorbitore di energia e collegamento a un ancoraggio;
- DPI per le discese di emergenza:
sono utilizzabili per il salvataggio e l’evacuazione di emergenza con
possibilità di discesa a velocità controllata”.
Il documento continua dando indicazioni sulla scelta del tipo
di ancoraggio in funzione delle necessità operative.
Ricordiamo che in generale, “rispetto alla disposizione dei punti di ancoraggio
devono essere presi in considerazione i seguenti principi:
- la fase di installazione degli ancoraggi deve
avvenire, ovviamente, in condizioni di sicurezza;
- i punti
di ancoraggio, quando possibile, vanno posizionati sempre più in alto
del punto
di aggancio sull’imbracatura, per limitare lo spazio di una eventuale
caduta”.
Il
manuale si conclude dando diverse informazioni per la scelta del tipo di imbracatura con specifico
riferimento alle cinture di posizionamento sul lavoro, alle cinture con
cosciali per posizionamento e sospensione in quota e alle imbracature
anticaduta.
Per chiarezza vengono forniti, tramite immagini e didascalie, diversi
esempi
applicativi riguardo alla corretta prevenzione
delle
cadute dall’alto nei luoghi di lavoro.
Unità operativa Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell'Azienda
provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento, “Manuale
operativo
per chi lavora in altezza” (formato PDF, 8.09 MB).
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